“Condizioni contrattuali riviste al ribasso che si ripercuotono negativamente sull’attività lavorativa per ottanta lavoratori delle pulizie che operano all’interno dell’ospedale De Lellis e presso gli ambulatori della sede di viale Matteucci passati al Consorzio Evolve vincitore dell’appalto”.
A denunciare quanto sta accadendo, il segretario generale della Fisascat Cisl Rieti Sara Imperatori che annuncia una mobilitazione generale del personale dipendente con uno sciopero in programma il 5 aprile prossimo, se non si troveranno soluzioni in grado di garantire diritti salariali e migliori condizioni di lavoro degli ottanta dipendenti coinvolti”.
“Secondo l’articolo 4 del Contratto Nazionale Multiservizi –spiega la Imperatori- la ditta che subentra deve mantenere i stessi parametri e le stesse condizioni contrattuali dell’appalto precedente. Viceversa, i rappresentanti sia del Consorzio che della ditta esecutrice del servizio dell’appalto di riferimento hanno ribadito in più occasioni la necessità di dover verificare e di conseguenza modificare, il proprio Piano operativo, questo per assolvere alle necessità ulteriormente avanzate dall’Ente committente tra le quali il lavoro domenicale, surplus di lavoro straordinario e supplementare, riproporzionamento delle attività svolte al mattino e pomeriggio per il cosiddetto personale jolly ed altre attività consequenziali a quelle enunciate.
In poche parole –continua la sindacalista- la soluzione avanzata per i dipendenti, a partire dal prossimo 29 marzo, sarebbe una turnazione 5 giorni +1 giorno di riposo (fino ad oggi è stato garantito il 6 + 2 che è poi l’orario che generalmente viene applicato all’interno degli ospedali). Tale soluzione, sempre a detta del Consorzio, consentirebbe di garantire i parametri contrattuali in essere e di creare un numero maggiore di personale jolly per il lavoro pomeridiano in forte aumento.
Cosa vuol dire in termini pratici? Che per scendere al 5 + 1 prospettato, devi togliere la sesta giornata con la maggiorazione del 25% e un ulteriore giorno di riposo. Appare evidente che non si tratta di problemi di turnazione, ma di fare cassa sulle spalle di lavoratori il cui stipendio, quando va bene, arriva a 600 euro al mese”.
La Fisascat Cisl ritiene che le soluzioni prospettate sono incongrue e sbagliate poiché non risolvono le questioni in essere nel cantiere di riferimento. Si tratta di una situazione vergognosa –continua il segretario reatino. Constatare che in un appalto pubblico ci sia ancora personale costretto a condizioni di tale ingiustizia lascia l’amaro in bocca. Soprattutto quando scopri che in molti casi si tratta di lavoratori in evidente difficoltà economica, con figli a carico, all’interno di un nucleo familiare monoreddito. Senza contare che l’attività svolta dagli ottanta lavoratori spesso risulta a rischio contagio poiché non sottoposti ad avvisi sulle degenze all’interno dei reparti in cui prestano servizio. Gli ottanta lavoratori sono allo stremo, non intendono sottostare a tali nuove misure. Vogliono dire la loro, contare di più, avere pari diritti ed opportunità.
Per questo la Fisascat Cisl di Rieti –conclude il segretario generale Sara Imperatori- si riserva di predisporre, oltre al citato sciopero per l’intera giornata del 5 aprile, tutte le iniziative del caso non appena l’Azienda esecutrice del servizio metterà in atto quanto enunciato”.
OSPEDALE DE LELLIS, IL 5 APRILE IN SCIOPERO OTTANTA LAVORATORI ADDETTI ALLE PULIZIE
CARCERE DI RIETI, PROTESTA DELLA UIL PENITENZIARI PER L'APERTURA DEL REPARTO "G"
La Casa Circondariale di Rieti aperta nell’Ottobre 2009 con 100 Agenti di Polizia Penitenziaria per un solo reparto che poteva contenere circa 60 detenuti, oggi ne contiene oltre 100. Dal prossimo 23 Marzo la Direzione del Carcere ha stabilito l’apertura del reparto più grande dove possono essere ubicati altri 300 detenuti.
