Ricostruzione post-sisma 2016 nel Centro Italia. Iter burocratici troppo lunghi

Sono ormai passati due anni dal sisma del 24 agosto 2016 e la ricostruzione sembra stentare a partire. I motivi? Se lo chiedono in molti, politica, amministratori a vario titolo coinvolti, gli USR regionali, i professionisti e soprattutto se lo chiedono i cittadini, veri destinatari del contributo per la riparazione o ricostruzione dei loro immobili.

Come Ordine provinciale, parte del gruppo CNI degli Ingegneri del Cratere Centro Italia, abbiamo ormai da mesi messo a disposizione degli USR regionali la nostra professionalità e collaborazione risolvendo spesso incongruenze e dando un contributo fattivo per una semplificazione amministrativa e procedurale.

La burocrazia, quella “cattiva”, certo incide ed ha inciso sull’iter burocratico, ma non può essere additata come unica responsabile di una ricostruzione lenta, forse troppo.

Come Rete delle Professioni Tecniche, di cui facciamo parte come Consiglio Nazionale Ingegneri, abbiamo presentato, il 1 dicembre scorso a Camerino, al nuovo Commissario per la Ricostruzione Farabollini una ricerca realizzata dal Centro Studi CNI che illustra lo stato dell’arte del piano per la ricostruzione nel Centro-Italia.

Dalla ricerca emerge significativo il dato relativo ai tempi medi per la presentazione e la gestione delle pratiche che risultano particolarmente dilatati. Per le pratiche di delocalizzazione, tra la fase di prima elaborazione e l’emissione del decreto di contributo all’avvio del cantiere passano almeno 277 gg (nove mesi) di cui 103 gg (tre mesi) per l’istruttoria presso gli USR, mentre per le pratiche di ricostruzione degli edifici privati (danni lievi e gravi) circa dieci mesi di cui tre mesi per l’istruttoria.

Lo scenario che si presenta a due anni dall’avvio delle attività del Commissario Straordinario per la Ricostruzione e dagli interventi di ricognizione dei danni coordinati dal Dipartimento per la Protezione Civile, risulta poco confortante, così come il numero cantieri aperti ancora piuttosto esiguo.

Ciò nonostante, grazie allo studio elaborato dal Centro Studi CNI sulla base dei dati forniti dagli USR e quelli forniti da un sondaggio trasmesso a tutti gli ingegneri d’Italia,  risulta abbastanza chiaro dove e come intervenire per velocizzare i tempi della ricostruzione e molto, in termini di ritardi, può essere fatto.

Nella ricerca effettuata inoltre si evidenzia che, ad ottobre 2018, la stima complessiva (dati del Commissario Straordinario) degli edifici danneggiati dalle scosse del 2016 è di quasi 76.000, dei quali poco più di 9.500 nel Lazio.  Gli Uffici Speciali per la Ricostruzione (USR), che operano nelle 4 regioni dell’Italia Centrale, ad oggi identificano la presenza di oltre 59.652 edifici privati con danni lievi o gravi di cui 8.635 nel Lazio.

E’ evidente trattasi di dati parziali che probabilmente aumenteranno non appena tutte le schede AEDES per la ricognizione esatta dei danni saranno completate. Allo stato attuale infatti risultano 66.575 schede con esito definito, ma si è in attesa ancora di circa 12.000 (16%) schede da completare.

Sulla base poi dei dati pervenuti dagli USR, risulta che le pratiche per la Richiesta di Contributo per la Ricostruzione (RCR) rappresentano l’11% degli edifici privati per i quali è noto uno stato di danneggiamento grave o lieve. Le domande per le richieste di contributo fino ad oggi pervenute agli USR si avvicinano a 6.500 (624 nel Lazio), delle quali tuttavia risultano esaminate e con esito finale (rigetto o decreto di concessione del contributo) poco meno del 26%.

Lo studio elaborato dalla Rete delle Professioni Tecniche e del Centro Studi CNI mette in risalto il punto sulla situazione dei cantieri aperti per opere di ricostruzione e risistemazione. I cantieri aperti ammonterebbero a poco più di 1500 a cui, a breve, dovrebbe aggiungersi l’avvio di poco meno di 100 cantieri, in pratica solo un quarto delle pratiche attualmente presso gli USR si sono trasformate in un cantiere per la ricostruzione di edifici privati.

