L’Archivio di Stato di Rieti aderisce alle Giornate Europee del Patrimonio 2012 puntando l’accento sul patrimonio dell’Archeologia Industriale del nostro territorio. L’iniziativa è svolta in collaborazione con l’AIPAI, l’Associazione Italiana PER IL Patrimonio Archeologico Industriale e l’Istituto di Storia Economica “F.Nomigliano”.
Nello specifico venerdì 28 settembre alle ore 12,30 il direttore dell’Archivio di Stato Roberto Lorenzetti e il presidente nazionale dell’AIPAI, Prof. Renato Covino, terranno una conferenza stampa nel corso della quale sarà illustrato il convegno sul tema “Archeologia Industriale in Sabina. Casi di studio e progetti di recupero” e la mostra "Rieti e il suo patrimonio archeologico industriale" che si terranno presso l’Archivio di Stato nelle prossime settimane.
In occasione delle Giornate Europee del Patrimonio l’Archivio di Stato ha organizzato una apertura in anteprima della mostra tutt’ora in allestimento che potrà essere visitata anche nella giornata di sabato 29 settembre dalle ore 9,30 alle 12,30.
GIORNATE EUROPEE DEL PATRIMONIO 2012
POLIZIA DI STATO ARRESTA LATITANTE
Personale del Posto di Polizia di Passo Corese ha arrestato il cittadino rumeno R.Gheorge, del 1974, residente a Roma, in esecuzione ad un mandato di cattura emesso dal Tribunale di Roma. Nella serata di sabato, infatti, la pattuglia del Posto di Polizia di Passo Corese, in servizio di controllo del territorio, durante l’effettuazione di un posto di blocco, ha fermato per un controllo una autovettura con tre persone a bordo. Dal particolareggiato controllo al C.E.D. effettuato dagli Agenti, uno dei tre occupanti, il cittadino rumeno RADU Gheorge, è risultato essere gravato di un mandato di cattura emesso nel 2011 dal Tribunale di Roma, dovendo espiare una pena definitiva di 6 mesi di reclusione per aver commesso un furto, nel gennaio del 2011, in un esercizio commerciale della capitale.Il cittadino rumeno è stato, pertanto, tratto in arresto ed associato presso la Casa Circondariale Nuovo Complesso di Rieti dove espierà la pena detentiva cui è stato condannato.
GUIDA SICURA CON IL PROGETTO "SAVE AS"
Il progetto SAVE AS, riguardante la sicurezza stradale coordinato dalla Provincia di Rieti e finanziato dall’ Unione delle Province d’Italia, è giunto alla tappa principale che si svolgerà il 27 settembre prossimo a Rieti al PalaSojourner.
I vincitori del concorso Save As parteciperanno infatti a partire dalle ore 9.00 ad una giornata di guida sicura realizzata in collaborazione con l’ Autodromo di Magione che attraverso istruttori professionisti del Centro Nazionale Educazione Sicurezza Stradale (Cness) fornirà ai partecipanti strumenti di conoscenza sull’uso dell’automobile e della condotta in situazioni normali e critiche per renderli più consapevoli dei rischi connessi alla guida di un autoveicolo.
Il progetto Save As, realizzato in collaborazione con la Provincia di Perugia e l’Associazione Juppiter, ha visto il coinvolgimento dei ragazzi delle classi IV e V degli Istituti superiori delle province di Rieti e Perugia che hanno partecipato attivamente alle diverse attività previste dal progetto tutte tese alla sensibilizzazione ad una guida sicura e consapevole. Il prodotto finale della partecipazione dei ragazzi è stata la realizzazione di un video sulla sicurezza stradale che è stato successivamente oggetto di un concorso tra le classi degli istituti reatini e perugini.