La stessa Direzione nell’incontro con le Organizzazioni Sindacali del 21 febbraio scorso ha voluto precisare che tale apertura dovrebbe essere parziale per 150 detenuti, in realtà tale apertura porterà inevitabilmente (per il più grande sovraffollamento della storia penitenziaria della Repubblica Italiana), ad avere in breve tempo i livelli massimi di detenuti, ma rimanendo con solo i 100 agenti distribuiti su tre turni più uno destinato al rispetto dei diritti contrattuali.
Per questi motivi la UILPA PENITENZIARI dopo aver chiesto al Dap di sospendere tale apertura e aver avuto rassicurazioni dal Vice Capo Dr. Emilio DI SOMMA, dobbiamo prendere atto negativamente che questa “promessa” non sarà mantenuta e quindi la CITTA’ di Rieti si ritroverà entro breve tempo con tanti detenuti che nella sua Storia non ha mai avuto, e con pochi Agenti Penitenziari insufficienti a garantire sicurezza al suo interno.
Questo inciderà negativamente anche sul trattamento penitenziario e sui servizi connessi alle traduzioni e piantonamenti fuori dalla struttura penitenziaria. Per questi motivi, dopo aver invitato lo scorso 10 Marzo la Direzione a sopprassedere, ad aver indetto lo Stato di Agitazione con l’esposizioni delle nostre bandiere per evidenziare le nostre preoccupazioni dovuti alla conoscenza negativa su come l’Amministrazione Penitenziaria che non ha progetti e vive alla giornata senza criterio, gestisce questi momenti, siamo costretti a dover protestare il prossimo 23 Marzo dinanzi al Carcere per ulteriormente evidenziare che questa scelta dell’Amministrazione Penitenziaria metterà a rischio la gestione sulla sicurezza del carcere come accade da tempo in altre strutture penitenziarie della Regione Lazio dove la popolazione detenuta ha superato quota 6300 rispetto ai 4500 posti letto, ma con 3000 agenti penitenziari rispetto ai 4136 previsti ma mai avuti!!! Questo dato dovrebbe far comprendere quale siano i metodi del DAP – Dipartimento Amministrazione Penitenziaria e dei suoi uffici inferiori… Tutto questo ci pone nella condizione di dover assumere ulteriori iniziative come doverci fermare pacificamente davanti al Carcere il prossimo 23 Marzo per evidenziare quanto rappresentato.
A CITTADUCALE "PRIMAVERA TRICOLORE"
L’Assessorato alla Cultura nell’ambito delle celebrazioni in occasione del 150 ° anniversario dell’Unità nazionale rende noto gli appuntamenti a ridosso del 17 Marzo, sebbene il programma elaborato sia più ampio e interessi il territorio fino al mese di agosto.
Sabato 19 marzo ore 10.30 presso l’Aula Magna della Scuola Forestale di Cittaducale presentazione del DVD interamente realizzato dagli alunni e dai docenti dell’Istituto Comprensivo Galileo Galilei di Cittaducale ripercorrente tutte le fasi del Risorgimento a partire dal Congresso di Vienna. Significativo anche il ricorso alla Fiaba di Pinocchio (1880) per l’approfondimento del tessuto sociale di quel periodo.
Domenica 20 marzo avrà luogo la manifestazione “Primavera Tricolore” organizzata dal Comune e dalla Pro Loco. Cerimonia di apertura del ricco programma elaborato dall’Amministrazione Comunale che andrà avanti fino al mese di agosto. Ricco il programma di che prevede tra l’altro anche la partecipazione della Fanfara dei Bersaglieri e rappresentanze dell’Arma di Carabinieri, della Scuola Forestale e degli Allievi della Scuola militare della Nunziatella e una cerimonia di commemorazione di alcuni patrioti civitesi che svolsero un ruolo di grande rilievo nell’ambito dei moti risorgimentali del 1848 nell’allora Regno di Napoli, per poi essere dimenticati dalla storiografia ufficiale.
Grazie ad approfondite ricerche storiche è stato infatti possibile ricostruire le vicende politiche ed umane di questi personaggi che pagarono il loro attivismo con il carcere e furono liberati in seguito all’impresa garibaldina.
