La abolizione delle province, limitata a quelle meno popolose e non leghiste, non ha alcun senso, se non quello di riaccorpare province malamente create e non ancora attive, come quella di Fermo scorporata da Ascoli nel 2004 sotto il governo Berlusconi.
Come pura misura di risparmio avrebbe forse più senso abolire quelle più popolose, ad esempio Milano dove con la creazione di province come Lodi e Monza, provincia e comune praticamente insistono sullo stesso territorio.
Tantomeno un provvedimento così inorganico ad una vera riforma si può applicare ad una provincia come Rieti, che geograficamente e logisticamente non è tout-court aggregabile a nessun’altra.
Altro discorso sarebbe la abolizione di tutte le province, il cui costo di struttura mangia gran parte delle risorse che spendono (tanto che lo osserviamo in questi mesi per la viabilità: quando c’è bisogno di interventi, i soldi sono finiti). In questo mi sembra che ci sia un parere unanime, in cui casomai spiccano, come su altri temi, i silenzi della Presidente regionale.
Cogliamo l’occasione però di contestare la ricostruzione storico-istituzionale fatta dal nostro assessore Cicchetti quando si riferisce al "dibattito del 1970 quando per giustificare l’istituzione delle regioni si parlò di abolire le province".
Come spiegato con dettaglio nel dossier sulla "Peste Italiana" presentato nel 2009 e reperibile su radicali.it, nel 1970 il tema non era affatto di dover giustificare l’istituzione delle Regioni; innanzitutto perché le province non hanno la capacità legislativa delle regioni, ma anche perché le regioni erano previste nella Costituzione, disegnata per consegnare agli elettori ben 4 diverse schede elettorali con funzioni legislative: quella delle regioni, quella referendaria, quella del Senato (che avrebbe dovuto avere una durata diversa da quella della Camera).
Mentre immediatamente il Senato si è venuto caratterizzando come inutile copia della Camera, regioni e referendum furono invece attuate dopo oltre 20 anni, quando ormai la partitocrazia era ormai in grado di attutirne le potenzialità: per quanto riguarda le regioni, come ben vediamo nel nostro caso laziale, derivati (quando non direttamente calati) dalla politica nazionale.
Purtroppo, se oggi dobbiamo discutere del senso delle province, è soprattutto perché a distanza di 40 anni, ancora stenta a caratterizzarsi l’ente regione. Ed anche in questo vediamo il Lazio come esemplare, come dimostra il dibattito surreale (perché solo post-elettorale) sulla sua stessa identità.
GIORDANI SAB.RADICALE: COME MISURA DI RISPARMIO AVREBBE PIU' SENSO ABOLIRE LE PIU' POPOLOSE
NONA EDIZIONE DELLA RASSEGNA NAZIONALE REGIONI A CAVALLO
Torna la magia del teatro equestre sotto le stelle. Una magia che si ripete anno dopo anno, regalando un’emozione sempre diversa.
È stato confermato anche per il 2010 il felice sodalizio tra la Yeg (Yastan Events Group) di Francesco Silveri, autore e regista della Rassegna Nazionale delle Regioni a Cavallo, il Comune di Leonessa (Ri) che ospita la manifestazione e ad essa lega il proprio nome ormai da nove anni e la Fise (Federazione Italiana Sport Equestri)
Sarà come sempre durante il terzo finesettimana di Giugno (quest’anno dal 18 al 20) che la piccola Città d’Arte, Bandiera Arancione del Touring Club Italiano dal 2003, si trasformerà in un emozionante teatro diffuso, regalando a partecipanti e visitatori la sensazione di essere protagonisti su un palcoscenico senza quinte, senza fondale e senza sipario.
Sotto la bandiera della regione di provenienza, uomini e cavalli si sfideranno sul campo delle capacità interpretative e della forza evocativa proponendo una rappresentazione della durata di dieci minuti, rigorosamente inedita, con un ricercato corredo di costumi, musiche e luci.
Requisiti fondamentali di ogni opera rappresentata saranno il forte radicamento con la storia, le tradizioni e la cultura della regione di appartenenza e la coerente, quanto naturale, presenza in scena del cavallo.
Grazie al carattere fortemente originale e spiccatamente artistico-culturale, la Rassegna si è conquistata un posto di assoluto rilievo nell’ambito delle manifestazioni dedicate a questa forma di teatro che unisce al gesto atletico e alla tenuta della scena un grande amore per i cavalli.
