“Inizia oggi il mio sciopero della fame. La mi motivazione è sempre la stessa. A dieci anni dal terremoto che ha causato 302 morti nulla è stato fatto in favore dei familiari delle vittime. Il fondo richiesto impegna 100 milioni a fronte di 13 miliardi e oltre di soldi stanziati per costruire case, riavviare attività, foraggiare gli agricoltori. Una parte della popolazione, quella che ha subìto il danno maggiore, i familiari delle vittime, non hanno ricevuto alcun contributo. E sottolineo contributo. Non un risarcimento, che riguarda una causa civile tra proprietario e inquilino danneggiato. No, si tratta di un intervento già sancito dalle leggi e provvedimenti che hanno riguardato il Friuli del ’76 e l’Irpinia dell’80. Senza contare gli articoli della Costituzione sulla solidarietà e la condivisione verso i più fragili ed il diritto internazionale che salvaguarda il diritto alla vita. Ma molto più semplicemente questa è una questione che riguarda lo Stato in quanto inadempiente nei confronti di una parte di popolazione che ha subìto lo stesso evento di coloro i quali hanno invece ricevuto ogni sorta di aiuto. È un comportamento, quello dello Stato e dei governi, che si perpetua ad ogni evento calamitoso in Italia. È ora di smetterla!
Non sono più disposto a sentire promesse che poi vengono sistematicamente disattese. BASTA! Il Commissario alla ricostruzione, La Presidente del Consiglio, Il Presidente della Repubblica non avrebbero difficoltà a rintracciarmi se solo volessero parlarmi. Io rimango in attesa contrapponendo la mia vita alla loro statura civile”. Così nella nota Mario Sanna



