A Sant'Agostino Don Salvatore, 40 anni da prete e da uomo

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Per la vita delle persone, l’arrivo di un prete è un avvenimento importante in una parrocchia. Sia che credano o non credano. In genere si tratta di una sacerdote giovane, che viene mandato dal vescovo ad assumere un compito decisivo per la crescita spirituale ed anche civile di una comunità più o meno grande. Di un educatore, di un formatore a tutto campo! Quando nel 1974, quarant’anni fa, mons. Dino Trabalzini, spedì don Salvatore Nardantonio, nato nel Cicolano, un mezzo sangue sardo ed equicolo ed allevato nel seminario reatino da grandi insegnanti come i Riposati e i Santori, nella parrocchia di sant’Agostino, questa era grosso modo ristretta. Don Salvatore era prete degli operai. Veniva dal luogo di lotte sindacali: proletari contro signori, ogni giorno. Un moderato, ma gli occhi e le idee rivolte in avanti. Gli operai, per intenderci, erano quelli della Snia. Badava a 1.500 lavoratori, che avviò sulle strade della fede alla luce degli insegnamenti di mons. Ferdinando Baldelli, il fondatore dell’Onarmo: “l’Opera Nazionale di Assistenza Religiosa e Morale degli Operai, organizzazione di assistenza religiosa, sociale, sanitaria ed economica dei lavoratori, che svolgeva la sua attività tra le classi più povere”. Non era un lavoro facile il suo, e non mancarono iniziative valide. Il prete era uno spilungone, come adesso. Allora gli uomini erano capelloni. Anche i preti. Don Salvatore lo era mezzo-mezzo, ma con una bella linea di basettoni alle tempie. Così rosari, confessioni, comunioni, soprattutto eucarestia, conferenze, catechismo ed anche calcio, basket, concerti, conferenze, gite e pellegrinaggi, biblioteca, giornali. Tutto da infilare in un bottiglione e scecherare forte! Sfide con quegli irruenti e assatanati operai, che sul vecchio Fassini entravano a gamba tesa, foga classista e mezza atea, e non è che avessero molti riguardi nei confronti di don Salvatore, mandato spesso a terra a seguito di paurosi e terrificanti tackle. Ma non è che anche lui scherzasse, così robusto che era. Mons. Trabalzini il suo parroco andò a sceglierlo là, alla SNIA, per dare il cambio nientemeno che a don Bruno Bandini, un pilastro della Chiesa reatina. Dal turbinoso Concilio Vaticano II era trascorso un decennio e poco più. Il prete che veniva dalla produzione del rayon – si diceva – era uno che con i giovani sapeva farci. Così cominciò da lì, dai giovani, con i quali ogni mattina s’incontrava al liceo Iucci, essendovi titolare di italiano e storia. Mossa felice fu l’apertura al Cammino neocatecumenale della parrocchia, un carisma frutto del Concilio con il quale oggi quel tradizionale nucleo di cristiani laici che lo frequentò all’inizio, è totalmente missionario; catechizza ogni anno; ha imboccato la strada delle periferie; predica costantemente il Kerigma, perfino in piazza del Comune e non si vergogna! Insomma, va sotto il municipio di Petrangeli e nelle periferie dei senzatetto di ritorno, come nel ’60, nelle case di riposo e all’ospedale ad annunciare che Gesù Cristo è risorto! Quando domenica scorsa s’è festeggiato il quadruplice decennio di quella prima volta, il resto di quelli che il Signore non aveva chiamato ancora in Cielo, era tutto lì, tornato da chissà dove, alla messa delle 1130, come nel ’74, a fargli festa con le chitarre della rivoluzione cattolica voluta da san Giovanni XXIII. Con quei primi, adesso incanutiti, c’erano i nuovi parrocchiani, i nuovi giovani che erano venuti con il territorio allargato e sempre con le chitarre. Dopo così tanto tempo trascorso da parroco in un quartiere, la storia che ti si srotola sotto gli occhi, che fugge via come il passaggio di un jet o il volo di una rondine e non te ne accorgi, tra culle da benedire, confetti e lanci di riso e unioni da confermare, defunti che ti lasciano accompagnati da tanti requiem e dalle certezze di rivederci, di episodi da raccontarne ne hai un archivio conficcati bene nella memoria che regge e non cede un punto. Quanti ragazzi incerti e timidi sono divenuti uomini e padri sotto la sua guida, quanti professionisti affermati, operai onesti, madri e spose affettuose, perché educati con il Vangelo in mano e il sorriso sulle labbra, sempre pronto a benedire, incitare, comprendere, perdonare in nome di Uno che non vedi, ma che senti, perché c’è lui che lì lo testimonia, incrollabilmente sicuro. Sempre con la parola perdono ad essere pronunciata per prima, anche quando l’errore commesso è stato grande. Eppure domenica scorsa una ruga su quella fronte spaziosa e lucida del parroco, i basettoni involatisi chissà dove, s’è notata. Ho pensato che fosse per le tante famiglie sofferenti e povere, per i tanti disoccupati e i licenziati, i cassaintegrati, per gli extracomunitari che bussano anche loro alla Caritas parrocchiale che non si riesce ad assistere tutti; per le numerose famiglie travolte dalle incomprensioni e dall’inimicizia. E questa era la Chiesa fatta di persone, quella viva, che domenica c’era e che lui da buon muratore, con l’aiuto di Cristo, ha tirato su. La Casa di Dio, pure quella di pietra, è ora splendida perché curata con così tanto zelo dall’averla portata ad essere di nuovo bella, come ai tempi degli Emeritani, con l’aiuto dello Stato, del Comune, della Fondazione Varrone, del Commissariato per il terremoto, della Presidenza del Consiglio e dei tantissimi fedeli sempre generosi nelle offerte e nel conseguire gli obiettivi indicati, quando don Salvatore punta ad un ambizioso traguardo da raggiungere. Infine le vocazioni. In questi quarant’anni in sant’Agostino ne sono nate, frutto raro e prezioso che non è mancato. Tante infine le energie donate dal parroco alla Diocesi con incarichi pesanti assolti e portati in solidarietà e sostegno dei vari vescovi, con fedeltà e generosità, vissuti bruciando come un lampo questi quaranta anni trascorsi a consolare, a sostenere, a gioire, predicando il dono della pace, lieti noi per averne goduto insieme a tanti.

