Nel 2025 la raccolta differenziata degli imballaggi in vetro nel Lazio ha raggiunto i 35 chilogrammi per abitante, un risultato di poco inferiore alla media del Centro Italia (38 kg/ab). La regione continua, tuttavia, a contribuire in modo significativo al sistema nazionale del riciclo del vetro, con ricadute positive sia sul piano ambientale sia su quello economico. Grazie ai quantitativi raccolti e alla qualità del materiale conferito, nel 2025 CoReVe ha riconosciuto ai Comuni laziali e ai gestori delegati oltre 11,9 milioni di euro. Un flusso di risorse che contribuisce a sostenere i servizi di raccolta differenziata e a rafforzare l’efficienza del sistema locale di gestione dei rifiuti. Il valore generato dalla raccolta differenziata si traduce anche in attività industriale sul territorio. In Lazio sono attivi uno stabilimento di produzione di imballaggi in vetro O-I Italy ad Aprilia e un impianto di trattamento del rottame (Vetreco a Supino).
Queste realtà fanno parte di una filiera nazionale composta da 37 vetrerie e 19 impianti di trattamento, di cui rispettivamente 5 e 3 localizzati nelle regioni del Centro, che rappresenta un comparto ad alto contenuto tecnologico, capace di generare occupazione qualificata, investimenti e approvvigionamento di materia prima seconda per l’industria manifatturiera. Nel complesso, i Comuni del Centro hanno beneficiato di 26,4 milioni di euro, in crescita del 28,2% rispetto al 2024. La remunerazione media riconosciuta dal Consorzio nell’area del Centro Italia si è attestata a 69,60 euro per tonnellata, in aumento dello 0,7% rispetto all’anno precedente. La performance laziale si inserisce in un contesto di crescita dell’intera filiera del riciclo del vetro. Secondo i dati di CoReVe, il Consorzio Recupero Vetro, nel 2025 sono state riciclate in Italia 2.155.287 tonnellate di imballaggi in vetro, con un incremento del 2,5% rispetto all’anno precedente, mentre il tasso di riciclo ha raggiunto l’82,1%, superando ampiamente il target europeo del 75% fissato per il 2030.
Anche la raccolta differenziata nazionale continua a crescere, attestandosi a oltre 2,39 milioni di tonnellate. Un dato particolarmente significativo riguarda la qualità del materiale raccolto: il 90% del vetro conferito è stato effettivamente avviato a riciclo, in aumento rispetto all’88,2% del 2024, a conferma dell’efficienza raggiunta dalla filiera italiana. Un’efficienza strutturale che genera un bilancio ecologico ed economico degno di nota. 408 milioni di metri cubi di gas risparmiati, 3,9 milioni di tonnellate di materie prime preservate e 2,4 milioni di tonnellate di CO₂ evitate, pari alla capacità di assorbimento di una foresta grande oltre tre quarti della Valle d’Aosta. A questo bilancio verde si aggiunge un risparmio complessivo di 479 milioni di euro di mancati costi di smaltimento in discarica. Nonostante questi risultati, restano evidenti le differenze territoriali. Mentre il Nord si attesta su 46,7 kg per abitante, il Centro si ferma a 38,0 kg/ab e il Sud a 33,6 kg/ab. In questo scenario, la Valle d’Aosta si posiziona in cima al podio con 62,7 kg/ab, mentre la Sicilia registra il valore più basso con 28,6 kg per abitante. “Il 2025 è stato un anno di consolidamento e rafforzamento per il sistema del riciclo del vetro in Italia. Nonostante un contesto economico complesso, caratterizzato da consumi deboli e da una forte volatilità dei mercati delle materie prime seconde, la filiera ha confermato la propria capacità di generare valore ambientale, industriale ed economico per il Paese – dichiara Gianni Scotti, Presidente di CoReVe – i risultati ottenuti dimostrano concretamente come la raccolta differenziata del vetro sia oggi una leva di sviluppo per i territori. Le risorse riconosciute ai Comuni sostengono i servizi locali, mentre il vetro raccolto alimenta una filiera industriale che crea occupazione, investimenti e materia prima per il sistema produttivo nazionale. Per questo continuiamo a investire sulla qualità della raccolta: più il vetro è pulito e correttamente conferito, maggiore è il valore che può essere restituito ai territori e all’economia circolare italiana”.
Così nella nota CoReVe