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giovedì 3 Settembre 2026
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Scuola e calo demografico nel Reatino, Coordinamento Docenti Diritti Umani: “Il dimensionamento non può tradursi in un progressivo indebolimento delle aree interne”

Il Coordinamento Nazionale Docenti della Disciplina dei Diritti Umani richiama l’attenzione sui dati relativi alla popolazione scolastica della provincia di Rieti per l’anno 2026/2027. Secondo le stime diffuse dalla stampa, gli iscritti dall’infanzia alla secondaria di secondo grado saranno circa 17.400, rispetto ai 17.900 dell’anno precedente e ai 18.644 registrati nel 2022/2023. La riduzione, superiore a 1.200 studenti nell’arco di quattro anni, assume particolare rilievo perché interessa maggiormente la scuola dell’infanzia e le aree interne, tra cui il Cicolano e la Valle del Turano. Non si tratta, pertanto, di una semplice variazione statistica, ma di un fenomeno destinato a incidere sulla programmazione della rete scolastica, sulla sostenibilità dei servizi e, più in generale, sugli equilibri economici e demografici dei territori meno densamente popolati. Il quadro reatino si inserisce nella più ampia contrazione demografica nazionale. La progressiva diminuzione delle nascite determina effetti che attraversano in successione tutti i segmenti del sistema scolastico e impongono una programmazione pluriennale, evitando che il dimensionamento della rete venga affrontato prevalentemente attraverso interventi successivi di razionalizzazione amministrativa.

La disciplina vigente in materia di organizzazione della rete scolastica, anche alla luce della riforma introdotta dall’articolo 1, comma 557, della legge 29 dicembre 2022, n. 197 e delle successive modificazioni, collega il dimensionamento a criteri quantitativi e alla programmazione regionale. La sua applicazione, tuttavia, deve necessariamente confrontarsi con le caratteristiche territoriali, demografiche e infrastrutturali delle singole realtà. Nelle aree montane e interne, infatti, una riduzione della presenza scolastica può produrre costi indiretti rilevanti: maggiore mobilità quotidiana degli studenti, incremento delle esigenze di trasporto, minore attrattività residenziale e progressiva concentrazione dei servizi nei centri maggiori. In tale prospettiva, il Coordinamento ritiene positivo che per il prossimo anno scolastico non siano previsti ulteriori accorpamenti di dirigenze e segreterie nella provincia di Rieti e che a Borgorose sia stata mantenuta la prima classe della scuola secondaria di secondo grado. Il dato, tuttavia, conferma la necessità di una programmazione capace di anticipare gli effetti della contrazione demografica anziché intervenire soltanto quando la diminuzione degli iscritti rende inevitabile una revisione degli assetti organizzativi. La riduzione della popolazione scolastica potrebbe inoltre essere utilizzata per migliorare la qualità dell’offerta, evitando che il minor numero di studenti produca automaticamente una corrispondente contrazione delle risorse. Classi numericamente più sostenibili, stabilità degli organici, laboratori, ampliamento dell’offerta formativa e servizi adeguati possono rappresentare un investimento economicamente razionale nei territori caratterizzati da maggiore fragilità demografica.

Assume quindi particolare valore istituzionale l’inaugurazione dell’anno scolastico prevista il 21 settembre presso l’Istituto Omnicomprensivo “Sergio Marchionne” di Amatrice, alla presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. A dieci anni dal sisma del 2016, la ricostruzione del territorio non può essere valutata soltanto attraverso il recupero del patrimonio edilizio e infrastrutturale, ma anche attraverso la capacità di mantenere servizi pubblici stabili e condizioni che consentano alle famiglie di continuare a vivere nelle comunità interessate. Il caso reatino evidenzia pertanto una questione destinata a interessare un numero crescente di province italiane: governare la diminuzione degli studenti senza trasformarla in una diminuzione delle opportunità formative e della presenza dello Stato nei territori. La demografia scolastica deve diventare uno strumento di programmazione preventiva. In assenza di tale prospettiva, il rischio è che il dimensionamento, nato come misura di razionalizzazione organizzativa e finanziaria, finisca per concorrere involontariamente all’ulteriore indebolimento delle aree nelle quali la scuola rappresenta uno dei principali fattori di stabilità sociale ed economica.
Così nella nota il prof. Romano Pesavento, Presidente CNDDU

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