Gli ambulanti del G.O.I.A. non partecipano alla manifestazione di oggi a Roma

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Il G.O.I.A. (Gruppo Organizzato Indipendente Autonomi) non aderisce alla manifestazione di oggi 18 febbraio organizzata da Reteimprese e Confesercenti. “Quella di oggi – commenta Vincenzo Cardenia del Direttivo G.O.I.A. UIL – non è altro che una scampagnata. E’ inaccettabile che si facciano manifestazioni dopo aver firmato accordi che penalizzano la nostra categoria, non intendiamo partecipare al solito teatrino organizzato dai sindacati al solo scopo di gettare fumo negli occhi degli associati”. “Quella di oggi – continua Cardenia – è una manifestazione organizzata con lo scopo di tamponare la grande emorragia di associati, sono tutti delusi dai metodi silenti di sindacati concussi con la politica e nessuno rinnova le tessere, la loro e unica preoccupazione e non i problemi che continuano a crescere. Confesercenti, Confcommercio e altri sindacati che rappresentano  il piccolo e medio commercio fino ad ora hanno firmato accordi che strozzano il settore a favore della grande distribuzione, non hanno mosso un dito per scongiurare l’applicazione della direttiva europea Bolkestein, la cosidetta direttiva espropria concessioni. Hanno permesso l’aumento di tasse fisse come TARES, TOSAP  in un periodo di crisi profonda per il commercio, da qualche anno ormai il fatturato e calato circa dell’80% e questi signori che dovrebbero assisterci non hanno avuto niente da dire sull’aumento spropositato delle tasse fisse. Attendono con ansia l’applicazione della Bolkestein perchè grazie alle loro società di servizi, cooperative e consorzi, riusciranno a mettere le mani sui mercati italiani causando un ulteriore aumento di tasse e servizi per gli operatori su aree pubbliche”. “Quella di oggi – conclude Vincenzo Cardenia – è l’ennesima presa per i fondelli verso la microimpresa italiana, il G.O.I.A. chiede tavoli di discussione seri, ci sono milioni di famiglie in gioco, milioni di posti di lavoro che non vengono minimamente considerati grazie a personaggi che dicono di rappresentarci, ma non fanno altro che rappresentare i loro interessi”.

Primarie PD, 3702 votanti in provincia di Rieti l'85% ha scelto Melilli

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“La giornata di ieri e l’elezione a segretario del Partito Democratico del Lazio di Fabio Melilli ci riempie di orgoglio non solo per aver eletto un nostro concittadino, ex Presidente della nostra Provincia ma anche per aver dato un segnale forte e chiaro di un Partito coeso” – a dichiararlo in una nota la segreteria provinciale del PD Rieti. “Ci preme a questo proposito sottolineare il grande impegno dei tanti volontari che hanno aperto ben 44 seggi nella Provincia di Rieti per permettere a tutti i cittadini di partecipare ad una decisione importante per il nostro territorio. E’ per questo che ringraziamo tutte le donne e gli uomini che hanno, ancora una volta, dimostrato passione, partecipazione ed impegno”. “Sono stati 3702 i votanti nella Provincia, che hanno scelto di condividere e di contare fortemente nella decisione finale per l’elezione del Segretario Regionale del Partito Democratico. La partecipazione, dei militanti e non – continuano dalla segreteria – del nostro territorio, è stata massiccia con un incremento di circa 1000 votanti rispetto alle precedenti primarie per il segretario regionale, quando i votanti furono 2710”. Fabio Melilli è stato scelto in Provincia di Rieti con circa l’85% di preferenze, seguito dalla Bonaccorsi con l’11,78% ed al civatiano Guglielmo con il 3,19%.