“La sicurezza e con essa quindi l’educazione stradale sono argomenti che le amministrazioni pubbliche debbono affrontare – commenta l’assessore provinciale alle Politiche giovanili Francesco Tancredi – In quest’ottica abbiamo portato avanti questo progetto che, dopo essere stato oggetto di altre iniziative sul territorio, arriva alla tappa più significativa. I vincitori del concorso avranno la possibilità di partecipare ad una giornata di guida sicura servirà in primo luogo come esperienza personale e poi, mi auguro, a far sì che diventino loro stessi testimonial del modo corretto e sicuro di approcciare alla strada”.
CISL: LE DIMISSIONI DELLA POLVERINI NON SONO SUFFICIENTI
"Le dimissioni della governatrice del Lazio, Polverini, se rappresentano l’auspicata svolta dopo la vergognosa pagina degli sperperi di pubblico denaro venuti alla luce, tuttavia non possono essere sufficienti": così la Cisl di Rieti per bocca del suo Segretario generale, Bruno Pescetelli.
"A preoccuparci è il panorama di riferimento e le macerie morali che queste dimissioni lasciano. La Cisl del Lazio, già nel Giugno del 2011 con il suo segretario Franco Simeoni e poi, anche recentemente, con il segretario attuale Tommaso Ausili, ha più volte denunciato gli sprechi di denaro pubblico della Regione Lazio (costo consiglieri, numero elevato e ingiustificato di commissioni, gruppi consiliari con un solo membro, vitalizi, ecc.), dedicando grande attenzione al sistema delle società regionali, (consigliamo di leggere il libro presentato da Simeoni quasi un anno fa sulla ricerca commissionata dalla Cisl del Lazio al Prof. Marcello Degni, attuale assessore al bilancio del comune di Rieti), a fronte di una politica di tagli, specie sul versante sanità e trasporti, indiscriminata e senza tener conto delle specificità dei singoli territori.
Ma il discorso di commiato della governatrice – prosegue Pescetelli – non può essere certo considerato la pietra tombale su quanto accaduto. Da sempre abbiamo dichiarato sui diversi tavoli di confronto che una situazione di risparmi alle spalle dei cittadini, prima o poi, avrebbe dovuto implodere. E quando, poi, si va sul terreno delle responsabilità di una simile situazione, ebbene sia chiaro che nessuno, maggioranza od opposizione che sia, fatta eccezione per i radicali, forse, può tirarsi fuori. Questa collettiva assuefazione al peggio, questo senso di impunità arrivato a livelli tragicomici, inchiodano ognuno dei consiglieri eletti alla Pisana. Come CISL diciamo: vi siete dimessi? O, meglio, la Polverini vi ha dimessi? Ebbene, per favore e per decenza: non provate a ricandidarvi!
C’è, infatti, necessità di aria nuova, di vera discontinuità nel processo di moralizzazione già in atto, senza rottamazioni a prescindere (si può essere giovani di età ma vecchi di idee e senza morale o viceversa) ma facendo attenzione a salvare il salvabile all’interno di una generazione di politici che, comunque, ha al suo interno facce nuove e volontà rinnovate di impegno serio e a favore dell’interesse per antonomasia: quello del cittadino".
Ma la nota della CISL di Rieti guarda ancora avanti: "Quando Emma Bonino afferma che i soldi dati ai gruppi politici non sono di proprietà privata, coglie nel giusto. E, solo a ripensare ai 60 milioni di euro in tre anni che sono svaniti per un interesse più o meno personale, ci viene in mente il progetto-Salaria, abortito prima ancora di essere realmente finanziato, e sacrificato sull’altare dei risparmi per il deficit sanitario, dopo essere stato il feticcio di qualche campagna elettorale. E noi, che vedevamo l’Ospedale de Lellis come un auspicato polo di eccellenza, sebbene alle prese con una paurosa crisi di organico, mentre altrove, dove cioè si sarebbe dovuto deciderne il potenziamento, si pensava a finanziare vacue sagre e inutili, ripetitivi convegni, facendo spregio della voce disperata dei malati di Rieti e provincia, sballottati in altri ospedali solo perché in Regione si pensava ad altro, noi – soggiunge Bruno Pescetelli – che, anche grazie alle scomode denunce della Cisl, avevamo chiesto inutilmente il dirottamento di risorse vere per l’esausta situazione occupazionale e congiunturale della nostra Provincia o per il miglioramento del servizio-Cotral o della ferrovia Fara Sabina-Fiumicino.
