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Dal 5 al 7 gennaio 2018 a Leonessa il Meeting dei Giovani

Ci sono gli eventi, gli incontri, le occasioni, che fanno esplodere la vita al centro del prossimo Meeting dei Giovani di Rieti. Si parlerà del tempo marcato dalle grandi scelte della vita, dai momenti di svolta. Si guarderà all’«Ora», a «quell’ora precisa, quell’istante che ti cambia, ti trasforma».
Come riporta Frontiera a dare il tema dell’esperienza residenziale del Meeting, che quest’anno si svolgerà a Leonessa dal 5 al 7 gennaio, è infatti la prospettiva del Sinodo del 2018, con il quale papa Francesco invita a riflettere insieme ai vescovi su «I giovani, la fede e il discernimento vocazionale». Uno spazio di ragionamento già aperto nella nostra diocesi con l’Incontro pastorale dello scorso settembre, che proprio sui giovani faceva leva e che dunque i giovani, chiamati nella diocesi e in tutta Italia, sono invitati a portare avanti. E come nel 2016 a Greccio e nel 2017 ad Amatrice, i nomi degli ospiti che aiuteranno i partecipanti a entrare nel vivo del ragionamento saranno di primo livello.

Le scelte sorprendenti

Il primo giorno si parte con Arturo Mariani (22 anni, scrittore e calciatore della nazionale italiana mutilati) e Monica Boggioni (19 anni, nuotatrice paraolimpica, campionessa del mondo nei 50 e 100 m stile libero categoria S4 e nei 150 m misti nella categoria SM4). Con loro il discorso sullo sport, e non solo, visto come scelta “sorprendente”, che insegna anche a vivere, che dà forza e determinazione, e che toglie anche qualche soddisfazione.

Le scelte estreme

Il secondo giorno sarà invece dedicato alle scelte “estreme”: a quella della clausura in monastero, ma anche a quella per una agricoltura “radicale”, che accetta pochi compromessi, fatta da Devis Bonanni. Ai giovani del Meeting racconterà di quando è scoccata in lui la scintilla divampata in un concreto progetto di vita. Un’avventura iniziata mettendo in piedi un piccolo orto senza avere alcuna esperienza, seguendo l’esigenza di un rapporto diretto con la natura. Un’esperienza che lo ha portato, a 23 anni, ad abbandonare il suo lavoro di tecnico informatico per diventare contadino, ciclista, boscaiolo sugli alpeggi della Carnia, dando origine a un singolare stile di vita fuori dagli schemi convenzionali.

Le scelte coraggiose

La giornata conclusiva del Meeting vedrà invece protagoniste le scelte coraggiose di don Maurizio Patricello, parroco della “Terra dei fuochi”, e di Federica Angeli, la coraggiosa giornalista de «La Repubblica», che vive da alcuni anni sotto scorta assieme alla sua famiglia per le sue inchieste sulla mafia del litorale romano, per le quali è stata più volte minacciata di morte.

Ti presento la Duchessa. Guida illustrata della Riserva Naturale Montagne della Duchessa

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Venerdì 5 gennaio alle ore 17.00 presso il prestigioso Museo Archeologico Cicolano, a Corvaro di Borgorose (RIETI ), verrà presentato il libro “Ti presento la Duchessa. Guida illustrata della Riserva Naturale Montagne della Duchessa”.
Si tratta del primo di una serie di volumi in corso di realizzazione della collana divulgativa “I quaderni della Duchessa” finalizzata alla conoscenza e promozione del territorio della Riserva Naturale e del Comune di Borgorose. L’evento sarà presentato da Alberto Foppoli, Direttore della Riserva, da Mariano Calisse, Sindaco del Comune di Borgorose Ente di gestione della Riserva, e dalle curatrici Emanuela Peria e Luciana Carotenuto.
Utilizzando nozioni scientifiche utili alla comprensione dei delicati equilibri che legano uomo e natura, espresse in chiave divulgativa grazie anche ad un’ampia documentazione fotografica, questo libro guida il lettore alla scoperta di paesaggi mozzafiato, di una straordinaria e unica biodiversità ma anche delle radici storiche e culturali di un territorio ancora poco conosciuto.

