Vendita farmacie ASM, Barina (Italia Viva): “Riflettere sulla funzione prima e dopo il Covid”

Riflettendo sulla vendita delle farmacie dell’ASM di Rieti bisogna fare un passo indietro e contestualizzare la funzione delle farmacie prima dell’era covid19 e dopo.

Prima della pandemia Covid19 e dal 2006 con il Decreto Visco Bersani, conosciuto come “decreto delle liberalizzazioni“ le farmacie, un pò ovunque, hanno subito trasformazioni radicali. Introducendo la vendita dei farmaci di fascia C da banco, nei supermercati e la nascita delle para-farmacie. Il mercato/monopolio tradizionale della vendita dei farmaci è stato ridotto, cercando di mediare tra le esigenze della libertà di impresa, competitività e tutela della salute.

A Rieti gli effetti della legge Visco- Bersani hanno messo in atto proprio nel campo delle farmacie grandi e visibili trasformazioni. La riduzione dei requisiti professionali di gestione delle farmacie, la maggiore competitività hanno ridotto però di fatto la loro redditività. Tutto questo ha costretto i proprietari delle farmacie a fare investimenti per far fronte a questa nuova situazione, hanno investito in restyling e nuovo look nelle loro farmacie.

Hanno cambiato forma giuridica, razionalizzando risorse e fornendo nuovi sevizi ai consumatori e ai pazienti. Cosa che non è accaduto nelle farmacie dell’ASM, le quali, nonostante il socio privato non hanno subito nessuna trasformazione e ammodernamento. L’azienda non ha scelto la sfida che il mercato proponeva. Se nel passato e fino ad oggi non si è colta questa occasione per maggiori redditi per l’azienda e per la comunità cittadina, questa opportunità la vedo svanita e meno probabile che accada in questa momento storico. e se non si hanno idee o meglio risorse per investire è meglio vendere che fallire.

Ma c’e un ma. Che ruolo potrebbero svolgere le farmacie specialmente quelle “comunali” gestite in forma ‘mista’ al tempo del Covid19 e con i finanziamenti provenienti dall’UE come il MES sanitario? Certo ci vogliono progetti e rapidità , i tempi non saranno poi così lunghi perché se L’Italia ce la vuole fare il post Covi19 deve essere pieno di iniziative e tempestive. I fondi sono vincolati a riforme strutturali , impongono intelligenza, progettualità realistiche per utilizzare le molteplici risorse europee.

Sicuramente potrebbero essere affidati alle farmacie alcuni ruoli aggiuntivi in sinergia con il potenziamento della medicina territoriale e a fianco della ASL come braccio più flessibile per la dispensazione dei farmaci in modo più razionale e “dispensatrici“ soprattutto di servizi complementari per snellire dove necessario la grande mole di attività arretrate da svolgere proprio a causa dell Coronavirus.

L’epidemia ha messo in atto cambiamenti irreversibili in tutti i campi, come un acceleratore sociale/economico/istituzionale ha mostrato debolezze e forze latenti che covavano all’interno dei nostri sistemi organizzativi.
Ha fatto scoprire, ovunque, anche se in misura diversa tra i vari sistemi sanitari regionali, potenzialità e nuovi processi. mostrando in pochi giorni i punti di forza e di debolezza anche del nostro sistema sanitario regionale.

E’ sotto gli occhi di tutti la dimensione di fragilità del sistema. L’emergenza sanitaria del Covid19 ha obbligatola maggior parte dei paesi in tutto il mondo ad arrestare il complesso meccanismo economico con conseguenze non del tutto calcolabili, ma sicuramente molto serie, aprendo un periodo lungo di attesa angoscia e incertezza.
Relegandoci chiusi in casa ha costretto ciascuno di noi ad un ingiusto e amaro trade off, dovendo scegliere tra ‘La borsa e la vita. In Europa la fase tre della convivenza con il Virus è iniziata con promesse e riflessioni e nuove angosce.

Dopo la lunga stasi, è iniziata la fase delle scelte, della programmazione di un futuro che ha l’ardire di superare il presente e se possibile, mendare gli errori e le omissioni del passato”.

Prof.ssa Susanna Barina

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