RACCOLTA FIRME PER PASSAGGIO IN UMBRIA, COSTITUITI TRE REFERENDUM POINT

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Sono tre, ad oggi, i Referendum point, che si sono costituiti nella città di Rieti all’indomani dell’avvio ufficiale della raccolta firme per la proposta del referendum territoriale promosso dal Comitato Rieti in Umbria, che propone di interrogare l’elettorato circa il passaggio dell’intera provincia di Rieti in Umbria, con Terni: Scasciafratte in via Flavio Vespasiano 6, edicola in piazza Marconi ed edicola in viale Matteucci.

La proposta, così come spiegato nel corso della conferenza stampa di presentazione del questito che si è svolta nella sede della Provincia di Rieti di Palazzo Dosi, si pone come alternativa a quanto stabilito dal decreto governativo sul riordino delle provincie, che vede Rieti annettersi alla provincia di Viterbo.

“Stiamo riscontrando concretamente quello che sempre avevamo sostenuto – dice il presidente del Comitato Rieti in Umbria, Marino Formichetti – e cioè che la gente, al di là della convenienza di passare in Umbria, quindi al di là del sì o no, vuole esprimere la propria opinione su un tema tanto importante come questo che segnerà il futuro dell’elettorato, nell’immediato, ma, soprattutto, delle generazioni future. Ai due primi punti di raccolta attivati, presso la sede della Uil in Viale Matteucci e presso l’Urp del Comune di Rieti, ora si vanno ad aggiungere questi tre, ma non saranno i soli in città. Cercheremo di distribuire i moduli in negozi di differenti categorie merceologiche cosicché la gente possa apporre la propria firma con facilità. Lo stesso sarà fatto nei comuni di provincia. La distribuzione dei moduli è già cominciata ed entro una settimana contiamo di coprire tutto il territorio”.      

GIORNATA INTERNAZIONALE CONTRO LA VIOLENZA SULLE DONNE

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Il 25 novembre, ricorre la “Giornata Internazionale contro la  Violenza sulle Donne”  istituita dalle Nazioni Unite  nel 1999  per sensibilizzare i governi, e tutte le componenti della società civile sulla drammatica realtà della violenza nei confronti delle donne in tutto il mondo . Il  25 novembre è l’anniversario dell’uccisione delle tre sorelle Mirabal, giovani martiri della Repubblica Dominicana  ed eorine della lotta  di liberazione dal dittatore Trujillo (1930-1961); Patria, Minerva e Maria Teresa Mirabal, furono torturate e trucidate dagli agenti del servizio segreto militare mentre andavano a visitare  i mariti incarcerati. Le sorelle Mirabal sono state elette a simbolo internazionale della battaglia civile contro la  violenza alle donne.

Alberta Tabbo, Responsabile dell’Area protetta per donne e minori “Il Nido di Ana, del Centro Antiviolenza Angelita di Rieti,  ha voluto sottolineare la ricorrenza del 25 novembre ricordando come la violenza contro le donne giovani ed adulte, sia una delle violazioni di diritti umani più diffuse. Può riguardare l’abuso fisico, sessuale, psicologico, la costrizione e pressione economica a e va oltre i limiti di età, di razza, cultura, condizione e si verifica in tutti i paesi del mondo.

La violenza sulle donne ha molte forme ed accade nei luoghi più diversi:  la violenza  domestica nelle case, gli abusi sessuali di ragazze nelle scuole, le molestie nei luoghi di lavoro, le violenze sessuali da parte di mariti, compagni o sconosciuti fino ai cosiddetti  delitti d’onore ed altri tipi di femminicidio. Si manifesta in molti modi, dalle forme più comuni di violenza sessuale, alla violenza durante scontri e  crisi o come tattica di guerra.

Secondo l’indagine condotta nel 2011 dall’UN Women,  la violenza contro le donne è un problema dalle proporzioni catastrofiche. Si stima che più di un terzo delle donne ha subito nella  propria vita violenze fisiche o sessuali da parte di uomini,  principalmente  da parte di uomini che conoscevano, specie mariti e partner. Tra le donne di età compresa tra i 15 ed i 44 anni, le violenze causano moltissimi decessi ed invalidità. Oggi la violenza sulle donne può essere considerata come la più grande violazione  dei diritti umani esistente in quanto crea fratture psicologiche permanenti e  compromette intere esistenze con ripercussioni di straordinaria gravità all’interno delle comunità.

