“Panfilo Gatto Archeologo” in scena all'Istituto “Bambin Gesù”

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E’ andata in scena sul palco del teatrino affrescato al maestro Calcagnadoro, all’interno dell’Istituto “Bambin Gesù” di Rieti, la storia di “Panfilo Gatto Archeologo”. Gli allievi delle classi IV e V coordinate dalle maestre: Mascioni Monica e Rossetti Pamela si sono calati nei personaggi, creati dalla fantasia di Rita Giovannelli , che animano i sotterranei di Rieti. Dal gatto Panfilo, interpretato da diversi alunni al topo Porfirio, alla piccioncina Papiria per finire al gattaccio Pammacchio, rude e prepotente, tutti sono stati efficacemente messi in scena mettendo in evidenza i caratteri dei protagonisti delle “Storie di Panfilo” che tanto affascinano i più piccoli. La recita è frutto di un progetto portato avanti nella scuola che inizia dalla prima classe e che prevede per ogni anno di studio la lettura di un libro diverso della collana. Accanto alla lettura sono previste lezioni di approfondimento in classe della storia locale e gite di istruzione legate ai luoghi descritti nei racconti. “Siamo molto soddisfatte di questo progetto- ha dichiarato suor Beatrice Mastelli- direttrice della scuola- che avvicina gli studenti alla storia di Rieti coltivando il piacere per la lettura. Cerchiamo di migliorare sempre di più l’offerta formativa di questa scuola offrendo ai nostri alunni occasioni di crescita accattivanti come la lettura di favole legate al territorio ed a luoghi che possono visitare con le i loro genitori. Le famiglie hanno accolto con grande entusiasmo questa iniziativa che ci proponiamo di ripetere in futuro avvicinandola a doposcuola dedicati al teatro ed alla recitazione”. Soddisfazione anche da parte della famiglie che hanno potuto ascoltare dalla bocca dei propri figli, alcuni molto emozionati, la vita frenetica e le avventure degli animali che popolano la Rieti Sotterranea. Al termine dello spettacolo ogni “attore” ha ricevuto in premio, una calamita rappresentante la Rieti Sotterranea.

Spedizione alpinistica in Himalaya, incontro con i protagonisti

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La sezione di Rieti del Club Alpino Italiano, con la collaborazione del Comune di Rieti e con l’apporto del Consiglio Regionale del Lazio, ha organizzato un evento di grande richiamo per tutti: scoprire con occhi nuovi, grazie soprattutto alle foto dell’alpinista reatino Enrico Ferri, mondi di natura vergine tra montagne e ghiacci grandiosi dell’Himalaya indiano, geografie che ai più non è dato fare esperienza, se non addirittura solo immaginarle. L’evento, che vede protagonista il team italiano della spedizione internazionale del CAI in omaggio ai 150 anni della nascita del sodalizio, si terrà presso l’Auditorium Varrone sabato 21 giugno alle ore 21 (ingresso libero). Molto soddisfatti i sette alpinisti ritornati alla base, dopo quasi un mese e mezzo trascorso in Himalaya, in completo isolamento, senza telefoni satellitari. Alcuni sono guide esperte, gran parte provengono dal Vicentino e possiedono una notevole esperienza di alpinismo esplorativo sia nell’arco alpino sia in ambito extraeuropeo; insieme rappresentano ben 5 generazioni che hanno saputo trovare e mantenere, anche in condizioni difficili e di pericolo, un ottimo affiatamento di gruppo. Il team è formato dal capo spedizione Alberto Peruffo del CAI sez. di Montecchio Maggiore (VI), Francesco Canale (Centro Addestramento Alpino Alta Montagna), Cesar Rosales Chinchay (Guide Don Bosco Perù), Enrico Ferri (tecnico Soccorso Alpino, CAI Rieti), Davide Ferro (Gestore Rifugio Campogrosso), Anindya Mukherjee (Himalayan Club, India) e Andrea Tonin (CAI Valdagno). La loro impresa alpinistica ed esplorativa in uno dei luoghi più remoti e sconosciuti dell’Himalaya Orientale, nel Sikkim settentrionale, ha centrato molti degli obiettivi prefissati (geografici, culturali e finanche diplomatici), e forse altri per loro ancora più importanti, come riveleranno nel primo resoconto. Ben più che “alpinismo” quindi, e ben oltre la performance sportiva. E’ la storia di natura e culture che si sono incontrate, cariche di mistero, diversamente ricche di tesori immateriali: in tibetano il Massiccio del Kanchenzonga, cioè il colossale Ottomila che con il suo imponente versante Sud si spalancava tra le nebbie ai loro occhi, significa infatti “I Cinque Tesori della Grande Neve”. Per la prima volta il gruppo ha perlustrato terre dove non è stato mai messo piede umano, salito cime vertiginose e colli di oltre 6000 metri, mappato nuovi ghiacciai, documentato con foto e descrizioni l’inospitale e impenetrabile “foresta verticale”, caratterizzata da continui saliscendi, torrenti e gole da oltrepassare o aggirare. Afferma il capo spedizione Peruffo: “Nonostante l’inaccessibilità della Cresta Zemu da Sud, abbiamo salito 7 cime vergini e raggiunto 7 colli di alta quota (3 mai raggiunti prima), esplorando 3 ghiacciai, 2 dei quali integralmente, mai toccati da piede umano, attraversando una foresta tropicale impenetrabile e molto pericolosa, che ci isolava dal mondo”. Per condividere oggi questi risultati culturali e questo nuovo rilancio dell’alpinismo di esplorazione, a basso impatto sull’ambiente, sono stati determinanti i contributi di Sabina Universitas per la parte dell’attrezzatura fotografica, di Solsonica per i pannelli solari, di tante realtà commerciali di Rieti, Terni e Roma che hanno voluto dare il loro apporto con mezzi, strumenti, competenze a questa impresa in quota, lunga, complessa dal punto di vista diplomatico e molto faticosa dal punto di vista fisico; essenziale è stato inoltre l’appoggio delle Istituzioni e degli Enti locali che a diverso titolo hanno reso possibile il realizzarsi del progetto. Intanto il team sta pensando di realizzare un libro, un cortometraggio e una mostra su questa esperienza di alpinismo “con altri occhi” dal titolo “Zemu exploratory expedition. Nuove frontiere dell’esplorazione in Himalaya”.

