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domenica 11 Ottobre 2026
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Viabilità Amatrice, iniziati i lavori

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In seguito al riscontro dell’inizio dei lavori di sistemazione della strada comunale “Romanela” il sindaco Sergio Pirozzi ha dichiarato: “Ho visitato il cantiere della strada comunale “Romanella” diventata, a seguito del sisma del 24 agosto, strategica al fine di permettete il passaggio dei mezzi di soccorso, degli scuolabus e dei mezzi per lo smaltimento delle macerie. Noto con piacere che i lavori sono partiti, come concordato tra la Protezione Civile, Regione Lazio, la società ASTRAL, commissario Errani. A breve mi recherò anche presso l’altro cantiere sulla SP 20 per verificare lo stato dell’arte. Sono un po’ più sereno rispetto alle criticità della viabilità e spero che entrambe le opere siano completare nel più breve tempo possibile”.

Sul Terminillo spruzzata di neve di buon auspicio

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Il maltempo e la bassa temperatura di oggi hanno portato sul monte Terminillo una spruzzata di neve a 1.820 metri, di buon auspicio per l”inverno che verrà.
Come ogni anno la speranza è che la neve cada in abbondanza sulla nostra montagna, per mettere in moto le varie attività e anche per far divertire gli appassionati.

Riaperte tutte le scuole di Cittaducale – Santa Rufina – Grotti

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Dopo tutti i sopralluoghi che hanno accertato l’agibilità dei plessi scolastici, il sindaco di Cittaducale, Roberto Ermini, ha riaperto le cinque scuole distribuite nei territori di Cittaducale, Santa Rufina e Grotti.
Una decisione che è andata incontro alle esigenze di tante famiglie e alla necessità di garantire l’anno scolastico agli studenti.

“Non siete soli #chiamatecisempre” prosegue la campagna antitruffe della Polizia di Stato

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Prosegue senza sosta l’impegno della Polizia di Stato contro il fenomeno delle truffe agli anziani attraverso la campagna “Non siete soli #chiamatecisempre”.
L’iniziativa si concretizza in due spot ideati da Gianni Ippoliti, con la collaborazione degli attori Fabiana Latini e Giovanni Platania.
Questa mattina il primo dei due spot è stato lanciato attraverso il profilo Facebook della Polizia di Stato. Nei trailers vengono mostrate le truffe più ricorrenti come, ad esempio, quelle tra le mura domestiche in cui i malfattori si spacciano per appartenenti alle forze dell’ordine o per tecnici del gas.
L’obiettivo è quello di sensibilizzare i cittadini ad essere cauti quando alla porta si presenta uno sconosciuto. Il messaggio che viene lanciato è semplice e preciso: abbiate maggiore prudenza e chiamate la Polizia.
Sono purtroppo tanti gli episodi in cui i cittadini “over 65” vengono avvicinati e raggirati. I casi registrati, infatti, a livello nazionale, mostrano un aumento del 19% nel primo semestre del 2016 rispetto allo stesso semestre dell’anno precedente.
Questo anche grazie alle campagne di sensibilizzazione portate avanti dalla Polizia che hanno prodotto due effetti positivi: il primo che gli anziani adesso sono sempre più informati riguardo ai raggiri di cui possono rimanere vittime e, sempre più spesso, riescono loro stessi a sventare le truffe; il secondo consiste in un’accresciuta consapevolezza del fenomeno da parte dei cittadini che adesso hanno una maggiore capacità di reazione e denunciano questi reati, riducendo il sommerso e rendendo possibili le azioni repressive.
In tutti questi casi, come dice Gianni Ippoliti “Non siete soli…#chiamatecisempre”.

L'Associazione Loco Motiva di Rieti invitata all'udienza con Papa Francesco

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Venerdi 26 novembre 2016, dalle ore 8.45, nell’aula Nervi in Vaticano si terrà l’udienza papale nella quale Papa Francesco incontrerà i Volontari del Servizio Civile.
Il Santo Padre, per l’occasione, ha richiesto che all’udienza partecipi anche l’Associazione Loco Motiva di Rieti, invitando quest’ultima e gli operatori che lavorano in essa a presenziare ad un incontro che sarà sicuramente emozionante.
Nella foto: Nunzio Virgilio Paolucci, presidente dell’Associazione Loco Motiva

