“Quanto accaduto ai due pazienti ricoverati nella casa di riposo di Ascoli Piceno e provenienti dalle strutture interne al Dipartimento di Salute Mentale dell’Asl di Rieti, apre una serie di riflessioni sulla gestione dell’attività e delle risorse da parte del suo responsabile”.
Questo è quanto dichiara il segretario generale della Cisl di Rieti Bruno Pescetelli, che partendo dallo scandalo della “Casa di Giobbe” affronta alcune criticità emerse all’interno del DSM negli ultimi dieci anni ponendo alcuni interrogativi sulla gestione poco limpida delle risorse umane, strumentali e logistiche a cui lo stesso è stato destinato.
“Iniziamo col dire che già il trasferimento dei pazienti in strutture extra territoriali va stigmatizzato in sé –spiega Pescetelli- per non parlare del trasferimento di pazienti in una struttura, come quella appunto di Ascoli Piceno, che sembrerebbe priva dei requisiti di qualità e di accreditamento.
E’ evidente che il trasferimento dei due pazienti reatini trovati durante il blitz dei carabinieri mirava a non scontentare gli operatori di una struttura (quella reatina) che non voleva accogliere pazienti perché troppo impegnativi e quindi scomodi.
Ma i pazienti scomodi non hanno lo stesso diritto di cura degli altri? Ma soprattutto. Dove sta la più volte sbandierata eccellenza di professionalità da parte della dirigenza del DSM? E’ troppo comodo lavorare e curare i pazienti che non danno problemi.
Quelli che in maniera impropria sono presi in cura solo perché vicini a qualche operatore, sempre alla faccia della professionalità sbandierata dal responsabile del DSM. E in questo senso gli esempi non mancano –spiega il segretario generale della Cisl.
Nel 2006, alcuni pazienti ritenuti particolarmente gravi e in cura presso il DSM, sono stati allontanati brutalmente e senza spiegazione alcuna dalla dirigenza, tanto che uno di questi, la signora C.C. da allora si trova ancora ricoverata lontano da casa e dai propri affetti.
Il caso specifico venne anche denunciato dal personale interno alla struttura dipartimentale e successivamente ripreso dalle OO.SS ma nessuno, né il responsabile del DSM, né tanto meno i vertici dell’Asl, tennero in considerazione tali richieste”.
“Ma la situazione all’interno del DSM -continua Pescetelli- ha numerosi lati oscuri. Recentemente è stato attivato un bando in cui si invitava a fornire le adesioni ad un Corso di formazione sul Governo clinico per infermiere dell’Azienda, di cui 3 posti riservati al personale infermieristico dello stesso DSM. Dal DSM sono giunte al primario 10 domande di infermieri. Ma per i 3 posti disponibili il responsabile ha comunicato solo un nominativo.
Assurda la motivazione espressa dal responsabile secondo cui, l’Ufficio infermieristico non gli avrebbe fornito i parametri per fare la scelta tra i 10 aspiranti. Motivazione del tutto impropria tenuto conto che la prassi aziendale non prevede che l’Ufficio fornisca i parametri ma viceversa, è il responsabile del Dipartimento che, in virtù del ruolo che ricopre, deve gestire al meglio tali situazioni.
Di fatto con questo comportamento a dir poco discutibile, il risultato è che due operatori sono stati privati della possibilità di formarsi. Questa è la riprova che il direttore del DSM in alcune circostanze non intende assumersi le proprie responsabilità per non scontentare taluni, forse i più protetti e salvaguardarsi dai conflitti interni. Su tutto c’è da chiedersi come abbia potuto fornire un nominativo se non aveva i parametri!”.
“Nulla è cambiato all’interno del DSM dalla sua istituzione dieci anni or sono. Stanze insufficienti e promiscue, con le finestre ancora provviste di sbarre. Un ospedale psichiatrico (il S. Francesco), abbandonato al proprio destino senza un futuro certo e in controtendenza con la riqualificazione eseguita con ottimi risultati in strutture analoghe (vedi Trieste, Arezzo…).
Un CSM uguale nell’organizzazione e nelle procedure al lontano 1978. Non si è proceduto ad alcun ammodernamento degli interventi, ma viceversa si è cercato soltanto di garantire qualche privilegio e modalità di lavoro di controllo sociale.
Tutto ciò con una gestione poco trasparente -conclude il segretario generale della Cisl Bruno Pescetelli- sia riguardo al personale che all’organizzazione del lavoro clinico, con un aggravio di spese non giustificate in un periodo critico per il bilancio sanitario della Regione, che ha portato anche al commissariamento”.
Vista la grave situazione venutasi a creare nel DSM la Cisl di Rieti si chiede se da parte degli organi competenti non si debba prevedere un’ispezione per verificare i fatti e i misfatti avvenuti in questi 10 anni.