La manifestazione si aprirà la mattina del 20 marzo alle ore 10,00 con la deposizione di una corona d’alloro nel monumento alla medaglia d’oro Bernardino Leoni e proseguirà con la sfilata in Corso Mazzini delle rappresentanze in Piazza del Popolo con l’omaggio da parte del Sindaco alle autorità. Faranno seguito la solenne Messa di commemorazione dei patrioti e l’allestimento di stand espositivi e mostre di reperti storici.
Dopo il banchetto “tricolore” presso Palazzo Dragonetti nel pomeriggio ci sarà in Piazza del Popolo uno spettacolo di canti e danze popolari a cura del Gruppo Musicale “L’albero di canto” di Antrodoco ed esibizione della Fanfara dei Bersaglieri con concerto e carosello. La manifestazione, si concluderà nella Cattedrale di S. Maria del Popolo con un concerto lirico vocale ed un recital di poesie risorgimentali con inizio alle ore 21,00 che vedrà la partecipazione del Coro Lirico dell’Umbria e del Coro Mattia Battistini di Rieti diretti dal Maestro Alessandro Nisio.
150° UNITA' D'ITALIA A STIMIGLIANO, CONSEGNATI ATTESTATI E ONORIFICENZE
Cerimonia ufficiale, a Stimigliano in località scalo, per la celebrazione del 150° anniversario dell’Unità d’Italia.
Erano presenti tutte le autorità civili e militari del territorio compreso il vice presidente della provincia di Rieti Oreste pastorelli, le locali associazioni e i combattenti e un folto pubblico che ha assistito ai momenti solenni della manifestazione, come il Picchetto d’Onore davanti al monumento dei caduti e una rappresentanza a cavallo dell’Assointerforze in collaborazione con il Co.S.Int croce rossa garibaldina.
Il Sindaco di Stimigliano Franco Gilardi,ha poi deposto una corona di alloro presso il monumento ai caduti e ha tenuto un breve discorso istituzionale di saluto ai convenuti, incentrato sul concetto di unità nazionale.
Dello stesso tono anche i discorsi del Presidente dell’Associazione nazionale Interforze Luca Frongia, e di Oreste Pastorelli. Alla cerimonia era presente come illustre ospite dell’amministrazione comunale e dell’Assointerforze il Generale di Corpo d’Armata l’Onorevole Alessandro Della Posta – Comandante dei Corpi sanitari Internazionali e Deputato del parlamento mondiale per la sicurezza degli stati.
Nella circostanza il Generale Della Posta insieme al Presidente Frongia hanno consegnato una targa del premio Militum alla Cultura proprio al Vice presidente della provincia di rieti,oltre che a tutti gli alunni delle scuole elementari e medie.
Inoltre, l’Alto Ufficiale e il presidente di Assointerforze hanno insignito le onorificenze del Sovrano Ordine Militare di Cavalleria Hospitaliera di Sant’Ignazio de Loyola – un’ordine sotto l’alta benedizione apostolica di Benedetto XXI a 8 esponenti del territorio sabino. Di seguito i loro nomi: il Dr. Franco Gilardi Sindaco di Stimigliano – Pasquale Piscitelli Comandante di Stazione CC Stimigliano – Claudio Gerini Marisciallo della GdF – Gaetano Dibartolo Marisciallo CC – Luciano Gianfelice Comandante stazione CfS Cottanello – Onesto Armeni Maggiore della Polizia Locale dell’Unione dei Comuni.
Le personalità insignite dall’ordine sono stati nominati Cavalieri di grazia magistrale.
La cerimonia si è svolta nella sala consiliare allestita a mostra sul 150°. La mostra organizzata dalle associazioni del territorio e dall’Assointerforze ripercorre tutte le tappe dal 1861-2011 con l’esposizione di documenti originali e libri storici oltre che di uniformi e iconografie risalenti dal risorgimento fino all’unità d’italia. La mostra rimarrà aperta fino a domenica 27 presso il palazzo municipale di Stimigliano.
