Acqua, NOME: “Approvata la Legge, spogliati i territori”

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“Sette milioni di euro di danni: il motivo per cui Rieti non ha ricevuto e non riceverà alcun risarcimento dalla alluvione di due anni fa è che non c’è alcun atto che imponga ai titolari di concessioni idroelettriche di pagare tali risarcimenti. E altrettanto avverrà per malaugurati eventi che dovessero accadere in futuro. Il sindaco Sinibaldi ha più volte denunciato i costi fuori budget per la manutenzione delle infrastrutture danneggiate a carico del Comune: alla luce di quelle dichiarazioni ci saremmo aspettati un impegno specifico in occasione della discussione della legge sulle concessioni idroelettriche, approvata in Regione proprio in questi giorni.

Nulla è stato invece fatto. Nulla ha proferito il sindaco, né la assessora Rinaldi e tantomeno l’on. Trancassini, assieme a FdI ed alla maggioranza di governo regionale. Nulla è emerso dalla opposizione di PD e M5S, che avevano presentato nella scorsa legislatura, successivamente ritirandola, una proposta di legge fotocopia a quella oggi approvata. Si tratta di una legge che muoverà miliardi di euro nei prossimi decenni e coinvolge interessi strategici nazionali, che è stata invece presentata con basso profilo e qualificata come un provvedimento di natura “tecnica”; e così, multinazionali e grandi gruppi industriali otterranno l’utilizzo di infrastrutture strategiche per i prossimi 40 anni, senza alcuna tutela né ristoro per i territori, sia in termini economici, che di infrastrutture. E’ una legge che non recepisce l’allarme rilanciato da Confindustria su il Sole 24 ore riguardo la tutela degli interessi nazionali, né le critiche alla apertura agli operatori esteri formulata qualche mese addietro da Guido Crosetto (attuale ministro della Difesa) e dal Copasir presieduto da Adolfo Urso (oggi ministro delle Imprese e del Made in Italy).

Non compare alcun accenno alle esigenze dei territori in termini di protezione civile. E se almeno la Regione potrà godere l’incasso di un canone di concessione, gran parte dei benefici dello sfruttamento idroelettrico andranno alle multinazionali che potranno gestire dighe, gallerie, infrastrutture con profitti di decine di milioni di euro; nulla è scritto riguardo ai territori, ai quali nella legge si rimanda a generiche formule di partecipazione e coinvolgimento nei processi decisionali. Ancora una volta lo sfruttamento della risorsa più preziosa che la natura ha donato alla nostra terra, l’acqua, è stato regalato ad altri per ignavia della politica. La legge, oltre al tema politico, aggiunge criticità che risulteranno irrisolvibili nei prossimi anni. Tali aspetti sono stati ampiamente illustrati da NOME Officina Politica, assieme a un gruppo di associazioni operanti nell’ambito dell’acqua e dei temi ambientali, il 17 Ottobre in audizione presso la Regione Lazio.

Il relativo dossier, su esplicita richiesta, è stato trasmesso dalla Presidenza della Commissione a Consiglio e Giunta regionale: interlocuzioni con singoli Consiglieri e politici ci ha resi partecipi di perplessità sul percorso della legge, ma dagli uffici politici della Regione Lazio non è scaturito alcun emendamento. La sola voce dissonante della consigliera Zeppieri (lista progressisti), che ha votato contro il provvedimento, ha portato in approvazione una modifica che garantisce che “almeno” le infrastrutture siano soggette a collaudo prima del riaffido.

La politica in Regione si è nascosta sotto l’alibi di una “legge tecnica”, come se miliardi di euro nei prossimi decenni ed interessi strategici non fossero oggetto di decisioni politiche. Il ruolo di NOME Officina Politica si limita all’impegno civico e alla denuncia. Ai nostri rappresentanti chiediamo di informarci in maniera trasparente su quali siano stati i principi ispiratori dell’ennesimo sacrificio chiesto alle comunità locali, piuttosto che essere costretti ad ascoltare lamentazioni postume prive di senso da soggetti che rivestono ruoli di governo”. Così nella nota NOME