Asl Rieti, la Uil Fpl presenta un esposto alla Procura

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In riferimento alla prolungata mancata nomina di un direttore generale della Asl di Rieti, la Uil Fpl di Rieti ha presentato, presso la Procura della Repubblica un esposto denuncia relativamente alla condotta giudicata omissiva da parte dello stesso presidente ad acta della sanità regionale. L’annuncio arriva dal Segretario della Uil fpl, Domenico Teodori: “La decisione è stata presa dopo che i vari solleciti con cui si chiedeva al presidente Zingaretti di nominare un direttore generale per l’Asl di Rieti sono rimasti del tutto inascoltati. Questa condotta è inconcepibile e sta arrecando non pochi danni alla nostra azienda in virtù delle numerose funzioni che sono a lui assegnate tra cui la complessiva gestione dell’Azienda stessa, nonché responsabile dell’imparzialità e del buon andamento dell’azione amministrativa ed è l’unico soggetto, tra l’altro, legittimato a provvedere alla nomina del direttore sanitario e del direttore amministrativo”. “L’elenco degli idonei a ricoprire l’incarico di direttore generale, – continua Teodori – redatta da una commissione nominata a tale scopo, è nella disponibilità del presidente Zingaretti dal 29 ottobre 2013 ma, ad oggi, nonostante le ripetute richieste e lo stato di assoluta immobilità dell’Asl di Rieti, Zingaretti non ha provveduto alla nomina. Abbiamo presentato la denuncia, affinché gli inquirenti possano valutare la sussistenza di profili d’illiceità nella condotta del commissario tenuto conto che la normativa prevede che il pubblico ufficiale o l’incaricato di un pubblico servizio che indebitamente rifiuta un atto del suo ufficio che, per ragioni di giustizia o di sicurezza pubblica, o di ordine pubblico o di igiene e sanità, deve essere compiuto senza ritardo, è punito con la reclusione da sei mesi a due anni”.

L'attuale Amministrazione non ha alcun legame con la vicenda Officine Varrone

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Come è noto le attività edilizie connesse alla riqualificazione di Largo San Giorgio e alla creazione del Polo culturale delle Officine Varrone sono state interamente eseguite e i conseguenti titoli abilitativi si sono formati durante l’Amministrazione Emili e dunque precedentemente all’insediamento della Giunta Petrangeli. Ciò dimostra ampiamente l’assenza di qualsiasi legame tra la vicenda che coinvolge le Officine Varrone e l’attuale Amministrazione comunale che, anche in questa occasione, ha dimostrato l’assoluta trasparenza e terzietà nella sua attività di controllo.

Da Rieti a Roma perché “nessuno può più far finta di niente”

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Artigiani e commercianti, diversi tra loro ma accomunati da due fattori: essere piccoli imprenditori e non poterne più di fare da valvola di sfogo della crisi. Martedì 18 febbraio in centinaia da tutta Italia scenderanno in Piazza del Popolo a Roma per partecipare a “Senza Impresa non c’è Italia”, la prima mobilitazione nazionale promossa da Rete Imprese Italia, il raggruppamento di sigle (Confartigianato, Cna, UPA-Casartigiani Confcommercio e Confesercenti) del commercio, turismo, artigianato e terziario avanzato. Circa quattrocento i pullman messi a disposizione dalle organizzazioni di tutta Italia, tre partiranno dalla provincia di Rieti, molti altri si sposteranno in auto o treno, unendosi per manifestare tutto il proprio disagio. “Andiamo a Roma perché stremati “, sottolineano le associazioni reatine. “Abbiamo motivazioni comuni al resto d’Italia e alcune aggravanti locali. Alle grandi difficoltà del credito che hanno tutte le imprese, si aggiunge il grave peso della burocrazia, uno degli aspetti storicamente più ‘odiosi’ e oggi anche il principale deterrente all’avvio di nuove imprese. Ora abbiamo in vista l’obbligo della moneta elettronica per tutti gli esercizi, con gli artigiani e i negozianti che saranno tenuti a sobbarcarsi tutti i costi, mentre le banche guadagneranno sulle transazioni. Un bel regalo per il sistema bancario. E concetti come ‘l’impresa in un giorno o la semplificazione amministrativa sono lontani anni luce dalla realtà attuale”. E poi l’insostenibile capitolo-Fisco: “La Tares è stata una tempesta perfetta per le sorti della nostra economia, che è fatta in grande maggioranza di micro e piccole imprese.  Abbiamo ditte già ridotte allo stremo che da un anno all’altro si sono viste aumentare la bolletta del 300 per cento” evidenziano le organizzazioni dei piccoli imprenditori. Pressione fiscale che di anno in anno abbatte nuovi record, caos di imposte e tasse che scompaiono e riappaiono in altre forme, imprese che si sentono sempre più la valvola di sfogo del sistema pubblico, perché questo non riesce a razionalizzare i costi come invece hanno fatto loro. Tutto questo è letale. E sono le principali ragioni che spingono chi non protesta mai a scendere in piazza a manifestare contro un sistema che ostacola l’impresa invece che incentivarla. Confartigianato Imprese, Cna, Upa Casartigiani e Confcommercio di Rieti mettono a disposizione delle imprese che intenderanno partecipare alla protesta dei pullman che opereranno le seguenti fermate: 1)     ore 9.00: Rieti (Centrale del Latte) – Osteria Nuova – Roma 2)     ore 9.00: Magliano Sabina (Viale XIII Giugno) – Poggio Mirteto Scalo (Piazzale della Stazione)– Passo Corese (Bar dei Mori) – Roma Per adesioni e informazioni contattare gli uffici di Confartigianato Imprese Rieti (tel. 0746 218131), CNA Rieti (tel. 0746 251082), Upa Casartigiani (tel. 0746 200606) o Confcommercio Rieti (tel. 0746 485967).

