E’ giunta in redazione una nota a firma Sauro Casciani, Simona Galassetti, Maurizio Amicosante, Antonio Pietripaoli, Giuseppe Pusceddu, Marco Quartana, Giuliano Di Carlo, Arduino Ingrisano, Sandolo Marciello, Nello Lunari e Rocco Venezia che pubblichiamo integralmente.
Abbiamo sempre considerato la politica un mezzo e non un fine, uno strumento di orientamento e gestione delle dinamiche economiche, sociali, dei processi culturali e storici. Abbiamo sempre considerato il primato della politica come la condizione imprescindibile per mantenere il giusto equilibrio tra i poteri, per evitare l’imbarbarimento dei rapporti tra interessi contrapposti, per garantire diritti e annientare privilegi, per dare una “Regola” a ciò che, se lasciato alla libera espressione, sarebbe causa di ingiustizia, sopruso, violenza.
Questi, in breve, i principi ispiratori da cui siamo da sempre animati e che ci indussero ad aderire a suo tempo ai D.S. ed a promuovere e sostenere il processo di trasformazione in Partito Democratico. Uomini e donne provenienti dall’esperienza comunista, socialista, democratico cristiana, associazionista, si riconobbero in quello che ritenevano un percorso di unificazione di quella “parte”, di quelle coscienze, di quelle idealità che, reduci dalla guerra di Resistenza, furono le protagoniste di un grande processo di rinnovamento e di progresso che culminò con la promulgazione della nostra Costituzione Repubblicana, la più avanzata mediazione tra interessi, lo scrigno dei più elevati principi di civiltà, il mezzo per la realizzazione della democrazia progressiva e di quella che Togliatti definì “la via italiana al socialismo”.
Tutti noi ritenevamo, e riteniamo, che l’azione politica non può e non deve prescindere dai presupposti della difesa e del rilancio dei principi costituzionali e per questo, al di là delle provenienze, accogliemmo con entusiasmo quella che si preannunciava come la nascita di una formazione politica che rappresentasse tutto questo e che potesse quindi divenire la risposta della Politica al berlusconismo.
La storia ci dice che non tutti vissero quel passaggio con questo spirito. Che non tutti ritennero di dover amplificare il confronto dialettico invertendo quel processo di verticizzazione, innescatosi negli anni novanta, che aveva allontanato la gente dalla politica, mortificando i meccanismi della partecipazione, uccidendo ogni passione e alimentando il qualunquismo. Non ci si accorse che le dinamiche sociali ed economiche, i processi della produzione, i meccanismi redistributivi, stavano subendo mutazioni irreversibili e che c’era dunque urgenza e necessità di ripensare e rielaborare una proposta politica credibile della sinistra, un modello di sviluppo e di organizzazione sociale alternativo ed adeguato.
Tutto questo, riteniamo, anche perché i “protagonisti”, coloro che avrebbero dovuto guidare i processi di trasformazione, coloro che avrebbero dovuto “innovare”, hanno continuato ad essere gli stessi che già ricoprivano ruoli dirigenziali ed istituzionali quando alcuni di noi, oggi mediamente cinquantenni, portavano i pantaloncini corti, innescando, tra l’altro, anche quel meccanismo di “esclusione generazionale” che ha caratterizzato in particolare il Partito Democratico di Rieti. Una vera e propria sclerotizzazione da cui è scaturita la reiterata mortificazione della dialettica politica, del confronto interno, delle persone e delle idee.
Ridotta, dunque, ai minimi termini l’agibilità politica nel partito, decidemmo collettivamente di non rinnovare l’iscrizione.
Abbiamo recentemente colto il segnale di novità rappresentato dalla candidatura di Fabio Refrigeri nella lista del P.D. alla Regione Lazio. Segnale di novità nel senso che per la prima volta dopo decenni, una candidatura impegnativa, seppur con la modifica della legge elettorale regionale risultasse estremamente difficoltoso l’essere eletti nel collegio di Rieti, ad un importante consesso elettivo (il Consiglio Regionale), incarnava l’espressione di una esigenza di rinnovamento e di una volontà di valorizzazione delle risorse politiche, intellettuali ed umane del partito.
Ognuno di noi, quindi, aderì al comitato elettorale di Fabio Refrigeri e sostenne convintamene la sua candidatura nel confronto elettorale.Eravamo però ancora indecisi sul da farsi in prospettiva. Temevamo che la incoraggiante vicenda che ha riguardato Refrigeri, dalla candidatura alla nomina di assessore regionale, potesse essere solo una fortuita coincidenza, una eccezione alla logora regola.
Poi le vicende che hanno interessato la sezione reatina del P.D., con lo stravolgimento della classe dirigente, l’elezione di Ruggero Curini alla segreteria e l’avvio di un nuovo corso politico, ci ha convinti che è giunta l’ora di rientrare nelle fila del partito per contribuire al processo di rinnovamento che si è innescato e che ci auguriamo contribuisca a far tornare iscritti e consensi, oltre che idee e proposte che aiutino a superare l’attuale fase di stallo politico e disorientamento identitario.