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martedì 3 Novembre 2026
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Aumento del traffico per la festa di Ognissanti e nel weekend di Halloween. Le indicazioni di ANAS

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Per la festa di Ognissanti e nel weekend di Halloween, sulla rete stradale e autostradale di ANAS (Gruppo FS) è previsto un aumento del traffico. La concomitanza tra Halloween e il fine settimana moltiplicherà le occasioni di festa e gli spostamenti serali e notturni, soprattutto tra i più giovani. Anas richiama quindi tutti gli utenti della strada alla massima prudenza, invitandoli a non guidare sotto l’effetto dell’alcol, a evitare ogni distrazione e a rispettare le regole.

“La festa di Ognissanti e la commemorazione dei defunti sono un momento particolarmente sentito, in cui molte persone si mettono in viaggio per raggiungere in ogni regione le rispettive aree cimiteriali  e rendere omaggio ai propri cari – ha dichiarato l’Amministratore delegato di Anas Claudio Andrea Gemme – a questa ricorrenza si aggiunge anche la festa di Halloween che fa registrare ogni anno un aumento degli spostamenti serali e notturni su strada e per questo invitiamo tutti, e in particolare i più giovani, ad affrontare ogni viaggio con prudenza e responsabilità. Chi ha bevuto non deve guidare. Rispettare i limiti di velocità e le distanze di sicurezza, evitare ogni distrazione e non utilizzare il cellulare alla guida sono comportamenti essenziali per proteggere sé stessi e gli altri. La sicurezza dipende dalle scelte di ciascuno di noi: quando sei alla guida, tutto può aspettare”.

In occasione delle serate di Halloween, ANAS invita a pianificare in anticipo il rientro: individuare una persona che non beva e possa guidare, utilizzare mezzi pubblici o servizi di trasporto alternativi e non salire in auto con chi ha assunto alcol. Prima di partire è inoltre essenziale riposarsi, allacciare sempre le cinture, mantenere l’attenzione sulla strada e tenere il cellulare lontano dalla guida. In particolare, è atteso traffico in costante aumento oggi pomeriggio e sabato mattina per spostamenti dai grandi centri urbani; domenica pomeriggio, invece, per i rientri verso le grandi città. Gli itinerari interessati, nelle giornate di venerdì e sabato, sono in direzione sud verso le località di provincia, in particolare lungo le dorsali adriatica, tirrenica e jonica e in uscita dai centri urbani.

L’intensificazione della circolazione riguarderà i principali itinerari ANAS: la A2 “Autostrada del Mediterraneo” che attraversa Campania, Basilicata e Calabria; le statali 106 Jonica e 18 Tirrena Inferiore in Calabria; le autostrade A19 Palermo-Catania e A29 Palermo-Mazara del Vallo in Sicilia;  la statale 131 “Carlo Felice” in Sardegna; la statale 2 “Via Cassia” , la statale 148 “Pontina” e il Grande Raccordo Anulare nel Lazio; l’Itinerario E45 (statale 675 e statale 3 bis) che interessa Umbria, Toscana, Emilia-Romagna e collega il nord est con il centro Italia; le direttrici statale 1 Aurelia (Lazio, Toscana e Liguria), statale 7 Appia (Lazio, Campania e Puglia), statale 16 Adriatica (Puglia, Molise, Abruzzo, Emilia-Romagna e Veneto).  Al nord i Raccordi Autostradali RA13 ed RA14 in Friuli-Venezia Giulia verso i valichi di confine, la statale 36 del Lago di Como e dello Spluga in Lombardia, la statale 45 di Val Trebbia in Liguria, la statale 26 della Valle D’Aosta e la statale 309 Romea tra Emilia-Romagna e Veneto e la statale 51 di Alemagna in Veneto. Il divieto di transito dei veicoli pesanti è in vigore domenica 1° novembre dalle 9 alle 22. Anas (Gruppo FS) ricorda che “Quando sei alla guida tutto può aspettare!” – “Guida e Basta!”. Per una mobilità informata chiama il Servizio Clienti “Pronto Anas” al numero verde gratuito 800.841.148.