Perché c’è chi non riesce ad uscirne, ed è solo

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Non ho mai creduto che tutto potesse finire così, e ripenso alla “me bambina” che guardavo il film dei Pokemon sul lettone dei miei, quando lo sentii tremare, e restai ferma qualche secondo.
In quell’arco minuscolo di tempo una casa stava crollando a L’Aquila, qualche bambino aveva iniziato a piangere, o qualcuno che aveva già perso tutto  dimenticò per un attimo di respirare.
Ora mi immagino la triste scena, di una bambina che gioca all’aperto, saltando qua e là, sulle stesse pozzanghere che i genitori le avevano intimato di non pestare, eppure va. E durante un suo balzo crolla una città, Amatrice.
Eppure la bambina non smette di saltare, e tutto intorno a lei continua a muoversi, eppure c’è un silenzio assordante. Lo stesso silenzio della notte che la gente ha passato in macchina, per le strade, animato solo dai sussurri della radio che parlava degli ultimi avvenimenti.
Per paura o perché si ha perso il tetto, siamo tutti costretti a guardare lo stesso cielo. E c’è qualcuno che soffre, che ammira la tua stessa stella, e chiede aiuto.
E quando la terra inizia a scuotersi, mentre cerca di ribellarsi a qualcosa che non riesce a spiegarci, crea dolore e terrore, ci fa battere il cuore al ritmo dei passi sulle scale della gente che trema.
E qui muore ognuno di noi, e dà la colpa a Dio, ma basti pensare che nello stesso tempo egli permette a persone malvagie di compiere opere malvagie, e con quale superbia la grandezza di Dio può essere concepita dalle nostre piccole menti? E poi, caro Dio, magari questo dolore un giorno me lo spiegherai.
Poi ognuno la pensa come vuole, perché siamo diversi, siamo umani.
Tutti corriamo verso lo stesso destino, chi senza aspirazioni e chi vuole arrivare in Paradiso. Però adesso bisogna stare fermi, e respirare, e poi fare come la bambina che salta nelle pozzanghere.
Vivere ormai è diventato scontato, e per alcuni persino futile. Ma la vita è preziosa, e non è scontato come sembra.
Mentre la sofferenza ci corrode pensiamo che la felicità sia lontana da noi, ma ci cerca, disperatamente, ci rincorre tra le vie più buie e noi corriamo, corriamo come ossessi, sperando di fuggire dal dolore percorrendo la stessa strada, non capendo che basta fermarsi e darsi coraggio.
Cambiare direzione, puntare in alto, respirare a pieni polmoni e poi dirsi che è giunto il momento di ricominciare.
Ricominciare a sorridere, e concedere la gioia anche agli stessi che vivevano con te nel tunnel, che neanche hai guardato, ma erano lì, e non si fermano.
Perché c’è chi non riesce ad uscirne, chi è diventato succube del proprio pianto, ed è solo.
L’uomo ha bisogno d’aiuto, e tu sii abbastanza uomo da tendere la mano.
Maddalena Rosati

Terremoto Cittaducale, firmate ordinanze sgombero per Carabinieri e Forestale

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Il Sindaco di Cittaducale, Roberto Ermini, ha firmato ieri due ordinanze di sgombero per inagibilità per la locale Caserma dei Carabinieri e per la palazzina del Comando del Corpo Forestale. Il Comune ha offerta una soluzione parziale ai Carabinieri nell’ex convitto dell’Istituto Agrario, già visionato e ritenuto idoneo, mentre il resto della compagnia dovrebbe essere ospitato nel Comando provinciale. La Forestale, in attesa dei lavori di riparazione degli uffici, verrà dislocata nei locali NBC dell’Aeroporto di Rieti, Ciuffelli.
“Ho firmato, con grande tristezza, le due ordinanze – spiega il Sindaco, Roberto Ermini (nella foto) – ma stiamo lavorando con tutto l’impegno possibile affinché si possano trovare soluzioni alternative. Le soluzioni individuate, infatti, sono solo soluzioni temporanee. Per i Carabinieri, ad esempio, stiamo lavorando su un’ipotesi di moduli prefabbricati ma ci vuole tempo. Per il resto, faremo tutto il necessario per ripristinare la normalità”.

