LA STORIA DI… Emanuele

LA STORIA DI… EMANUELE è narrata dalla direttrice della CNA Rieti, Enza Bufacchi.

Quella di Emanuele non è una storia ma il racconto di un’avventura realizzata cogliendo di volta in volta tutte, ma proprio tutte, le opportunità che la vita gli ha offerto.

Se poi una sera Emanuele è in vena, dismette la sua timidezza e veste i panni dell’istrione, al termine della cena ve la racconta lui stesso la sua storia e, così, al piacere del cibo si aggiungerà quello dello spettacolo!

Intanto la racconta a noi. Per sottolineare l’incipit comincia col dirci che è nato il primo giorno del 1974 a Roma, e, per definirsi, che era “timido, molto timido”.
A Roma sono legati i primi ricordi, quando ragazzino, sette, otto anni, comincia a stare nella macelleria che il padre Guerrino e la madre Colomba gestivano. Le tante persone che frequentano la macelleria lo aiutano a vincere la timidezza “in fondo la macelleria era un palcoscenico”, un palcoscenico che di lì a qualche anno ritornerà.

Una rapina finita tragicamente, alla quale assistono anche Emanuele e sua sorella Elisabetta, fa decidere ai genitori di trasferirsi a Rieti, dove per la famiglia Marinelli comincia una nuova vita: nuova macelleria, nuova scuola, nuove amicizie.

Emanuele continua a seguire il padre, lo “accompagna a cercare le bestie da comprare nei paesi vicini”, va anche a scuola, ma è già pronto a cogliere altre opportunità. Un giorno entra un cliente, che è anche un maestro di musica, lo sente cantare mentre è alle prese con la carne da lavorare e gli propone di fare le prove, lui non se lo fa dire due volte, il sabato successivo è già a suonare, a 12 anni il primo spettacolo di capodanno e l’inizio di una seconda vita che andrà avanti a lungo.
La scuola per la verità non va benissimo, anzi! Per questo dopo la terza media decide di smettere e di cominciare a lavorare in macelleria.

Le parole del padre e la fatica del mestiere lo inducono però a tornare a scuola e a conseguire il diploma di ragioniere che gli tornerà utile durante il militare, finito il quale torna in macelleria.

Ma l’irrequietezza non ha abbandonato Emanuele che un giorno accetta l’offerta di un supermercato romano che è alla ricerca di un macellaio, esperienza che finisce in fretta e di nuovo torna “quatto, quatto” nella macelleria paterna, ma di lì a pochi giorni qualcuno gli dice che c’è un posto in fabbrica, alla ICAR, sempre a fare il macellaio: “detto fatto”, via al nuovo lavoro.

Il suo turno iniziava alle quattro del mattino, spesso senza un minuto di sonno dopo una serata a suonare in un locale; il giorno che lo chiamano in direzione per dirgli che è il “suo giorno fortunato”, perché avrà un contratto a tempo indeterminato, lui si licenzia!

Questa volta non torna in macelleria, decide che la musica è il suo Futuro.
Comincia così una stagione della vita, durata alcuni anni, di spettacoli in tutta Italia, Senigallia, Riccione, Lago di Garda e poi la mitica Costa Smeralda dove Emanuele scopre, conosce e vive “una bella favola” senza mai montarsi la testa, consapevole che finirà.

E infatti finisce, ma mette a frutto l’esperienza e apre in successione, un club, un discobar, “Maunè” ancora in voga, e poi un bar, “Marinelli caffè”, che dopo nove anni rivende perché un grave lutto, questa volta nella sua neonata famiglia, spegne la sua voglia di fare.

Si ferma un po’, ma poi insieme a due soci riparte per una nuova avventura, una nuova sfida: si chiama “Cava 18”, è un ristorante ormai famoso per la qualità e la genuinità dei piatti, in particolare della carne, che oltre che gustare, cotta alla brace o cucinata, si può anche comprare.

Una carne che lui cerca con cura, andando in giro come aveva imparato dal padre, e poi lavora in un laboratorio, anch’esso parte del progetto imprenditoriale che vuole valorizzare le eccellenze locali e non solo attraverso la ristorazione.

Un progetto che in parte è nuovo ma in parte è l’antico mestiere di macellaio.
Terminato il racconto ce ne andiamo, ma poco dopo troviamo un messaggio di Emanuele su whatsApp con il quale ci tiene a farci sapere che “non finisce qui” perché “qualcos’altro ci inventiamo”.
E chi può dubitarne!?

CAVA 18
Via della Cavatella 27, Rieti
www.cava18.com
Tel. 0746 481848
328 6640136

Link alla storia su FB: https://www.facebook.com/rieticna/posts/1793973990626491
#lastoriadicnarieti

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