CSM, MASSIMI PD: IL DIBATTITO E' UNA RIVINCITA POLITICA CHE NON TIENE CONTO DEI MALATI
Il dibattito, non nuovo, circa la riduzione del funzionamento del Centro di Salute Mentale da 24 a 12 ore, ha più il sapore di una rivincita politica, che non tiene conto delle necessità dei malati e delle loro famiglie.
Preoccupazione e perplessità derivano, infatti, dalle possibili conseguenza che il previsto taglio di turni può provocare.
Molti degli interventi svolti dal servizio notturno del CSM si traducono in assistenza domiciliare, in assenza della quale aumenterebbe il numero dei ricoveri in ospedale, con conseguente incremento della spesa, anziché del risparmio previsto.
L’ARES 118, che dovrà sopperire all’assenza di attività notturna degli operatori del centro, dispone di tutte le figure professionali necessarie a questo tipo di interventi? Prima di effettuare tagli e modifiche, non sarebbe opportuno provvedere ad una adeguata formazione del personale del 118?
Eliminare servizi che permettono di contenere i ricoveri, a fronte di una generale riduzione di posti letto, non rischia di ingolfare un servizio sanitario ospedaliero già in grave difficoltà e di metterne ancora più in discussione l’ auspicata efficienza?
Prescindendo da questioni ideologiche o di sterile disputa politica, sarebbe a nostro avviso essenziale che venisse avviato un confronto con gli operatori del settore, associazioni e sindacati, al fine di valutare la reale attività svolta dal CSM e operare scelte che, nell’indiscutibile bisogno di contenere i costi, territorializzino i servizi anziché accentrarli in ospedale, e potenzino il CSM di ulteriori servizi in linea con quanto avviene in altre esemplari realtà presenti sul territorio regionale e nazionale.
CICCOMARTINO CGIL FP: COSTINI FAREBBE BENE A SCENDERE DALLE PALAFITTE IDEOLOGICHE
Si ostina, Costini, dall’alto della palafitta ideologica che si è costruito, a fare un caso dell’articolazione oraria del servizio psichiatrico, denunciando come un intollerabile spreco il fatto che tre infermieri, in turno, operino anche di notte.
Il tutto per una spesa aggiuntiva totale annua inferiore a 30.000 euro, che però a conti fatti fa risparmiare alla ASL di Rieti, risorse ben maggiori in termini di minori ricoveri. Mai una parola, Lui che è assessore al Comune di Rieti, sulle spese per consulenze, portaborse, “convenzioni” di centinaia di migliaia di euro a cooperative (vedi S.Michele Arcangelo) sulla cui utilità per i cittadini del capoluogo più tassato di Italia si potrebbe discutere.
Per fare alcuni esempi citiamo:
Gli oltre 800.000 euro annui spesi dal Comune per “chiamate dirette” (articoli 90 e 110, e cioè uffici di staff- postaborse degli assessori e altre chiamate dirette di stretta competenza della politica);
I quasi 100.000 euro annui per una attività di consulenza per gli appalti (ma i dirigenti che ci stanno a fare?);
I quasi 500.000 euro annui per la convenzione con la cooperativa S.Michele Arcangelo (che Lui conosce bene) per la manutenzione di impianti sportivi;
Le spese per “Pubblicità e comunicazione” (pare che solo nel 2010, solo nel settore della Polizia Municipale, siano stati spesi circa 50.000 per pubblicità, tutti con la stessa ditta e , sempre pare, senza alcuna procedura di evidenza pubblica);
Le centinaia e centinaia di migliaia di euro “elargite” per la gestione del contravvenzionale alla ditta Cespol (sempre senza gara) che sempre pare, ha continuato per tutto il 2010 ad emettere fatture a costi vergognosi nei confronti dei cittadini reatini che sono sempre quelli del capoluogo con la tassazione locale più alta d’Italia.
Potremmo continuare a lungo.
Se ritiene Costini, di avere un po di dignità di Amministratore, batta almeno un colpo rispetto a quanto avviene nel Comune dove Lui è assessore (e quindi partecipa alle decisioni), se non altro per acquisire maggiore credibilità quando si ostina a sfogare il suo “furore ideologico” (nascondendolo dietro contestabilissime motivazioni di razionalità della spesa) e fungendo da paravento a ben meno nobili motivazioni (di altri), furore ideologico che evidentemente non ha la possibilità di esercitare in altri ambiti.