Marco Dalpiaz al Dipartimento Pubblica Sicurezza della Questura di Rieti

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Da pochi giorni, il Primo Dirigente della Polizia di Stato dr. Marco Dalpiaz, ha preso servizio presso il Dipartimento Pubblica Sicurezza della Questura di Rieti.
Il Dr. Marco Dalpiaz è nato a Roma il 16.11.1963, coniugato e padre di una figlia, ha conseguito la Laurea in Giurisprudenza nel 1992.
E’ entrato a far parte di questa Amministrazione nel 1982 acquisendo una buona preparazione professionale a partire dalle qualifiche iniziali di Agente della Polizia di Stato.
Nel 1987 è risultato vincitore del concorso per l’accesso al 4° Corso Accademico dell’Istituto Superiore di Polizia di Roma, al termine del quale, acquisita la qualifica di Vice Commissario della Polizia di Stato, ha iniziato la sua carriera come funzionario di questa Amministrazione.
Nel corso degli anni ha maturato una vasta preparazione professionale alla Sezione della Polizia Stradale di Arezzo e poi alla Questura della stessa città dove, per molti anni, ha diretto la Squadra Mobile e la Divisione di polizia Anticrimine acquisendo una grande esperienza in materia di Polizia Giudiziaria.
In quegli anni ha collaborato alle indagini sulle Brigate Rosse, a seguito dell’omicidio del Sovrintendente della Polizia di Stato Emanuele Petri, avvenuto a Terontola (AR) il 2 marzo 2003, collaborando con la Direzione Centrale della Polizia di Prevenzione e con le D.I.G.O.S. di Roma, Bologna e Firenze.
Dopo essere stato assegnato alla Divisione della Polizia Amministrativa, Sociale e dell’Immigrazione della Questura di Firenze ed alla Direzione del Commissariato di P.S. di Sesto Fiorentino (FI), è stato nominato Primo Dirigente della Polizia di Stato e trasferito alla Questura di Prato per dirigere quella Divisione della Polizia Amministrativa, Sociale e dell’Immigrazione, ove, tra l’altro, ha coordinato i servizi interforze svolti nei confronti di attività produttive e commerciali, gestite da cittadini extracomunitari, finalizzati a reprimere illeciti in genere e sfruttamento della manodopera.
Dal 2 novembre 2016, data della sua assegnazione in questa sede, al Dirigente è stato affidato dal Dipartimento della Pubblica Sicurezza il delicato incarico di Vicario del Questore di Rieti, soprattutto in questo drammatico periodo turbato dalle note vicende connesse al sisma del 24 agosto 2016 ed alle successive scosse telluriche che hanno flagellato tutto il centro Italia.