Alla Pisana si continuava a ballare, cantare e mangiare di grasso, senza che nessuno, da una parte e dall’altra, si accorgesse che non solo era stato ucciso il vitello grasso ma che i buoi, ormai, avevano abbandonato le stalle, in barba alle rimostranze dei cittadini-contribuenti. Occorre – conclude il Segretario della CISL di Rieti – ripristinare il senso di legalità e moralità che solo la magistratura potrà accelerare ma che la politica ha il dovere di rinnovare, e che i cittadini elettori dovrebbero, con forza, pretendere.
Certo, i continui scandali che hanno visto coinvolti diversi governatori regionali, fa pensare che, forse, più che le Province andrebbe abolito o comunque riformato da cima a fondo l’Ente Regione, come pure appare ineludibile procedere alla costituzione dell’anagrafe di eletti e nominati, portando alla luce curricula, redditi e intrecci societari di ognuno, alla eliminazione dei vitalizi e, soprattutto, alla definitiva abolizione dei finanziamenti a pioggia a favore dei gruppi politici, favorendo il controllo amministrativo dei singoli bilanci, compresi quelli delle società di emanazione regionale.
Noi come sindacato siamo pronti a dare il nostro contributo di idee e, soprattutto come CISL, a restituire alla politica quel senso di responsabilità e sussidiarietà che la Costituzione della Repubblica italiana ci ha assegnato" .
SENTINELLI: LE DIMISSIONI DELLA POLVERINI RIDANNO FIDUCIA ALLA POLITICA E ALLE ISTITUZIONI
“Le dimissioni della Polverini ridanno fiducia alla politica ed alle Istituzioni, infatti è la prima volta che un Presidente, potendo vantare un’opera di risanamento finanziario di una Regione ereditata sull’orlo del default, si dimette in assenza di avvisi di garanzia nei suoi confronti o dei propri Assessori”. Lo dichiara Gabriella Sentinelli che della Giunta Polverini è Assessore all’Istruzione e Politiche giovanili.
“Un esempio soprattutto per i giovani – continua la Sentinelli – ai quali bisogna consegnare un sistema politico pulito con una gestione dei soldi pubblici trasparente e corretta contabilmente. Per me, laureata in economia e commercio, la gestione dei fondi da parte del Consiglio regionale, è una bestemmia contabile. Non è pensabile che si possano ottenere soldi pubblici con una semplice autocertificazione e spenderli per usi privati. Ma anche da questa vicenda ora dobbiamo guardare il lato positivo e ripartire facendo politica nella Regione Lazio con un metodo nuovo e con una situazione economico-finanziaria dell’Ente avviata al pareggio di bilancio. La Giunta Polverini può vantare di aver ridotto di 5 miliardi di euro il bilancio regionale, di aver dimezzato il deficit della sanità laziale e di aver tagliato gli sprechi della politica emersi negli ultimi giorni”.
FONDI AI GRUPPI REGIONALI. GIORDANI: IL CONSIGLIERE GATTI CI RACCONTI CHI LI DECISE
Nelle cronache della bufera che ha travolto il consiglio regionale, sono entrati, a livello diverso, tutti e tre i consiglieri regionali della provincia: Lidia Nobili tirata in ballo da Fiorito, ma anche Cicchetti che ha detto la sua cercando di smarcare le sue responsabilità politiche; mentre Mario Perilli non rimarrà nell’ombra, dato che rivestiva l’importante carica di tesoriere del gruppo PD.
Tutti loro hanno gestito, in maniera diversa e che la magistratura accerterà, i fondi messi a disposizione.