Disperso sui Monti Lepini, intervengono il Soccorso Alpino GdF di Antrodoco ed il CNSAS

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Nella serata di ieri il Soccorso Alpino della Guardia di Finanza di Antrodoco è stato allertato dal Delegato Regionale C.N.S.A.S. Lazio, per un intervento di ricerca e soccorso a favore di un escursionista disorientato lungo la catena montuosa dei Monti Lepini in provincia di Frosinone , quota 900 mt. L’intervento tecnico ha richiesto la massima celerità in quanto a rischio evolutivo dato l’avvicinarsi della notte con conseguente calo delle temperature. L’escursionista, chiamando il numero unico di emergenza 112, è riuscito a fornire le sue coordinate GPS consentendo ai tecnici di localizzare con precisione il luogo su cui intervenire. In forza al protocollo regionale tra Guardia di Finanza e C.N.S.A.S., è stato quindi attivato un elicottero della Guardia di Finanza per un tempestivo recupero. Contestualmente una squadra del C.N.S.A.S. si è recata sul posto. Alle ore 20:30 è decollato dalla sede di Pratica di Mare un elicottero del Gruppo Addestramento Aeronavale, composto da due piloti, verricellista ed aerosoccorritore, per raggiungere e recuperare il malcapitato. Arrivati sul target, ed individuata la persona da soccorrere, quest’ultima è stata recuperata mediante dispositivo “pannolone” con verricellata in doppia con l’aerosoccorritore e sbarco presso il campo sportivo più vicino. Ad attendere il malcapitato nell’area sportiva utilizzata per l’atterraggio, era presente un mezzo del 118 il quale si sincerava delle condizioni di salute del soggetto, confermando l’importanza del coordinamento tra le diverse strutture impegnate nelle attività di ricerca e soccorso per la salvaguardia della vita umana.

La peculiare professionalità, la qualificata preparazione tecnica e l’equipaggiamento all’avanguardia consentono al personale della Guardia di Finanza di operare negli scenari operativi più estremi, sia con funzioni di protezione civile che di pubblico soccorso, integrandosi pienamente con tutti gli attori istituzionali che svolgono attività di ricerca, soccorso e salvaguardia della vita umana, anche nell’ambito di calamità naturali e disastri, a supporto del dispositivo di Protezione Civile nazionale.

“Grazie a medici, infermieri ed OSS del de Lellis. Lavorano con amore nonostante le grandi difficoltà per i tagli alla Sanità”

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Di seguito la lettera aperta che un lettore di Rietinvetrina (che preferisce rimanere anonimo) vuole indirizzare all’ospedale de Lellis di Rieti per ringraziare medici, infermieri ed OSS dell’ospedale reatino: “Prendo spunto dalla notizia dei fondi dimezzati per la Sanità e ne approfitto per raccontare la mia
esperienza reatina. Sono purtroppo abituato a frequentare diversi ospedali e il mese scorso sono
stato ricoverato al San Camillo de Lellis di Rieti. Sono stato tre giorni su una barella al Pronto
Soccorso, nove giorni su un letto nel corridoio di un reparto, seminascosto da un separé, e poi in una stanza… e a leggerla così, uno penserebbe che davvero la sanità è allo sfascio e andando avanti di questo passo, chi ne ha la possibilità si cura nel privato, o ha corsie preferenziali se ‘famoso’,
oppure si è solo carne da macello. In questo periodo di ricovero sono stato trasportato in ambulanza
al Gemelli per essere operato, e poi ricondotto in reparto a Rieti… ecco, ora sono in convalescenza
a casa e ancora ripenso alle persone che lavorano in ospedale, al personale medico, infermieristico e
OSS, a quanta professionalità, amore e dedizione ho trovato, seppure in un contesto dove erano finite le barelle, dove si chiedevano in prestito ad altri reparti, le traverse da mettere nei letti e così via. Insomma, persone che lavorano in situazioni spesso non ottimali, ma che sono vicine a chi sta male, senza mai tirarsi indietro; e ripenso alle voci di lavoratori e lavoratrici che parlavano nelle varie
stanze a chi sta male, alle loro frasi di conforto: ‘dai amore che ti cambio’, ‘tu sei la mia preferita’,
‘ti aiuto io a mangiare’, e così via. Mi sono riportato a casa questa esperienza, ripensando ai gesti e
alle parole di singole persone, organizzate in veri e propri gruppi di lavoro, in maniera impeccabile.
E penso a cosa sarebbe la sanità, il servizio pubblico, se queste persone avessero gli strumenti per
poter lavorare ancora meglio, e non in una situazione perennemente emergenziale. Ho voluto
scrivere queste poche righe per dire grazie di cuore a tutte queste persone, lavoratori e lavoratrici,
vestite da eroi ed eroine, dal Pronto Soccorso, al Reparto di Pneumologia, e ancor più al reparto di Medicina1, a tutti e tutte voi grazie per come lavorate e grazie per avermi fatto sentire un essere umano”. Conclude nella lettera il nostro lettore.