II edizione Summer League, pochi giorni al fischio d'inizio

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Mancano davvero pochissimi giorni all’inizio della II edizione della Summer League che si svolgerà a Rieti e per quest’anno nella splendida cornice del PalaSojourner teatro di centinaia di battaglie della palla a spicchi locale. Gli organizzatori infatti per questa seconda edizione sono riusciti a sensibilizzare i dirigenti della Provincia di Rieti che seppur tra mille e ben note difficoltà hanno concesso  per tutta la durata della manifestazione lo splendido campo di gioco, per un evento che gli organizzatori sperano diventi un appuntamento fisso nazionale come quelli di Imola e Treviso. Numerosissime sono le adesioni sino ad oggi ricevute e da domenica scenderanno in campo giocatori provenienti  dalla DNA Gold, DNA Silver, DNB e DNC oltre a giocatori in uscita dai settori giovanili delle migliori compagini della massima serie. I cestisti, tutti nati tra il 1990 e 1996 provengono da Piemonte, Puglia, Basilicata, Lazio, Sicilia, Toscana, Abruzzo, Calabria in cerca di un contratto per la prossima stagione e di testare le armi con i pari età delle diverse regioni del nostro paese. L’invito degli organizzatori, per tutti gli addetti ai lavori e per tutti gli amanti del basket, è a partire da domenica 22 giugno presso il PalaSojourner con orari delle gare che verranno comunicati in prossimità degli eventi o rintracciabili tramite il sito ufficiale www.summerleaguerieti.it

Rieti – Torano, un gruppo di lavoro per l'analisi del tracciato conclusivo

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Si è svolta oggi presso la sede della Provincia di Rieti una riunione, a cui hanno partecipato i sindaci di Rieti e Cittaducale e i rappresentanti dell’Amministrazione provinciale, volta a esaminare la vicenda del completamento della strada Rieti – Torano e del suo tracciato conclusivo. Dopo una lunga e approfondita discussione si è ritenuto di comune accordo di procedere a un esame dei diversi tracciati da affidare a un gruppo di lavoro composto dalle strutture tecniche degli enti coinvolti con la disponibilità a coinvolgere nell’analisi anche un professionista indicato dal Comitato pro Casette. Tale comparazione dovrà passare attraverso un adeguamento dell’attuale ipotesi di tracciato proposto dal Comune di Cittaducale con l’adozione di criteri e parametri condivisi. Nel ribadire la necessità imprescindibile di completare l’opera, tutti gli enti coinvolti hanno inteso fissare una termine ultimo, il 20 luglio, entro il quale dovrà essere concluso l’esame congiunto.