Il Centro Antiviolenza, nato a Rieti da un protocollo d’Intesa Istituzionale con la partecipazione di Enti ed Associazioni e con il patrocinio del Rotary Club Rieti e del Lions Club Flavia Gens  è posto sotto l’Egida del Garante dell’Infanzia e dell’Adolescenza della Regione Lazio, ed è attivo fin dal 2003; ha sede nei attualmente i locali messi a disposizione dal Circolo didattico Sacchetti Marconi – in Rieti – Viale L. Canali 1.

Il  13-14-15 dicembre prossimo si terrà –  presso il Centro Antiviolenza di Rieti – il 2° corso per Operatori di Ascolto dello Sportello. Il corso,  a numero chiuso con rilascio di attestato, è riservato a sole donne che siano interessate a prestare la propria opera di volontariato presso l’Area protetta “Il Nido di Ana” (info per email:
centro.angelitarieti@gmail.com)

LE SCUOLE DI RIETI A LEZIONE DI SICUREZZA CON LA PROTEZIONE CIVILE

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Sono iniziate stamane e proseguiranno anche nella giornata di domani, le prove di evacuazione scolastica che simulano un grave evento sismico nella città di Rieti.

Sono in totale 11 le scuole coinvolte, suddivise in materne, elementari e medie, interessate dalla complessa attività di “scuola sicura”, coordinata dai Dirigenti degli Istituti comprensivi Minervini-Sisti (D.ssa Carla Felli), Villa Reatina (Dott. Luigi De Rossi) e Giovanni Pascoli (D.ssa Liviana Bolognini). L’iniziativa vede la collaborazione dei Volontari della Protezione Civile CER di Rieti e del Gruppo Comunale di Rivodutri, oltre all’assistenza del responsabile alla sicurezza scolastica, Ing. Massimo Podrini.

Circa 2.400 tra alunni, personale insegnante e ATA si sono ritrovati impegnati in una simulazione di terremoto che si è svolta in contemporanea tra tutti i plessi scolastici, in quella che si può considerare la più imponente esercitazione sul rischio sismico mai effettuata nella città di Rieti.

Il progetto, nato da un’idea dei Volontari del CER di Rieti, prende il nome di “sicuri a scuola, sicuri nella vita”, ed è giunto al quarto anno di applicazione pratica, ricevendo sin dagli esordi un’accoglienza molto  favorevole da parte della comunità scolastica, al punto da ricevere numerosi patrocini e attestazioni di apprezzamento. “Buona parte del merito per il successo dell’iniziativa – sottolinea il responsabile del CER, Crescenzio Bastioni – va condiviso con l’ex Prefetto di Rieti D.ssa Silvana Riccio, che ha fortemente voluto la realizzazione di questo importante progetto, riguardante la prevenzione e l’educazione ai corretti comportamenti da tenere nelle scuole in caso di calamità. Inoltre, desidero rivolgere il mio personale ringraziamento nei confronti dei Dirigenti scolastici e del corpo insegnante, per la particolare sensibilità dimostrata nell’aderire all’iniziativa, con ciò permettendo la realizzazione pratica del progetto in ogni sua fase".

“Il nostro principale obiettivo come Protezione Civile – prosegue il responsabile del CER – è quello di fare in modo che si acquisiscano modelli comportamentali che mettano al primo posto la sicurezza propria e degli altri, convinti che tutto ciò rappresenti un passaggio fondamentale per educare questi bambini, gli adulti di domani, ad un corretto atteggiamento rispetto alle situazioni di emergenza, che nella vita possono sempre presentarsi, e il più delle volte in modo improvviso. Tutto ciò in un’ottica di crescita dell’attenzione verso le tematiche di Protezione Civile – conclude Bastioni – capace di arricchire anche l’offerta formativa degli Istituti coinvolti e in grado di innescare una sempre maggiore collaborazione tra la Protezione Civile e il mondo della scuola, e di riflesso con tutta la cittadinanza”.

