L’eco delle elezioni amministrative del 2012 si sta affievolendo. A metà mandato, la Giunta Petrangeli può essere valutata con dati certi, sulla base di un “saldo percepito” che ogni cittadino ha a disposizione, tra aspettative, promesse, impegni , realizzazioni. Senza suggestioni e, quel che più conta, senza pregiudiziali di schieramento.
Esaurita la fase celebrativa della vittoria del centrosinistra, che fu favorita dalla sensazione di progressiva disgregazione dell’azione amministrativa che aveva caratterizzato gli ultimi anni della Giunta Emili, emerge, un po’ dovunque, una certa delusione per le ricorrenti difficoltà nella gestione dell’equilibrio politico interno alla maggioranza di centrosinistra. Questa situazione si traduce in una carente capacità di governo del Comune di Rieti ed in una sostanziale incapacità a far partire “quel treno amministrativo”, fatto di progettualità politica e di traguardi realizzabili, necessario per risollevare il territorio.
Guardando ai circa trenta mesi di governo della Giunta Petrangeli, saltano agli occhi alcune “non scelte”. Eccole:
– il no alla realizzazione di un investimento di almeno 60 milioni proposto dalla COOP UMBRIA. Sono svaniti così circa 200 posti di lavoro e un duplice introito per l’amministrazione generato dalle cosiddette opere a scomputo e dagli oneri di urbanizzazione. Inoltre, al danno economico si aggiunge il danno sociale scaturito dall’aver contrastato una “iniziativa popolare” sostenuta da oltre 6.000 firme;
– l’aver di fatto accantonato il Piano Integrato che prevedeva il recupero delle aree ex industriali della SNIA e della Montedison, un piano decennale di sviluppo “pubblico-privato” che avrebbe modernizzato Rieti e recuperato la sua centralità, oggi necessaria per la strisciante sparizione della Provincia. Anche in questo caso, al danno economico, costituito dalla non creazione di circa 200 posti di lavoro nei prossimi 10 anni e dal mancato incasso di quasi 10 milioni di oneri di urbanizzazione, si aggiunge una ulteriore lacerazione con la Città, che si era espressa, quasi nella sua totalità, a favore del progetto attraverso i pronunciamenti formali delle Organizzazioni Sindacali, delle Associazioni di categoria, degli Ordini Professionali, della Camera di Commercio, dell’Università, del Consiglio di Quartiere interessato, del Consiglio dei Giovani;
– l’aver ostacolato, di fatto, almeno fino ad oggi, il completamento della Rieti-Torano con il tracciato che da Ponte Figureto porta direttamente alla Salaria a 4 corsie, nei pressi di Cardito. Questo percorso, proposto dal Comune di Cittaducale e sicuramente meno impattante dal punto di vista ambientale, è accettato dagli abitanti della frazione di Casette ed ha registrato l’orientamento positivo della Consulta Cittadina e del Consorzio Industriale.
Un velo incomprensibile di silenzio è sceso, poi, su altri punti strategici. La Salaria, con i suoi finti finanziamenti regionali e nazionali, e la ferrovia Rieti-Terni, utile anche per un collegamento con Roma, che fine hanno fatto? La amara constatazione che scaturisce da queste poche riflessioni è che il Centrosinistra sta perdendo la sfida che lo avrebbe dovuto portare alla riaffermazione di quella “Egemonia Riformista” attesa da una larghissima parte della Città e basata su equilibrate politiche di rilancio, sia nel medio che nel lungo periodo. Purtroppo, se si eccettua il PLUS, con cui verrà ristrutturata la parte più importante del Centro Storico (con Fondi Europei, tra l’altro, attivati dalle precedenti Amministrazioni Comunali e Regionali) non vi sono segnali significativi in questa direzione.
Certamente, il non esemplare equilibrio riscontrabile all’interno della Giunta e della coalizione di maggioranza può essere alla base delle carenze citate. Alcuni assessori si sono rivelati non all’altezza del compito o con qualche imbarazzo curriculare; e non sono stati sufficienti, al Sindaco, due “rimpasti”, un avvicendamento, un nuovo innesto, per risolvere alcune contraddizioni evidenti. Intanto, le dimissioni dell’assessore all’urbanistica a causa di una iniziativa giudiziaria che lo riguarda direttamente, risolve un problema di palese conflitto di interessi, mentre l’assenza prolungata dell’assessore alla cultura rischia di diventare un ulteriore caso politico meritevole di chiarimenti.