Real Rieti batte Acqua e Sapone 6-5

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E’ proprio il Real che parte bene nella prima frazione, costringendo gli ospiti a sbagliare molto in fase di impostazione. Mammarella è miracoloso in un paio di circostanze ma non può nulla sulla conclusione ravvicinata di Rogerio che approfitta di un errore di Murilo, e fa 1-0. L’Acqua e Sapone gioca bene e trova il gol del pareggio con una conclusione al volo di Calderolli che beffa Miarelli sul primo palo. Il Real non si scompone e ancora Rogerio ha un paio di occasioni per riportare i suoi avanti. Il gol del nuovo vantaggio Real non si fa attendere e a realizzarlo è Manoel Crema, che brucia Mammarella con una puntata che si insacca sul secondo palo : ora il Real è avanti 2-1. La squadra di Musti continua a premere, Rescia (uno dei migliori in campo), recupera un pallone a metà campo e serve Marinho che deve solo spingere in rete il gol del 3-1. Prima del riposo c’è tempo per altre emozioni, con gli ospiti che accorciano grazie alla doppietta di Calderolli. Al riposo il Real è avanti 3-2. La seconda frazione è semplicemente bellissima, con i padroni di casa che ripropongono la stessa pressione a tutto campo che in avvio di gara aveva messo in difficoltà la squadra di Bellarte. Quando però gli ospiti sembrano vicini al pareggio, arriva la zampata di uno degli ex Silveira, che infila Mammarella in uscita, stampando il punteggio sul 4-2. E’ solo la prima emozione di un secondo tempo scoppiettante : l’Acqua e Sapone si dimostra grande squadra, premendo sull’acceleratore e accorciando ancora grazie a Cuzzolino. Ora è 4-3. Miarelli e Mammarella si esibiscono in un paio di interventi e la partita sale di tono : contropiede fulminante del Real Rieti che grazie ad una azione magnifica infila con il capitano Forte il gol del 5-3. La partita ora è davvero bella, con gli ospiti che spingono per riaprire la partita e ci riescono ancora grazie a Cuzzolino che infila un calcio di punizione all’incrocio dei pali. Bellarte capisce che il momento è positivo ed inserisce il portiere di movimento. Il Real si difende con ordine ma una piccola distrazione difensiva permette a Coco di infilare il gol del pareggio. Al PalaMalfatti è 5-5. Quando ci avviciniamo al termine della partita, arriva l’ultimo, decisivo colpo di scena. Bellarte, nonostante il pareggio, tiene il portiere di movimento, ma viene punito : il Real recupera e riparte veloce in contropiede e Zanchetta, altro ex della gara , non può fare altro che stendere al limite dell’area Crema. I direttori di gara concedono punizione dal limite e sventolano il rosso all’indirizzo di Zanchetta. Con un minuto e diciassette secondi da giocare Davì si prende la responsabilità di calciare e realizza il gol del 6-5. Il pubblico del PalaMalfatti è in tripudio ma Bellarte si gioca ancora il portiere di movimento. Il Real si difende in ogni modo e, alla sirena finale, può finalmente partire la festa. Per gli amaranto-celesti è un successo fondamentale, anche in vista del prossimo turno, quando al PalaMalfatti arriverà la capolista Asti, imbattuta in regular season da oltre 30 partite. Da segnalare, nel prepartita, la premiazione dei quattro campioni d’Europa che si sono dati battaglia questa sera al PalaMalfatti. Dopo la delusione contro la Lazio il Real torna alla vittoria, una vittoria che carica l’ambiente in vista della difficilissima partita di settimana prossima.