Mariano Gatti: il centro Ria H verso la chiusura?

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Ci preme riportare il disappunto ed il dilagante allarmismo tra le famiglie con minori in cura presso il Centro Ria h, che temono l’interruzione delle cure. E’ difficile spiegare loro come una soluzione che doveva essere transitoria fino all’accreditamento della struttura, dal giugno 2007 non abbia ancora trovato una soluzione. Nonostante l’impegno profuso dalla AUSL di Rieti, infatti, non si riesce a comprendere come la Regione Lazio non sia riuscita a completare un iter amministrativo idoneo a garantire la stabilizzazione del servizio riabilitativo, (mentre per situazioni analoghe abbiamo assistito a tempi record della Regione Lazio, vedi Accreditamento della Mondo Riabilitazione di Collevecchio rilasciato in 12 giorni tra Apertura ed Accreditamento Regionale) definito attraverso i LEA (Livelli Essenziali di Assistenza), nel territorio della Provincia di Rieti. Le dimensioni del servizio erogato dalla AUSL di Rieti attraverso la Ria h Riabilitazione S.r.l. conta 348 pazienti trattati nell’anno 2013 di cui l’86% minori. Nel 2014 già si contano 215 pazienti trattati al 31 maggio. Dal 2007 hanno usufruito delle cure riabilitative più di 1.800 pazienti di famiglie reatine. Molti di questi pazienti sono in attesa di essere reinseriti per un nuovo ciclo mentre molti altri attendono di essere inseriti per la prima volta. La lista d’attesa della AUSL di Rieti, per quanto riguarda la riabilitazione in età evolutiva, conta oltre 2.000 pazienti. Una stretta minoranza di queste famiglie, che può permetterselo, usufruisce del servizio privatamente. La stragrande maggioranza, però piegata anche dalla crisi economica, vi deve rinunciare segnando il futuro dei loro figli. E’ convocata, pertanto, per martedì 24 giugno presso il CESV (Rieti, piazza Mercatanti, 5 – Torre D – 3° piano) alle ore 11.30 una conferenza stampa per discutere della problematica. E’ necessaria la partecipazione, non solo dei pazienti e delle loro famiglie, ma anche e soprattutto delle autorità politiche e della dirigenza della AUSL.

Il 19 giugno Alessandra Mussolini a Rieti

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Giovedì 19 giugno, alle ore 19,30 presso la sala riunioni del ristorante “Mondo Antico”, tornerà, reduce da analogo incontro a Passo Corese (h. 17,00), Alessandra Mussolini (nella foto con Antonio Cicchetti), recentemente eletta al Parlamento Europeo anche col contributo dei cittadini di Rieti. Sarà presente anche Fabio Armeni che, pur non eletto, intende partecipare ad una riunione il cui scopo è ringraziare gli elettori, prendere impegni nei confronti di questa Provincia e programmare una serie cadenzata di appuntamenti con la nostra gente. L’invito a partecipare è rivolto a tutte le persone interessate a realizzare un nuovo rapporto tra elettori ed eletti che, nel caso specifico del parlamento europeo, mediamente, brillano per assenza dal territorio che li ha espressi.

“Panfilo Gatto Archeologo” in scena all'Istituto “Bambin Gesù”