Un fulmine uccide 76 ovini, il pastore vivo per miracolo

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Tragedia sfiorata nella mattina di venerdì 13 giugno durante il nubifragio che ha colpito la città e la provincia di Rieti. Sulle montagne di Pendenza, nel comune di Cittaducale, un pastore ha vissuto momenti di vera angoscia. Un fulmine infatti si è abbattuto sul gregge che stava pascolando in località Prati di Nuria, provocando la morte di 76 ovini. Il pastore, un uomo residente a Pendenza, vivo per miracolo perché fuori dalla portata della scarica elettrica, dopo la paura e il senso di frastornamento dovuto alla scarica  è riuscito a tornare al paese e a dare l’ allarme. Sul Posto sono intervenuti gli uomini del Corpo Forestale dello Stato della Stazione di Antrodoco e Cittaducale guidata dall’ Ispettore Superiore Giovanni Borseti, e gli uomini del Cer. “Gli animali morti si trovavano in una zona piuttosto impervia e in un primo momento si era pensato di utilizzare un elicottero per il recupero – ha raccontato l’Ispettore Superiore Borseti – ma non è stato possibile, e vista la natura ostica del luogo dove stavano pascolando gli ovini, abbiamo proceduto con l’ inumazione proprio nella zona dove si è abbattuto il fulmine. Le complesse operazioni hanno impegnato gli uomini del Corpo Forestale fino alla tarda mattinata di oggi “.

Vicenda Band emiliana. Il responsabile dei festeggiamenti che fa, resta silente?