Ma messi a disposizione da chi? – a chiederlo è Marco Giordani di Sabina Radicale – la competenza è, per la legge regionale 6/73, dell’Ufficio di Presidenza del Consiglio Regionale. L’Ufficio di Presidenza era composto da 6 membri: 4 di maggioranza (due PDL, uno della Lista Polverini ed un UDC) e 2 di minoranza (un PD ed un IDV).
Perciò stupisce – continua Giordani – che la figura che manca nelle cronache sia quella del consigliere "frontaliero", quel Gianfranco Gatti (consigliere provinciale "per" PDL e noto alle cronache nazionali per un tentativo di scasso della legge elettorale comunale) che è stato eletto a Tivoli con la Lista Polverini e che era proprio uno dei sei dell’Ufficio di Presidenza che, a detta della Corte dei Conti, in cinque sedute tra il 2010 ed il 2011 ha deliberato l’aumento delle cifre assegnate ai gruppi, passandoli da 1 a 14 milioni.
Queste sedute e queste delibere sono però tuttora "segrete", indisponibili anche ai consiglieri regionali radicali che ne hanno fatto richiesta di accesso. Come si è votato, all’interno di questo Ufficio di Presidenza? C’è qualcuno che può chiederlo al consigliere Gatti?.
A questa domanda – conclude Marco Giordani di Sabina radicale – forse dà risposta, pur sbagliando il bersaglio quando addita i capigruppo, lo stesso consigliere Cicchetti che pubblicamente si chiede: "dov’erano gli altri capigruppo di minoranza? Senza il loro consenso non si sarebbe potuto verificare quanto oggi si contesta perché certe decisioni o vengono prese all’unanimità o non trovano attuazione".
CENTRALE A BIOMASSE, LA EPICO SRL DEVE CHIARIRE MOLTE COSE
In qualità di membro del Direttivo del Comitato Difesa del Territorio Orazio De Paola è stato chiamato dagli operatori confinanti l’impianto a biomasse della EPICO Srl che, dalle ore 20.00 di giovedì scorso, ha cominciato ad emettere vistosamente fumi nell’aria circostante.
Le persone, preoccupate per la loro salute hanno da subito avvertito fastidio alla gola e agli occhi e ritenuto necessario avvertire le Autorità competenti e gli organismi di controllo che sono intervenuti sia nella sera di giovedì che la mattina seguente.
Per quanto riguarda l’accaduto – afferma De Paola – sarebbe necessario che l’amministratore delegato della EPICO spiegasse:
1. Per quale motivo, alla domanda di un Pubblico Ufficiale, quale il Comandante D’Ambrosio, di cosa si fosse bruciato, ha risposto che si trattava di solo gasolio e poi quando su richiesta dei presenti, il Comandante chiedeva di verificare se all’interno del bruciatore fossero presenti delle ceneri, egli si rifiutava e solo quando la D’Ambrosio ha minacciato di chiamare il Giudice per l’autorizzazione ha acconsentito l’ingresso all’interno dello stabilimento. Guarda caso si scopre che non era solo gasolio. E’ evidente che impedendo l’accesso ad Arpa, Forestale e comune di Cittaducale, l’azienda non ha applicato la prescrizione n.18 dell’autorizzazione unica rilasciata dalla Provincia. Ai sensi della stessa Autorizzazione, è stata data comunicazione di avvio impianto? Dopo questo atteggiamento, come ci si può fidare dei dati che verranno forniti dalla EPICO durante il funzionamento dell’impianto? Non sarebbe più opportuno che un ente come l’Arpa, faccia dei rilievi ambientali ora che la centrale è spenta e dopo, con diverse condizioni climatiche?
2. L’AD spieghi per quale motivo di carattere organizzativo si fa una prova di accensione dopo il tramonto e oltretutto spegnendo tutte le luci di un impianto mai avviato prima. Sono state rispettate le norme di sicurezza?