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E’ andata in scena sul palco del teatrino affrescato al maestro Calcagnadoro, all’interno dell’Istituto “Bambin Gesù” di Rieti, la storia di “Panfilo Gatto Archeologo”. Gli allievi delle classi IV e V coordinate dalle maestre: Mascioni Monica e Rossetti Pamela si sono calati nei personaggi, creati dalla fantasia di Rita Giovannelli , che animano i sotterranei di Rieti. Dal gatto Panfilo, interpretato da diversi alunni al topo Porfirio, alla piccioncina Papiria per finire al gattaccio Pammacchio, rude e prepotente, tutti sono stati efficacemente messi in scena mettendo in evidenza i caratteri dei protagonisti delle “Storie di Panfilo” che tanto affascinano i più piccoli. La recita è frutto di un progetto portato avanti nella scuola che inizia dalla prima classe e che prevede per ogni anno di studio la lettura di un libro diverso della collana. Accanto alla lettura sono previste lezioni di approfondimento in classe della storia locale e gite di istruzione legate ai luoghi descritti nei racconti. “Siamo molto soddisfatte di questo progetto- ha dichiarato suor Beatrice Mastelli- direttrice della scuola- che avvicina gli studenti alla storia di Rieti coltivando il piacere per la lettura. Cerchiamo di migliorare sempre di più l’offerta formativa di questa scuola offrendo ai nostri alunni occasioni di crescita accattivanti come la lettura di favole legate al territorio ed a luoghi che possono visitare con le i loro genitori. Le famiglie hanno accolto con grande entusiasmo questa iniziativa che ci proponiamo di ripetere in futuro avvicinandola a doposcuola dedicati al teatro ed alla recitazione”. Soddisfazione anche da parte della famiglie che hanno potuto ascoltare dalla bocca dei propri figli, alcuni molto emozionati, la vita frenetica e le avventure degli animali che popolano la Rieti Sotterranea. Al termine dello spettacolo ogni “attore” ha ricevuto in premio, una calamita rappresentante la Rieti Sotterranea.

Spedizione alpinistica in Himalaya, incontro con i protagonisti

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La sezione di Rieti del Club Alpino Italiano, con la collaborazione del Comune di Rieti e con l’apporto del Consiglio Regionale del Lazio, ha organizzato un evento di grande richiamo per tutti: scoprire con occhi nuovi, grazie soprattutto alle foto dell’alpinista reatino Enrico Ferri, mondi di natura vergine tra montagne e ghiacci grandiosi dell’Himalaya indiano, geografie che ai più non è dato fare esperienza, se non addirittura solo immaginarle. L’evento, che vede protagonista il team italiano della spedizione internazionale del CAI in omaggio ai 150 anni della nascita del sodalizio, si terrà presso l’Auditorium Varrone sabato 21 giugno alle ore 21 (ingresso libero). Molto soddisfatti i sette alpinisti ritornati alla base, dopo quasi un mese e mezzo trascorso in Himalaya, in completo isolamento, senza telefoni satellitari. Alcuni sono guide esperte, gran parte provengono dal Vicentino e possiedono una notevole esperienza di alpinismo esplorativo sia nell’arco alpino sia in ambito extraeuropeo; insieme rappresentano ben 5 generazioni che hanno saputo trovare e mantenere, anche in condizioni difficili e di pericolo, un ottimo affiatamento di gruppo. Il team è formato dal capo spedizione Alberto Peruffo del CAI sez. di Montecchio Maggiore (VI), Francesco Canale (Centro Addestramento Alpino Alta Montagna), Cesar Rosales Chinchay (Guide Don Bosco Perù), Enrico Ferri (tecnico Soccorso Alpino, CAI Rieti), Davide Ferro (Gestore Rifugio Campogrosso), Anindya Mukherjee (Himalayan Club, India) e Andrea Tonin (CAI Valdagno). La loro impresa alpinistica ed esplorativa in uno dei luoghi più remoti e sconosciuti dell’Himalaya Orientale, nel Sikkim settentrionale, ha centrato molti degli obiettivi prefissati (geografici, culturali e finanche diplomatici), e forse altri per loro ancora più importanti, come riveleranno nel primo resoconto. Ben più che “alpinismo” quindi, e ben oltre la performance sportiva. E’ la storia di natura e culture che si sono incontrate, cariche di mistero, diversamente ricche di tesori immateriali: in tibetano il Massiccio del Kanchenzonga, cioè il colossale Ottomila che con il suo imponente versante Sud si spalancava tra le nebbie ai loro occhi, significa infatti “I Cinque Tesori della Grande Neve”. Per la prima volta il gruppo ha perlustrato terre dove non è stato mai messo piede umano, salito cime vertiginose e colli di oltre 6000 metri, mappato nuovi ghiacciai, documentato con foto e descrizioni l’inospitale e impenetrabile “foresta verticale”, caratterizzata da continui saliscendi, torrenti e gole da oltrepassare o aggirare. Afferma il capo spedizione Peruffo: “Nonostante l’inaccessibilità della Cresta Zemu da Sud, abbiamo salito 7 cime vergini e raggiunto 7 colli di alta quota (3 mai raggiunti prima), esplorando 3 ghiacciai, 2 dei quali integralmente, mai toccati da piede umano, attraversando una foresta tropicale impenetrabile e molto pericolosa, che ci isolava dal mondo”. Per condividere oggi questi risultati culturali e questo nuovo rilancio dell’alpinismo di esplorazione, a basso impatto sull’ambiente, sono stati determinanti i contributi di Sabina Universitas per la parte dell’attrezzatura fotografica, di Solsonica per i pannelli solari, di tante realtà commerciali di Rieti, Terni e Roma che hanno voluto dare il loro apporto con mezzi, strumenti, competenze a questa impresa in quota, lunga, complessa dal punto di vista diplomatico e molto faticosa dal punto di vista fisico; essenziale è stato inoltre l’appoggio delle Istituzioni e degli Enti locali che a diverso titolo hanno reso possibile il realizzarsi del progetto. Intanto il team sta pensando di realizzare un libro, un cortometraggio e una mostra su questa esperienza di alpinismo “con altri occhi” dal titolo “Zemu exploratory expedition. Nuove frontiere dell’esplorazione in Himalaya”.

