Cagnolina smarrita da Quattro Strade. Chi l'ha vista?

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Questa cagnolina di 8 mesi, razza Pastore Tedesco, si è smarrita oggi da Quattro Strade. La famiglia la sta cercando disperatamente, dobbiamo aiutarla a ritrovarla. Chiunque la vedesse contatti immediatamente i seguenti numeri: Franco 328 4572647 oppure Antonella 347 3025289.

XII Forum ambiente, nuova alleanza tra fede e scienza per la conversione ecologica

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Tavola rotonda tra laici e religiosi al XII Forum internazionale dell’Informazione per la Salvaguardia della Natura in corso a Rieti. Un patto tra le religioni per salvare la Terra. Solo scelte etiche coraggiose possono realizzare una conversione ecologica. Abbandonare il carbone significa anche essiccare i fondi al terrorismo Scienza e Fede, storicamente in conflitto, non sono mai state così vicine. Il battesimo di questa nuova alleanza è idealmente arrivato da Rieti, dove è in corso il XII Forum Internazionale dell’Informazione per la salvaguardia della Natura, organizzato dall’associazione Greenaccord in collaborazione con il Pontificio Consiglio per la Famiglia. I cambiamenti climatici raccontati dagli scienziati fotografano un Pianeta a rischio estinzione e l’unica risposta possibile è una rivoluzione culturale, una conversione ecologica che può essere realizzata solo attraverso una nuova etica sostenibile. Al centro del dibattito, che ha aperto la sessione mattutina, non poteva non essere la recente Enciclica di Papa Francesco, “Laudato si’”, un documento storico, che per la prima volta ha posto al centro del messaggio religioso la salvaguardia della Terra. Per Vincenzo Paglia, Presidente del Pontificio Consiglio per la Famiglia il cuore pulsante dell’enciclica del Papa è tutto nel “bisogno imprescindibile di una rivoluzione culturale e spirituale” per salvare la Casa Comune. Quella dell’ecologia integrale “è una profezia che coinvolge tutti, non è un tema per governi o uomini che hanno responsabilità apicali, ma riguarda dal primo all’ultimo cittadino di questa casa”, ha aggiunto Monsignor Paglia. La rivoluzione etica deve essere quindi la premessa fondamentale per cambiare la concezione del mondo e le religioni devono giocare un ruolo da protagoniste, respingendo ogni forma di fondamentalismo che è chiaramente “contro la Casa Comune e la famiglia comune”. Per questo motivo, ha concluso Paglia, “c’è bisogno di una nuova alleanza fra religioni e umanesimo verso una nuova conversione ecologica nel senso più ampio del termini, un nuovo Umanesimo che ritrovi armonia tra famiglia umana e la Casa Comune che essa deve abitare”. Il tema ecologico, del resto, è al centro di tutti i principali testi sacri. Lo ha spiegato Alberto Funaro, rappresentante della Comunità Ebraica di Roma, ricordando come, ad esempio, per la religione ebraica il rispetto della natura “come dono fatto all’uomo da Dio, diventa un diritto-dovere”, e anzi le leggi della tradizione biblica mostrano “grande lungimiranza” rispetto ai problemi della tutela dell’ambiente che oggi ci tormentano. La vera sfida è quindi proprio quella di lanciare “un’asse tra tutte le fedi religiose per un’alleanza di natura spirituale che ciascun credo può motivare dall’interno della propria teologia, specie quando si tratta di religioni che nella loro disciplina contengono indicazioni per il rispetto dell’ambiente”. È il caso anche dell’Islam, che rappresenta un quarto della popolazione della Terra e deve certamente dire la sua in questa sfida per salvare il Pianeta. “L’Islam può contribuire a questo dibattito”, ha detto Jasser Auda, direttore del Maqasid Institute, sottolineando che un terzo del Corano è dedicato alla Natura. “La Terra è in equilibrio ma è l’uomo che altera e corrompe questo equilibrio” e la religione islamica da sempre offre ai suoi fedeli le risposte etiche per evitare comportamenti deleteri contro la natura. Ogni volta che l’uomo ha separato la politica dall’etica ha perso di vista la lungimiranza nelle scelte per il bene comune, e questo avviene anche nella guerra al terrorismo “che non si combatte con un approccio solo basato sulla sicurezza”. E proprio su questo tema un forte richiamo è arrivato dal Giuliano Amato, membro della Corte Costituzionale, più volte presidente del Consiglio ed ex ministro che ha collegato il tema dell’ecologia alle nuove forme di terrorismo che si alimentano con i ricavi delle vendite dei combustibili fossili. “Abbandoniamo l’uso dei combustibili fossili”, ha detto il professor Amato, e così oltre a contribuire a salvare la Terra, “essiccheremo il finanziamento del terrorismo”. Per l’ex premier, ogni rivoluzione ecologica non può prescindere dal ruolo della religione come “guida morale irrinunciabile in una società libera”. Per questo non deve esistere conflitto fra democrazia e libertà di religione. L’emergenza climatica, ha aggiunto Amato, “è una vendetta rispetto all’estremismo razionalista post-illuminista. È la scienza che ci dice che il mondo così come lo stiamo conducendo ci porta alla rovina”. L’appello ad una nuova conversione ecologica è raccolto anche dalla scienza, come ha ricordato Zbigniew W. Kundzewicz, membro dell’accademia polacca delle Scienze. Ma proprio dalla cattolica Polonia, ha sottolineato il geofisico, arrivano molte voci scettiche a proposito della scelta “ormai irreversibile” di abbandonare l’uso del carbone. Uno scetticismo forse condizionato dalle lobby del carbone, che rappresenta l’85% delle fonti energetiche del Paese. Per il geofisico polacco l’enciclica di Papa Francesco “è affascinante perché parla con coraggio di sviluppo sostenibile, di giustizia e equità fra le generazioni”, declinando un nuovo modello di qualità della vita che parte dalla premessa che “l’ambiente non ci appartiene, lo abbiamo ereditato e abbiamo il dovere di custodirlo”.