RIF.COMUN FDS: IL CARNEVALONE DISTURBA CHI NON RIESCE A FARE UNA MANIFESTAZIONE DI SIMILE ENTITA'
Da numerosi anni il “Carnevalone Liberato” maschera la Sabina rendendola assimilabile, per questa giornata, a realtà di più ampia entità demografica ed economica.
Si respira quell’aria che percepisci a Gubbio, il giorno della Corsa dei Ceri, dove l’attualità cede il passo alla tradizione, le contrade prevalgono sulle classi sociali e l’importanza del denaro svanisce di fronte ai brividi del passato.
E’ vero, come sostiene Walter Consumati, uno dei principali organizzatori, che quest’evento rappresenta in sé un momento di storia, di rilancio turistico, date le migliaia di persone presenti (a prescindere dalle condizioni atmosferiche) e di politica giovanile, con la concessione di una dimensione dove in ogni angolo è festa all’insegna di gruppi musicali itineranti, di giocolieri, di artisti di strada, gruppi mascherati, colore ed euforia. Da chi getta discredito, invece, ogni anno, sentiamo che Poggio Mirteto diventa un ricettacolo di brigatisti rossi e un raduno per drogati.
Per la prima supposizione si può tranquillamente dire che le uniche bombe a esplodere sono quelle di coriandoli mentre per la seconda, purtroppo se qualcuno decide di assumere sostanze chimiche per alterare il proprio stato d’ animo, non dipende dall’agire degli organizzatori ma dal proprio libero arbitrio, che può malauguratamente manifestarsi anche in altro luogo.
Il successo acquisito da questa folkloristica manifestazione evidentemente disturba chi non riesce ad organizzarne una di simile entità.
AZIONE GIOVANI: IL CARNEVALONE LIBERATO E' UNA VERGOGNA
"Come suo solito, Walter Consumati, uno degli organizzatori, nasconde la testa sotto la sabbia per difendere l’indifendibile: la sua creatura ormai diventata un mostro sfuggitogli di mano che, seppur un giorno l’anno, porta con sé una lunga scia di polemiche.
Il Carnevalone liberato è fuori controllo: questa è la verità; e la conoscono bene i cittadini poggiani che quel giorno devono scegliere tra due possibilità: restare in casa come ostaggi o scappare dal loro paese per far rientro soltanto a notte fonda".
Un’amara realtà smascherata dalla lunga battaglia portata avanti dai ragazzi di Azione giovani.
Se quest’anno il numero di arresti e denunce è diminuito, hanno inciso fortemente due fattori: la pioggia, che ha scoraggiato molti potenziali partecipanti; e l’effetto deterrente causato dal forte dispiegamento di forze dell’ordine. Walter Consumati raggiunge la follia quando associa il Carnevalone liberato ad un ipotetico "turismo di ritorno".
"Proprio non riusciamo a vedere come una manifestazione che offende il Cristianesimo possa coesistere con il turismo religioso che caratterizza la nostra provincia. Questa manifestazione è la vergogna della Sabina".
CSM, COSTINI: BIGLIOCCHI E CGIL FP SBAGLIANO. FANNO "SOCCORSO ROSSO POLITICO"
"Come facilmente prevedibile e abbondantemente preannunciato, la “macchina salva notti” del Csm si è messa in moto nel malcelato tentativo di difendere gli interessi degli operatori e non dei pazienti.
Mi riferisco alla sollevazione scomposta e giurassica nei contenuti della Cgil Fp (che, val bene ricordarlo, nel Dipartimento di Salute Mentale ha circa 1/5 di tutti gli iscritti della sanità), alle varie associazioni da sempre vicine alla sinistra e al consigliere Bigliocchi, ultimo politico in ordine cronologico, che da circa venti anni viene assoldato per perorare una causa sostanzialmente indifendibile, ma che è stata sempre graziata, non per motivi strettamente sanitari, dalle varie amministrazioni della Asl.