Il 4 gennaio ospite de "Il Libro Sospeso" Ilaria Bifarini

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Come di consueto, segui su Radiomondo 99.9 e Rietinvetrina.it la trasmissione “Il Libro Sospeso” realizzata in collaborazione con la casa editrice Puntidivista.
Giovedi 4 gennaio 2018, a partire dalle ore 18:30, ospite in studio Ilaria Bifarini, che ci presenterà il suo libro: “Neoliberismo e manipolazione di massa”, rivolto a tutti coloro che vogliano affrontare un percorso di disvelamento delle menzogne che si celano dietro l’attuale modello socio-economico. Rinnegando gli insegnamenti dell’Università Bocconi, dove si è formata come economista, l’autrice guida i lettori attraverso il proprio cammino di comprensione dell’inganno neoliberista.
Sentiamo spesso parlare di neoliberismo, ma in modo confuso e approssimativo, per lo più stigmatizzato come la causa di tutti i mali attuali. Per capire appieno di cosa si tratti, è necessario scrollarsi di dosso le categorie tradizionali e adottare un approccio interdisciplinare. Tale teoria, infatti, non può essere compresa limitandosi a un’analisi economica, liquidata semplicisticamente come la supremazia totale del libero mercato e della concorrenza.

Nuova legge per i Piccoli Comuni

La nuova legge per la valorizzazione dei Piccoli Comuni Forano (RI) Centro Anziani Via G. Marconi, 09 gennaio 2018 ore 15.
Programma:
15.00 Saluti
Marco Cortella, Sindaco del Comune di Forano, Giuseppe Rinaldi, Presidente Provincia di Rieti, Vincenzo Regnini, Presidente Camera di Commercio di Rieti, Sauro Antonelli, Vice Presidente Confartigianato Imprese Rieti;
15.30 Introduzione ai lavori
Maurizio Aluffi, Direttore Confartigianato Imprese Rieti;
15.50 Relazioni
L’iter normativo della Legge 158/2017 – Ermete Realacci, Parlamentare e relatore della legge sui Piccoli Comuni
Contenuti della norma e opportunità per amministrazioni e imprese – Direzione Relazioni Istituzionali Confartigianato
Fare impresa in Sabina: bandi, incentivi e novità introdotte dalla Legge di Bilancio 2018 – a cura dell’Ufficio Fiscale e Ufficio Credito e Incentivi di Confartigianato Imprese Rieti
17:00 Dibattito
17:30 Conclusioni
Fabio Refrigeri, Assessore Infrastrutture, Politiche Abitative ed Enti Locali Regione Lazio Provincia di Rieti.

SEI TU IL REPORTER – In via Chiesa Nuova siamo senza illuminazione da due mesi

Nuova segnalazione dei residenti di via Chiesa Nuova, che lamentano di come da due mesi tutte le famiglie della zona siano costrette a vivere senza illuminazione pubblica.
“Dopo tanti tentativi di farla riallacciare siamo stati abbandonati – commenta a Rietinvetrina Enrica – paghiamo le tasse e stiamo anche senza luce!”
“Se per sostituire una lampadina ci vogliono due mesi e molti solleciti – commenta a Rietinvetrina Moreno – non posso immaginare per cose più importanti.”

La valle dell’«unico» presepe

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Appena concepita, l’iniziativa della Valle del Primo Presepe era stata pensata con un titolo ben più ambizioso: “La valle dei mille presepi”.
Forse quel “mille”, strada facendo, pur nella sua evocativa suggestione di pienezza a tutto tondo, deve essere sembrato un po’ esagerato. Da una parte, chissà quante valli, ben più grandi della nostra, possono contare ben più di mille presepi.
Dall’altra, quel “mille” rischiava di diluire qualcosa che invece sarebbe dovuto restare concentrato, condannando all’insignificanza ciò su cui invece si desiderava richiamare l’attenzione.
Si è pervenuti a un più saggio e realistico “Valle del Primo Presepe”, puntando, più che sulla quantità, sul primato. E qui l’orgoglio può essere più che giustificato: di presepi da quel lontano Natale del 1223 se ne sono fatti tanti, ma quello di Greccio voluto da san Francesco è stato il primo di una lunga serie, tanta la fortuna che nel tempo e nello spazio ha avuto la geniale intuizione del patrono d’Italia.

