La ricostruzione non si esaurisce negli interventi strutturali: ha bisogno di comunità, relazioni e presenze capaci di accompagnare i territori nel tempo. È questo il messaggio emerso il 24 ottobre ad Arquata del Tronto, durante l’incontro promosso dal Cammino nelle Terre Mutate e ActionAid in occasione di «Marrone che Passione». Un momento di restituzione della Carovana 2026, il viaggio collettivo che dall’11 al 25 luglio ha attraversato per quindici giorni i territori colpiti dal sisma, lungo il Cammino da Fabriano a L’Aquila. A dieci anni dal sisma del 2016-2017, mentre prosegue la ricostruzione materiale, resta fondamentale mantenere alta l’attenzione sulle condizioni di vita, sulle relazioni sociali e sul futuro di chi abita questi luoghi. Tornare nei territori, incontrare le comunità e continuare a osservare le trasformazioni in corso significa contribuire a una ricostruzione che sia anche sociale e partecipata. L’incontro ha riunito abitanti, camminatori e camminatrici tornati sul territorio per l’occasione, associazioni e rappresentanti delle istituzioni. «Riportare la sagra nel cuore del paese per noi è stato di fondamentale importanza», ha dichiarato il sindaco di Arquata del Tronto, Michele Franchi, sottolineando lo sforzo compiuto in sole tre settimane per riportare l’evento sul lungofiume e restituire vitalità al territorio.
«Questo territorio ha bisogno di comunità allargate e diffuse, che tornano a trovarci. Siamo tutti parte di questo tessuto sociale», ha ricordato Antonella Ciccolini, neoeletta presidente della Pro Loco, originaria di Pretare e tornata a vivere sul territorio, dove ha scelto di impegnarsi attivamente.
Un percorso di monitoraggio civico con ActionAid
La collaborazione tra il Cammino nelle Terre Mutate e ActionAid, avviata in occasione della Carovana 2026, proseguirà nei prossimi mesi con l’obiettivo di rafforzare il monitoraggio civico della ricostruzione e promuovere una maggiore partecipazione delle comunità alle decisioni che riguardano il loro futuro.
Francesca Zambito, rappresentante di ActionAid, ha sottolineato l’importanza dell’accesso alle informazioni e della possibilità, per chi abita i territori, di comprendere e seguire le scelte che riguardano la ricostruzione.
«Avere accesso ai dati, avere accesso alle informazioni e poter partecipare, poter dire la propria sulle decisioni, sulla ricostruzione, è un diritto», ha affermato, annunciando l’intenzione di avviare nei prossimi mesi una scuola di monitoraggio civico. L’obiettivo è fornire a cittadini e associazioni strumenti per leggere i dati della ricostruzione, comprendere le decisioni istituzionali e partecipare attivamente ai processi che trasformano i territori.
Come ha ricordato Zambito, la ricostruzione riguarda anche il tessuto sociale: quando le informazioni non sono disponibili, accessibili o comprensibili, chi abita i territori rischia di restare escluso dalle decisioni che ne determinano il futuro.
Il Cammino come presidio dei territori
Il contributo del Cammino nelle Terre Mutate si inserisce in questo percorso, ma va oltre il monitoraggio in senso stretto. Camminare significa attraversare i luoghi, osservare le trasformazioni, incontrare le persone e ascoltare le esperienze di chi continua ad abitare questi territori. Significa anche tornare, mantenere vive le relazioni e costruire legami che resistano al tempo.
Attraverso le sue 14 tappe, da Fabriano a L’Aquila, il Cammino attraversa un territorio vasto e articolato, interessato dalla ricostruzione post-sisma in 138 comuni. Un paesaggio in trasformazione, nel quale convivono cantieri, nuovi vuoti, esperienze di ritorno e condizioni abitative ancora emergenziali. Interrogarsi sul futuro di questi luoghi significa anche chiedersi quali comunità resteranno quando la ricostruzione sarà conclusa e quali condizioni renderanno possibile continuare a viverci.
«Questo Cammino ha forse ancora più importanza ora. Ci sarà sempre qualcosa da osservare», hanno ricordato i referenti di tappa presenti all’incontro, sottolineando la necessità di una presenza continuativa sui territori.
«Camminare è un modo per osservare, ascoltare e continuare a essere presenti. Crediamo nell’importanza della trasparenza, dell’accesso alle informazioni e della possibilità per le comunità di comprendere e accompagnare le trasformazioni in corso. Per noi il Cammino deve sempre più essere uno strumento di monitoraggio civico e rafforzare il proprio ruolo nel costruire relazioni, tornare nei luoghi e sostenere chi li abita, contribuendo a mantenere viva l’attenzione sul loro futuro», ha dichiarato Annalisa Spalazzi, presidente del Cammino nelle Terre Mutate.
Da Torino, Novara, Verona, Cento, Mantova, Roma, L’Aquila e da molte altre località, oltre venti partecipanti alla Carovana sono tornati ad Arquata del Tronto per condividere questo momento con la comunità locale, in occasione della sagra. Un ritorno che testimonia come l’esperienza del Cammino non si esaurisca con il viaggio ma continua attraverso le persone che scelgono di mantenere un legame con questi territori.
La Carovana continua, anche dopo il viaggio
L’incontro si è concluso con l’impegno a proseguire il cammino, non soltanto lungo i sentieri, ma attraverso uno sguardo attento e consapevole sulle trasformazioni dei territori e sulle esigenze delle comunità. Le persone che hanno partecipato alla Carovana si sono rese disponibili a continuare a essere punti di riferimento del Cammino nelle diverse parti d’Italia, contribuendo a costruire una rete diffusa di relazioni e attenzione.
La Carovana si trasforma così da esperienza collettiva di quindici giorni in un impegno che prosegue nel tempo. Perché la ricostruzione del Centro Italia non riguarda soltanto i territori direttamente coinvolti, ma interroga l’intero Paese sulla capacità di accompagnare le comunità, garantire partecipazione e riconoscere il valore dei luoghi in cui le persone continuano a vivere.