Sabato 7 novembre a Rieti presentazione del libro “Il contagio” di Massimiliano Iervolino

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Sabato 7 novembre alle ore 18, presso lo Spazio Civico offerto da Le Tre Porte in via della Verdura, 21/25 a Rieti, si terrà la presentazione del libro “Il contagio” di Massimiliano Iervolino, edito da Marlin Editore. L’autore dialogherà con Giuseppe Caiazza, con letture di Paolo Fosso. Il contagio racconta come l’eroina abbia trasformato per sempre la mafia siciliana, spingendola verso una mutazione profonda. Un’indagine narrativa e documentata sulle cause profonde di quella trasformazione, dalla mafia contadina del dopoguerra fino alla stagione delle stragi.

Di cosa parleremo
Il libro racconta come l’eroina abbia trasformato per sempre la mafia siciliana, spingendola verso una mutazione profonda, sistemica e spietata. Dalla metà degli anni Cinquanta, Cosa Nostra avvia un lungo processo di trasformazione, legato a una nuova fonte di potere e di ricchezza senza precedenti: il traffico internazionale di droga. L’eroina diventa progressivamente la chiave di volta di un’evoluzione criminale che cambia tutto: le alleanze, le regole interne, le gerarchie, persino il modo in cui la mafia percepisce sé stessa e il proprio rapporto con lo Stato. A imporsi, nei primi anni Ottanta, come esito di questo processo, sono i “viddani”, i corleonesi cresciuti nella fame e nella violenza. Riina, Provenzano, Bagarella: uomini che portano al vertice una cultura della sopraffazione senza mediazioni. Con loro finisce la diplomazia mafiosa e comincia la dittatura del sangue. È il tempo della seconda guerra di mafia e della strategia dell’annientamento. Nemmeno il Maxiprocesso di Palermo, con le sue condanne storiche, riesce a fermare l’ondata di violenza. La risposta di Cosa Nostra è stragista, brutale, totalitaria: le bombe di Capaci e via D’Amelio ne sono l’esito più drammatico.
Ma questa non è solo una cronaca di sangue. Il contagio è soprattutto un’indagine narrativa e documentata sulle cause profonde di quella trasformazione. Un viaggio lungo più di trent’anni, che parte dalla mafia contadina del dopoguerra e arriva alla stagione delle stragi, passando per l’incontro all’Hotel delle Palme nel 1957, il ruolo di Lucky Luciano, le raffinerie clandestine di Palermo, i rapporti con la mafia americana e la rete globale del narcotraffico. Questa metamorfosi resta la chiave per capire il presente.
Massimiliano Iervolino
Consulente specializzato in affari istituzionali, con esperienza nelle politiche relative agli ecoreati, energetiche e nella gestione dei rifiuti. Laureato in Chimica Industriale presso l’Università “La Sapienza”, ha maturato competenze legislative e istituzionali in oltre vent’anni di attività professionale e politica. Dal 2019 al 2024 è stato Segretario di Radicali Italiani. In precedenza ha lavorato come consulente della Commissione parlamentare “ecomafie”, contribuendo a diverse relazioni ufficiali su Sicilia, Campania e Roma Capitale. Tra i libri pubblicati ricordiamo: Con le mani nella monnezza. I disastri della partitocrazia. Il caso Malagrotta: l’ottavo colle di Roma (2011), Roma. La guerra dei rifiuti (2013), Il rifiuto del sud. Storie di criminalità politica e controllo del consenso (2013), Default Lazio. La bancarotta economica e morale di una Regione (2014).

Polizia di Rieti seda violenta lite tra due gruppi di ragazzi davanti Sant’Agostino

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Due pattuglie della Questura di Rieti sono intervenute intorno alle ore 19 di oggi, giovedì 29 ottobre, in piazza Mazzini di fronte alla Basilica di Sant’Agostino per una violenta lite tra due gruppi di ragazzi. Gli agenti hanno sedato l’alterco prima che potesse degenerare.