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Non possiamo non evidenziare che il Sindaco Petrangeli, con tutti i suoi pro e contro nella vicenda della Band emiliana, poteva non essere a conoscenza del repertorio musicale del gruppo, in quanto all’interno del Comune è stato da tempo nominato un responsabile per le celebrazioni del 70mo della Liberazione reatina, un responsabile per il Comune di Rieti capofila di un Comitato per i festeggiamenti nato dalla collaborazione tra Comune, Amministrazione provinciale, Archivio di Stato, Anpi, Anpic e Associazione nazionale veterani e reduci garibaldini. Stiamo parlando del Presidente del Consiglio Comunale Gian Piero Marroni, che ha sempre coordinato ogni evento in questi festeggiamenti, ma non è stato mai nominato in questa vicenda della Band POPolare dell’Emilia Rossa. Forse doveva essere lui a controllare il genere musicale del gruppo e scegliere una location diversa da piazza San Francesco, considerando la finalità dell’esibizione musicale, che nulla aveva a che vedere con i festeggiamenti in onore di Sant’Antonio, evitando così che accadesse quanto accaduto. E’ bene che in questa vicenda, che ha scatenato l’ira di tantissimi reatini, ognuno si prenda le proprie responsabilità ed è inutile parlare della dipendente comunale che ha proposto il gruppo, sopra alla dipendente esiste un responsabile delle celebrazioni che deve sempre dare l’ultima parola sul da farsi. Senza togliere niente a nessuno, crediamo che Marroni, in qualità di responsabile delle celebrazioni, a nostro avviso abbia più responsabilità del Sindaco, non per niente proprio Marroni in un comunicato stampa ha invitato la cittadinanza a partecipare il giorno 13 in piazza San Francesco (riportiamo una parte del comunicato): “Il 13 giugno è il giorno in cui la nostra Città ricorda la sua Liberazione dall’oppressione nazifascista – dichiara il Presidente del Consiglio Comunale, Gian Piero Marroni – e dunque venerdì celebreremo questo importante anniversario in piazza San Francesco. Le celebrazioni per il 70° della Liberazione sono iniziate il 9 aprile scorso dalle Fosse Reatine, un altro luogo e un’altra data importante per la nostra storia, insieme al 6 e al 13 giugno. Invito, quindi, la cittadinanza a partecipare a questa serata dedicata al ricordo del sacrificio di quanti combatterono per la libertà e la democrazia”. Diamo a Cesare quel che è di Cesare…

Terminillo, rifiuti pericolosi sulle sponde di un corso d'acqua sorgiva

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Prosegue l’attività di controllo del territorio da parte del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Rieti volta a prevenire e reprimere i fenomeni illeciti. I militari del Comando Provinciale, nel corso degli ultimi mesi hanno intensificato l’attività di indagine volta a contrastare gli illeciti perpetrati nel settore ambientale. In seguito ad un’autonoma attività info-investigativa, i militari sono venuti a conoscenza che nei pressi di un complesso industriale ubicato alle pendici del Monte Terminillo, in un’area sottoposta al vincolo idrogeologico e paesaggistico, erano depositati rifiuti speciali e pericolosi sulle sponde di un corso d’acqua sorgiva. L’accesso effettuato dai militari della Compagnia con il prezioso contributo della Sezione Aerea di Pratica di Mare presso il citato impianto adibito alla produzione di conglomerato bituminoso (asfalto), unitamente ai funzionari della locale AUSL ed il supporto dei Vigili del Fuoco di Rieti, ha permesso di constatare all’interno dell’opificio numerosi residui inquinanti provenienti dalla lavorazione industriale nonché altri rifiuti consistenti in scarti di cantiere, pneumatici, cisterne arrugginite, fusti di ferro chiusi ed interrati, numerose lastre di eternit contenenti verosimilmente amianto, varie sostanze oleose e bituminose etc, il tutto in evidente stato di degrado ed abbandono. Gli immediati accertamenti esperiti presso la Provincia di Rieti hanno permesso di constatare che l’attività industriale, avviata sin dal 1991, era condotta in violazione delle prescrizioni del Piano di Tutela Regionale delle Acque in ordine al convogliamento ed allo smaltimento delle acque di prima pioggia e di lavaggio delle aree esterne. Sull’ area, sottoposta al vincolo idrogeologico e paesaggistico ed oggetto di deposito incontrollato di rifiuti speciali e pericolosi, insiste, in particolare un corso d’acqua, che attraversa l’impianto e confluisce nella sottostante area boschiva, e dove è apparso evidente come, nel corso di oltre vent’anni di attività industriale incontrollata, i rifiuti ne abbiano, di fatto, mutato il percorso rimanendo perpetuamente a contatto con l’acqua e procurando un chiaro danno ambientale. A conclusione delle suddette attività ispettive ed al fine di impedire che le cose o le tracce del reato potessero essere alterare, disperdersi o essere modificate, gli operanti hanno sottoposto a sequestro la fabbrica e l’intera area di pertinenza, deferendo alla competente Autorità Giudiziaria, l’amministratore dell’impresa per reati connessi all’inquinamento ambientale ovvero: “deposito incontrollato di rifiuti ed immissioni degli stessi sul suolo e nelle acque superficiali e/o sotterranee”; “deturpazione ambientale”; violazioni sulla normativa dell’amianto” e “assenza di autorizzazione allo scarico di acque di prima pioggia e reflue previste dal Piano di Tutela Regionale delle Acque”. Oltre alla constatazione dei prefati esiti di natura ambientale, lo stesso Reparto della Guardia di Finanza procederà al riscontro della correttezza relativa agli adempimenti fiscali della predetta impresa. Sarà ora l’Autorità Giudiziaria ad adottare i provvedimenti di competenza valutando gli accertamenti svolti ed a procedere ad eventuali attività ritenute indispensabili ai fini istruttori.

