“Nessuno tocchi il Peperoncino (chi tocca muore!) L’uso della trasparenza in un mare di apologetica piccante. Nell’ultima settimana a Rieti abbiamo assistito ad un fenomeno sociologico affascinante: la guerra tra Guelfi e Ghibellini del Piccante. Da una parte, i cosiddetti “disfattisti della città” (leggasi: residenti che vorrebbero semplicemente rientrare a casa, dormire a orari normali e non avere l’odore di fast-food in salotto); dall’altra, un compatto ed entusiasta schieramento di “truppe cammellate” press-local-social, opinionisti navigati e difensori d’ufficio così coordinati che pare abbiano ricevuto input superiori e che conoscano ogni singolo dettaglio della succitata Fiera del piccante. Ne parlano tutti come se fosse l’unico grave problema di questa città (i’tcciafficoo) e allora anche Noi di ITALIA DOMANI, in tutta questa confusione ci sentiamo liberi di dire la nostra. E lo diciamo subito a scanso di equivoci e di anatemi: la manifestazione non si tocca! La Fiera del Peperoncino è una risorsa importante per la città, fa girare l’economia, porta colore, visibilità e vitalità al centro storico. Nessuno vuole chiuderla o affondarla, e chi lo pensa (lo dice o lo fa credere) è in malafede. Tuttavia, tra un “pippone” apologetico e l’altro, ci permettiamo di porci qualche domanda e di porre alcune banali questioni di civiltà amministrativa:
1. Chiarimenti sull’Organizzazione e la matematica del Peperoncino: chi c’è dentro, chi decide, chi paga, chi incassa, chi fa cosa / Innanzitutto, crediamo servirebbe un po’ di informazione sul “chi fa cosa”: qual è la reale natura del Comitato Organizzatore? Chi partecipa? Si tratta di un soggetto interamente privato, oppure vede la partecipazione (o compartecipazione) di Associazioni di Categoria, Imprese locali o Enti Pubblici? Sia chiaro: se l’organizzatore fosse al 100% un soggetto privato che fa tutto a proprie spese e a proprio rischio d’impresa, sarebbe libero di gestire costi, incassi e scelte come meglio crede. Ma da quello che è dato sapere qui parliamo di un evento sostenuto con ingenti risorse pubbliche (soldi e servizi equivalenti) erogate da Ministeri, Regione, ARSIAL e Comune. E quindi (riteniamo) che se nell’organizzazione entra o finanzia il settore Pubblico, la trasparenza diventa un obbligo morale prima che normativo. Chi organizza esattamente, chi paga e chi incassa? / Qual è il costo totale dell’evento (tra denaro erogato e servizi comunali messi a disposizione) e quanti soldi pubblici vi confluiscono in totale?
Qual è il valore reale dei servizi forniti a titolo gratuito o agevolato dal Comune? Qual è il ritorno economico verificato e non semplicemente “stimato” per la comunità? / Se i solerti difensori d’ufficio sembrano sapere tutto con precisione di dettaglio (i dati devono esserci), perché non rendere pubblici questi dati una volta per tutte così da eliminare ogni polemica lasciando poi ad ognuno la liberta di interpretarli e valutarli? La trasparenza non uccide il piccante, anzi, lo rende più digeribile.
2. I diritti dei residenti non sono un optional / Se il Comune concede spazi, orari prolungati e deroghe (tutto legittimo e con atti, ci mancherebbe), lo stesso Comune ha anche il dovere fondamentale di tutelare i propri cittadini-Residenti per i relativi diritti. Riposo notturno, accesso alle abitazioni, rispetto dei tempi e delle norme igienico-sanitarie non sono i “capricci di guastafeste”, ma diritti garantiti dalla legge. Difendere la Fiera non puo significare trasformare il centro storico in una terra di nessuno per 10/15gg a discapito dei residenti.
3. Se il Comitato è aperto e lavora per il bene comune, noi ci siamo (e GRATIS!) / Se il Comitato Organizzatore è un’unione di forze cittadine “aperta” che ha come unico ed esclusivo fine il beneficio collettivo e la crescita della città, noi di Italia Domani facciamo un passo avanti e ci candidiamo ufficialmente a portare professionalità, idee e competenze a TITOLO GRATUITO. Mettiamo le nostre energie a disposizione per costruire una vera mediazione con i residenti del centro storico, strutturando percorsi di informazione preventiva, ascolto e partecipazione attiva. I conflitti non si risolvono barricandosi dietro i comunicati d’accusa o di difesa, ma coinvolgendo la cittadinanza nelle scelte prima che i disagi si verifichino.
4. Come chiudere la polemica in 5 minuti / Anziché alimentare il “ping-pong” di accuse, perché il Comitato Organizzatore e il Comune non mettono fine alla vicenda rendendo ufficiali tutti i numeri e i consuntivi? Basta un bel report chiaro, trasparente e aperto a tutti. Ognuno potrà così farsi una libera opinione basata sui fatti e non sul tifo da stadio, restando poi libero di applaudire o dissentire nei limiti (e nei diritti) della propria libera opinione.
5. La Stampa Locale e il Mistero della Fede: Fate interviste a chi sa tutto! / Le scelte strategiche di un’amministrazione su manifestazioni e su investimenti pubblici sono decisioni politiche che dovrebbero sottendere a una “vision” di sviluppo economico e turistico del territorio. Un’idea bellissima, in teoria, di comunità, ma questa visione superiore (a volte) resta più misteriosa di alcuni segreti di Fatima. Ci chiediamo dunque: perchè la stampa locale non intervista tutta quella legione di luminari e difensori d’ufficio che popolano i social in questi giorni! Loro sanno tutto! Conoscono l’esatta contabilità, l’impatto economico, i benefici universali e la felicità nel mondo generata dall’evento. Intervistateli ! Fateci spiegare da loro, visto che gli interessati non lo fanno, questa grandiosa vision strategica, così magari finalmente capiremo anche tutti noi che vorremmo solo qualche dato piu preciso della semplice “idea personale”. Suvvia un po di sano giornalismo d’inchiesta! Conclusione: Noi sappiamo di non sapere… ma proprio per questo vogliamo imparare! Ci fa sorridere notare come, in questa piccola città che di solito dorme di fronte a problemi ben piu gravi, si sia mobilitata una schiera di “esperti” sincronizzati che TUTTO sanno con pareri autorevoli su quanto sia buono il piccante. Gli unici a non sapere nulla, a non capire il mondo o certamente a sbagliare le domande senza ricevere risposte restano i cittadini o chi come Noi vorrebbe imparare da “quelli piu bravi” NOI NON SAPPIAMO E NON COMPRENDIAMO E’ VERO e proprio per questo, chiediamo pubblicamente magari un incontro con chi “sa tutto”. Fateci sedere al tavolo, spiegateci con i dati alla mano come stanno le cose e promettiamo che diventeremo anche noi i più grandi fan della Rieti del Peperoncino!”. Così nella nota Italia Domani – Rizzo