Melilli vince la corsa alla segreteria del PD Lazio

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Chiusi i seggi alle ore 20.00 per la scelta del nuovo segretario regionale del PD. Con un’affluenza bassa, si sono recati all’urna solo 48mila persone, di cui 12mila a Roma, a differenza delle passate primarie nelle quali si recarono al voto in 120mila. Fabio Melilli, ex presidente della provincia di Rieti ed attuale deputato PD è il nuovo Segretario regionale del PD Lazio, con oltre il 64% delle preferenze. Soddisfatto del risultato Melilli sottolinea il grande risultato ottenuto a Roma dove è stato scelto dal 50% dei votanti. Per l’ex presidente della provincia di Rieti, successo pieno nell’hinterland della capitale (17.000 i votanti nel resto della provincia di Roma) dove ha raccolto oltre il 72% dei consensi.

La storia di largo San Giorgio s'intreccia con il fallimento della giunta Petrangeli

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L’opera svolta dalla Fondazione è senza ombra di dubbio un’opera meritoria per la città, considerato anche il momento storico che stiamo vivendo caratterizzato da una recessione economica che non consentirebbe agli enti locali di poter effettuare interventi così rilevanti di recupero di un intero quartiere della città. L’elenco delle attività realizzate da questa fondazione novella mecenate moderna ed elencate nel comunicato stampa licenziato ieri dal Cda della Fondazione, testimonia l’amore che lo stesso presidente de Sanctis nutre per Rieti. Questo però non significa che la Fondazione Varrone non è tenuta, al pari di qualsiasi cittadino reatino, a seguire le norme vigenti tanto più in materia urbanistica, laddove la ristrutturazione di interi edifici in centro storico ha ripercussioni sia sul primario aspetto sicurezza che sul rispetto storico della monumentalità degli edifici stessi. Peraltro se all’epoca dei lavori che hanno portato ad un cambio di destinazione d’uso dell’intero complesso, si fosse imposto alla Fondazione stessa di attenersi alle regole urbanistiche vigenti, adottando lo strumento del piano di recupero portandolo all’approvazione del consiglio comunale alla stregua di una qualsiasi variante urbanistica, anziché la semplice e veloce dichiarazione di inizio attività (DIA), oggi saremmo a raccontare una storia diversa. Che dovrà per forza di cose concludersi, volenti o nolenti, con il pagamento degli oneri concessori dovuti dalla Fondazione al Comune di Rieti per decine di migliaia di euro e che determineranno una salutare boccata di ossigeno alle magre casse comunali. Se verranno acclarate responsabilità di questa natura in violazione delle norme, è del tutto evidente che la condanna non solo dovrà essere quella sancita dalla legge ma anche quella morale di una città intera che non può consentire ad alcuno di utilizzare la propria posizione per sentirsi estraneo alle regole. In tutto questo la figura dell’attuale assessore Cecilia, figura strategica da un punto di vista tecnico per la realizzazione del polo di largo San Giorgio, si carica di enormi responsabilità. Ma la responsabilità più grave in tutto questo non è certo della Fondazione Varrone, che evidentemente si sarà affidata ad uno staff di tecnici lautamente pagati per progettare e realizzare il recupero urbanistico, bensì certamente di un sindaco e dell’intera giunta, con particolare riferimento all’Assessore alle Culture Di Paolo, che evidentemente appiattiti psicologicamente sul cda della fondazione stessa, non solo hanno dato grande enfasi alla realizzazione del polo culturale, che oggettivamente risulta naturale, ma hanno colpevolmente distrutto l’offerta culturale della città mettendo in discussione le attività di un’eccellenza cittadina, quale la biblioteca comunale con le decine di migliaia di accessi di cui oggi ancora si fregia, e mortificando il recupero di un polo museale che alla faccia della vocazione turistica della città il sabato e la domenica è sistematicamente chiuso ai visitatori. La storia di largo San Giorgio si intreccia a doppio filo con la storia di un fallimento della giunta Petrangeli in tutte le sue espressioni. Il sindaco non ha più alcun motivo di continuare a mortificare una città che a fronte di una congiuntura economia devastante avrebbe avuto bisogno di amministratori capaci di dare risposte concrete e non solo di scrivere il libro dei sogni e continuare a comporre slogan d’effetto mediatico. L’elenco delle vergogne di una sinistra arrogante ed inconcludente ha esaurito la memoria a disposizione. È ora di spingere il tasto reset. Liberate la città da questa oppressione settaria con la prima azione responsabile da due anni a questa parte: con senso di responsabilità che fino ad oggi non avete mai minimamente dimostrato: dimettetevi. Lo dichiarano i consiglieri comunali Andrea Sebastiani della Lista Civica Rieti che Sviluppa, Sonia Cascioli del Gruppo Misto e David Festuccia della Lista Civica Città Nuove.