Visto l’atteggiamento della proprietà, insieme alle persone direttamente coinvolte dall’accaduto, siamo giunti – continua l’ex membro del Direttivo del Comitato Difesa del Territorio – alla decisione di sottoporre all’autorità giudiziaria tutta la documentazione raccolta dal 2008 ad oggi, dalla quale ci si possono porre interrogativi di legittimità su tutto l’iter autorizzativo.
a) Se è regolare che la ESSEPI il 20/11/07 presenti in Provincia, al protocollo n. 71134 istanza di attivazione della procedura allo scopo di ottenere l’autorizzazione unica senza avere titolarità su nessun lotto di terreno;
b) Se è regolare che il Consorzio Industriale in data 17 Gennaio 2008 con delibera 6 Agosto assegni il lotto alla ESSEPI senza dare informativa alla Cotral S.p.A, proprietaria del terreno;
c) Se è regolare la concessione per costruire n.282 – Autorizzazione n.3 del 11 Giugno 2008 all’allora ESSEPI S.p.A. sul terreno di proprietà della Cotral Spa, senza che il Cotral abbia avuto informazione e che solo con l’atto di esproprio del 20 Aprile 2010 (circa due anni dopo) venne informata di non essere più titolare del terreno;
d) Se è legittima la determina provinciale n.31 del 01 Febbraio 2010 dove si concede una seconda proroga di 12 mesi (dopo i primi sei), ma questa volta retroattiva perché scaduta da 55 giorni, con contestuale trasferimento della titolarità della concessione (scaduta) dalla ESSEPI all’EPICO Srl e sul terreno ancora di proprietà del COTRAL;
e) Se l’atto di esproprio per pubblica utilità, del 20 Aprile 2010 repertorio ASI n.1557, nei confronti di un’azienda pubblica quale il COTRAL e a favore di un privato abbia tenuto conto dell’interesse pubblico prevalente come previsto dalla legge in materia di esproprio;
f) Se il prezzo di esproprio di € 367.818,85 sia congruo considerato che il terreno è stato rivenduto alla EPICO Srl dopo soli 55 giorni al prezzo di € 411.843,50 oltre l’iva, con atto repertorio n.7961 in data 15 Giugno 2010, con guadagno netto di € 44.024,65. Come sono stati destinati questi utili?;
g) Perché espropriare la Cotral S.p.A. del terreno in oggetto per poi rivendergli un nuovo terreno con atto pubblico del 18 Febbraio 2011 repertorio n.8653, cioè dopo 8 mesi e, per di più, in una posizione da molti ritenuta poco adatta tenendo anche presente quanto sta avvenendo in questi mesi di preoccupazione, da parte dei sindacati, per la mancanza di un deposito Cotral nel comune capoluogo e le conseguenti spese che la società si trova a sostenere. Sarebbe interessante sapere se da quest’operazione poco chiara, vi sono stati danni per la società Cotral S.p.A. e quindi per tutta la collettività;
h) In ultimo chiediamo di conoscere le responsabilità ed i motivi per i quali i cittadini di Rieti ed in particolare di Vazia, Madonna del Passo, Lugnano, Cupaello, Villa Reatina e Campoloniano non abbiano potuto esercitare il diritto alla tutela della propria salute tramite un rappresentante del proprio comune all’interno della conferenza dei servizi.
“Detto ciò colgo l’occasione – conclude Orazio De Paola – per dare le dimissioni dal Comitato Difesa del Territorio, seguitando a stare in prima fila con i cittadini e con tutti coloro, anche giovani membri del comitato stesso, che hanno a cuore veramente la salute pubblica e l’idea chiara da che parte stare”.
CICCHETTI A LODOVISI: NON HO COLPE "IN VIGILANDO"
Leggo di un tentativo di reprimenda nei miei confronti da parte del segretario provinciale del PD: nota garbata nel tono ma sbagliata nell’indirizzo.