Ricostruzione di L'Aquila, tra gli arrestati un imprenditore di Rieti

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La squadra mobile della Questura di L’aquila ed il Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza hanno eseguito nelle città di Chieti, Rieti e Roma cinque ordinanze di custodia cautelare, due in carcere e tre ai domiciliari, nei confronti di un funzionario del Mibac, di un professionista e di tre imprenditori, per i reati di corruzione, falso, turbativa d’asta, millantato credito ed emissione e utilizzo di fatture inesistenti. Agli arresti domiciliari sono finiti L.M ex vice commissario della ricostruzione, P. C. imprenditore di Rieti, G.R. imprenditore, mentre agli arresti in carcere sono finiti N.M. imprenditore, A.M. funzionaria Mibac e N.M.V. imprenditore. L’operazione è scattata su disposizione della Procura di L’Aquila, le ordinanze sono state emesse dal Gip Giuseppe Romano Garganella. I provvedimenti in esecuzione sono il risultato di una lunga indagine sulle procedure che hanno riguardato la ricostruzione ed il consolidamento di alcuni edifici ecclesiastici e di beni culturali nel centro storico di L’Aquila danneggiati dal terremoto.

Banda POPolare dell'Emilia Rossa: disgusto per la pubblica ammenda del sindaco

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Apprendiamo più con disgusto che con sdegno e rammarico che il sindaco di Rieti (di Sel in una giunta di cosiddetto “centro-sinistra”) ha fatto oggi pubblica ammenda e scusandosi per il nostro concerto di venerdì scorso si è prostrato al cospetto della molto poca “a-politica” Pia Unione. Questo è proprio il genere di esponente che ha distrutto la sinistra classista e comunista nel nostro paese. Quel genere di dirigente della (ex) sinistra che non ha nemmeno il coraggio di difendere le proprie idee e scelte ed è sempre arrendevole nei confronti dei poteri forti. Ci chiediamo d’altro canto perchè tanto livore ed accanimento contro il nostro concerto da parte di preti e fascisti locali? Forse perché al concerto c’era tanta, troppa gente che cantava e ballava con noi canti di lotta e rivoluzionari? Forse perché si teme che gli ideali di ribellione e di cambiamento della società in questo periodo di profonda crisi possano fare breccia, anche tramite la musica, anche in una città come Rieti tradizionalmente non proprio di sinistra? Beh noi facciamo musica proprio con questo obbiettivo! Come Banda POPolare dell’Emilia Rossa non solo non ci scusiamo proprio di nulla ma al contrario rivendichiamo con forza e orgoglio la nostra scelta. Se potessimo tornare indietro nel tempo cento volte faremmo per cento volte lo stesso concerto e per cento volte canteremmo a squarciagola Bandiera Rossa! Vogliamo anche cogliere l’occasione per esprimere la nostra solidarietà a Paola Corradini per la sua tenacia. Ancora una volta si dimostra come siano soprattutto le compagne ad avere le palle di difendere le proprie scelte!…e se qualcuno vorrà nuovamente chiamarci a suonare a Rieti verremo con molto piacere!