Una fortuna tanto grande che, insieme al crocifisso, è divenuto simbolo dell’identità cristiana. Tema, questo, prepotentemente e forse in modo un po’ sguaiato, tornato alla ribalta della cronaca a motivo dell’ostracismo di alcuni nei riguardi nei simboli della cristianità. Ma la priorità del presepe di Greccio ancora non coglie nel segno. C’è qualcosa che sfugge, c’è un di più ancora da rincorrere e da mettere in evidenza.
A me pare che, ben oltre la priorità, sia necessario mettere in evidenza l’unicità del presepe realizzato a Greccio da Francesco.
Mai nella storia ne fu realizzato un altro uguale. È questa unicità che dice la specificità dell’esperienza del Natale del 1223 a Greccio, maldestramente perpetuato nei secoli, smarrendone però il proprium, mutandolo in sacra rappresentazione, in scenografia bucolica d’altri tempi, oppure in improbabili quadretti provocatori con grattaceli, fabbriche, e carri armati e personaggi dello spettacolo o della politica, che forse non avrebbero un ruolo alcuno, se non fossero collocati nel presepe, dalla creatività canzonatoria, in bilico tra sacro e profano, dei buoni napoletani.
Più passa il tempo e più l’intuizione francescana viene in un certo senso stravolta. Francesco non voleva mettere in evidenza che Gesù nasce anche a Greccio, così come in ogni altro angolo della terra. La sua intuizione è più raffinata. Gesù è nato a Betlemme, lì e solo lì, lì e solo allora, ma quel “lì e allora” può diventare un “qui e adesso” a patto che “qui e ora” si verifichino le stesse condizioni di quel luogo sperduto e di quel lontano passato.
È come se il mistero del Natale obbligasse la storia, inesorabilmente protesa in avanti, per una notte a fare inversione di marcia e, invece di correre verso la meta, si volgesse verso l’origine. Forse è contemplando dalle colline il bel fiume che attraversa la valle reatina che Francesco ha avuto una intuizione paradossale. Il futuro di un fiume non risiede nella foce, ma nella sua sorgente; la novità di un fiume sta alla sorgente, il futuro sta a monte e non a valle. Tornare alle origini per Francesco non era un ritorno al passato, ma una fuga nel futuro, l’avvenire è tutto racchiuso nell’emblematico in illo tempore con il quale la liturgia fa cominciare ogni racconto evangelico.
Forse è anche per questo che Francesco resta una figura irraggiungibile, inafferrabile, perché mentre noi cerchiamo il futuro nel domani, Francesco il futuro lo incontra nel passato, in un passato fondante e fecondo, nella sorgente da cui sgorga perennemente ogni novità. Francesco non lo incontreremo mai e mai lo comprenderemo fintanto che andiamo in direzione opposta.
Ma c’è di più. Il presepe di Francesco è unico, tanto unico da apparire ai nostri occhi paradossale. Se a qualcuno oggi venisse in mente di riproporlo tale e quale lo aveva realizzato lui, altro non susciterebbe che scandalo.
Leggiamo nella Vita prima di Tommaso da Celano: «Arriva alla fine Francesco: vede che tutto è predisposto secondo il suo desiderio, ed è raggiante di letizia. Ora si accomoda la greppia, vi si pone il fieno e si introducono il bue e l’asinello. In questa scena commovente risplende la semplicità evangelica, si loda la povertà, si raccomanda l’umiltà».
Un presepe ridotto all’osso! Non ci sono neppure Maria, e Giuseppe, e per il momento neppure Gesù: solo un asino, il bue e un mucchio di fieno: che scandalo! Ma Francesco mira all’essenziale. I fronzoli non gli sono mai piaciuti. È convinto che solo l’essenziale può rendere presente il Mistero; solo l’essenziale può dischiudere alla comprensione dell’Evento; solo l’essenziale è rispettoso di un Dio che viene nella carne; solo l’essenziale non ha il potere di soffocare l’Unico Necessario; solo l’essenziale riesce a non distrarre lo sguardo dal Protagonista, a cui nessuno deve rubare la scena.
Dal passato Francesco coglie una delle leggi che rendono possibile il futuro: l’essenzialità.
L’essenzialità è legge di vita. Dio solo sa quanto la Chiesa e il mondo oggi abbiano bisogno di puntare su ciò che è essenziale, riscoprire l’Unico necessario, quel “quanto basta” che è segreto di fecondità e di autenticità.