Un fulmine uccide 76 ovini, il pastore vivo per miracolo

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Tragedia sfiorata nella mattina di venerdì 13 giugno durante il nubifragio che ha colpito la città e la provincia di Rieti. Sulle montagne di Pendenza, nel comune di Cittaducale, un pastore ha vissuto momenti di vera angoscia. Un fulmine infatti si è abbattuto sul gregge che stava pascolando in località Prati di Nuria, provocando la morte di 76 ovini. Il pastore, un uomo residente a Pendenza, vivo per miracolo perché fuori dalla portata della scarica elettrica, dopo la paura e il senso di frastornamento dovuto alla scarica  è riuscito a tornare al paese e a dare l’ allarme. Sul Posto sono intervenuti gli uomini del Corpo Forestale dello Stato della Stazione di Antrodoco e Cittaducale guidata dall’ Ispettore Superiore Giovanni Borseti, e gli uomini del Cer. “Gli animali morti si trovavano in una zona piuttosto impervia e in un primo momento si era pensato di utilizzare un elicottero per il recupero – ha raccontato l’Ispettore Superiore Borseti – ma non è stato possibile, e vista la natura ostica del luogo dove stavano pascolando gli ovini, abbiamo proceduto con l’ inumazione proprio nella zona dove si è abbattuto il fulmine. Le complesse operazioni hanno impegnato gli uomini del Corpo Forestale fino alla tarda mattinata di oggi “.

Vicenda Band emiliana. Il responsabile dei festeggiamenti che fa, resta silente?

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Non possiamo non evidenziare che il Sindaco Petrangeli, con tutti i suoi pro e contro nella vicenda della Band emiliana, poteva non essere a conoscenza del repertorio musicale del gruppo, in quanto all’interno del Comune è stato da tempo nominato un responsabile per le celebrazioni del 70mo della Liberazione reatina, un responsabile per il Comune di Rieti capofila di un Comitato per i festeggiamenti nato dalla collaborazione tra Comune, Amministrazione provinciale, Archivio di Stato, Anpi, Anpic e Associazione nazionale veterani e reduci garibaldini. Stiamo parlando del Presidente del Consiglio Comunale Gian Piero Marroni, che ha sempre coordinato ogni evento in questi festeggiamenti, ma non è stato mai nominato in questa vicenda della Band POPolare dell’Emilia Rossa. Forse doveva essere lui a controllare il genere musicale del gruppo e scegliere una location diversa da piazza San Francesco, considerando la finalità dell’esibizione musicale, che nulla aveva a che vedere con i festeggiamenti in onore di Sant’Antonio, evitando così che accadesse quanto accaduto. E’ bene che in questa vicenda, che ha scatenato l’ira di tantissimi reatini, ognuno si prenda le proprie responsabilità ed è inutile parlare della dipendente comunale che ha proposto il gruppo, sopra alla dipendente esiste un responsabile delle celebrazioni che deve sempre dare l’ultima parola sul da farsi. Senza togliere niente a nessuno, crediamo che Marroni, in qualità di responsabile delle celebrazioni, a nostro avviso abbia più responsabilità del Sindaco, non per niente proprio Marroni in un comunicato stampa ha invitato la cittadinanza a partecipare il giorno 13 in piazza San Francesco (riportiamo una parte del comunicato): “Il 13 giugno è il giorno in cui la nostra Città ricorda la sua Liberazione dall’oppressione nazifascista – dichiara il Presidente del Consiglio Comunale, Gian Piero Marroni – e dunque venerdì celebreremo questo importante anniversario in piazza San Francesco. Le celebrazioni per il 70° della Liberazione sono iniziate il 9 aprile scorso dalle Fosse Reatine, un altro luogo e un’altra data importante per la nostra storia, insieme al 6 e al 13 giugno. Invito, quindi, la cittadinanza a partecipare a questa serata dedicata al ricordo del sacrificio di quanti combatterono per la libertà e la democrazia”. Diamo a Cesare quel che è di Cesare…