L’estrema cura con cui viene messo a punto ogni dettaglio organizzativo, l’attenta e complessa regia dello spettacolo, gli importanti contenuti portati in scena e il grande successo di pubblico e critica, hanno reso la manifestazione ideata dalla Yeg un palcoscenico sempre più ambito da chi si occupa di teatro equestre. Oltre che una vetrina di prestigio.
Non è raro, infatti, che i diversi gruppi, dopo la partecipazione a Leonessa, siano ospitati dalle più importanti manifestazioni di settore italiane ed europee.
La Rassegna Nazionale delle Regioni a Cavallo si compone di diversi momenti distribuiti nell’arco dei tre giorni.
Il venerdì è dedicato alle prove e alla cena di benvenuto riservata ai partecipanti, ospitata nel chiostro trecentesco di San Francesco, che rappresenta un prologo festoso alla competizione.
Sabato in notturna, alle ore 21,30, la Rassegna entrerà nel vivo con l’esibizione di tutte le squadre-regioni partecipanti nell’arena-gioiello di Piazza VII Aprile e l’assegnazione di un punteggio da parte di una giuria.
Domenica mattina, a partire dalle 10,30, le squadre si daranno ancora battaglia e saranno nuovamente valutate dalla giuria.
Il vincitore sarà decretato dalla somma dei punteggi assegnati nei due giorni di gara.
L’ingresso sarà come ogni anno gratuito. La conduzione è affidata a Silvia Vaccarezza, volto amato del TG2, e Francesco Vergovich, voce storica di Radio Radio.
Albo d’oro della manifestazione:
2002 Toscana – Puglia – Piemonte
2003 Puglia – Campania – Piemonte
2004 Toscana – Lazio – Marche
2005 Veneto – Lazio – Sardegna
2006 Emilia Romagna – Sicilia – Puglia
2007 Veneto – Puglia – Lazio
2008 Lazio – Puglia – Campania
2009 Sardegna – Sicilia – Campania
BIGLIOCCHI ALLEANZA PER RIETI: L'ABOLIZIONE DI ALCUNE PROVINCE MANOVRA DI POCA RILEVANZA ECONOMICA
Dopo due anni passati a dire che tutto andava bene per il nostro Paese e che la situazione era sotto controllo ci troviamo di fronte ad una manovra finanziaria definita “necessaria e non più procrastinabile”.
E’ indubbio che la situazione economica è drammatica e lo ancor di più in riferimento alla situazione delle imprese ed alla sicura mancanza di liquidità. Viene da pensare che se la situazione fosse stata affrontata nei tempi giusti oggi non ci troveremmo all’emergenza e di fronte ad un decreto che continua a colpire chi già da tempo contribuisce alle sorti del Paese.
L’ultima sceneggiata è quella dell’abolizione delle Provincie con meno di 220.000 abitanti, sceneggiata che serve ad accontentare quei cittadini che con assoluto qualunquismo non entrano nel merito dei problemi ma sono contenti se si abbatte un potere. Di scarsa rilevanza economica questa scelta rischia di isolare ancor di più territori periferici e va contro quei principi di decentramento amministrativo di cui per tanto tempo si è sentito parlare. Abbiamo bisogno che gli Enti Locali vengano riempiti di deleghe e contenuti e non aboliti. Un nuovo accentramento dei poteri non gioverà sicuramente a quella semplificazione amministrativa di cui tanto si parla.
Consideriamo poi il futuro della Regione Lazio con Roma capitale e la sua area e pensiamo si ad un ingrandimento della Provincia di Rieti e non alla sua soppressione.
Si fa credere che tagliare le Provincie contribuirà alla ripresa ed allora bisognerà spiegare dove verranno impiegati i dipendenti e quali altri Enti pletorici si costruiranno.
Altra significativa falsità è quella che non si mettono le mani nelle tasche dei cittadini.
Con il taglio agli Enti Locali qualcuno spieghi come si copriranno servizi che sono in cronico deficit per non gravare sulle famiglie.
Esempio classico sono gli asili nido con tariffe già alte che non coprono neanche la metà dei costi di gestione. Insomma molto fumo e qualche bugia per coprire oggi il tempo perso dietro i problemi giudiziari del Premier. Bossi si dice pronto alla guerra civile se viene toccata
E’ confortante l’unità di intenti che in queste ore sembra coinvolgere tutte le forze politiche e siamo d’accordo con un principio base.
Possiamo anche abolire tutte le Provincie in un quadro di riforma complessiva dello Stato ma cosi come proposto è davvero inaccettabile da parte di chi solo un anno fa ha costituito la nuova Provincia di Fermo.
