Renzo Di Mario – Rieti e la Sabina agli albori dell’unità d’Italia

Renzo Di Mario, vive a Rieti dove insegna materie letterarie e latino negli Istituti secondari superiori. Ha pubblicato, ottenendo notevole successoanche in ambito nazionale, i libri “Viaggio nel Medioevo Sabino” e “Rieti e la Sabina agli albori dell’unità d’Italia”. E’ autore di poesie, saggi ed articoli giornalistici di storia, letteratura ed attualità, pubblicati in vari periodici ed in riviste culturali. Ha tradotto ed interpretato gli statuti medievali di vari comuni sabini.

RIETI E LA SABINA
Agli albori dell’unità d’Italia

Il contributo che Renzo Di Mario offre alla storia ed alla storiografia locale con il suo linguaggio “Rieti e la Sabina agli albori dell’unità d’Italia” è di notevole interesse, per l’attenzione rigorosa ai documenti d’archivio, per il lavoro di costante vaglio critico, per il riferimento puntuale ad una bibliografia vasta ed aggiornata.

Ciò che però caratterizza il saggio e lo rende davvero utile e singolare è la capacità di sviluppare organicamente un processo di recupero storico su piani diversi, che solitamente siamo abituati ad intendere e leggere come piani paralleli, quello della macrostoria in opposizione con quello della microstoria.

Renzo Di Mario riesce a stabilire invece un’intersezione tra questi piani, da un lato reinserendo Rieti e la Sabina nel più ampio orizonte della storia nazionale, dall’altro seguendo minuziosamente la storia cge egli stesso definisce “la piccola storia della quotidianità della gente comune”, nell’intento dichiarato di “riscoprire i modi di vita, le reti relazionali, le usanze, i costumi, gli stadi d’animo, le passioni, gli umori e i sentimenti tramandati dalla viva voce di generazioni succedutesi l’una all’altra”.

Fino ad ora, del periodo cruciale qui analizzato con tanto impegno ed interesse dal Di Mario si era occupato Angelo Sacchetti Sassetti con il suo studio “Rieti nel Risorgimento italiano” (1879-1870), misurandosi da par suo nella ricerca e nell’interpretazione dei documenti; in tempi più recenti, Roberto Lorenzetti e Roberto Marinelli con “Nobili e bifolchi” hanno dato un saggio di storia sociale che contribuisce a far luce sulla temperie storica in questione.

Con il lavoro attento, organico di Renzo Di Mario si recuperano ad unità metodologica gli esiti più convinventi di entrambe le chiavi interpretative. Il libro si articola dunque in capito che, partendo dall’esaminare le condizioni storico-politiche, definiscono la struttura amministrativa dello Stato Pontificio, le condizioni sociali ed economiche all’interno del territorio reatino-sabino, indicando i primi provvedimenti delle nuove autorità all’atto della costituzione del territorio umbro-sabino, tratteggiando con finezza di stile ed aderenza storica i personaggi, specie locali, che si fecero protagonisti della vita politica ed amministrativa del nuovo stato. Particolare attenzione è prestata dall’autorie alla storia della scuola e delle istituzioni educative all’interno del vecchio e del nuovo regime: il copito relativo all’ordinamento scolastico è uno dei più intere4ssanti, gettando una nuova luce sulle condizioni sociali dei nostri conterranei, poco più di un secolo fa.

Ancora Renzo Di Mario approfondisce la sua e nostra conoscenza dei rapporti intercorsi tra le autorità ecclesiastiche, esautorate di tanta parte delle loro rendite e del loro peso politico, e le nuove autorità civili: con rigorosa attenzione, l’autore procede nella lettura dei documenti sottolineando per quanto gli è possibile gli atteggiamenti, ora prudenti, ora arroganti, assunti di volta in volta da coloro che ebero a vivere questo periodo di aspre tensioni.

Opportunamente, a questo capitolo è collegato quello relativo al brigantaggio ed alla reazione, fenomeni che il Di Mario intende correttamente come ” un brigantaggio cronico, endemico, tracolante, determinato dalla ribellione a un preesistente, radicato ed accentuato disagio socio-economico”.

Attraverso lo studio condotto da Renzo Di Mario. dunque, recuperano visibilità storica quelle che roberto Volpi definisce in un suo interessante saggio le “regioni introvabili”, conseguenza della centralizzazione dello Stato pontificio, si recuperano alla memoria ed alla coscienza collettiva quei soggetti storici fino a pochi decenni fa adombrati dalla storiografia tradizionale.