Per la valle dell’unico presepe deve risuonare questo grido che è a un tempo grido d’allarme e annuncio di Vangelo: «Se vuoi futuro, torna all’essenziale».
Se così non fosse, Greccio, Rieti e la sua valle avrebbero fallito la loro vocazione e la loro missione, espropriandosi da sé della specificità che le rende uniche, inimitabili, al riparo da contraffazioni, da maldestre imitazioni il cui fine è anestetizzare la prorompente forza d’urto di quanto Francesco fece, spalmandolo su un paesaggio bucolico. Suscitare emozioni devote, spesso serve solo a disinnescare lo scandalo pungente e provocante di un Dio che viene nella carne.
Credo si possa cogliere anche un altro aspetto. Continuando a leggere la descrizione che Tommaso da Celano fa di quella notte di Natale del 1223, ci imbattiamo in qualcosa di singolare: «Il santo è lì estatico di fronte alla mangiatoia, lo spirito vibrante di compunzione e di gaudio ineffabile».
Francesco è in estasi di fronte al nulla. Dinnanzi a lui solo un bue, un asino, un mucchio di paglia: questo basta per la sua visione estatica. Quando agli occhi della carne si concede il minimo indispensabile, gli occhi del cuore possono avere accesso alla visione del massimo possibile. L’intento di Francesco non è quello di rendere visibile l’invisibile, ma di approntare uno spazio vuoto nel quale l’invisibile possa rendersi presente. È il vuoto che rende possibile la Presenza. Quel vuoto è e deve essere indisponibile a chiunque voglia usurparlo. Ogni usurpatore del vuoto è un idolo. Nel vuoto l’Assente si fa Presente e si rende presente nell’unico modo possibile, adagiandosi come cibo nella mangiatoia vuota.
«Poi il sacerdote celebra solennemente l’Eucaristia sulla mangiatoia e lui stesso assapora una consolazione mai gustata prima». La mangiatoia nuda e cruda è messa lì da Francesco proprio perché in essa possa rinnovarsi il mistero di un pane che si fa Carne, di una Carne che si fa pane, dato in cibo per la moltitudine.
Il presepe di Greccio, il primo e ancor più l’unico presepe, è rimando all’Eucaristia. Se il presepe della valle reatina non richiamasse alla centralità dell’Eucaristia, sarebbe solo una operazione turistico-commerciale. Rieti è un richiamo all’estasi eucaristica, a vedere un Dio che si dà da mangiare; è stimolo ad alimentare il desiderio di nutrirsi di Lui per avere la vita. La Chiesa reatina che rimette al centro il presepe è una Chiesa che rimette al centro l’Eucaristia, mistero da assaporare e da gustare come fa Francesco in quella notte fatale, in cui non mette in scena una sacra rappresentazione, ma fa celebrare l’Eucaristia su una mangiatoia che diviene altare.
Nei nostri borghi si moltiplicano i presepi viventi e le sacre rappresentazioni della natività, credendo di perpetuare una tradizione tutta francescana, senza rendersi conto che, se Francesco fosse ancora tra noi la notte tra il 24 e il 25 dicembre, si preoccuperebbe piuttosto della Eucaristia da celebrarsi su un altare singolare, come del resto ogni altare dovrebbe essere sempre: una mangiatoia.
Infine, «uno dei presenti, uomo virtuoso, ha una mirabile visione.
Gli sembra che il Bambinello giaccia privo di vita nella mangiatoia, e Francesco gli si avvicina e lo desta da quella specie di sonno profondo […] per i meriti del santo, il fanciullo Gesù veniva risuscitato nei cuori di molti che l’avevano dimenticato, e il ricordo di lui rimaneva impresso profondamente nella loro memoria».
Per Francesco la notte di Natale è notte di Pasqua, è notte di risurrezione, notte nella quale far risorgere Gesù nel cuore di molti che l’avevano dimenticato.
Se questa operazione della valle del primo o unico presepe non avesse una valenza pastorale, come è nell’intento del nostro vescovo Domenico, e non riuscisse a far risorgere Gesù nel cuore di molti, allora avrebbe fallito il suo obiettivo. Molti plaudono all’iniziativa del nostro vescovo, ma a quanti interessa davvero che il «fanciullo Gesù» venga «risuscitato nei cuori di molti che l’hanno dimenticato»?
Fonte: Frontiera

