La lettera a cuore aperto della famiglia di Beatrice inviata ad UNARMA

Di seguito la lettera che la famiglia di Beatrice Belcuore ha inviato ad UNARMA – Associazione Sindacale Carabinieri:

“Gentili Carabinieri di UNARMA, la presente vuole essere una lettera a cuore aperto con il fine di condividere con voi le impressioni della famiglia in merito a quanto accaduto il 22 aprile 2024 all’interno delle mura della Scuola Marescialli e Brigadieri dell’Arma dei Carabinieri. La prerogativa di questa lettera, come famiglia di
Beatrice e nella qualità di individui che dedicano la propria vita da decenni alle Forze Armate, non è quella cercare di individuare responsabili ai quali imputare la tragica fine di Beatrice infatti la nostra fiducia nelle Istituzioni rimane integra come sempre. Proprio per via della nostra integrità abbiamo deciso di condividere il nostro stato d’animo e le nostre preoccupazioni con voi di UNARMA, con la speranza che si possa fare seriamente luce sul fenomeno suicidario che coinvolge uomini e donne in uniforme con numeri che sono arrivati ad essere nell’ordine di uno ogni sei giorni dall’inizio del 2024.

Beatrice nei primi giorni di frequentazione della scuola aveva manifestato l’intenzione di abbandonare il percorso appena intrapreso anche se quel percorso era da sempre stato il suo sogno, questo poiché aveva percepito quello che ci riferiva essere un ambiente estremamente rigido e totalitario. Successivamente decise invece di continuare in quanto, avendo già avuto esperienza di vita militare, prima nella Marina Militare e poi nell’Arma dei Carabinieri, si era convinta che il regime di trattamento così restrittivo rientrasse nella logica di un periodo propedeutico iniziale atto a
testare in prima battuta le capacità di resilienza dei futuri marescialli ma purtroppo questo non corrispondeva a realtà: le condizioni di pieno inasprimento e i ritmi di vita serrati sono continuati. Beatrice aveva molto a cuore l’Arma ma alcune disposizioni non le erano chiare e le reputava prive di valore formativo.

Di seguito vogliamo riportare alcuni messaggi da lei condivisi:

“Disposizioni camere da oggi a per sempre

  • Dietro la porta della camera non ci deve essere nulla tranne l’acqua se non sapete dove metterla e in maniera ordinata
  • Niente sotto la scrivania
  • Accappatoio con le tasche vuote sulle grucce DENTRO la doccia e porte aperte
  • NO beauty case in bagno
  • Nel bagno non ci deve essere nulla
  • Porte del bagno (dentro e fuori) CHIUSA SEMPRE
  • Porte delle camere SEMPRE aperte se non siete in libertà (la mattina e a studio obbligatorio)
  • Scrivanie: no santini, no foto, sulle mensole SOLO LIBRI D’AMMINISTRAZIONE. Quelli personali nel cassetto
  • Durante il giorno le tende APERTE
  • COPERTINI VERDI TIRATI E CUBI FATTI BENE”;
  • “DISCORSO CIBO A SCUOLA
    Ciao ragazzi, mi hanno appena convocato in CP a seguito delle ulteriori segnalazioni dei topi nelle camerette. Questo messaggio serve solo a ricordare di NON TENERE CIBO IN CAMERA e di NON ORDINARE CIBO DA FUORI per poi consumarlo in camera (deliveroo, Just eat, ecc..). Inoltre hanno specificato che è vietato anche l’utilizzo di elettrodomestici in camera, come bollitori, piastre, fornelli elettrici ecc. Nulla di nuovo ma giusto per ricordare, mi raccomando. Starei in occhio in questo periodo perché va a finire che qualche controllo potrebbe capitare;
  • “No zaini in spalla all’interno della scuola durante le libere.”;
  • “Le ragazze NON possono indossare stivaletti tipo Dottor Martens o Timberland durante le libere uscite. Ve lo dico per info che oggi me l’hanno detto.”;
  • “La prima cp dice che chi prende tra 18 e 23 perde il pernotto.”;
  • “DISPOSIZIONI PERNOTTO
    In base all’andamento complessivo degli esami e gli scarsi risultati conseguiti, la scala gerarchica ha ritenuto che:
    -Chi ha conseguito un esame con voto pari a 18/19/20 salta il pernotto immediatamente successivo alla data dell’esame sostenuto.”
  • Chi è stato bocciato salta i pernotti fino a data da destinarsi.
    Per esame si intende quello finale, al momento dell’accettazione del voto.
  • “Buongiorno, ho lasciato i voti di Tecniche Investigative II dal piantone.
    Firmare entro le 22 di oggi;
    Chi ha ottenuto una votazione compresa tra 18 – 22 a questo esame salta il pernotto.”
  • “Grazie a Dio ho preso 26”;
  • “Alle 22 già inquadrati in silenzio quindi per favore scendete qualche minuto prima.”;
  • “Silenzio assoluto in adunata. Se c’è casino ci fanno fare contrappello. Sapevamolo”;
  • Abbiamo adunata perché ci ricordano che siamo tornati a scuola dopo il pernotto… mica sono normali.