Furto in appartamento, arrestata donna di origini nomadi e altre due denunciate

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Gli uomini della Squadra Mobile reatina hanno arrestato la romana, P.G., del 1993, di origini nomadi, residente a Zagarolo (RM), in esecuzione di una ordinanza di custodia cautelare emessa dal GIP del Tribunale di Rieti, in quanto individuata come responsabile di un furto in un appartamento a Rieti, perpetrato nel maggio del 2014.   Nel 2014, infatti, una donna si era introdotta in un appartamento reatino con delle complici, approfittando della buona fede di una anziana che l’aveva accolta, ed aveva asportato monili e denaro contante per un valore complessivo di diverse migliaia di euro.   Gli investigatori della Squadra Mobile, non appena ricevuta la notizia, hanno intrapreso una meticolosa e laboriosa indagine che ha permesso di individuare come responsabile una romana, di origini nomadi, identificata per P.G., nata nel 1993 e residente a Zagarolo (RM), foto segnalata più volte con numerosi ALIAS, grazie ad una piccola impronta digitale rinvenuta in un taccuino dell’anziana vittima.   La donna che vive di furti, risulta indiziata in numerosi reati contro il patrimonio perpetrati in questo capoluogo nello stesso periodo, sempre con la complicità di altre due donne, identificate per K.D., del 1994 e K.S., del 1986, anch’esse residenti a Zagarolo (RM), denunciate in stato di libertà dagli investigatori della Squadra Mobile, sempre per il furto del maggio del 2014.   Le donne agivano sempre con il medesimo modus operandi, facendosi accogliere in casa da ignare vittime con la scusa di offrire loro aiuto e assistenza in qualità di badanti e, distraendo la vittima, a turno, “perquisivano” l’abitazione alla ricerca di valori da asportare.   Gli elementi raccolti dagli investigatori reatini hanno così permesso al G.I.P. del Tribunale di Rieti di emettere nei confronti della P.G. una ordinanza di custodia cautelare che, nella mattinata di ieri, è stata eseguita da personale della Squadra Mobile della Questura di Rieti.   La nomade è stata tratta in arresto ed associata presso la propria abitazione, così come disposto dalla competente Autorità Giudiziaria davanti alla quale dovrà rispondere del reato di furto aggravato, unitamente alle sue due complici denunciate in stato di libertà.

