“C’è una domanda che la Regione Lazio dovrebbe porsi: si può davvero parlare di cura quando si allontana un anziano o un paziente oncologico terminale dai suoi affetti, dalla sua famiglia e dal suo mondo? La deliberazione della Giunta Regionale del Lazio n.621 del 17 luglio 2025 stabilisce che anziani, fragili, non autosufficienti o reduci da un ricovero possono essere inviati in strutture lontane dal proprio luogo di residenza, per migliorare la governance delle Centrali Operative territoriali (COT) e i processi di transitional care, cioè la continuità assistenziale nei passaggi tra diversi servizi e strutture. Un anziano o un paziente oncologico sono persone, non un posto letto da assegnare. Sono persone con una storia, abitudini e rapporti affettivi. In queste condizioni la vicinanza dei propri cari è fondamentale, perché rappresenta il filo sottile che li lega alla loro fragile esistenza e permette loro di affrontare con serenità la malattia e una fase difficile della vita.
Il trasferimento in un’altra provincia può determinare morti in solitudine, poiché le famiglie non dispongono sempre di risorse economiche sufficienti, la possibilità di assentarsi dal lavoro o i familiari stessi non sono in grado per motivi di salute di affrontare viaggi complicati e costosi. E così mentre sulla carta il paziente continua a ricevere assistenza, nella realtà perde una componente essenziale del proprio benessere: la vicinanza umana. La stessa Regione Lazio, nell’informativa sui servizi per gli anziani, indica fra gli obiettivi dell’assistenza la permanenza della persona nel proprio ambiente. Allora bisogna essere coerenti: se la prossimità è un valore nell’assistenza degli anziani, perché dovrebbe divenire irrilevante quando si organizza un trasferimento sanitario? L’efficienza organizzativa non può essere misurata soltanto contando i posti letto occupati o le dimissioni effettuate. Deve essere valutata anche in base alla qualità della vita delle persone assistite. È questa la prospettiva che la nostra sanità propone ai propri utenti? Quando l’organizzazione sanitaria interrompe i rapporti umani la cura perde una parte fondamentale del suo significato”.








