In tanti, ieri sera 23 maggio, si sono ritrovati per partecipare alla celebrazione nella solennità di Pentecoste che il vescovo Vito ha presieduto in Santa Maria. Un momento illuminato dalla speciale prospettiva degli 800 anni della Dedicazione della Cattedrale, preceduto da un bel momento di semplice fraternità nel vicino Istituto Divino Amore.
“Chi ha sete venga a me e beva». Le parole di Gesù, pronunciate prima della sua Pasqua e ascoltate oggi, parlano del dono dello Spirito, lo stesso che presiedeva alla creazione all’origine. Quello – ha sottolineato il vescovo – senza il quale nulla è possibile, senza la cui forza nulla è nell’uomo. Una forza che a volte pare negata dall’immagine potente delle «ossa inaridite» di Ezechiele: simbolo di una terra ferita, specchio della nostra interiorità. Talvolta, infatti, sentiamo di portare dentro cimiteri silenziosi, relazioni secche o speranze che sembrano non poter più germogliare.
Eppure, la buona notizia di Pentecoste è proprio questa: quelle ossa possono rivivere. Non per nostra forza, ma per la grazia dello Spirito che soffia dove vuole. Una rinascita che, però, richiede il nostro «sì», la nostra apertura a lasciarci risvegliare. Non siamo chiamati a camminare da soli. Anche se ciascuno di noi ha limiti e fatiche, siamo inseriti in un Corpo vivo che parla tutte le lingue e porta la speranza. Sentiamoci parte di questa Chiesa, uniti nello Spirito, pronti a essere canali di quell’acqua viva che ancora oggi sgorga per chi ha sete: lo Spirito è qui, i fiumi di grazia scorrono, e a noi spetta la scelta di abbeverarcene.



