Le assistenti sociali, titolari di un contratto di collaborazione a progetto, operanti nei Comuni afferenti al Distretto Rieti 1, intendono porre attenzione alla situazione che, attualmente, vede coinvolti il Servizio Sociale Professionale di tutti i Comuni del Distretto.
Nonostante le vigenti normative sanciscano e continuino a ribadire che il Servizio Sociale Professionale, nonché il Segretariato Sociale, ormai da oltre un decennio, rappresentino un Liveas fondamentale che deve essere garantito in tutti i Comuni singoli e/o associati, la maggior parte degli Enti Locali, che diventano tutti, nella Provincia di Rieti, continuano a gestire il servizio sociale con personale precario.
Va specificato che, fino ad oggi, il servizio sociale nei comuni afferenti al Distretto Rieti 1, compreso il Comune di Rieti, comune capoluogo con una popolazione di 50.000.00 abitanti, è stato garantito grazie ai finanziamenti delle progettualità regionali legate ai Piani di Zona e da personale completamente precario.
Tali progetti, anche se ovviamente fino ad oggi hanno permesso di lavorare e offrire un servizio di qualità e professionalità, non hanno mai avuto un’ottica di creazione e strutturazione di posti di lavoro e stabilità del servizio.
L’aver vincolato i compiti istituzionali a progettualità derivanti da finanziamenti regionali, ha portato gli Enti, a non dare nessuna priorità alla creazione di un servizio sociale stabile all’interno dell’ente che comunque, veniva impropriamente garantito da professionisti precari, privilegiando l’assunzione in ruolo di altre figure.
Ad oggi, vista la normativa in tema contrattuale sempre più rigida, che pone molti più vincoli per la stipula di contratti cosiddetti “flessibili”, c’è il rischio concreto, dal prossimo 1 aprile, di un’interruzione delle attività dei servizi sociali comunali e una perdita di lavoro da parte di professionisti, molti dei quali precari da oltre 10 anni.
Oggi si parla tanto di dare opportunità lavorative ai giovani, ma per coloro che da giovani hanno iniziato come precari e che da più di dieci anni, ormai non più proprio giovani, hanno investito ed investono ancora oggi tempo, fatica, professionalità nel lavoro sul territorio chi ci pensa??
Anche se precari, siamo ormai parte integrante del sistema della pubblica amministrazione, ultime ruote del carro, in alcuni casi ruote di scorta se non uniche ruote, senza le quali però il sistema dei servizi sociali nei comuni subirebbe uno stop, un’assenza di servizio non ammessa né permessa per legge.
Anche un esternalizzazione dei servizi non può essere auspicabile in quanto illegittima; si ricorda che il servizio sociale professionale è svolto dall’assistente sociale che opera in forza di un mandato istituzionale, tale servizio rientra tra le funzioni istituzionali obbligatorie e deve essere erogato direttamente dai Comuni e non affidati ad altri. Sull’estrernalizzazione del Servizio Sociale Professionale, si è pronunciato anche l’Avvocato Luigi Di Filippo, su richiesta dell’Ordine Nazionale degli Assistenti Sociali, dichiarando che tale lavoro deve essere svolto da personale qualificato inserito stabilmente nelle piante organiche dei Comuni, singoli o associati.
È come se un Comune esternalizzasse l’Ufficio tecnico o il Comando della Polizia Municipale.
Che ne pensate?
E ora che finalmente nell’agenda degli Amministratori Locali il Servizio Sociale divenga una reale priorità. Si parla tanto di una nuova legge di riordino dei servizi sociali, della 328/00, di livelli minimi di assistenza ma senza servizio sociale, senza gli assistenti sociali spiegateci voi chi garantirebbe le prestazioni ?
Troviamo frustrante e demotivante che ad oggi dopo numerose segnalazioni agli organi preposti, nessun Ente si sia attivato per creare una stabilità per i Servizi Sociali.
Alla luce di quanto già esposto le Assistenti Sociali del Distretto Rieti/1 chiedono, animate da spirito di collaborazione, che questa nota serva come prima cosa, per sensibilizzare la politica, le forze sociali, nonché gli enti di categoria sulla situazione del personale che opera all’interno dei servizi sociali comunali, quotidianamente a contatto con l’utenza più bisognosa, che in un periodo di profonda crisi economica e occupazionale ha maggior bisogno di servizi efficienti e ad aprire uno spazio di dialogo e confronto costruttivo tra i vari attori coinvolti.
In tal senso ritengono che il loro primo interlocutore dal quale si aspettano, vista l’urgenza, un invito ad incontrarle, sia la Regione Lazio perché ente di legislazione, programmazione, finanziamento, indirizzo, coordinamento, controllo e valutazione.
L’Ordine professionale della Regione Lazio ha seguito le vicende delle colleghe che operano nel Comune di Roma, o altre province oltre che presso le ASL e riteniamo altresì necessario che anche la situazione, altrettanto disastrosa, precaria da anni e lontana dalla vista della grande città, sia importante e meriti di essere approfondita .
Pertanto anche a loro, nonché alle colleghe del Nazionale, chiedono un serio interessamento e un fattivo impegno per la tutela e la salvaguardia della nostra professionalità.