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giovedì 10 Settembre 2026
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Nuovo anno scolastico, gli auguri del vescovo Vito Piccinonna: “Non facciamoci rubare l’intelligenza”

Cari bambini, ragazze e ragazzi, giovani,
cari insegnanti, dirigenti, personale della scuola, care famiglie,
ci risiamo.
Tra pochi giorni torneranno a riempirsi aule, corridoi e cortili delle nostre amate scuole. Torneranno gli zaini forse troppo pesanti, le sveglie troppo presto, le corse per non arrivare in ritardo. Torneranno le domande, quelle scritte sui libri e quelle – che ritengo più importanti – che ciascuno porta dentro di sé.
E mentre vi penso così, sulla soglia di un nuovo anno scolastico, vorrei condividere con voi un augurio che sento rivolto anche a me: non facciamoci rubare l’intelligenza.
Viviamo un tempo straordinario. Possiamo affidare a un computer il compito di scrivere, tradurre, calcolare, cercare, perfino suggerirci cosa pensare. L’intelligenza artificiale è già tra i banchi e sulle cattedre e sarebbe inutile far finta che non ci sia. Può essere una grande opportunità. Ma proprio per questo ci pone una domanda tremendamente umana: che cosa ne faremo della nostra intelligenza?
Impariamo allora a conoscere l’intelligenza artificiale, a interrogarla, a usarla. Ma non permettiamole di toglierci la meravigliosa fatica di capire, di sbagliare, di riprovare, di cambiare idea.
Un computer potrà darci mille risposte in pochi secondi. Ma non potrà avere fame e sete al posto nostro.
E forse la scuola serve ancora – e oggi più che mai – proprio a questo: a farci venire fame e sete.
Fame di conoscenza, di domande, di incontri, di vita. Sete di capire il mondo senza accontentarci della prima risposta “artificiale”. Sete di giustizia. Sete di futuro.
E poi c’è una cosa che non dovremmo mai dimenticare: a scuola nessuno si salva da solo.
Una classe non è una somma di banchi ma l’insieme di volti. Una scuola è, dunque, una comunità. E una comunità comincia quando il problema dell’altro smette di essere soltanto “un problema suo”.
C’è una cosa del Vangelo che continua ad affascinarmi: Gesù si accorge delle persone. Le vede. Si ferma. Fa domande. Ascolta. Soprattutto non passa oltre. Credenti o non credenti, penso che questa sia una lezione di umanità che possiamo condividere: non passare oltre la vita degli altri.
E proprio perché la scuola è casa di tutti, desidero rivolgere un saluto rispettoso anche a quanti professano altre fedi e appartengono ad altre tradizioni religiose, così come a chi non si riconosce in alcun credo. Sono convinto che sia sempre vincente la logica dell’incontro, mai quella dello scontro o del mancato riconoscimento delle differenze. Incontrarsi non significa diventare tutti uguali, ma imparare a conoscersi, a rispettarsi e a riconoscersi proprio nelle nostre diversità.
Impariamo allora ad accorgerci di chi rimane un passo indietro. Di chi parla poco. Di chi non viene scelto. Di chi magari sorride, ma dentro porta una battaglia che nessuno conosce. Non misuriamo il nostro valore soltanto con un voto e, soprattutto, non misuriamo mai quello degli altri con i nostri metri.
E voi, cari insegnanti, continuate ad avere il coraggio di “perdere tempo” con i vostri ragazzi. In un mondo che vuole fare tutto più velocemente, forse educare significa anche questo: avere il coraggio dell’andare lenti. Fermarsi davanti a una domanda. Accorgersi di un silenzio. Non vedere soltanto un compito, ma la mano che lo ha scritto. Non soltanto un risultato, ma una storia.
Don Tonino Bello diceva ai giovani: «Mordete la vita!».
Facciamolo insieme. Mordiamo la vita, non guardiamola soltanto passare da uno schermo.
Discutiamo. Leggiamo. Incontriamoci. Facciamo domande scomode. Coltiviamo amicizie. Abbiamo idee nostre e anche il coraggio di cambiarle quando scopriamo che erano sbagliate. Non diventiamo fotocopie. Non lasciamo che siano gli algoritmi a decidere che cosa ci deve piacere, chi dobbiamo ascoltare, di chi dobbiamo fidarci.
Restiamo umani. Meravigliosamente umani. Soprattutto umani che sanno stare insieme.
E quando entrerete in classe il primo giorno, provate a guardare per un momento chi vi è accanto.
Forse il bene comune comincia proprio lì: dal banco vicino.
Buon anno scolastico a tutti.
E buona vita!
Con affetto di padre, fratello e amico,
+ don Vito

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