Junior è scappato il 31 dicembre da Campoloniano causa botti di Capodanno. Chi l’ha visto?

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Il cagnolone in foto, razza Labrador, si chiama Junior e si è smarrito dal quartiere Campoloniano a Rieti la notte del 31 dicembre 2017, probabilmente a causa dei fuochi d’artificio. Qualcuno lo ha visto?
Ha il mantello color miele ed è munito di microchip.
Chi dovesse avere informazioni su di lui o chi lo ha preso per toglierlo dalla strada chiami subito il numero 347 3205826.

A Vazia una tombola di emozioni – FOTO

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Giorni di festa, giorni di tombole, giorni di emozioni. Come quelle della rappresentazione della scuola dell’Infanzia Sestilio Matteocci di Vazia. La Gioia in primo piano, come il frizzante personaggio del film Inside-Out che ha ispirato tutta una serie di attività: dalla lettura del libro alla visione della pellicola, alla creazione di una vera e propria tombola con i disegni dei bambini, strumento che ha messo in moto una lunga serie di riflessioni sugli effetti che i sentimenti producono, come sottofondo delle esperienze quotidiane, e che vanno a costruire mattone dopo mattone la nostra personalità. Tutto è confluito in una manifestazione che sicuramente susciterà tanti bei ricordi nei bambini, nelle bambine e nei loro familiari.
Alla Tombola di Gioia hanno partecipato anche gli alunni delle classi prime della scuola primaria, sollevando i disegni e leggendo i numeri estratti che poi venivano sistemati sul tabellone. Per la riuscita dell’evento, un ringraziamento è stato rivolto alle insegnanti, alle collaboratrici scolastiche, ai rappresentanti di sezione, e a tutti coloro che hanno collaborato in vario modo. Una particolare gratitudine è stata espressa nei confronti di un genitore che ha rinunciato al proprio riposo notturno per impaginare e stampare tutte le cartelle della tombola, fornendo l’amplificazione per realizzare questo momento così speciale.
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Presentato il “Torneo di basket della Befana – Memorial Sandro Cordoni”

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Questa mattina, nella sala consiliare del Comune di Rieti, è stato presentato il “Torneo di basket della Befana – Memorial Sandro Cordoni” che comincerà domani, 3 gennaio.
La manifestazione, patrocinata dal Comune di Rieti, si svolgerà nella struttura comunale del PalaCordoni e in altri impianti della Provincia. Le finali sono in programma il 6 gennaio al PalaSojourner.
“Si tratta di una iniziativa sportiva giovanile – dichiara il consigliere delegato allo sport Roberto Donati (nella foto) – che vedrà confrontare i nostri ragazzi con altre 34 società italiane e straniere (23 delle quali pernotteranno nel nostro territorio) per un totale di circa 800 ragazzi. Legata al torneo come di consueto c’è un’importante attività di beneficenza. Sarà possibile, infatti, attraverso delle donazioni durante le partite, sostenere il Progetto Alessandra dell’Associazione Onlus ALCLI Giorgio e Silvia. Da parte mia e del Comune di Rieti, i complimenti e gli auguri di buon lavoro a tutti gli organizzatori e buon divertimento ai nostri ragazzi.”

Maria Enrica Spacca in Sud Africa per la preparazione atletica

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L’atleta reatina Maria Enrica Spacca (nella foto) il 4 gennaio 2018 volerà a Potchefstroom, in Sud Africa, per proseguire la preparazione atletica in vista della stagione indoor. Lo stage, che durerà fino al 26 gennaio, si svolgerà all’interno di una struttura comprensiva di pista sintetica, palestra e pista in erba naturale.
La città di Potchefstroom sorge sulle rive del fiume Mooi e dista circa 120 chilometri da Johannesburg.
Foto: Colombo/FIDAL

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