Il Sindaco Petrangeli a Montecitorio interviene sulle politiche sociali

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L’incontro è stato organizzato dalla Presidente della Camera Boldrini in collaborazione con l’Anci per ascoltare la voce dei Sindaci in vista della prossima approvazione della Legge di stabilità. In apertura è stata data la parola a quattro Sindaci delle quattro Regioni colpite dal terremoto.
I temi toccati dagli interventi sono stati: Ambiente, Piccoli Comuni, Politiche culturali, Politiche sociali, Accoglienza ed integrazione dei migranti, Politiche di genere.
Al Sindaco di Rieti è stato chiesto di intervenire sul tema specifico delle Politiche sociali.
Buongiorno Signora Presidente, buongiorno a tutte e a tutti
Come prima cosa lasciatemi esprimere tutta la mia gratitudine per essere qui oggi, a condividere con voi qualche riflessione sulle politiche sociali, su un settore della pubblica amministrazione del tutto trasversale, che presenta influenze e che prevede, e al tempo stesso necessita, di raccordi indispensabili con l’intero sistema istituzionale e dei servizi pubblici più in generale.
Il raggio delle politiche sociali è ampio e multiforme: dalle politiche abitative, agli interventi sui minori, dalle diverse abilità all’accoglienza ed integrazione dei migranti alle nuova povertà e, come in questi giorni, alle emergenze per calamità naturali.
Proprio per la sua universalità necessita di una sistematizzazione e di un impegno congiunto e proattivo tra il sistema degli Enti Locali ed il Governo. Oggi più che mai appare indispensabile un cambio di paradigma reale che consideri le politiche sociali politiche di sviluppo dell’intera società e non semplicemente un settore di spesa delle politiche pubbliche. E’ impensabile che le politiche sociali non siano considerate dall’ordinamento servizi essenziali come possono essere, per un Comune, l’anagrafe o il servizio elettorale.
Le politiche sociali sono, per lo più, il frutto di una “creatività sociale”, nascono dalle persone e dai territori, nascono come risposta ad un problema, si avvalgono di un pensiero che è frutto della rielaborazione condivisa delle esperienze di vita vissute.
Sono politiche “calde”, “creative” e che richiedono una concezione ed una pratica della politica che metta al centro le persone, le relazione e dunque la capacità di ascolto e condivisione. La storia delle politiche sociali è quella che dalla carità e dall’assistenzialismo porta, con la L.328/00, alla promozione dei diritti e della dignità. Oltre agli interventi relativi alle emergenze sociali promuove interventi di sostegno alla normalità della vita delle famiglie e delle persone per realizzare il benessere individuale collettivo.
Politiche sociali, dunque, sempre di più indirizzate in un percorso di benessere collettivo e di prevenzione del disagio. Uno strumento di autentica coesione sociale destinato a tutta la comunità.
Le politiche sociali sono politiche locali, territoriali e comunitarie perché presuppongono il coinvolgimento attivo della comunità, di tutti i suoi attori e di tutte le sue risorse economiche, sociali, culturali. Ed ecco perché il territorio diventa la dimensione fondamentale, oserei dire fondante, delle politiche sociali, e che deve quindi essere opportunamente considerato dal livello centrale di governo.
Non esiste sociale senza comunità di riferimento. Ma non può esistere un sociale giusto ed efficiente senza una governance strutturata e
professionale che restituisca dignità e accessibilità ai diritti di tutti i cittadini, non solo quelli in condizioni di disagio o a rischio di emarginazione.
Con la L.328 del 2000 gli Enti Locali si sono organizzati in forme di gestione associata dei servizi in ambito distrettuale lasciando alla autonoma determinazione dei Comuni di scegliere tra le forme previste.
Le forme associative leggere quali la convenzione o l’accordo di programma hanno da tempo evidenziato tutti i loro limiti, dalla mancanza di personalità giuridica autonoma dell’organo di indirizzo al peso formale e contabile della gestione sul Comune capofila che però non usufruisce di nessuna deroga specifica ai vincoli di legge per lo svolgimento di una funzione sovra-comunale.
Questo rende impossibile procedere alla stabilizzazione dei servizi e del personale, che è costituito da professionalità molto complesse, diverse da quelle presenti ordinariamente nei Comuni perché formato con la lungimiranza e la unicità di leggi importanti dello Stato quali la L.285 del 1997 che ha aperto la strada ad un percorso importante e che purtroppo non vede più destinare finanziamenti agli ambiti sociali e la L. 328 del 2000 che ne ha ratificato e implementato l’impostazione definitiva. Un personale, dunque, difficilmente sostituibile, pena l’arretramento della qualità dei servizi.
In base a ciò appare necessario come prima cosa procedere alla
elaborazione di un quadro chiaro e definito che riconosca con urgenza una soluzione alla governance dei servizi alla persona, rendendo effettivamente certi ed esigibili i diritti sociali dei cittadini attraverso una continuità finanziaria (rendendoli fondi strutturali e continuativi), una continuità dei servizi e una continuità operativa contrastando in tutti i modi il turn-over del personale che produce la conseguenza della dequalificazione dei servizi e della incertezza per i cittadini.
Bisogna chiarire il quadro normativo e optare per le gestioni più avanzate e più efficaci quali appaiono i consorzi o le aziende speciali.
Si dovrebbero istituire a livello locale delle vere e proprie AGENZIE PER LA COESIONE SOCIALE, dove far transitare tutto ciò che riguarda il “sociale” e far incontrare le azioni dei diversi livelli istituzionali, da legare indissolubilmente con tutti gli organismi che si occupano di sviluppo locale e di politiche attive del lavoro.
Solo così potranno essere superate le differenze tra regioni e territori che spesso segnano le difformità nell’erogazione dei servizi. E’ urgente un disegno strutturale che tenga conto sia dei tempi sia degli obiettivi di servizio da raggiungere e che faccia interventi mirati nell’ottica dell’investimento e non, come è spesso avvenuto, del solo taglio di spesa.
