Auguri a te, Vescovo Domenico. Nel tuo stemma di Vescovo di Rieti campeggia un albero, con tre stelle. E tu ne hai offerto anche la interpretazione. Nella Bibbia – è noto – abbondano le metafore agricole: campi, vigneti, orti, fruttificazioni… Ma l’ultimo libro della Bibbia, l’Apocalisse, descrivendo la celeste Gerusalemme parla di “un albero della vita che dà frutti dodici volte l’anno” (Ap 22,2). E, per chiunque sarà vincitore nel dramma dell’esistenza, è detto: “Darò da mangiare dell’albero della vita che sta nel paradiso di Dio” (Ap 2, 7).
Ogni albero, però, ha bisogno di cura per fiorire e per portare frutto.
C’è da bonificare il terreno; c’è da provvedere alle diverse fasi di accudimento; c’è da nutrire le radici. Il nostro Varrone ne trattava nel “De re rustica”. San Bernardo diceva al Papa Eugenio III (De consideratione II, 6) che per agire da profeta c’era più bisogno della “zappa” (il servizio) che dello “scettro” (il dominio)! E così l’albero diverrà lussureggiante nel suo fiorire e porterà frutti in abbondanza.
E tu al riguardo, Vescovo Domenico, allo scudo araldico hai aggiunto il cartiglio “Ut fructum afferatis” (affinchè portiate frutto).
L’espressione è del Vangelo di Giovanni (15, 8). Il “portare frutto”, nel discorso di Gesù, è grazia e dono; è impegno e compito; è risultato di unione e solidarietà; è maturazione e compimento. E san Paolo spiega che il “frutto dello Spirito” è: amore, gioia, pace, magnanimità, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé (Gal 5, 22). Il frutto dello Spirito è ciò che dobbiamo a questa nostra società, per mettere l’anima nel dinamismo della storia.
Vescovo Domenico, Colui che “fa nuove tutte le cose” e che fa fiorire i campi e riveste di colori il creato, ti chiama a suscitare in questa Chiesa “operai” e “operaie” per la coltivazione di questo albero e dell’intero campo e ti chiama a farti carico di ciò che nutre – per rimanere nella metafora agricola – la mente, il cuore, la vita, la storia. E occorrerà una coltivazione sempre nuova, intensiva e corale, generosa e feconda, premurosa verso tutti, attenta alle necessità e rispettosa dei ritmi e delle particolarità.
È questa l’azione che chiamiamo pastorale (cioè del pascere) accanto alle altre metafore del campo da coltivare, dell’edificio da costruire, della rete da gettare.
Le stelle dello stemma, poi, richiamano il cielo: lo spazio delle attese e dei desideri, l’anelito alla patria e l’orientamento del cammino, oltre che la meta simbolica dell’invocazione: le stelle cantano la serenità e guidano i passi e, per questo, richiamano le virtù, i santi e le sante e, in particolare, Maria, la Madre.
Dio ti conceda di compiere i tuoi desideri, caro Vescovo Domenico! E che tu con questa Chiesa che ti è stata affidata possa realizzare il disegno di Dio.
Fraternamente, come reatino
Lorenzo Chiarinelli,Vescovo emerito di Viterbo