SEI TU IL REPORTER – “Biciclette e rifiuti abbandonati nella zona attorno al Costaggini di Rieti”

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Per la rubrica di Rietinvetrina SEI TU  IL REPORTER arriva in redazione la segnalazione di un lettore che ha notato diverse biciclette abbandonate nelle sterpaglie attorno all’Istituto Alberghiero Costaggini di Rieti. Oltre alle due ruote è facile trovare rifiuti vari, carrelli in ferro, pezzi di plastica e quant’altro. LA REDAZIONE DI RIETINVETRINA È A DISPOSIZIONE PER EVENTUALI REPLICHE

Un anno d’oro per il Gruppo Storico Sabino: da Rieti ai confini dell’Impero, dodici mesi di trionfi culturali

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Nato solo un anno fa con l’ambizioso obiettivo di ridare voce e forma al glorioso passato dell’antica Sabina ed al suo legame indissolubile con Roma, il Gruppo Storico Sabino traccia il bilancio di dodici mesi straordinari. Un anno di crescita verticale che ha visto l’associazione reatina trasformarsi, a tempo di record, in un’eccellenza della rievocazione storica e del history telling non solo in Italia, ma anche in ambito internazionale.
Mettendo in scena la storia dei tre re romani di origine sabina (Tito Tazio, Numa Pompilio e Anco Marzio) e i fasti della dinastia dei Flavi (Vespasiano, Tito e Domiziano), le cui radici affondavano proprio nel territorio reatino, il gruppo ha saputo unire il rigore della divulgazione scientifica alla magia dello spettacolo vivente.

La Sabina al centro: tra miti fondativi e amori imperiali
Il cuore pulsante delle attività è rimasto legato alla valorizzazione del territorio d’origine, con eventi che hanno lasciato il segno nella comunità locale:
• Rieti terra delle Acque: In occasione della Giornata Mondiale dell’Acqua, il gruppo ha rievocato la profonda vocazione agricola del territorio. Lo ha fatto partendo dalla figura di Manio Curio Dentato e dalla grandiosa opera di bonifica che portò alla nascita della piana reatina laddove un tempo si estendeva il Lacus Velinus.
• Il Festival dei Sabini: L’evento di punta dell’associazione ha letteralmente trasformato l’area del Ponte Romano e il centro storico di Rieti in un teatro a cielo aperto. Davanti ad un pubblico rapito sono andate in scena ricostruzioni suggestive e uniche come “Pecunia non olet”, l’Accensione del Fuoco, la “Captio Virginis” (il rito delle Vestali) e il Rito della Concordia, arricchiti da mercati storici e didattica accessibile a tutti.
• “Lontano da occhi indiscreti”: Nella splendida cornice archeologica della Villa di Tito a Castel Sant’Angelo, il gruppo ha firmato l’epica e struggente ricostruzione dell’amore tormentato tra l’imperatore Tito e la regina Berenice, regalando nuova vita a un sito dal valore inestimabile.

La conquista dell’Europa: da Roma a Sofia
In soli dodici mesi, il Gruppo Storico Sabino ha saputo esportare la cultura e le radici reatine ben oltre i confini provinciali, partecipando da protagonista ai più importanti festival europei:
• Roma (Idi di Marzo e Natale di Roma) Il debutto a Largo Argentina e lo spettacolo al Circo Massimo con la rievocazione del celeberrimo Ratto delle Sabine.
• Spagna Blanes (Blandae Ciutat Romana) Un vero e proprio trionfo internazionale grazie all’applauditissimo history telling dedicato a Quintiliano.
• Francia Fréjus Grande successo per i laboratori e le attività di didattica sugli acquedotti romani e sulla figura dei littori.
• Bulgaria Sofia Un salto indietro nel tempo per mostrare al pubblico dell’est Europa l’affascinante e sacro rito delle Terme.

Un futuro ancora da scrivere
Questo primo anniversario non è un traguardo, ma un trampolino di lancio. In un solo anno, il Gruppo Storico Sabino ha dimostrato che la storia non è qualcosa di chiuso nei libri, ma un patrimonio vivo, capace di unire i popoli, generare turismo e riaccendere l’orgoglio delle proprie radici. Se il buongiorno si vede dal mattino, la Sabina ha trovato dei custodi della memoria eccezionali, pronti a conquistare nuovi e prestigiosi palcoscenici.

