In un Flavio Vespasiano gremito in ogni ordine di posto, utilizzando una consumata metafora calcistica, martedi sera 12 maggio ha avuto luogo lo spettacolo teatrale, ideato e presentato dalla psicologa forense e criminologa Roberta Bruzzone. L’ interessante monologo, accompagnato magistralmente dalle note musicali del marito Massimo Marino, ha preso in esame casi di cronaca nera, tratti dall‘omonimo libro edito nel 2020, con un climax emotivo e narrativo capace di catalizzare l’attenzione di tutti i presenti. Segnatamente e significativamente sono stati passati in rassegna ed analizzati nel dettaglio due fatti di sangue assurti agli onori della cronaca: stiamo parlando dell’omicidio di Roberta Ragusa, il cui corpo non è stato mai ritrovato e dell‘istigazione al suicidio di Arianna Flagiello. La criminologa ligure, nel corso dell’evento a Rieti, ha cercato di fornire gli strumenti per riconoscere i manipolatori affettivi e prevenire quelle che in gergo tecnico vengono definite le “trappole relazionali “, inducendo il pubblico a riflettere sugli stereotipi sessisti e culturali che ancora pervadono le coscienze collettive. Si è voluto inoltre sfatare il mito del “delitto passionale”, al fine di smascherare le favole che nascondono la violenza , combattendo il senso di colpa paralizzante per le vittime. Il punto focale dello spettacolo, su cui ha insistito più volte Roberta Bruzzone, non senza note ironiche e sarcastiche, è stato proprio quello di dover necessariamente smontare le “buone novelle” che le donne raccontano a se stesse, in una escalation vittimologica assai pericolosa, per giustificare comportamenti abusivi da parte degli uomini che trasformano le favole in autentici incubi. “E’ necessario – ha concluso la psicologa forense – eliminare dal glossario collettivo il termine patriarcato, che continua a rappresentare la matrice più pericolosa dei femminicidi , nonostante la riforma del diritto di famiglia datata 1975. Insomma è ora di dire basta tutti insieme!” Valentino Severi