La Rete delle Professioni Tecniche, oltre ad avere effettuato una prima ricognizione sullo stato dell’arte presso gli USR e attraverso i dati prodotti dal Commissario Straordinario per la Ricostruzione, ha effettuato un’indagine presso i professionisti tecnici abilitati alla presentazione delle Richieste di Contributo per la Ricostruzione. Emergono alcuni aspetti interessanti che possono aiutare a capire dove intervenire.

La gran parte del campione ha indicato di avere notevoli difficoltà nell’utilizzo e nel caricamento dei documenti per avviare la pratica RCR sulla piattaforma MUDE (Modello Unico Digitale per l’Edilizia). L’85% degli intervistati considera il Mude come un aspetto critico di tutto il processo. Scendendo ad un maggiore livello di dettaglio, il 47% ritiene inefficace la modalità di immagazzinamento dei dati sulla piattaforma ed il 46% lamenta una interfaccia della piattaforma poco intuitiva. Dall’indagine risulta, inoltre, che i tempi medi impiegati dal professionista per il caricamento sul Mude della consistente mole di documenti e certificati richiesti è di 20 giorni, un lasso temporale francamente inconciliabile sia con la digitalizzazione dei processi promessi dalla PA che, soprattutto, con la situazione di emergenza in atto.

Lo studio, infine, richiama l’attenzione sull’opportunità di potenziare le strutture dei singoli Uffici Speciali per la Ricostruzione cercando, ove possibile, di evitare ridondanze nello svolgimento dell’intero processo di esame della RCR.  Per quasi la metà delle pratiche già presentate i professionisti hanno indicato di avere ricevuto dagli USR richieste informali di integrazioni al progetto, successivamente alla richiesta formale di integrazioni che ciascun USR ha il diritto di chiedere.  Circa il 40% delle integrazioni, con un po’ di sforzo, potrebbe non essere richiesto perché considerato dai professionisti ridondante o comunque deducibile dai documenti di progettazione presentati.  Infine, un punto su cui occorrerebbe apportare dei miglioramenti, riguarda l’analisi, per la conseguente approvazione da parte dell’USR, del computo metrico estimativo per il quale i professionisti lamentano richieste di specifiche, giustificazioni e spiegazioni delle quali si potrebbe fare a meno perché marginali rispetto al computo complessivo.

Quella legata alle verifiche e approfondimenti richiesti sul computo estimativo è un aspetto che, in molti casi, allunga i tempi di espletamento delle pratiche. I professionisti sono certamente disposti a lavorare al fianco degli USR per individuare e concordare delle pratiche che possano velocizzare il lavoro dei singoli Uffici per la ricostruzione.

In ogni caso e alla luce di quanto emerso dalla ricerca presentata al Commissario alla Ricostruzione unitamente ad un documento consegnato allo stesso contenente proposte  utile ad accelerare il processo di ricostruzione, le soluzioni alle problematiche evidenziate possono essere trovate solo ed esclusivamente attraverso un confronto tra le parti coinvolte nel processo di ricostruzione in modo da capire come mai, nonostante il consistente lavoro svolto soprattutto dagli USR, il processo di ricostruzione marcia a ritmi lenti o comunque non del tutto adeguati ad una situazione che è di evidente emergenza.

Una inversione di tendenza può avvenire solo se, ripercorrendo norme e procedure legate al riconoscimento ed alla liquidazione del danno, si riescono ad individuare criticità o colli di bottiglia che, con un impegno aggiuntivo a quanto evidentemente è stato fatto fino ad oggi, possano essere rimossi.

Indispensabile in conclusione, l’assoluta necessità di recuperare un clima di collaborazione e di fiducia tra i vari soggetti attuatori coinvolti, orientato positivamente alla ricostruzione, definendo competenze e responsabilità di ciascuno”.

Il Presidente dell’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Rieti Ing. Vitaliano Pascasi

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