Beatrice era solita chiedere allo zio e al padre, in quanto facenti parte delle Forze Armate, consigli su come scrivere una lettera formale; raccontava che, qualora punita, doveva produrre un elaborato che fosse atto a dettagliare l’accaduto nella forma istituzionalizzata prevista dalla comunicazione scritta però non avendo ricevuto lezioni al riguardo non ne era capace per cui temeva che il proprio elaborato fosse poi rigettato e oggetto di critica e mortificazione.

Di seguito una sintesi di quanto prodotto da Beatrice in una di queste occasioni:
“CAM Beatrice BELCUORE venivo messa a rapporto il 01/02/2024 alle ore 11:05 dal
Maresciallo “Caio”., il Maresciallo “Sempronio” durante lo studio obbligatorio in camera, trovava regolarmente la porta aperta ma al contempo il Mar “Caio” faceva presente che al suo passaggio precedente notava che la porta era chiusa, quando invece la porta era aperta dall’inizio dello studio obbligatorio, per questo motivo metteva a rapporto la cameretta.”

Fin qui sono riportati alcuni dei messaggi che Beatrice inoltrava/inviava alla famiglia in quei pochi momenti in cui ci raccontava esserle consentito utilizzare il telefono.
Un altro episodio che ci ha alquanto stupito riguarda un alterco avvenuto tra il padre di Beatrice e la sua linea di comando che illustriamo nei dettagli di seguito:

Beatrice agli inizi dell’ottobre 2023 aveva contratto il Covid con associati sintomi febbrili e respiratori, malgrado le sue condizioni di salute fossero precarie e la malattia contagiosa tanto da chiudere in casa il mondo intero per un anno a lei veniva ordinato di recarsi nel luogo di adunata, tutte le mattine alle 6:15. Il padre venuto a sapere di questa notizia contattò telefonicamente l’Ufficiale Comandante di Plotone di Beatrice, per chiedere spiegazioni sul perché la figlia venisse obbligata a presentarsi in adunata febbricitante e al fatto che i pasti, a suo dire immangiabili, le
venivano portati continuamente con grossi ritardi e in esigue quantità. Il fine della telefonata era semplicemente finalizzato a comprendere le ragioni per le quali si rendeva necessario compromettere ulteriormente la salute di sua figlia. In tutta risposta l’Ufficiale affermava con tono perentorio e arrogante che la telefonata risultava essere non gradita e che gli stava causando una perdita di tempo prezioso, inoltre affermava che i dettagli della conversazione secondo il suo punto di vista non erano del tutto esatti.

Il giorno stesso il padre di Beatrice veniva contattato telefonicamente dall’Ufficiale Comandante della Compagnia, il quale gli comunicava che il Comandante di Plotone aveva redatto una relazione nella quale asseriva di essere stato importunato/aggredito durante la conversazione telefonica. L’Ufficiale in questione inoltre riferiva che in qualità di subalterno il padre non doveva permettersi di chiamare la scuola e che avrebbe dovuto rispettare la scala gerarchica. Al fine di chiudere la questione, per evitare ulteriori spiacevoli episodi a Beatrice, sovrapponendo l’amore per la figlia alla opportuna necessità di andare avanti nel
contestare l’accaduto, scrisse una mail di scuse per chiudere in maniera diplomatica la questione, di seguito i dettagli:

“Buongiorno, sono il Brig.Ca. Belcuore,
padre dell’allieva Beatrice, avrei voluto richiamare per chiarire meglio quando accaduto in occasione delle telefonate avute con Lei e con il suo collaboratore ma non voglio creare ulteriori disagi alla Vostra attività quindi mi permetto di scriverLe queste poche righe per rappresentare il mio sentito dispiacere.

Presto servizio nell’Arma da 40 anni e non ho mai avuto alcun provvedimento disciplinare e sono sempre rimasto confinato nel rispetto della gerarchia e della disciplina ma oggi ho percepito un possibile disagio da parte di mia figlia, che oltretutto non si è mai lamentata di nulla ed è entusiasta del corso che sta frequentando e del ruolo che ricoprirà in futuro, che sono andato in apprensione e
non ha ben valutato cosa era realmente accaduto ovvero, nulla di che. Mi scuso nuovamente e spero si possa comprendere l’errore che troppi spesso i genitori fanno per cercare, anche ingiustificatamente, di tutelare i figli. Beatrice è la mia unica figlia ed è il mio tallone d’Achille. Spero voglia porgere le mie scuse anche al suo collaboratore. Con il dovuto rispetto, Brig.Ca. … Belcuore.