L'Assessore Cecilia rimette il suo mandato al Sindaco Petrangeli

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Venerdì ho appreso delle indagini in corso in merito all’intervento eseguito a Largo San Giorgio, del quale, fino alle mie dimissioni, per assumere la carica di Assessore all’Urbanistica, sono stato progettista e direttore dei lavori. Condivido pienamente l’esigenza di verificare, ed eventualmente correggere, il percorso amministrativo seguito o di integrare eventuali carenze progettuali. Tutto è stato compiuto, salvo errori formali, nell’assoluta e sostanziale correttezza, con i migliori criteri di sicurezza che le attuali tecniche costruttive consentono. In merito ai cambi di destinazione d’uso compiuti sugli immobili, ricordo che sono state inserite funzioni perfettamente compatibili con il piano regolatore. A Largo San Giorgio, infatti, sono stati realizzati servizi per la città che contribuiscono a migliorare la funzionalità e il benessere collettivo. Non è stato certamente aumentato il cosiddetto carico urbanistico (persone che vivono in una determinata zona), ma, al contrario, sono stati realizzati servizi. L’iter burocratico che ha portato alla realizzazione di questo centro culturale è stato complesso e oneroso. Le norme, infatti, garantiscono la realizzazione di servizi a fronte di un nuovo carico urbanistico, ma, paradossalmente, rendono complicato realizzare esclusivamente servizi. In urbanistica è previsto che, a fronte di un aumento del carico abitativo, debba essere sembra realizzato un proporzionale numero di servizi (opere di urbanizzazione primaria, come strade, illuminazione, piazze, reti di servizi etc o secondaria, come scuole, centri sociali, centri culturali, edifici per il culto, per lo sport etc). E’ proprio questa la funzione affidata ai piani attuativi: bilanciare correttamente l’introduzione di un carico urbanistico con una sufficiente dotazione di servizi. Quella di Largo San Giorgio, invece, è una situazione inconsueta perché si sono voluti realizzare esclusivamente servizi per la collettività. Normalmente questi sono realizzati dal Comune o dai privati a scomputo di oneri di costruzione (per compensare l’impatto d’interventi speculativi). Dal momento che la norma rende complicato a un privato realizzare esclusivamente servizi per la collettività se si fossero commessi errori formali, per aderire alla normativa, questi non possono che essere stati commessi nell’assoluta buona fede. Ho piena fiducia, quindi, nel lavoro della magistratura che sono convinto saprà giudicare il mio operato nell’ambito di un’iniziativa di riqualificazione urbanistica compiuta ad esclusivo vantaggio dei cittadini. Tutto ciò premesso ho ritenuto opportuno rimettere il mio mandato al Sindaco Simone Petrangeli, affinché possa serenamente valutare se un mio ulteriore impegno nell’esecutivo sia effettivamente utile all’azione amministrativa sinora percorsa.