Tutto ciò a riprova che il problema del Csm di Rieti scende sempre sul piano politico e poco sanitario, dove l’interesse dei cittadini e dei pazienti fa solo da alibi a ben altri privilegi. Purtroppo però, per questi stoici paladini, i dati reali sull’attività notturna (e non quelli demagogicamente millantati) sono impietosi e rendono conto di un dispendio di risorse economiche e umane assolutamente inutile ed inaccettabile in un momento in cui vengono addirittura chiusi interi ospedali. In aggiunta e senza infierire più di tanto, per capire come l’organizzazione del Csm di Rieti sia sostanzialmente volta all’autoconservazione di certi lussi, basterebbe vedere, ad esempio, come lo straordinario di tutto il comparto del Dsm venga praticamente assorbito gran parte dagli operatori del servizio. È evidente, quindi, che il Csm di Rieti necessita di un bel lavoro di riqualificazione e modernizzazione della propria organizzazione, funzione e di una maggior controllo sul suo operato anche di tipo amministrativo. Guarda caso, l’altra Regione dove è stata progressivamente smobilitata dal 2006 l’apertura notturna dei Csm, è la Campania, dove nella Asl di Napoli 1 gli infermieri hanno lo stipendio più alto d’Italia, gonfiato da straordinari ed indennità notturne per fare, anche lì, 1,5 interventi al mese.
Inoltre, appare alquanto strano, il fatto che nessuno di questi soggetti sopracitati (sindacati, associazioni, politici) abbia, ad esempio, scritto una sola parola quando è stato ridotto il personale infermieristico notturno (da 5 a 4 infermieri) nel pronto soccorso dell’ospedale dalla precedente amministrazione o è stato praticamente dimezzato l’organico dei medici nell’Spdc tanto che ora, anche una semplice assenza per malattia è diventata un problema rilevante per il servizio ospedaliero: evidentemente, all’epoca di queste operazioni, non c’era nessun iscritto da difendere o nessun amico da appoggiare, o non si voleva disturbare la dirigenza amica e magari c’era l’esigenza di portare avanti “il furore ideologico”, quello si, caro alla sinistra, di organizzare il servizio psichiatrico in maniera pseudoterritoriale, ma sempre salvaguardando i lussi di pochi operatori. Anche qui, però, i dati di quella riorganizzazione sono impietosi (aumento di tso, aumento di ricoveri ordinari e ripetuti) e rendono conto del clamoroso fallimento, perché sarebbero dovuti andare esattamente nella direzione opposta.
Per questo, caro Bigliocchi, dati veri alla mano, procedure di buona pratica clinica, ribadiscono la necessità di organizzare il servizio in modo realmente territoriale, moderno, al fine di avere più risorse umane ed economiche per svolgere attività diurna di presa in carico, accoglienza, prevenzione delle crisi, maggiore attività domiciliare, sostegno ai familiari. Lasciare che il Csm di Rieti mantenga l’attuale organizzazione, incardinata sull’urgenza notturna con numeri ridicoli (e peraltro, di competenza istituzionale del 118), significa fare soprattutto l’interesse degli operatori e non dei pazienti perché, comunque, quando le urgenze sono vere il paziente finisce, correttamente, sempre nel pronto soccorso trasportato dal 118. Come mai nelle rosse Emilia Romagna o nell’Umbria, patrie di buona sanità, i Csm chiudono alle ore 20 come in tutto il resto del Lazio? È un problema di lobby e non di ideologie, caro Ciccomartino.
È infatti clamoroso il controsenso e la superficialità con cui proprio la sinistra e i suoi derivati locali, trattano l’argomento perché se da un lato considerano, giustamente, il paziente psichiatrico come un cittadino avente gli stessi diritti degli altri, non si capisce perché poi debba essere stigmatizzato con interventi particolari, diversi dagli altri cittadini malati".