InFlora per rifiorire insieme

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“InFlora”, un nuovo incontro tra passato e presente, all’insegna della valorizzazione delle risorse storico-paesaggistiche e di quelle delle persone con bisogni speciali, per rifiorire insieme. La Cooperativa sociale Onlus Loco Motiva – con la collaborazione dell’associazione Porta d’Arce, della Fondazione Varrone e di altri partner istituzionali e del mondo associativo locale – organizza a partire dal 28 giugno a Rieti (in coincidenza con l’evento storico dell’Infiorata della città), una galleria d’arte contemporanea integrata all’aperto, nel quartiere di Porta d’Arce, con esposizioni e installazioni di opere d’arte ad argomento floreale, progettate e realizzate da persone con disabilità. L’evento sarà realizzato da artisti delle città gemellate con Rieti – Ito (Giappone), Saint-Pierre-lès-Elbeuf (Francia) e Nordhorn (Germania) – e dai ragazzi con diagnosi di autismo frequentanti il Centro Sant’Eusanio di Rieti. Le opere saranno stampate su pannelli compositi in alluminio (Dibond) e posizionate lungo il percorso espositivo. “ L’Infiorata e le Chiese in Fiore, tradizionali manifestazioni del quartiere di Porta d’Arce, hanno suggerito il tema e l’argomento del progetto – spiega il presidente della Cooperativa, Nunzio Virgilio Paolucci – L’infiorata è per antonomasia un’opera rispondente al carattere popolare e di temporaneità della pubblic art e della più contemporanea street art. Una Galleria all’aperto, esempio calzante di pubblic art, per stabilire una relazione nuova tra museo, arte e pubblico attribuendo all’arte una utilità sociale per la collocazione stessa della galleria che ne permette una libera fruizione da parte di tutti i cittadini, ma anche perché apporta inevitabilmente una valorizzazione e una rigenerazione di tutte le caratteristiche architettoniche, storiche e ambientali presenti nell’area urbana prescelta”. Presso la Chiesa Sant’Eusanio, inoltre, sarà visitabile l’istallazione “Donna di Fiori”, curata dal direttore artistico Fabio Grassi. Prevista infine una “Mostra fotografica delle infiorate storiche” realizzate a Rieti e in Italia dagli infioratori di Porta d’Arce, presso la Chiesa di San Benedetto. L’esposizione “inFlora” sarà inaugurata alle ore 17 del 28 giugno e sarà visitabile in Via S. Eusanio fino al 19 luglio p.v.

Orvinio, presentati gli amministratori comunali

In occasione del primo consiglio comunale dell’11 giugno, il rieletto per acclamazione (83% dei consensi) sindaco di Orvinio Alfredo Simeoni ha presentato la nuova squadra che amministrerà il comune per i prossimi 5 anni. La giunta a seguito delle nuove riforme sugli enti locali è passata da 4 a 2 componenti, e per tale motivo si è ritenuto utile affidare deleghe anche a due consiglieri. Nello specifico il bilancio è stato assegnato a Luca Cervelli, che ricoprirà anche la carica di capogruppo di maggioranza, mentre Maurizio Forte avrà la delega all’ambiente. Gli assessori sono Anselmo Alessi con delega alla cultura, sport, turismo e spettacolo, che ricoprirà anche la carica di vice sindaco, e Luigi Maria Alessi con delega ai servizi sociali. Il consigliere Giuseppe Marcangeli rappresenterà l’ente presso l’Unione dei Comuni dell’Alta Sabina; completano il gruppo della maggioranza Giovanna Sbrocchi e Giacomo Attilia. Per la minoranza sono stati eletti Ernesto Ragazzoni, Ludovico Biscossi e Fausto Bozza.