XII Forum ambiente, Papa Francesco: sensibilizzare a stili di vita sostenibili

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In un messaggio al XII Forum internazionale dell’Informazione ambientale organizzato a Rieti da Greenaccord con il patrocinio del Comune di Rieti, il Pontefice sottolinea l’esigenza di promuovere “la piena realizzazione di ogni persona e l’autentico sviluppo del Creato” “Scienziati e giornalisti contribuiscano a sensibilizzare le istituzioni politiche e i cittadini perché si diffondano stili di vita sostenibili sul piano umano ed ecologico e si adoperino affinché il sistema economico promuova la piena realizzazione di ogni persona e l’autentico sviluppo del Creato”. È il “pressante appello” che Papa Francesco ha inviato a climatologi, economisti, fisici, esperti di sviluppo sostenibile, giuristi e operatori dei mass-media riuniti a Rieti per il XII Forum internazionale dell’Informazione per la Salvaguardia della Natura, organizzato dal Pontificio Consiglio per la Famiglia e dall’associazione culturale Greenaccord. Un’iniziativa che aiuta a riflettere sulla comune responsabilità di custodi della Creazione e del disegno di Dio iscritto nella Natura.

Rinvenuti quattro falchi con gravi lesioni alle ali dovute a colpi di fucile

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Nel corso dell’anno sono stati numerosi gli interventi del Corpo Forestale dello Stato della provincia di Rieti a favore della fauna selvatica in difficoltà, grazie anche alla puntuale collaborazione di attenti e sensibili cittadini che, o direttamente o attraverso le segnalazioni, hanno consentito di recuperare gli esemplari di fauna di volta in volta rinvenuti. Gran parte di questi fanno parte dei Rapaci diurni, soprattutto falchi. Un dato significativo però è emerso in questi ultimi giorni, quando nel volgere di una settimana sono stati consegnati ben quattro falchi del genere Poiana, con lesioni alle ali. Solitamente le lesioni sono di tipo traumatico dovuto ad urti sul terreno, recinzioni, fili per stendere la biancheria ecc., ma in questi ultimi casi le radiografie effettuate hanno evidenziato la presenza di pallini di piombo che hanno provocato le fratture. Senza la radiografia è quasi impossibile individuare i pallini di piombo a meno che il trauma non evidenzi la presenza di sangue e l’inconfondibile “rosata” del colpo esploso da un fucile. Grazie alla collaborazione del Giardino faunistico di Piano dell’Abatino, e all’esperienza del Prof. De Marco e della sua equipe, molti di questi rapaci si salvano, ma non tutti possono essere restituiti alla libertà. In alcuni casi, come quelli recentemente accaduti le lesioni sono talmente gravi che si è resa necessaria l’amputazione dell’ala, oppure l’intervento chirurgico consente di salvare l’ala, ma la funzionalità della stessa non sarà più tale da consentire al rapace di cacciare. Sparare ad un falco ed abbatterlo, non porta nessuna gloria, nel caso della Poiana che può raggiungere un’apertura alare di 130 centimetri è facile come bere un bicchiere d’acqua, resta il fatto che sono animali protetti e la loro uccisione comporta sanzioni penalmente rilevanti, inoltre, non dimentichiamo che occupano una posizione importante nella catena alimentare con il ruolo di predatori specializzati. Di fatto la loro scomparsa determinerebbe l’aumento delle prede abituali (per esempio: topi, insetti rettili, ecc.) che spesso sono o rappresentano un problema per l’uomo. Confidiamo come sempre nella collaborazione dei cittadini per salvare tutta la fauna in difficoltà e speriamo che quest’articolo e le foto, servano a sensibilizzare coloro che ancora sottovalutano l’importanza e il ruoli degli amici animali. falco_poiana_2 falco_poiana_3

Cosmo Bianchini nuovo segretario PRC

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Si è riunito il Direttivo PRC del Circolo “Luciano Alessandrini” di Rieti per eleggere il nuovo segretario di Circolo. Al centro della riunione il rilancio dell’organizzazione del partito a cominciare dai temi, che dovranno caratterizzare il lavoro politico del circolo nel suo territorio, quali: lavoro, partendo dalle vertenze locali, politiche sociali e giovanili, trasporto, integrazione e immigrazione, unità delle forze di sinistra, sanità e legalità. Il nuovo segretario, Cosmo Bianchini, già Segretario Nazionale SILP-CGIL, insieme al Direttivo lavorerà fin da subito, a partire dai temi politici, alla costruzione di un percorso comune politico con le forze della sinistra nel nostro territorio. Segreteria provinciale PRC-SE Rieti