Ospedale de Lellis, più di un giardino è preferibile sistemare gli infissi delle finestre

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Ci scrive un lettore che racconta la sua degenza post-operatoria all’Ospedale de Lellis di Rieti. Pubblichiamo integralmente il suo messaggio: La mala-gestione di risorse nella Sanità e il giardinaggio nei Presidi Ospedalieri(!) Verso la fine di gennaio di quest’anno venni ricoverato, per un problema di calcoli renali, presso il reparto di urologia del Presidio Ospedaliero di Rieti. La preparazione all’intervento chirurgico è stata a dir poco meticolosa (meglio abbondare che deficere). Giungendo al fatidico giorno: verso le ore 16:00 entro in sala operatoria per l’intervento; verso le ore 17:00 venni riportato al mio reparto (letto n°59.) Quella sera il tempo non era per niente clemente: pioveva a dirotto e sentivo i temporali all’esterno della mia stanza d’ospedale. Dalle fessura della finestra, nelle vicinanze del mio letto, entrava un freddo gelido. Durante tutta la notte, in preda all’anestesia e ai dolori post-operatori, continuavo a sentire solo freddo. Ricordo che una gentile signora mi coprì con una seconda coperta. Al momento trovai un leggero beneficio; sentivo caldo al punto da sudare ma da quella maledetta finestra continuava ad entrare aria gelida. A quel punto qualcuno provò a “tamponare” le fessura con delle traverse ma il risultato non fu dei migliori: l’aria gelida continuava a colpire il mio letto e la mia persona. Vi lascio immaginare come trascorsi quella notte: era un’alternanza di sudore gelido, acuti spifferi di aria fredda provenienti dalla finestra e il dolore postumo all’intervento. La mattina seguente mi svegliai con un forte mal di testa, un “vigoroso” raffreddore e un fastidioso stato febbrile. A mente lucida mi lamentai tempestivamente del fatto che in un ospedale, dove l’attenzione verso il malato dovrebbe essere sacra, potesse esserci una simile noncuranza che andava a ledere l’incolumità fisica di noi degenti. Successivamente mi venne comunicato che il problema degli “spifferi” d’aria provenienti dalle finestre fosse una caratteristica di quell’ospedale. Vorrei indirizzare le mie lamentele al Direttore Generale Provinciale, ma non essendo stato ancora designato, ritengo opportuno rivolgermi al Presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, al Direttore Amministrativo, al Direttore Sanitario e ai sotto-direttori dei sotto-direttori ecc. Vi chiedo esplicitamente: “perché voler spendere 2 milioni di euro (dico due milioni di euro!) per costruire all’interno dell’Ospedale un giardino? Non sarebbe più opportuno e necessario risanare gli infissi di quello stesso Ospedale?” Questo mio quesito lo esterno anche a nome di tutti quegli “sfortunati” degenti che a causa di quegli infissi “areati” saranno costretti a rimanere qualche giorno di più in ospedale; infatti, tanti saranno coloro che si ritroveranno con uno stato di salute aggravato dagli spifferi! Probabilmente se Lei Presidente (o Voi Direttori) doveste vivere una simile e malsana esperienza riuscireste a comprendere meglio come sia necessario risanare quegli infissi anziché pensare alla realizzazione di un inutile giardino che ha solo il sapore di megalomania politica. Autore Caloisi Mariano Agostino