Terminillo, rifiuti pericolosi sulle sponde di un corso d'acqua sorgiva

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Prosegue l’attività di controllo del territorio da parte del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Rieti volta a prevenire e reprimere i fenomeni illeciti. I militari del Comando Provinciale, nel corso degli ultimi mesi hanno intensificato l’attività di indagine volta a contrastare gli illeciti perpetrati nel settore ambientale. In seguito ad un’autonoma attività info-investigativa, i militari sono venuti a conoscenza che nei pressi di un complesso industriale ubicato alle pendici del Monte Terminillo, in un’area sottoposta al vincolo idrogeologico e paesaggistico, erano depositati rifiuti speciali e pericolosi sulle sponde di un corso d’acqua sorgiva. L’accesso effettuato dai militari della Compagnia con il prezioso contributo della Sezione Aerea di Pratica di Mare presso il citato impianto adibito alla produzione di conglomerato bituminoso (asfalto), unitamente ai funzionari della locale AUSL ed il supporto dei Vigili del Fuoco di Rieti, ha permesso di constatare all’interno dell’opificio numerosi residui inquinanti provenienti dalla lavorazione industriale nonché altri rifiuti consistenti in scarti di cantiere, pneumatici, cisterne arrugginite, fusti di ferro chiusi ed interrati, numerose lastre di eternit contenenti verosimilmente amianto, varie sostanze oleose e bituminose etc, il tutto in evidente stato di degrado ed abbandono. Gli immediati accertamenti esperiti presso la Provincia di Rieti hanno permesso di constatare che l’attività industriale, avviata sin dal 1991, era condotta in violazione delle prescrizioni del Piano di Tutela Regionale delle Acque in ordine al convogliamento ed allo smaltimento delle acque di prima pioggia e di lavaggio delle aree esterne. Sull’ area, sottoposta al vincolo idrogeologico e paesaggistico ed oggetto di deposito incontrollato di rifiuti speciali e pericolosi, insiste, in particolare un corso d’acqua, che attraversa l’impianto e confluisce nella sottostante area boschiva, e dove è apparso evidente come, nel corso di oltre vent’anni di attività industriale incontrollata, i rifiuti ne abbiano, di fatto, mutato il percorso rimanendo perpetuamente a contatto con l’acqua e procurando un chiaro danno ambientale. A conclusione delle suddette attività ispettive ed al fine di impedire che le cose o le tracce del reato potessero essere alterare, disperdersi o essere modificate, gli operanti hanno sottoposto a sequestro la fabbrica e l’intera area di pertinenza, deferendo alla competente Autorità Giudiziaria, l’amministratore dell’impresa per reati connessi all’inquinamento ambientale ovvero: “deposito incontrollato di rifiuti ed immissioni degli stessi sul suolo e nelle acque superficiali e/o sotterranee”; “deturpazione ambientale”; violazioni sulla normativa dell’amianto” e “assenza di autorizzazione allo scarico di acque di prima pioggia e reflue previste dal Piano di Tutela Regionale delle Acque”. Oltre alla constatazione dei prefati esiti di natura ambientale, lo stesso Reparto della Guardia di Finanza procederà al riscontro della correttezza relativa agli adempimenti fiscali della predetta impresa. Sarà ora l’Autorità Giudiziaria ad adottare i provvedimenti di competenza valutando gli accertamenti svolti ed a procedere ad eventuali attività ritenute indispensabili ai fini istruttori.