E’ urgente una prospettiva lungimirante che consenta di rispondere ai nuovi ed ai vecchi disagi sociali, alle marginalità urbane in aumento e rispetto alle quali non siamo ancora attrezzati, ma anche alle esigenze di ben-essere delle persone nella prospettiva di un aumento del livello,della qualità della vita, in un’ottica preventiva che consentirà lo sviluppo di comunità di salute e di economie future, perché prevenire oggi significa risparmiare domani.
Il livello centrale deve esercitare un ruolo di coordinamento efficace ed uniforme e disegnare senza ambiguità e disparità territoriali il sistema di welfare italiano.
Le politiche sociali sono state considerate, tradizionalmente, delle politiche minori, in realtà, troppo tardi e ancora troppo poco, siamo arrivati alla consapevolezza che sono politiche indispensabili, politiche che si intrecciano con tutte le altre e che hanno finalità che convergono nei significati di Stato e Comunità.
La crisi economica sembra irreversibile, la disoccupazione appare un dato strutturale, i Comuni devono essere messi nelle condizioni di poter aiutare concretamente chi vive una situazione, anche temporanea, di disagio e non possono essere lasciati soli a fronteggiare gli effetti devastanti della crisi.
Il secondo spunto di riflessione è legato alla contingenza ma è di rilevanza enorme e si riferisce all’eccezionale evento sismico del 24 agosto e del 30 ottobre.
In questa occasione, più che mai, le Amministrazioni locali hanno dovuto fare i conti con la fragilità di un sistema che rende molto complesse le prese in carico delle esigenze della comunità. Non c’è stato Sindaco che non abbia richiesto psicologi, assistenti sociali ed educatori; che non abbia dunque richiesto una implementazione dei servizi che ordinariamente ogni ambito è tenuto ad erogare.
La condizione di emergenza determina una situazione sociale
ipercomplessa e iperproblematica, che destabilizza la routine e le modalità di funzionamento sino a quel momento consolidati nella società, fa riferimento alle condizioni di instabilità, alla scarsità di risorse, ai rischi di disgregazione che caratterizzano qualunque situazione di grave criticità. La risposta dei servizi in questo caso deve andare a sostegno delle singole vittime, dell’identità socioculturale, della comunità e del senso di comunità, della “resistenza” intesa come risposta sociale e comunitaria alla catastrofe.
Le strategie attivate, viste in ottica sistemica, rimandano alle idee di soccorso, cura, messa in sicurezza della popolazione, ripristino delle attività sociali e istituzionali di base (penso alla scuola o al servizio sanitario). Ma il momento dell’emergenza si distingue da qualunque altro sperimentato nel corso della propria vita, in quanto caratterizzato da paura o terrore, sensazione di impotenza, elaborazione del lutto in circostanze extra-ordinarie.
Conduce ad un disorientamento nel tempo e nello spazio, ed a un senso di destrutturazione per il quale il soggetto non riconosce il mondo esterno nel quale ha sino a quel momento vissuto.
L’intervento in emergenza ed in post-emergenza dei servizi sociali (ma anche nell’ordinario) deve avere distinta e pari dignità rispetto al sanitario, deve essere legato ad un ruolo da protagonista nella mediazione e nella azione rispetto alle criticità individuali, alle criticità collettive, a quelle contestuali e territoriali, al fine di prevenire o ammortizzare i danni, orientare individui e comunità alla ri-progettazione dell’esistenza e della vita sociale, stimolare atteggiamenti di consapevolezza rispetto ai processi decisionali che investono le collettività, favorire comportamenti di cittadinanza attiva e di partecipazione agli stessi processi decisionali.
E’ necessario affiancare alla ricostruzione strutturale e architettonica dei Comuni colpiti dal sisma una puntuale ricostruzione sociale che possa evitare lo spopolamento delle zone, avviare processi di ricostruzione dell’identità comunitaria e di orientare le azioni sociali verso la dimensione associativa e aggregativa del territorio, nonché verso l’elaborazione e il superamento del trauma collettivo.
E’ inderogabile definire un percorso chiaro e formalizzato di
ricostruzione sociale quale percorso parallelo a quello di ricostruzione strutturale, architettonica ed economica ed in tal senso non è possibile non considerare gli ambiti e le strutture di piano, la componente gestionale, come interlocutori validi e necessari all’interno degli Uffici per la Ricostruzione e consentire agli stessi, in questa
situazione così grave ed eccezionale, di poter adottare tutti gli strumenti utili e snelli per avviare i percorsi necessari di strutturazione e di implementazione dei servizi. La fragilità delle strutture di governance, se è grave sempre, in momenti come questo rappresenta un gravissimo danno a tutti e una precarietà che, per contagio e condizionamento, si diffonde su tutte le comunità colpite e sui singoli cittadini.
Se il lavoro egregio della Protezione Civile permette di intervenire da subito non possiamo non pensare che il lavoro sui cittadini e sui contesti sociali è un lavoro a lungo, a lunghissimo termine che non può non essere svolto dai servizi comunali e distrettuali che devono essere riconosciuti e valorizzati senza più ambiguità e attendismi.
La letteratura scientifica sulle conseguenze e sugli effetti sulla popolazione dei disastri e alle calamità naturali indica quanto lavoro ci aspetta nei prossimi anni, quanti disagi e quanti sintomi si svilupperanno nel tempo, anche a distanza di molto tempo, e non possiamo pensare che i nostri territori non siano pronti ed in grado di affrontarli.
Chiediamo, anche per questo, ogni direttiva utile a sostenere ed implementare le risorse umane e i servizi territoriali ed un
riconoscimento chiaro e puntuale dei servizi sociali nel processo di ricostruzione delle comunità.
Mettere in moto meccanismi virtuosi, promuovere una cultura della resilienza, della condivisione e della cooperazione, agire in risposta ai bisogni individuali e collettivi, sviluppare interventi di comunità e rete con tutti gli attori del territorio.
Queste sono tutte competenze delle politiche sociali nel loro
significato più autentico.