PRESENTAZIONE DEL LIBRO DI ANDREA DI NICOLA "PASQUALE LUGINI, UN MEDICO GERARCA"
Lunedì 28 marzo, presso la Sala dei Cordari in via Arco dei Ciechi 22, Giuseppe Parlato dell’Università San Pio V di Roma, Gianfranco Formichetti assessore comunale di Rieti, e Antonio Cicchetti consigliere regionale del Lazio, presenteranno l’ultima fatica di Andrea Di Nicola «Pasquale Lugini, un medico gerarca», dedicato a un personaggio caduto nell’oblìo nonostante egli sia stato un protagonista della storia non solo reatina nella prima metà del Novecento.
Pasquale Lugini (1896-1947) è una delle personalità più spiccate che abbiano illustrato il Reatino nella prima metà del secolo scorso. Figlio di Domenico, medico di Fiamignano e studioso appassionato di storia locale, ebbe modo di segnalarsi per le stesse doti paterne: amore e rispetto verso il prossimo, passione per l’arte e la cultura.
Dopo la guerra del 1915-18, Lugini si laureò in medicina alla Sapienza e fin da studente par-tecipò con entusiasmo alla intensa vita culturale romana. Con un gruppo di amici nei primi Anni Venti animò il “Fondaco di baldanza”, così chiamato da Gabriele d’Annunzio princi-pale riferimento di quel circolo culturale vivacissimo. Al Fondaco aderirono giovani univer-sitari di diversa estrazione culturale e politica che successivamente avranno grande rilievo in diversi campi, da Enrico Fermi ad Anton Giulio Bragaglia a Vittorio De Sica,a Enrico Del Debbio. Grazie al Fondaco, Lugini entrò in contatto con d’Annunzio che lo volle suo stretto collaborator e gli affidò l’organizzazione dell’Arte Popolare Italiana e le attività della «Compagnia del Retaggio» (valorizzazione dell’eredità artistica e culturale del grande arti-gianato italiano da inserire nel circuiro dello sviluppo industriale).
I lunghi soggiorni a Gardone Riviera convinsero Lugini ad abbandonare la condotta medica di Fiamignano, la stessa che era stata del padre Domenico, e a trasferirsi a Roma. Qui, dopo una breve attività di vignettista al “Travaso”, riprese la professione medica che interruppe di nuovo il 16 maggio del 1934 quando venne nominato Federale del Partito nazionale fascista di Rieti, carica che mantenne fino all’8 gennaio 1939. Fu in questo periodo che egli conferì all’architetto Francesco Leoni (1886-1961) l’incarico di progettare la Colonia elioterapica di Rieti a Montesilvano (Pescara). Grande esempio di architettura futurista, la struttura, nota come Colonia Stella Maris, venne concepita con la forma di un aereo atterrato sulla spiag-gia, con la “fusoliera” che ospitava servizi e refettori, e con le ali – sollevate dal terreno at-traverso i porticati – che ospitavano i dormitori.
La realizzazione della colonia di Montesilvano, riservata ai bambini più bisognosi della pro-vincia sabina, è uno degli esempi di attenzione al sociale che caratterizzò l’intera esistenza di Pasquale Lugini. Non a caso egli venne scelto, nell’estate del 1939, come vice presidente della Croce Rossa del Regno d’Albania. Nel frattempo Lugini era stato nominato ispettore nazionale del Pnf e membro della Camera dei fasci e delle Corporazioni. E proprio come i-spettore nazionale del partito venne inviato in Albania per collaborare alla fondazione e all’organizzazione del Partito fascista albanese. Intensa fu a Tirana la sua attività a favore delle popolazioni socialmente più deboli. Per la sua abnegazione a favore dei feriti e per l’assistenza e il soccorso alla popolazione civile di Dubva, a sud di Cettigne, meritò la Me-daglia di bronzo al valor militare.
Rientrato in Italia nell’estate del 1943, venne nominato presidente nazionale dell’Enpas, ca-rica che conservò anche durante la Repubblica sociale alla quale aderì fin dalla sua costitu-zione. Fu una delle ultime persone che incontrò Mussolini a Como prima della partenza per Dongo. Morì a Roma nel 1947 (aveva solo 51 anni) per un infarto come conseguenza del proditorio assalto condotto, per ordine dal governo «costituente», dalla celere con camionet-te a tutta velocità sulla folla, durante un comizio di Giorgio Almirante.