ABOLIZIONE PROVINCIA, TURINA: SARA' NECESSARIA UNA MOBILITAZIONE GENERALE
La notizia diffusa circa l’abolizione delle Province con meno di 220 mila abitanti da parte del governo, nell’ambito dell’azione di riordino degli Enti Locali, non può che provocare sconcerto e disappunto rispetto a scelte scellerate che sono frutto di calcoli matematici e non di considerazioni socio-economiche e culturali.
La provincia di Rieti è già fortemente penalizzata per il deficit infrastrutturale che non trova ancora adeguate soluzioni e la sua abolizione determinerebbe la morte certa di un territorio già politicamente emarginato.
E’ mia opinione convinta che invece le Provincie debbano essere potenziate attribuendo loro nuovi ruoli e competenze attraverso l’abolizione dei numerosi Enti che sono stati “inventati” per sistemare vari politici più o meno trombati provocando ingenti costi e sovrapposizione di strutture e competenze.
Non posso condividere l’affermazione del Presidente del Consiglio Regionale del Lazio Abruzzese che sembra abbia dichiarato le totale inutilità di tutte le provincie evidentemente dimostrando ignoranza rispetto alle problematiche amministrative e territoriali degli Enti Locali.
Rispetto alla situazione della Provincia di Rieti va riaffermato il criterio della dignità di un territorio che prescinde dal numero degli abitanti ma che invece deve tener conto dei vari aspetti storici, culturali ed ambientali.
Sarà necessaria una mobilitazione generale di tutte le istituzioni, dei soggetti economici e culturali, dei sindacati e di tutti i cittadini indipendentemente dall’appartenenza politica e senza sconti di parte a nessuno ponendo al di sopra di tutto la difesa del nostro territorio.
TENTATIVO DI CONCILIAZIONE PER 30 LSU A FARA IN SABINA
La Federazione USB (Unità Sindacale di Base) di Rieti comunica che sono stati depositati presso la Direzione Provinciale del Lavoro (settore politiche del lavoro) di Rieti, la richiesta per convocazione per il tentativo di conciliazione, relativo a 30 LSU del Comune di Fara in Sabina.
Dopo la Provincia di Latina e di Frosinone anche i LSU ed ex LSU della Provincia di Rieti hanno deciso di rivendicare quella che è la loro vera condizione lavorativa e cioè di avere prestato e prestare servizio presso gli Enti utilizzatori, come lavoratori subordinati.
Dopo 14 anni di lavoro “nero” di Stato nei quali i LSU sono stati utilizzati per coprire vuoti d’organico, gli sono stati affidati compiti d’istituto ed hanno garantito servizi essenziali, senza che gli fossero riconosciuti i relativi contributi pensionistici, senza costare un solo euro agli Enti utilizzatori ed “usati” in maniera del tutto difforme del progetto che aveva istituito i LSU e che ne prevedeva l’impiego come supporto delle attività istituzionali e non a sostituzione di personale contrattualizato, ci sono state le prime sentenze dei tribunali del lavoro che finalmente riconoscono i LSU come lavoratori di fatto.
Proprio un anno fa (15/05/2009) il Tribunale di Latina, sezione lavoro, con due sentenze emesse, ha riconosciuto il rapporto di lavoro di fatto a 26 LSU-LPU riconducibili alle mansioni di collaboratore scolastico (personale ATA), condannando i Comuni di Sezze e Sonnino ed in solido il MIUR, alla
corresponsione delle conseguenti differenze contributive e retributive maturate. A questa prima sentenza a favore dei LSU, se n’è aggiunta subito un’ altra che ha riconosciuto un vero rapporto di lavoro
subordinato a 43 LSU che prestavano servizio al CUP dell’Ospedale di Avezzano-Sulmona-Castel di Sangro, riconoscendo anche le differenze contributive e retributive (circa 90.000 euro per ogni LSU). E’ da sottolineare che nessuno degli Enti utilizzatori condannati si sono opposti a tale sentenze, ricorrendo in appello.
A seguito di tali sentenze, migliaia di LSU ed ex LSU in tutta Italia stanno rivendicando legalmente il riconoscimento dei propri diritti e della loro vera condizione lavorativa presso gli Enti utilizzatori.
Anche in Provincia di Rieti sono centinaia le richieste di ricorso legale presentate presso la federazione USB (Via Fratelli Sebastiani 171). Finalmente dopo anni di lotta e dopo i suddetti precedenti giurisdizionali, che ha sanzionato la Pubblica Amministrazione, si riconosce il valore del lavoro che questi lavoratori hanno garantito malgrado fossero sottopagati e sfruttati.
La federazione USB è a disposizione per ogni informazione e chiarimento e per dare la relativa consulenza per la presentazione del ricorso legale.