In risposta alla mail l’Ufficiale risponde come di seguito:
Nei giorni precedenti la propria morte Beatrice manifestava molti dei sintomi attribuibili a una condizione di forte stress psicofisico, difatti riferiva alla madre che stava perdendo i capelli e che non ne poteva più di sottostare a quelle “regole” poco funzionali e che si insinuavano in ogni ambito della propria vita. Inviava spesso le foto di come era costretta a vestirsi in abiti borghesi per poter avere un paio di ore di svago concesse durante la libera uscita, del fatto che doveva necessariamente
tenere i capelli raccolti, tirati al punto e che li stava perdendo anche per andare in piscina. Diceva sempre più spesso alla mamma” questa scuola mi sta rovinando la vita”.

Il giorno dell’accaduto, lo zio di Beatrice è stato il primo a giungere presso la scuola, in quanto si trovava a Livorno per motivi di servizio. Non appena entrato all’interno dell’istituto la prima impressione avuta fu quella di un ambiente antiquato sul piano della formazione e delle relazioni, impressione accresciuta anche dalla modalità attraverso cui la morte di Beatrice è stata comunicata al padre, ossia a mezzo telefono mentre si trovava in auto. Appena entrato questo è stato accolto
dal Comandante della scuola che portava con sé, senza alcuna ragione, un bigliettino con scritti i dati di forza complessiva della Scuola che, durante la loro conversazione, riferiva fossero pari a molte unità. Ancora adesso, a distanza di tempo, tenta di spiegarsi il motivo di tale comunicazione. Quando i genitori di Beatrice sono giunti alla Scuola, mentre la madre riferiva tra le lacrime al Generale Comandante che Beatrice ultimamente era molto stressata e che stava perdendo i capelli, costui, oltre a ribadire nuovamente che nella scuola c’erano più di “X” allievi, gli rispondeva che
anche le altre allieve perdevano i capelli.

Tali elementi ci hanno portato a farci molte domande sulle capacità comunicative e relazionali adottate all’interno dell’istituto poiché, se in un momento così tragico, il più tragico, che un familiare possa trovarsi a vivere, chi di competenza non ha la capacità di manifestare empatia nei confronti della famiglia come può farlo con i propri sottoposti? Se a una mamma che piange disperata la morte della propria unica figlia le viene risposto che anche le altre hanno le stesse difficoltà e non trova minime parole di conforto o semplicemente di sostegno, come potrà trovarle anche altrove? Quale Maresciallo vogliamo sulle strade? Tra la gente? Quale umanità stiamo coltivando?

Il giorno della celebrazione del rito funebre, nella chiesa di Castelnuovo di Farfa, subito dopo il discorso del Generale Comandante delle Scuole, un amico di famiglia, già Carabiniere dell’Arma in quiescenza, è intervenuto precisando che nella bara c’era Beatrice, una ragazza di 25 anni e che il funerale era per onorare lei e non l’Arma, visti i discorsi dedicati allo spirito di servizio e di sacrificio pronunciati dal Generale Comandante delle Scuole. Lo stesso amico di famiglia ci ha raccontato poi
di essere stato ripreso da un Ufficiale fuori dalla chiesa che davanti agli allievi lo ammoniva che, con le sue parole, aveva infangato le divise dei ragazzi lì presenti.
L’impronta che questa vicenda ha lasciato nelle nostre vite è tragica. La perdita di Beatrice per noi si è accompagnata a una presa di consapevolezza importante, quella per cui se un’istituzione dà più valore alle formalità che alla formazione e crescita personale dell’individuo conduce al fallimento.

Beatrice ha fatto una scelta che nessuno potrà mai comprendere, ma la società nella quale viviamo, le istituzioni che noi serviamo con lealtà e onore, hanno il dovere di non lasciare indietro nessuno, hanno il dovere di interrogarsi continuamente sullo stato di salute mentale del proprio personale, di guardare negli occhi gli uomini e le donne in uniforme, ancor prima di guardare il grado che indossano. L’Arma dei Carabinieri ha il dovere di rivolgere tutte le proprie attenzioni sul valore, secondo noi essenziale, su cui si fonda il proprio compito istituzionale, ossia il valore dell’essere
umano. La nostra tragica esperienza ci ha portato a riflettere sulla questione da una duplice prospettiva, sia da quella familiare che quella professionale all’interno delle Forze dell’Ordine. Vogliamo manifestare la nostra totale disapprovazione nei confronti di un sistema costituito da gerarchi inseriti in un contesto che non manifesta valori umani. Episodi come quello di Beatrice, o come quello avvenuto nella stessa scuola nel 2017, devono servire da spunto per un cambiamento nelle istituzioni affinché trovino il modo di sostenere le proprie unità nei momenti di difficoltà. Beatrice non c’è più! Grazie dal profondo del cuore per quello che fate, siete la vera parte sana e integra dell’Arma dei Carabinieri, gli unici ad aver rivolto lo sguardo dove tutti gli altri si sono rifiutati di vedere.

La famiglia di Beatrice.