IL MESSAGGIO DEL VESCOVO AGLI STUDENTI REATINI

Vescovo di Rieti

Ad anno scolastico appena iniziato intendo rivolgere a voi, giovani ragazze e ragazzi delle scuole della Città e Diocesi di Rieti, un augurio paterno e cordiale, come è bene fare ad ogni nuovo inizio.

Da alcuni anni mi rivolgo a voi in questa circostanza e ogni volta non posso fare a meno di ripensare ai tempi in cui anch’io mi preparavo a vivere un nuovo anno scolastico.

Ho frequentato negli anni ’50 del secolo scorso il ginnasio e il liceo, quando la seconda guerra mondiale era da poco conclusa e le rovine di una società duramente provata erano ancora ben visibili, rovine materiali e anche interiori per una lunga dittatura e tanti lutti, tante distruzioni.

Erano anche i tempi, però, di una grande speranza per il futuro, del mondo e della Chiesa; di lì a poco cominciò a profilarsi la prospettiva di un significativo sviluppo economico e sociale e di grandi riforme per la Chiesa, che avvennero con il Concilio Vaticano II.Non sembrava scontato uscire dal tunnel, ma poi ciò che si sperava avvenne, per alcune cose anche oltre le aspettative, per altre non fu così.

Voi sentite parlare molto di crisi economica e forse anche della scarsità di prospettive per il vostro futuro, quando sarete pronti per il mondo del lavoro; è un momento duro, per certi versi peggiore di quello che ho vissuto io da ragazzo, ma per altri aspetti voi avete anche molte opportunità e mezzi che noi, io e i giovani del mio tempo, non potevano avere e forse neppure sperare.
Abitiamo un mondo difficile nel quale possiamo naufragare o sopravvivere almeno in maniera dignitosa; molto dipenderà dalla fortuna, dalle circostanze, dagli altri, ma molto dipenderà da noi e da come sapremo affrontare le difficoltà e le sfide e a quale bagaglio di conoscenze e di sapienza umana vorremo attingere per essere all’altezza del contesto in cui saremo chiamati ad operare.

Il compito della scuola, dunque, è proprio quello di offrirvi gli strumenti per saper abitare il mondo.
Non sarà solo quel groviglio, che a molti di voi sembra inestricabile, di nozioni e di calcoli, ma anche quella capacità di gustare la sapienza perché diventi la vera protagonista della vostra vita.

Gustare la sapienza vuol dire essere persone di cultura, e questo vi renderà migliori, certo non perfetti. Perché alla cultura dovrete aggiungere altri ingredienti, per essere sereni in un contesto che potrebbe essere ostile: la fede e l’amore. Con la prima, che potrebbe essere anche una fede non religiosa, avrete la spinta ad osare, a cercare, a indagare per capire, a lottare; con l’amore potrete sperimentare la gioia del donare e del ricevere. Anche l’amore può essere di vari tipi, per una persona, per un ideale, per coloro che sono in difficoltà.

Tra l’amore e la cultura, la fede si pone con caratteri simili ad entrambi: la fede, che non è solo cieco abbandono, con la cultura condivide la tendenza ad andare in profondità e sperimentare orizzonti sempre nuovi, con l’amore condivide la passione che può portare a spendere tutta la vita.

Non vi auguro solo e banalmente di essere promossi a fine anno, sarebbe troppo semplicistico e scontato: vi auguro, invece, di gustare la sapienza, di appassionarvi alla ricerca in ogni direzione, di desiderare di avere con i vostri compagni e insegnanti relazioni buone e durature, scambi di idee, anche molto diverse, nel rispetto di ognuno e con la capacità di “rendere ragione” delle vostre.

Mi auguro che anche gli insegnanti di Religione possano essere per voi significativi e di aiuto in tal senso, perché sappiano trasmettervi ciò che essi studiano, vivono e amano. Buon anno scolastico a voi, ai vostri insegnanti e alle vostre famiglie, che avranno il compito non meno difficile di accompagnarvi in questa avventura, anche se in modo diverso ma comunque fondamentale e denso di premure.

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