IL PARTITO DEMOCRATICO REATINO SULL'ABOLIZIONE DELLA PROVINCIA DI RIETI
La Segreteria del Partito Democratico della città di Rieti denuncia con forza l’incoerenza di un Governo che prende i voti utilizzando la leva federalista al nord e agisce da becero accentratore a Rieti.
Un Governo che da miope amministratore, non colpisce veramente la politica romana e ministeriale delle spese incontrollabili della Presidenza del Consiglio e dei suoi amici affaristi e palazzinari, che non si pone di cancellare il cancro dell’evasione fiscale, che non ha la capacità di istituire efficienti aree metropolitane, che non persegue lo sviluppo, ma decide di distruggere una comunità virtuosa per amministrazione, cura del bene superiore dell’ambiente e che solo attraverso una accurata politica provinciale può rispondere alle particolari necessità di aree montane che altrimenti rischiano un’inesorabile declino, con buona pace della tutela del paesaggio rurale e di quei cittadini che non si sono voluti omologare nelle metropoli, preservando per il bene di tutti queste risorse vitali.
Vogliamo capire subito la posizione delle altre Province laziali e di Roma in risposta alla decisione scellerata del Governo di cancellare la Provincia di Rieti, vogliamo capire subito se esiste condivisione su eventuali nuovi equilibri regionali che prevedano una Provincia di Rieti ampliata e non cancellata.
Invitiamo quindi tutti i reatini di ogni convinzione politica ad una mobilitazione indignata che costringa il Governo a recedere dal suo intento di cancellare per ragioni contabili una comunità, una economia ed il futuro di intere generazioni.
COMUNE DI RIETI: REINTEGRATI GLI ANZIANI FUORI DAL BANDO PER IL SOGGIORNO MARINO
La Commissione Consiliare Sport, Cultura, Sicurezza, Tempo Libero e Servizi Sociali presieduta dal Consigliere Fabio Nobili ha incontrato l’Assessore alle Politiche Sociali e Assistenziali, Ettore Saletti unitamente al dirigente di Settore, Nazareno Zannetti al fine di reintegrare i 22 anziani rimasti esclusi dal bando comunale per il soggiorno marino in località Gatteo a Mare (FC) in programma dal prossimo 5 giugno 2010 fino al 18.
Infatti, a fronte delle 130 richieste pervenute, la graduatoria degli ammessi – stilata secondo criteri reddituali, familiari e pensionistici – godeva di una copertura finanziaria estesa a 108 soggetti causandone quindi l’esclusione dei rimanenti 22.
L’impegno dagli organi politici assunto in sede di Commissione Consiliare permetterà ora il reintegro delle persone rimaste fuori graduatoria grazie ad una opportuna manovra prevista in fase di Bilancio.
"Si tratta di una lodevole iniziativa del Comune di Rieti – spiega il Presidente Nobili – che ormai va avanti dal 1972 grazie ad una politica socio-assistenziale sempre attenta alle necessità dei cittadini, soprattutto di quelli appartenenti alle fasce più deboli. Nonostante il difficile momento economico grazie all’impegno del Sindaco Emili e dell’Assessore Saletti siamo riusciti a non escludere nessuno in linea con una volontà politica e amministrativa fatta di spirito di servizio nei confronti dei cittadini".
PDL: ABOLIZIONE DELLA PROVINCIA DI RIETI? CORNUTI E MAZZIATI !
Se qualcuno meditava che alla notizia dell’ipotizzata abolizione della Provincia di Rieti, la risposta del centro destra reatino potesse essere flebile, dovrà ricredersi.
Infatti, il centro destra reatino, da sempre, ha posto gli interessi dei nostri concittadini al primo punto della propria azione politica e amministrativa e le dichiarazioni dei maggiori esponenti del PdL stanno a testimoniarlo.
Domani, sono stati convocati urgentemente gli stati generali del PdL.
Oltre che alla condivisione di quanto espresso dal Sen. Cicolani, dal Sindaco Emili e dal capogruppo provinciale Costini, da rilevare, che la Provincia di Rieti, da sempre sconta un gap infrastrutturale, che è causa di uno scialbo sviluppo socio economico ma anche del mancato aumento della popolazione.
Ora, lo stesso illogico parametro (popolazione inferiore a 220.000 residenti) è preso da riferimento, per la ventilata ipotesi di abolire la provincia reatina.
E’ proprio il caso di dire che la metafora cornuti e mazziati appare appropriata.
Occorre una mobilitazione straordinaria affinchè il parlamento modifichi la decisione assunta in Consiglio dei Ministri.