Replas, la CGIL chiede la revoca dei licenziamenti

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Il 13 giugno 2014, si è svolta presso la sede della Prefettura di Rieti, l’incontro tra le rappresentanze sindacali e i lavoratori della Replas con i rappresentanti della società, che hanno aderito all’invito, per trattare la questione della chiusura della sede della Replas S.r.l. di Rieti. All’incontro, presieduto dal Prefetto, dott.ssa Chiara Marolla, sono stati presenti il Dott. Luciano Galimberti, Consigliere di Amministrazione Tenax S.r.l Ing., Fernando Serafini, Procuratore della Replas S.r.l., il Dott. Luciano De Sanctis Consulente Replas S.r.l., Walter Filippi, Segretario Generale Cgil (nella foto), Emiliano Lelli, Segretario provinciale Filctem-Cgil (nella foto), Giancarlo LILLI e Fabio ALTOBELLI, operai Replas S.r.l. Il Prefetto apre la riunione ricordando l’intervento del Direttore della Federlazio, dott. Zanetti, che ha contribuito a rendere possibile l’incontro e riassume per grandi linee gli eventi che hanno anticipato la chiusura della sede dello stabilimento della Replas di Rieti avvenuto il 26 maggio u.s. e il licenziamento dei dipendenti a far data dal 27 maggio u.s. Prende, poi, la parola il consulente dott. De Santis che intende fare il punto delle varie tappe, precedenti alla chiusura della soc. Replas. Dal gennaio 2014 si è occupato della questione, peraltro già nota ai dipendenti dal 2013 per la crisi a livello nazionale, se non europeo del prodotto (materiali in plastica per l’agricoltura), oggi realizzato a prezzi più competitivi dai cinesi e che ora viene assorbito per lo più dal mercato americano, ove la società ha deciso di spostare la produzione, per i costi troppo onerosi dei trasporti. La chiusura definitiva era ventilata per la fine di agosto 2014, ivi compreso il periodo di pulizia magazzino, riordino ecc.; i lavoratori chiedevano che venissero loro concessi gli ammortizzatori sociali, ma – sostiene il dott. De Santis – i dipendenti sono 13 e la mobilità è prevista per aziende con almeno 15 dipendenti, assunti da almeno 6 mesi, secondo la normativa vigente (legge Fornero). La società ha studiato la possibilità di venire incontro alla richiesta, ma è risultato impossibile, dato che da 15 anni risultano agli atti della società 13 dipendenti a tempo indeterminato; gli altri sono stagionali. Varie sono state le riunioni e, per venire incontro alle esigenze dei lavoratori si è proposto di offrire 3 mensilità di stipendio ai dipendenti licenziati, che corrispondono, grosso modo, a 9 mensilità dell’importo per la mobilità; dopo altri incontri e vari rifiuti delle proposte della società, che non prevedevano la concessione di mensilità nette (che, peraltro, potrebbero essere considerate irregolari dall’INPS, perché dovute quale risarcimento del danno biologico sofferto dal lavoratore solo sulla base di una sentenza del Giudice), alla fine di maggio lo stesso De Santis prospettava di concedere 6 mensilità nette, come ultima proposta, dietro garanzia dei lavoratori di proseguire nella produzione al 70% e l’esclusione di vertenze sindacali. La proposta veniva rifiutata dall’assemblea dei lavoratori e il 23 maggio u.s. i dipendenti entravano in stato di agitazione. Si interrompeva, pertanto, il dialogo. Il dott. Galimberti ricorda come la nascita della Replas negli anni ’80 è dovuta all’importante mercato che aveva il prodotto (reti di plastica destinate alla raccolta dell’olio) per la coltivazione di rilievo dell’olio all’epoca; da qualche anno, venuto meno il mercato dell’olio, causa concorrenza con altri paesi e anche per la modifiche normative adottate in ambito U.E., la Replas è stata costretta a modificare il tipo di prodotto con reti in plastica per il settore agricolo. All’inizio degli anni 2000 vari fattori, tra cui l’entrata in vigore dell’Euro, hanno evidenziato come la sede di Rieti non era più competitiva, per i costi di nolo e il rischio di cambio, dato che il mercato ormai si era spostato verso gli Stati Uniti. Tali motivi hanno portato alla decisione di trasferire la produzione in America. Tra l’altro il prodotto è molto sofisticato e si deteriora se rimane a lungo in viaggio o fermo nei magazzini prima di essere consegnato, con inevitabili costi conseguenti. La Repals ha anche proposto il trasferimento temporaneo di alcuni lavoratori nella sede americana per formare i lavoratori locali, ma i lavoratori reatini hanno, tutti, rifiutato. Oggi le perdite annuali della Replas ammontano a 35.000 euro l’anno e non sono sostenibili. Tale circostanza viene sottolineata anche dall’ing Serafini, in forza a Rieti. Il sig. Lelli, rappresentante sindacale intende precisare le tappe precedenti al