XII Forum ambiente: senza interventi coraggiosi la Terra è sull'orlo del baratro

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Dal Forum aperto ieri mattina a Rieti l’appello congiunto per un accordo sostenibile in vista della COP21 di Parigi. “Se non si trova l’intesa la temperatura media globale salirà di 6 gradi entro fine secolo, con conseguenze devastanti soprattutto per i Paesi più poveri” denuncia l’IPCC. “Eppure la riduzione delle emissioni costerebbe solo lo 0,06% del Pil mondiale”. E’ un mix di forte preoccupazione e timida speranza quella che permea le relazioni degli esperti intervenuti nella prima sessione di lavori del XII Forum Internazionale Greenaccord dell’Informazione per la Salvaguardia della Natura, apertosi stamattina al Teatro Vespasiano di Rieti. Tra timori che il riscaldamento globale produca effetti irreversibili e consapevolezza che, con un’adeguata volontà politica, la tendenza può essere ancora invertita. Ma il tempo sta per scadere. La fotografia iniziale della situazione è stata offerta da Jean-Pascal van Ypersele, climatologo belga ed ex vice Presidente IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change), che ha illustrato i dati del V Rapporto Valutativo 2013-2014: “i numeri – osserva – evidenziano come il destino del pianeta Terra sia totalmente nelle mani dell’uomo e delle sue scelte. L’influenza umana sui fattori climatici è pari al 95%”. Da qui, un appello a tutti gli attori politici internazionali che si riuniranno a Parigi per cogliere la necessità storica di un accordo sul clima, ormai non più differibile. “Questi cambiamenti climatici sono una realtà a cui occorre rispondere con una politica globale di mitigazione e adattamento”, ha aggiunto Van Ypersele, sottolineando come oltre all’innalzamento nelle temperature a destare preoccupazione è il livello e l’intensità delle precipitazioni, lo scioglimento dei ghiacciai e l’innalzamento di oltre 30 mt del livello del mare registrato negli ultimi 100 anni. Lo scenario delineato dall’organismo Onu è quindi devastante: “entro fine secolo arriveremo ad un aumento della temperatura media globale tra i 4 e 6 gradi centigradi”. Questi cambiamenti, declinati in termini di abitabilità del pianeta, “non sono ancora compresi dagli stessi addetti ai lavoro”: secondo le proiezioni dell’IPCC l’innalzamento del livello del mare sarà compreso in una forbice tra i 30cm e il metro. Quel che più desta allarme è che gli effetti dell’innalzamento saranno pagati a caro prezzo sulla pelle dei Paesi più poveri, assai vulnerabili in tema di impatto e di adattamento ai cambiamenti climatici. Come ridurre quindi le emissioni? “Servono tecnologie più pulite per la produzione e il consumo di energia, per contenere al di sotto dei 2 gradi l’innalzamento delle temperature globali, con un intervento di riduzione delle emissioni di CO2 tra il 40% e il 70% entro il 2050”. Interventi importanti ma economicamente sostenibili: “In termini economici avrebbero un costo pari allo 0,06% del Pil mondiale” ha concluso il climatologo belga. Più scettico sui possibili accordi politici ottenibili a Parigi è Jairam Ramesh, parlamentare indiano ed ex ministro dell’Ambiente. L’esponente indiano ha rivendicato gli impegni presi in questi anni dall’India in tema di riduzione delle emissioni, ma soprattutto sul fronte energetico con l’aumento del solare, dell’eolico e del nucleare. L’ex ministro indiano ha evidenziato come l’India rappresenti oggi “soltanto il 6% delle emissioni di gas serra” svolgendo rispetto a Cina, America ed Europa il ruolo di “piccolo attore che non ha storicamente contribuito al problema del surriscaldamento terrestre”. Tuttavia il boom economico indiano porterà Nuova Delhi a raggiungere entro il 2030 i livelli di emissioni degli Stati Uniti, e non è pensabile quindi che l’India non prenda impegni sulle questioni ambientali. Sul fronte dell’utilizzo di energie rinnovabili “l’India – ha sottolineato il parlamentare indiano – attraverso forti investimenti sul solare e sull’eolico passerà dall’attuale 6% al 20% entro 2030”. Investimenti saranno fatti anche sull’utilizzo dell’energia nucleare che coprirà entro il 2030 il 6-7% del fabbisogno nazionale. Tutto questo – ha concluso Ramesh – significa che “c’è un ruolo ancora enorme per il carbone e questo mi preoccupa, ma l’India, come la Cina o la Polonia, non si può permettere di abbandonare il suo utilizzo che oggi rappresenta il 65% di fonte di energia, ma entro il 2030 si ridurrà al 50%”. Forti dubbi sugli impegni finora promessi dai partecipanti alla Conferenza sul Clima di Parigi COP21 sono stati espressi anche da Domenico Gaudioso, capo del Servizio Clima e Atmosfera dell’ISPRA, Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca ambientale. Nel suo intervento il ricercatore di ISPRA ha denunciato di fatto l’inadeguatezza delle misure previste che, “anche se prese tutti assieme, non saranno sufficienti a garantire il rispetto del limite dei 2°C di riscaldamento globale”. Il valore più probabile che si raggiungerà, ha sostenuto Gaudioso, “è un aumento compreso tra 2,7 e 3,6 °C di riscaldamento”. Per sperare che la conferenza di Parigi “non si tramuti in un flop” – ha concluso il ricercatore italiano – “servirà quindi raggiungere un accordo coraggioso non solo dal punto di vista dei contenuti ma anche dal punto di vista giuridico: è importante che il nuovo accordo preveda un meccanismo di revisione periodica in base al quale tutti i Paesi siano obbligati ad aggiornare i propri impegni senza poterli ridurre. Necessario inoltre un meccanismo di monitoraggio e verifica trasparente dell’attuazione degli impegni” ha spiegato Gaudioso.