COLDIRETTI: DOPO ANNI LA CENTRALE DEL LATTE DI ROMA E' TORNATA SUL TAVOLO DELLE TRATTATIVE
1 PREZZO DEL LATTE ALLA STALLA
3 QUALITA’ DEL PRODOTTO
Questi i tre capisaldi intorno ai quali si sono confrontati questa mattina, presso il Consiglio regionale del Lazio, a seguito della giornata di protesta voluta da Coldiretti, per la parte politica l’assessore regionale Battistoni e un rappresentante del Comune di Roma, per gli agricoltori
“Tutte le parti hanno manifestato in merito il proprio punto di vista, anche con proposte che verranno valutate e approfondite in un prossimo incontro, che si terrà tra il 14 e il 18 giugno, possiamo dunque ritenerci parzialmente soddisfatti” dichiarano il direttore Coldiretti Lazio Aldo Mattia e il presidente Massimo Gargano.
Anche
“Certamente, non abbasseremo la guardia – concludono i due dirigenti – i segnali però sono incoraggianti, finalmente, dopo molti anni,
COSTINI: L'ABOLIZIONE DELLA PROVINCIA DI RIETI PROVOCA INDIGNAZIONE E RABBIA
“La notizia dei provvedimenti, che sarebbero stati assunti in Finanziaria in merito al riordino degli enti locali e nello specifico quelli riguardanti l’abolizione delle piccolissime Province quindi anche la Provincia di Rieti, non può che provocare indignazione e rabbia in chi ha la ventura di vivere e operare in questi territori”. Così il capogruppo Pdl alla Provincia di Rieti, Felice Costini.
“Scopriamo – spiega – che il problema della crisi finanziaria di questo Paese non è rappresentato dallo spreco dei ministeri, dagli enti inutili che nessuno abroga, dalle consulenze milionarie, dagli appalti gonfiati, ma è l’esistenza delle piccolissime Province, che amministrando poco meno del 3 per cento del territorio nazionale, rappresenterebbero un inutile orpello della pubblica amministrazione”.
“L’ipotesi dello scioglimento della Provincia – aggiunge Costini – è solo l’ultimo atto di una serie di vessazioni che il nostro territorio e le nostre popolazioni stanno subendo dallo stato centrale, capace di essere duro con i deboli e assolutamente inerte con i più forti, quasi che l’aver scelto di non trasferirsi a vivere nei grandi agglomerati urbani rappresenti una colpa. Non è comprensibile perché non si interviene, invece, sulle Province che insistono nelle aree metropolitane (Roma, Napoli, Milano, Firenze), enti realmente inutili perché svuotati di funzione e si decide di iniziare proprio da quelle Province che operano su territori difficili, in cui esistono piccoli Comuni, caratterizzati da un’economia povera e che rappresentano la parte migliore della nostra nazione. Una provincia che nel passato fu osannata da poeti e scrittori, e che governi, sicuramente più illuminati, vollero a presidio dell’identità, dell’integrità culturale e storica dell’Italia più vera”.
“Tra l’altro – prosegue il capogruppo Pdl – non si capisce la ratio di questo intervento: o si afferma che la Provincia come ente non serve, e allora si aboliscono tutte, o la si considera un ente intermedio utile per il governo dei territori, soprattutto quelli più marginali e difficili, e allora non si possono sciogliere Rieti o Macerata. Un’ingiustizia, quindi, inaccettabile, davanti alla quale dovremo dimostrare di essere sufficientemente maturi come classe politica per opporci, evitando di dividerci oggi per appartenenze o di speculare, avendo l’intelligenza di intervenire tutti insieme a salvaguardia del territorio, che verrebbe devastato da un’ipotesi di questo tipo. Da troppo tempo siamo costretti a subire vere e proprie rapine (l’acqua, la sanità, le infrastrutture) e se non cominciamo a porre una barricata avranno ragione quanti a Roma ci guardano con un sorriso di commiserazione”.
“Dobbiamo combattere non per avere l’elemosina – conclude Costini – ma per ottenere che nascere a Rieti, a Fiamignano o ad Amatrice è come nascere a Roma, non esistendo un’Italia di serie B. Si faccia Roma Capitale, si distribuiscano i Comuni della provincia di Roma nelle altre Province, si ricomponga l’unità della Sabina, e dopo saremo ben oltre i 220mila abitanti. E se ci verrà data, inoltre, la possibilità di amministrare le risorse economiche prodotte dai nostri territori, potremo vedere se i veri sprechi sono i nostri o quelli dei palazzi del potere romano”.

