I guai in casa del Rieti sembrano non finire mai. Alle sconfitte ed al clima non proprio sereno si aggiunge una nuova polemica che va ad aumentare i tanti problemi, oltre quelli di classifica, che la società amarantoceleste deve affrontare.
L’ultimo “dramma” in casa Rieti esplode a poche ore dalla gara contro il Selargius quando il nuovo allenatore, Salvatore Polverino, comunica al capitano Gabrieli che la fascia sarebbe passata ad Ippoliti.
Il giocatore però non ha preso bene la decisione dell’allenatore decidendo di non scendere in campo per protesta. Un diverbio al fulmicotone tra ex capitano e mister che ha portato ad un clima tutt’altro che sereno. Il risultato finale, 4-3 per i sardi, parla chiaro. Ancora una sconfitta quindi per la squadra del presidente Palombi che ora rischia la retrocessione diretta senza nemmeno passare per i play out. Mancano otto partite alla fine del campionato e servono vittorie che invece tardano ad arrivare.
L’attesa è per i prossimi giorni quando si cercherà di capire come si evolverà la situazione. Intanto, a proposito di quest’ultima triste vicenda, prende la parola il segretario storico del Rieti, Giancarlo Palma che dice la sua in una lettera. Palma è conosciuto e stimato da tutti come persona squisitamente corretta. Per arrivare a parlare lui significa che la situazione è proprio al limite. Come si dice al peggio non c’è mai fine. Di seguito il testo integrale della lettera.
Ho deciso di inviarvi queste poche righe perché sale sempre più forte la voglia che ho di gridare contro questo evolversi di fatti e situazioni che ci stanno sempre più spingendo verso la
retrocessione.
Non mi soffermerò, sarebbe veramente noioso, ad esaminare le “Massime Colpe “ come qualcuno le ha definite, di questa situazione colpe, che tra l’altro mi sembra siano state anche ammesse pubblicamente. Ho la necessita di gridare il più forte possibile per poter superare la depressione che mi sta avvolgendo lentamente.
In trent’ anni di calcio per la prima volta, ieri, sul l’aereo che mi riportava a Rieti mi tornava in mente, facendomi anche sorridere, la frase del Principe Totò “ siamo uomini o caporali “ ovviamente nei miei pensieri nella frase che mi veniva alla mente il grado militaresco variava in “siamo uomini o capitani “.
Sono trentanni che vivo in questa città che adoro, sono venti anni che vivo PER e GRAZIE ai colori amaranto celesti ho gioito e sofferto per questi colori sotto la guida di Presidenti e allenatori a
cui devo per vari motivi riconoscenza, mai mi era capitato di vivere anche nei peggiori momenti, l’avvilente situazione che ho vissuto ieri.
Prima di tutto c’era la “maglia e i colori “ questo pensavano i calciatori che ho incontrato in questi anni.
Voi, amici della stampa, sapete che di “Calciatori e uomini “ in questi anni ne ho conosciuti molti.
Ieri si è messo davanti a tutto ( la squadra, la maglia, il rispetto per una Città ) il proprio egoistico interesse di “ capitano “ ( la lettera minuscola non è un caso ).
Come sarebbe finita la partita con altre premesse non e dato sapere, di sicuro ieri si è solo “ pensato” a giocarci uno misero scherzo.
Non è mai stato mio uso esternare le mie sensazioni in modo così esplicito, non rientra nei miei metodi e nel mio ruolo sportivo, ma le mie angosce di ieri e di oggi credo che giustifichino queste mio sfogo.
PALMA GIANCARLO