Pirozzi: niente tasse ai terremotati per far ripartire l'economia di queste terre

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Tra gli applausi di Montecitorio il sindaco di Amatrice Sergio Pirozzi è intervenuto all’incontro tra il Presidente della Camera Laura Boldrini e i 600 sindaci delle zone terremotate del Centro Italia.
“Parto dai primi giorni, quando c’è stata una grande partecipazione da parte di tutti. Con il terremoto ho visto che tante persone hanno scoperto che ci sono piccoli borghi, quei borghi che sono stati abbandonati negli anni, dove la politica generale ha chiuso gli ospedali e le scuole. Se vengono chiusi i servizi è naturale che la gente si trasferisca nelle grandi città.” Ha continuato Pirozzi.
“Vorrei che i borghi che oggi vanno in televisione, colpiti dal sisma, diventino un luogo dove la gente possa vivere grazie anche ad una programmazione strutturale che duri negli anni. Senza chiudere tutto. Parlo anche a nome dei sindaci di Accumoli e Arquata, noi abbiamo dato un tributo di vittime straordinario. Le persone morte erano il macellaio, il fornaio, l’amico di tutti i giorni. Questo non dimentichiamocelo mai – ha proseguito Pirozzi – quando mi dicevano: le luci si spegneranno e rimarrai solo, io restavo esterrefatto. Dicevo no, non è possibile. Passati due mesi, e il sindaco vive il borgo 365 giorni l’anno e non solo quando c’è il terremoto, ad oggi i problemi di viabilità dei quali parlavo ancora ci sono e questo perchè nessuno sa cosa deve fare.”
“Ho la sensazione – continua Sergio Pirozzi – che forse qualcuno ci sta abbandonato. Sicuro che non sarà così, altrimenti questi borghi non torneranno più a vivere, ripeto che noi non vogliamo essere solamente un paese da cartolina, ma vogliamo essere un paese dove vivere tutto l’anno.”
“La mia fascia da Sindaco con lo stemma di Amatrice la rimetterò quando avrò la certezza che nessuno ci abbandonerà. L’unico modo per risarcire queste terre, non per il terremoto, ma per gli abbandoni degli ultimi 30 anni, è riconoscergli qualcosa, una no-tax area, niente tasse in queste terre. Questo è l’unico modo per far ripartire l’economia di queste terre.”
Le persone terremotate hanno subìto un shock fortissimo e stanno pensando di non tornare più. Se voi (Stato ndr) mi date dei segnali io mi rimetterò la fascia da Sindaco. Se questo non dovesse avvenire, noi tutti, avremo perso un’occasione. Oggi chi siede nei banchi di Montecitorio è fortunato, può dire al mondo che non siamo bravi solo 10 giorni ma tutto l’anno.” Ha concluso il sindaco di Amatrice.

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