“Secondo la CGIA di Mestre tra il 2024 e il 2025 Rieti ha perso 200 imprese artigiane subendo un calo del 5,5 % delle aziende attive nel settore. Circa 800 le botteghe artigianali che hanno chiuso i battenti dal 1996. Una crisi dovuta a molteplici fattori di ordine generale, come la diffusione a macchia d’olio della grande distribuzione e l’avanzata del commercio on line. È il riflesso di un’epoca segnata dalla cultura dell’usa e getta che induce all’acquisto di tanti e spesso inutili prodotti di poca o nessuna qualità, a dispetto dell’unicità, della rarità e della durevolezza dei beni creati o riparati ad arte dagli artigiani. Eppure è questo il campo in cui l’Italia ha speranze di resistere grazie all’abilità, alla creatività e alla sua storia artigiana, in un mondo altrimenti destinato al trionfo dell’e’commerce che semina vuoti e spegne le luci dei negozi, delle botteghe, dei borghi e delle comunità. Rieti non fa eccezione ed anzi mostra un calo ancor più verticale del settore che colloca la nostra al 22° posto tra le 107 province colpite dalla contrazione delle imprese artigiane. Un comparto esposto al contraccolpo dell’aumento delle imposte locali e ai danni prodotti dalla scelta della giunta di estendere anche alla zona annonaria la possibilità di aprire altri centri commerciali oltre a quelli che già dilagano in tutto il nostro territorio. L’esatto contrario di quanto deve fare chi ha il dovere di salvaguardare il lavoro e la tenuta delle imprese artigiane attraverso la riduzione dei tributi, gli incentivi ai canoni calmierati e i contributi mirati all’innovazione, alla digitalizzazione e all’apertura ai mercati delle imprese locali. Perché l’artigianato è parte del mondo dei saperi, dei sapori e dei mestieri in cui siamo nati e alla sua salvezza è legato l’avvenire dei nostri figli”. Così nella nota il consigliere comunale Antonio Emili