Ho fatto il capogruppo di AN per circa tre anni e fatti come quelli di cui si parla non sono mai accaduti. Ho lasciato un cospicuo residuo di cassa al termine di quella esperienza contrassegnata da rigore e assoluto rispetto per il denaro di origine pubblica. Ho anche sventato per tre volte il tentativo di aumentare gli stipendi dei consiglieri regionali. Quando mi si presentava un foglio da firmare, già sottoscritto da altri capigruppo come “patto d’onore” da conservare in cassaforte, lo respingevo al mittente.
Per questa ragione e anche perché avevo inviato il cedolino del mio stipendio a “Panorama” e a un giornale di Viterbo mi alienai le simpatie di gran parte dell’aula, trasversalmente intesa. Perché “non ci si comporta così, “ mi fu detto! E’ l’andazzo vigente in regione: “si fa ma non si dice”.
E Luigi Nieri, assessore al bilancio di Marrazzo, ricorda ancora bene quando gli proposi di azzerare le famose “tabelle” a disposizione dei consiglieri per manifestazioni incrementando, semmai, il valore di quelle per opere pubbliche. L’obiettivo evidente era quello che le spese fossero sempre accompagnate dalla sottoscrizione di un pubblico ufficiale capace di certificare l’uso adeguato del denaro. Lui, che era d’accordo, mi comunicò dopo qualche giorno che non se ne sarebbe fatto nulla perché i “suoi”, per primi, lo avrebbero linciato.
Fin qui l’esperienza da capogruppo, una figura perno per gli accordi “riservatissimi” da imboscare poi nelle pieghe del bilancio.
Ed è su queste trattative particolari che si arenano le sedute del consiglio sospese, talvolta, anche per dieci ore consecutive in attesa di raggiungere accordi con l’opposizione interessata ad alzare la posta per quella che eufemisticamente viene chiamata “manovra d’aula”. Vorrebbe dire la massa di denaro da destinare ad iniziative politiche, o meno, della minoranza che poi vota, comunque, contro il bilancio.
Da semplice consigliere, invece, si può solo discutere, magari animatamente, dentro il gruppo ma diventa persino ininfluente il voto in aula com’è accaduto nel bilancio di previsione 2012, quando abbandonai i lavori per protesta contro il mantenimento del regime retributivo dei vitalizi proprio mentre Camera e Senato decidevano il passaggio al contributivo.
Ribalto allora la domanda del segretario provinciale del PD.
Dov’era il capogruppo Montino quando si decideva di destinare fondi ingenti ai gruppi? E dove erano il vice presidente del consiglio Astorre (PD) e gli altri membri di minoranza dell’ufficio di presidenza, organo attraverso il quale transitano verso i gruppi quei cospicui fondi di cui si parla oggi? E dov’erano gli altri capigruppo di minoranza?
Senza il loro consenso non si sarebbe potuto verificare quanto oggi si contesta perché certe decisioni o vengono prese all’unanimità o non trovano attuazione. In virtù di quel comportamento omertoso che ricordavo a proposito dell’aumento delle indennità per i consiglieri mandato all’aria per ben tre volte dal mio dissenso e da quello di Ivano Peduzzi.
E a proposito dell’utilizzo dei fondi ai gruppi, che qualcuno avrebbe fatto per sciatto godimento personale, mi piacerebbe sapere con chiarezza quale è stato il comportamento dei gruppi che, per il momento, sono ancora fuori dall’indagine giudiziaria. Dato che non esiste un disciplinare né una legge di riferimento ed è possibile quella “spesa creativa” che il buonsenso ed il rispetto del pubblico denaro dovrebbero vietare, sarebbe interessante conoscere, gruppo per gruppo, di che natura sono state le spese degli ultimi due anni.
Dico, in conclusione, al segretario provinciale del PD che non ho colpe “in vigilando”. Quando ho esercitato le funzioni di capogruppo l’ho fatto come ho appena riferito. Da semplice consigliere mi avveleno per quanto mi è passato sulla testa. Esiste una lobby dei capigruppo come esiste quella dei segretari nazionali amministrativi di tutti i partiti.
Che piaccia o meno, a me e a Lui, poco importa!