La Fiom CGIL scende in piazza a Roma

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Il 21 novembre la Fiom scende in piazza a Roma, insieme alle associazioni, ai movimenti e alle persone che in questi anni si sono battuti, e vogliono continuare a farlo, per contrastare le politiche di austerità europee, e le conseguenti scelte dei diversi governi del nostro Paese, per affermare i princìpi della nostra Costituzione ponendosi l’obiettivo di riunificare tutto il mondo del lavoro e affermare un nuovo modello ambientale, sociale ed economico, solidale e democratico. Insieme per avviare una mobilitazione vasta che, in coerenza con le lotte dello scorso autunno, coinvolga tutte le categorie del mondo del lavoro e tutta la Cgil. Il governo non sta ascoltando il Paese ma solo i poteri economici e finanziari più forti. Non fermiamoci. È il momento di unire e dare voce e rappresentanza al mondo del lavoro, reale maggioranza del nostro paese. Anche i metalmeccanici reatini saranno a Roma insieme a lavoratori di altri settori e pensionati, per dire anche la loro sull’attuale situazione del territorio. I pullman da Rieti partiranno sabato mattina alle ore 7 dallo Stadio Centro Italia.

Dai banchi alla strada, gli studenti progettisti della sicurezza stradale

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Il progetto, promosso dalla Polizia Municipale di Rieti, dall’Associazione Famigliari e Vittime della Strada (AFVS) e da Impresa Insieme ha coinvolto, due anni fa, le scuole Secondarie di Primo grado e ora, dopo un nuovo incontro tra i partner, si è sentita la necessità di ampliare questo coinvolgimento anche alle scuole Superiori e, in particolare, di renderli soggetti attivi nella “costruzione” della sicurezza stradale. Non un questionario per indagare le cattive abitudini dei ragazzi alla guida, ma per raccogliere le loro opinioni sul tema, comprendere il grado di conoscenza del tema e rendergli “progettisti della sicurezza stradale” facendo assumere loro un ruolo da protagonisti e quindi promotori di iniziative volte alla individuazione e segnalazione delle cause che provocano direttamente e indirettamente gli incidenti stradali. Il particolare fine sarà raggiunto attraverso l’impiego della metodologia della formazione-intervento. “La formazione-intervento – dice Renato Di Gregorio, metodologo e amministratore di Impresa Insieme – postula che le persone apprendono non quando si trasferisce loro delle conoscenze chiedendo di assumere comportamenti, ma quando le si mette in un ruolo di progettista del miglioramento delle condizioni reali con cui si presenta un fenomeno. Migliorare le condizioni di partenza induce la persona a documentarsi sul tema per trovare delle soluzioni credibili e tale azione consente alla fine di sviluppare un’autoformazione. Le persone che conoscono il problema e si battono ogni giorno per debellare gli aspetti negativi della mobilità diventano allora le persone da consultare, con cui dialogare e non più solo da temere o da assecondare”. Per giungere alla definizione del questionario i docenti di tutti gli istituti reatini di Medie e Superiori si sono incontrati presso il Comando di Via della Foresta con i partner. A quell’incontro ne ha fatto poi seguito un altro al quale hanno preso parte anche una delegazione di studenti, scelti dalle scuole stesse, che sono stati investiti del ruolo di “ambasciatori” del progetto nelle rispettive classi per apprendere prima e poi riportare il ruolo ce si auspica di voler fare assumere ai ragazzi. Per questo fine ad ognuno dei ragazzi è stato chiesto di stringere un “patto” in qualità di progettisti della sicurezza stradale. Le dirigenti che hanno scelto di aderire al progetto, anche grazie all’entusiasmo con cui i docenti intervenuti al primo incontro