licenziamento che sono diverse, a suo avviso, da quanto riportato dal dott. De Santis. La prima fase non è mai stata caratterizzata dalla volontà della Replas di raggiungere un accordo. La società ha prima proposto 3 mensilità, respinte dai lavoratori, poi 6, nette, ma il fine del sindacato mirava a evitare la chiusura della fabbrica, che provoca l’esclusione sociale dei lavoratori. Pertanto, era necessario un ristoro più importante, almeno 12/24 mensilità, tenuto conto che il licenziamento era illegittimo. Inoltre, se portata la questione in sede giudiziale, il Giudice poteva accertare che i dipendenti erano 15, tenuto conto che per 15 anni 3 lavoratori sono stati sempre interinali. Comunque, a seguito di vari incontri, la volontà dei lavoratori era di arrivare a una gestione controllata e coordinata della chiusura. Invece il 26 maggio i cancelli della fabbrica sono stati trovati chiusi e la trattativa si è arenata. Inoltre il giorno 25 i dipendenti hanno denunciato alla Questura che alcuni macchinari venivano prelevati da rappresentanti della soc. Replas dalla sede di Rieti e trasportati altrove. Filippi, dal canto suo, ringrazia la Tenax per la partecipazione all’odierno incontro; si dispiace della mancata presenza della Federlazio, che ringrazia per aver contribuito allo svolgimento dell’incontro. La società, negli anni passati, era florida e impegnava oltre 20 dipendenti; risulta ai legali del sindacato, dalla documentazione della società, che erano impiegate 13 persone fisse e 3 precarie di 40/50 anni. Pertanto la Replas poteva vantare 15 dipendenti a tutti gli effetti. Per tale motivo ritiene di dover trovare una soluzione perché sostenere che vi erano solo 13 dipendenti è una “furbata”. La proposta ultima di concessione di 6 mensilità nette ai lavoratori, manifestata alla fine di maggio dal dott. De Santis è stata portata all’assemblea dei lavoratori, come previsto, e ognuno è stato libero di accettarla, salvo in ogni caso la possibilità del singolo di agire in giudizio. La società, a seguito dello stato di agitazione indetto il 23 maggio c.a., che era stato regolarmente comunicato e non era diretto a bloccare la produzione, ha risposto portando via i macchinari il giorno 25 maggio e il 26 maggio i lavoratoti hanno trovato i cancelli chiusi, senza ancora aver ricevuta la lettera di licenziamento, poi pervenuta, per il 27 maggio u.s. Il dott. De Santis, al riguardo, specifica che tutti lavoratori del primo turno erano stati informati di non andare al lavoro il 26 maggio anche per non essere preoccupati nel trovare i cancelli chiusi; Il sig. Filippi contesta tale circostanza perché non tutti sono stati informati e, comunque, insiste nella concessione degli ammortizzatori sociali. Sul punto il dott. De Santis evidenzia che sarebbe più conveniente per la società procedere in tal senso, ma manca il dato oggettivo, e cioè che i dipendenti fossero 15. Il lavoratore Altobelli fa presente che i precari, pur avendo maturato un certo numero di anni di servizio, non sono stati richiamati, a suo avviso, volutamente dalla società, pur essendo assolutamente necessari per coprire i turni. I lavoratori si sentono parte viva dell’azienda dove hanno lavorato per decenni e si aspettavano un comportamento diverso. Il sindacalista Lelli richiama la possibilità della Tenax di inserire al suo interno i dipendenti di Rieti, sì da far scattare i benefici di legge e far decadere il contenzioso. Anche su tale punto il dott. De Santis sostiene che ne manca il presupposto; Tenax è società controllante e non ha alle sue dipendenze i 13 lavoratori; l’offerta economica è giustificata proprio dal fatto che la mobilità non può essere concessa . Filippi, in conclusione, richiamando la necessità di trovare una soluzione che vada incontro alle esigenze dei lavoratori in questo grave momento per l’economia di Rieti propone che la società:
  • revochi i licenziamenti;
  • assuma i lavoratori e i 2 precari per creare i presupposti di un’azienda con 15 dipendenti, abilitata a richiedere i benefici della legge Fornero;
  • prosegua il lavoro per i prossimi mesi e, poi all’inizio del 2015, riapra il discorso della chiusura della sede di Rieti.
In subordine, su richiesta esplicita della società, su una possibile alternativa, data la difficoltà di percorrere questa via, il lavoratore Altobelli propone:
  • almeno 36 mensilità per chiudere la vertenza.
Il Prefetto, preso atto delle richieste della rappresentanza sindacale e dei lavoratori, invita la società Tenax a valutare le proposte ora formulate e a voler comunicarne l’esito dopo l’acquisizione delle decisioni del Consiglio di Amministrazione rammentando la grave difficoltà, oggi, di questo territorio di offrire lavoro.