Grano alle Svalbard, European Consumers: “La visione scientifica di Strampelli si realizza attraverso la diffusione e la coltivazione delle sementi, non tramite la musealizzazione”

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In risposta alle note diffuse da Copagri Lazio e dall’Associazione Dottori in Agraria e Forestali di Rieti, European Consumers APS intende ricondurre il dibattito sui binari del rigore scientifico e della corretta gestione delle risorse fitogenetiche. È necessario chiarire un punto nodale sollevato dal prof. Enrico Martinelli in merito alla figura del prof. Alessandro Bozzini (erroneamente menzionato come “Bossini”) e alla costituzione del grano Creso. Il Creso non rappresenta un esempio di valorizzazione delle risorse genetiche autoctone, bensì un prodotto di mutagenesi indotta tramite radiazioni ionizzanti (raggi gamma) applicate al frumento duro senatore Cappelli. Sebbene la Direttiva europea 2001/18/CE escluda tecnicamente la mutagenesi convenzionale dagli obblighi normativi previsti per gli OGM transgenici, sul piano biologico ed ecologico si tratta di una profonda modificazione artificiale in laboratorio, antitetica ai processi di selezione conservativa e dinamica del germoplasma locale.

L’argomentazione secondo cui l’assenza di fondi storici per i test di germinabilità a Rieti giustifichi la delocalizzazione del patrimonio di Strampelli evidenzia un fallimento strutturale della governance agricola locale, non una necessità scientifica. La conservazione ex situ in condizioni di congelamento estremo (come alle Svalbard) rappresenta una misura di backup statico che interrompe l’evoluzione adattativa della pianta e, nel caso specifico, sradica il legame storico e biologico con l’areale reatino. Inoltre, l’accessibilità e la governance di tali banche globali, regolate da accordi internazionali complessi e influenzate da macro-interessi geopolitici e finanziari privati, pongono seri interrogativi sulla reale persistenza della sovranità genetica nazionale e locale sui materiali depositati. La visione scientifica di Nazareno Strampelli, basata sul miglioramento genetico mirato alla produttività e alla resilienza nei campi, si realizza attraverso la diffusione e la coltivazione delle sementi, non tramite la sua musealizzazione in un regime extraterritoriale privo di garanzie di rientro per il territorio d’origine. European Consumers APS ribadisce che la priorità scientifica e istituzionale deve essere lo sviluppo di strategie di conservazione in situ e on-farm, supportando una rete locale di agricoltori certificati e l’istituzione di un centro di ricerca e stoccaggio pubblico a Rieti. Solo il mantenimento del seme in un ciclo colturale vivo garantisce la vera tutela della biodiversità e la sicurezza alimentare del Paese. Agr. Dott. Marco Tiberti, presidente European Consumers APS

 

Incidente sulla Rieti – Terni: coinvolti due motociclisti

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Nel pomeriggio odierno sulla Rieti – Terni altezza svincolo gallerie di Colle Giardino, direzione Rieti, si è verificato un incidente stradale autonomo che ha visto coinvolti due motociclisti in sella ad una moto. Sul posto due autoambulanze che hanno preso in carico i centauri trasferiti al de Lellis di Rieti. Sul posto anche le Forze dell’Ordine.

10 anni dal sisma, il Cammino delle Terre Mutate e ActionAid hanno fatto tappa ad Arquata del Tronto

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La ricostruzione non si esaurisce negli interventi strutturali: ha bisogno di comunità, relazioni e presenze capaci di accompagnare i territori nel tempo. È questo il messaggio emerso il 24 ottobre ad Arquata del Tronto, durante l’incontro promosso dal Cammino nelle Terre Mutate e ActionAid in occasione di «Marrone che Passione». Un momento di restituzione della Carovana 2026, il viaggio collettivo che dall’11 al 25 luglio ha attraversato per quindici giorni i territori colpiti dal sisma, lungo il Cammino da Fabriano a L’Aquila. A dieci anni dal sisma del 2016-2017, mentre prosegue la ricostruzione materiale, resta fondamentale mantenere alta l’attenzione sulle condizioni di vita, sulle relazioni sociali e sul futuro di chi abita questi luoghi. Tornare nei territori, incontrare le comunità e continuare a osservare le trasformazioni in corso significa contribuire a una ricostruzione che sia anche sociale e partecipata. L’incontro ha riunito abitanti, camminatori e camminatrici tornati sul territorio per l’occasione, associazioni e rappresentanti delle istituzioni. «Riportare la sagra nel cuore del paese per noi è stato di fondamentale importanza», ha dichiarato il sindaco di Arquata del Tronto, Michele Franchi, sottolineando lo sforzo compiuto in sole tre settimane per riportare l’evento sul lungofiume e restituire vitalità al territorio.

«Questo territorio ha bisogno di comunità allargate e diffuse, che tornano a trovarci. Siamo tutti parte di questo tessuto sociale», ha ricordato Antonella Ciccolini, neoeletta presidente della Pro Loco, originaria di Pretare e tornata a vivere sul territorio, dove ha scelto di impegnarsi attivamente.