del 30 settembre hanno relazionato sul progetto, sono: Paola Testa dell’IC Villa Reatina, Domenica Pedica dell’IC Angelo Maria Ricci e Carla felli dell’IC Minervini Sisti, Mariarita Pitoni dell’IIS Luigi di Savoia, Lidia Nobili dell’ISS Marco Terenzio Varrone e Alessandra Onofri dell’IPSSEOA Costaggini Alberghiero. In questa fase si sta procedendo con l’analisi e, come strumento di indagine, è stato scelto il questionario. Dalla elaborazione delle risposte si potranno ricavare le proposte progettuali concrete che verranno discusse assieme alla comunità educante (composta da tutti coloro che svolgono un ruolo significativo nell’educazione,istruzione e formazione dei giovani) e per le quali i consulenti di Impresa Insieme, assieme ai partner, si impegneranno per trovare le risorse necessarie per la loro realizzazione. L’esigenza di riprendere il progetto, ha spiegato l’Ingegner Cricchi, dell’Associazione Famigliari Vittime della Strada, era legata al fatto di voler coinvolgere, non più solo gli studenti delle scuole Medie, ma anche quelli delle Scuole Superiori. Secondo quanto evidenziato dalle statistiche, infatti, i soggetti più esposti ai rischi della strada sono proprio i ragazzi tra i 14 e i 21 anni, ma sono sempre gli stessi ragazzi, in questa fascia di età, ad avere la giusta maturità e ad essere pronti per assumere il ruolo di progettisti della sicurezza stradale. La riunione tra la comunità educante è prevista per inizio dicembre, in quel contesto, partendo dall’analisi dei dati offerti dai questionati, ci si confronterà per attivare processi di integrazione e collaborazione tra tutti gli attori trovando soluzioni di innovatività, trasversalmente e all’interno di ciascuno dei settore che compongono la comunità educante. Le azioni definite permetteranno di costituire uno spazio di riferimento più consono per ricomporre la comunità educante stessa e renderla capace di occuparsi, in modo integrato, dei giovani, della loro educazione, della loro formazione e del loro orientamento. All’incontro faranno seguito delle giornate di sensibilizzazione nelle scuole in cui interverranno anche il Comando e l’AFVS.

Demenze nel territorio della Bassa Sabina – L’Alleanza possibile tra volontariato e Istituzioni

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Sabato 21 novembre, dalle ore 10.00 alle ore 12.30, a Poggio Mirteto, presso la Sala delle Culture in via Riosolo 33, organizzato da AMAR e Distretto Sociale “ Bassa Sabina”, con la partecipazione dell’ASL di Rieti, avrà luogo l’incontro sulle “Demenze nel territorio della Bassa Sabina – L’Alleanza possibile tra volontariato e Istituzioni”. I soggetti affetti da demenza, nell’ambito del territorio provinciale sono circa 3.000 (dato presunto perché non si è mai fatto uno studio epidemiologico territoriale); nella bassa Sabina sono circa 1.000/1.200 Se nell’ambito del Distretto 1 , c’è qualche servizio attivo (CDA di Cantalice – AD fatta da volontari per gruppi ristretti di malati), nell’ambito di questo territorio c’è il deserto dei Tartari; non vi sono servizi attivi e tutto l’onere dell’assistenza è delegato alle famiglie che si trovano sole ad affrontare questo enorme problema. Quest’incontro, aperto a tutti, cittadini, operatori, volontari, familiari dei malati, rappresenta il primo passo per riconoscere – affrontare il problema della demenza; ad esso dovranno seguire altre iniziative fatte di concerto tra volontariato – Istituzioni civili e sanitarie finalizzate a costruire una rete di supporto per le famiglie dei malati. Il volontariato dunque, inteso come gruppo di persone formate e motivate che si rimboccano le maniche e si mettono al lavoro, cerca supporto e collaborazione nelle Istituzioni che devono tutelare i diritti fondamentali dei loro cittadini.