Vincenzo Lodovisi membro della commissione turismo della Provincia di Rieti scrive all’assessore al turismo della Regione Lazio on. Stefano Zappalà e per conoscenza ai consiglieri regionali Antonio Cicchetti, Gianfranco Gatti, Lidia Nobili, Mario Perilli e Alessandro Vicari al fine di sollecitare iniziative sulle aree interne.
Egregio Assessore,
le scrivo poiché, come noto, la Regione Lazio nell’ultimo biennio, ha assunto l’indirizzo di accentrare funzioni e risorse inerenti lo sviluppo del turismo laziale; ne è prova, tra l’altro, il trattamento riservato alle APT tornate sotto il diretto controllo regionale e lo stesso piano di sviluppo turistico concentra le scarse risorse in poche iniziative che non riescono a lambire le aree interne che pure presentano luoghi di pregio assoluto e meriterebbero altro trattamento. Ne è scaturito uno svuotamento di funzioni degli enti locali territoriali che oggi possono solo osservare ciò che accade in campo turistico.
Sarà la concomitanza con la grave crisi che investe il paese, cui il Lazio non fa eccezione, a far radicare in molti il convincimento che, Roma esclusa, l’economia turistica viva una fase di stagnazione, anzi di arretramento, proprio in un momento in cui questo, invece, dovrebbe concorrere alla ripresa.
Vi è necessità che la Regione Lazio, per il ruolo assegnato, ponga le basi perché ciò accada. Si tratta di mettere in campo politiche che diano nuovo impulso al turismo, un turismo forse di nicchia, ma non troppo, fatto di villeggiatura che occupa seconde case, piccoli alberghi, agriturismo, b&b. Quel turismo di ritorno e di prossimità, che ha contribuito a mantenere in vita negli anni 60-70-80 paesi che subivano gravi fenomeni di spopolamento.
Un’azione di riscoperta dei piccoli centri del Lazio interno può rappresentare una risposta alla crisi che morde l’economia ormai asfittica delle aree interne e contestualmente rappresentare una soluzione valida per chi non intende scegliere mete lontane per un breve periodo di ristoro.
Non sono soluzioni di ripiego, dal momento che sul territorio persistono perle di assoluto valore turistico e di completa fruibilità: penso in primis al Terminillo, ai laghi del Salto e del Turano, alle montagne della Laga e della Duchessa, al sistema delle aree protette, al turismo religioso che possono rappresentare valide soluzioni, economicamente vantaggiose ma in grado di assolvere alle funzioni di relax, svago, e divertimento che ogni pacchetto turistico promette e che puo’ essere esteso anche al turismo sociale e al turismo scolastico in funzione di allungamento stagionale.
Sto parlando della seconda gamba dell’economia turistica laziale che deve convivere con quella più forte, economicamente strutturata, degli arrivi dall’estero che guarda quasi esclusivamente alla città di Roma. E’ il turismo interno fatto di flussi in uscita da Roma che, come Lei sa perfettamente, è in grado di riversare positivamente sul territorio laziale presenze turistiche in abbondanza e che oggi non sono per nulla orientate.
Bisogna superare il deficit attuale costituito dalla zona d’ombra in cui è caduto il Lazio minore costituito dalle aree interne e che può’ essere superato con adeguate politiche di promozione sul bacino di Roma Capitale. E’ sempre più frequente assistere allo stupore di persone che dichiarano di non conoscere luoghi pregiati collocati a ridosso della cinta metropolitana.
Rimettere al centro delle attenzioni turistiche regionali queste aree vuole dire contribuire a generare un pil del turismo in grado di far bene a tutta la Regione. Il mio auspicio, ma sono certo di interpretare perfettamente il pensiero di molti operatori, è che, on. assessore trovando utili questi brevi spunti di riflessione provi a rimettere in moto un sistema, minore solo nelle cifre degli abitanti, che ancora cocciutamente insistono ad investire in aree che se abbandonate comporterebbero per la Regione sono oneri per le indifferibili manutenzioni del suolo.