Un percorso di monitoraggio civico con ActionAid

La collaborazione tra il Cammino nelle Terre Mutate e ActionAid, avviata in occasione della Carovana 2026, proseguirà nei prossimi mesi con l’obiettivo di rafforzare il monitoraggio civico della ricostruzione e promuovere una maggiore partecipazione delle comunità alle decisioni che riguardano il loro futuro.

Francesca Zambito, rappresentante di ActionAid, ha sottolineato l’importanza dell’accesso alle informazioni e della possibilità, per chi abita i territori, di comprendere e seguire le scelte che riguardano la ricostruzione.

«Avere accesso ai dati, avere accesso alle informazioni e poter partecipare, poter dire la propria sulle decisioni, sulla ricostruzione, è un diritto», ha affermato, annunciando l’intenzione di avviare nei prossimi mesi una scuola di monitoraggio civico. L’obiettivo è fornire a cittadini e associazioni strumenti per leggere i dati della ricostruzione, comprendere le decisioni istituzionali e partecipare attivamente ai processi che trasformano i territori.

Come ha ricordato Zambito, la ricostruzione riguarda anche il tessuto sociale: quando le informazioni non sono disponibili, accessibili o comprensibili, chi abita i territori rischia di restare escluso dalle decisioni che ne determinano il futuro.

Il Cammino come presidio dei territori

Il contributo del Cammino nelle Terre Mutate si inserisce in questo percorso, ma va oltre il monitoraggio in senso stretto. Camminare significa attraversare i luoghi, osservare le trasformazioni, incontrare le persone e ascoltare le esperienze di chi continua ad abitare questi territori. Significa anche tornare, mantenere vive le relazioni e costruire legami che resistano al tempo.

Attraverso le sue 14 tappe, da Fabriano a L’Aquila, il Cammino attraversa un territorio vasto e articolato, interessato dalla ricostruzione post-sisma in 138 comuni. Un paesaggio in trasformazione, nel quale convivono cantieri, nuovi vuoti, esperienze di ritorno e condizioni abitative ancora emergenziali. Interrogarsi sul futuro di questi luoghi significa anche chiedersi quali comunità resteranno quando la ricostruzione sarà conclusa e quali condizioni renderanno possibile continuare a viverci.

«Questo Cammino ha forse ancora più importanza ora. Ci sarà sempre qualcosa da osservare», hanno ricordato i referenti di tappa presenti all’incontro, sottolineando la necessità di una presenza continuativa sui territori.

«Camminare è un modo per osservare, ascoltare e continuare a essere presenti. Crediamo nell’importanza della trasparenza, dell’accesso alle informazioni e della possibilità per le comunità di comprendere e accompagnare le trasformazioni in corso. Per noi il Cammino deve sempre più essere uno strumento di monitoraggio civico e rafforzare il proprio ruolo nel costruire relazioni, tornare nei luoghi e sostenere chi li abita, contribuendo a mantenere viva l’attenzione sul loro futuro», ha dichiarato Annalisa Spalazzi, presidente del Cammino nelle Terre Mutate.

Da Torino, Novara, Verona, Cento, Mantova, Roma, L’Aquila e da molte altre località, oltre venti partecipanti alla Carovana sono tornati ad Arquata del Tronto per condividere questo momento con la comunità locale, in occasione della sagra. Un ritorno che testimonia come l’esperienza del Cammino non si esaurisca con il viaggio ma continua attraverso le persone che scelgono di mantenere un legame con questi territori.

La Carovana continua, anche dopo il viaggio

L’incontro si è concluso con l’impegno a proseguire il cammino, non soltanto lungo i sentieri, ma attraverso uno sguardo attento e consapevole sulle trasformazioni dei territori e sulle esigenze delle comunità. Le persone che hanno partecipato alla Carovana si sono rese disponibili a continuare a essere punti di riferimento del Cammino nelle diverse parti d’Italia, contribuendo a costruire una rete diffusa di relazioni e attenzione.

La Carovana si trasforma così da esperienza collettiva di quindici giorni in un impegno che prosegue nel tempo. Perché la ricostruzione del Centro Italia non riguarda soltanto i territori direttamente coinvolti, ma interroga l’intero Paese sulla capacità di accompagnare le comunità, garantire partecipazione e riconoscere il valore dei luoghi in cui le persone continuano a vivere.

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