SCHNEIDER, L'ON. MOFFA PRESENTA UN'INTERROGAZIONE ALLA CAMERA DEI DEPUTATI

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Alla Camera dei Deputati, nella seduta n. 720 di martedì 20 Novembre, l’Onorevole Silvano Moffa ha presentato un’interrogazione a risposta in commissione, nella quale tratta la chiusura dello stabilimento Schneider di Rieti:

la Schneider Electric Italia è una azienda che fa capo alla multinazionale francese Schneider, in Italia ha circa 3.000 dipendenti che nel mondo diventano 150.000;

la Schneider Electric Italia è presente da oltre 30 anni a Rieti dove si producono interruttori magnetotermici;

lo stabilimento di Rieti è tra quelli della Schneider Electric quello maggiormente automatizzato con standard di qualità produttivi di altissimo livello;

lo stabilimento di Rieti consta oggi di 181 lavoratori con altri circa 120 occupati nell’indotto, in passato lo stabilimento registrava la presenza di 300 lavoratori, che si sono ridotti al numero attuale dopo che sono state attuate, negli anni passati, varie ristrutturazioni, attualmente è in atto una procedura di cassa integrazione;

attualmente lo stabilimento di Rieti produce interruttori C60 anche se questi sono in fine produzione in quanto sul mercato è stato introdotto un nuovo interruttore il Tim, che viene prodotto in Bulgaria e Francia;

a detta del sindacato si potrebbero evitare i licenziamenti se agli attuali volumi produttivi si aggiungessero altri prodotti, e con questi si concordassero forme di organizzazione del lavoro;

da oltre due anni l’azienda è sollecitata dal sindacato a darsi una nuova missione produttiva, visto che era risaputa la fine del processo produttivo degli interruttori C60, e proprio tal fine era stato aperto un tavolo presso il Ministero dello sviluppo economico;

nell’ultima riunione svoltasi presso il Ministero dello sviluppo economico il responsabile a livello internazionale della Schneider, smentendo sue dichiarazioni precedenti, che prevedevano una soluzione entro il 2012, ha dichiarato la chiusura del totale dello stabilimento di Rieti e il licenziamento di tutti i dipendenti;

la chiusura dello stabilimento di Rieti rappresenterebbe un terribile colpo per il territorio e per il nucleo industriale ivi presente già martoriato da una acuta crisi;

è necessario un intervento da parte del Ministro dello sviluppo economico nei confronti della multinazionale Schneider per ricercare una soluzione per lo stabilimento di Rieti tenuto conto degli interessi e della presenza di altri stabilimenti in Italia: se non ritenga necessario e improcrastinabile assumere un’iniziativa nei confronti della multinazionale Schneider al fine di mettere in atto tutte le soluzioni, tenuto conto anche delle proposte sindacali, allo scopo di evitare la chiusura dello stabilimento di Rieti e il licenziamento dei lavoratori dell’azienda, fatto che si ripercuoterebbe, inevitabilmente, anche sui lavoratori dell’indotto.

SMARRITO A LAS PALMAS LO SPINNAKER DELLA BARCA “CITTA' DI RIETI”

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Evidentemente tutti gli aeroporti del mondo sono uguali. O, perlomeno, quello di Las Palmas non fa eccezione considerato che lo smarrimento di un bagaglio importante, quello contenente lo spinnaker (vela di poppa) del Dream-Città di Rieti, sta creando una logica apprensione nell’equipaggio della nostra barca giunto alle Isole Canarie.

Le ricerche stanno proseguendo febbrilmente, anche perché un cambio, per così dire in corsa, non sarebbe tra i più semplici e la speranza è ovviamente quella che, al più presto, l’inconveniente venga finalmente superato e che il Città di Rieti possa regolarmente procedere alle operazioni pre regata già programmate.

Per il resto, per la partenza di domenica (ore 12) è prevista pioggia, per uno scenario più congeniale agli avvii delle regate dai porti britannici o dalla costa atlantica della Francia. I venti, almeno per la prima giornata di regata, dovrebbero mantenersi moderati, sui 10 nodi (circa 18/19 km orari), con previsioni di rafforzamento per i giorni immediatamente successivi.

LA FORESTALE SALVA DUE ESEMPLARI DI AIRONE GUARDABUOI

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La pattuglia della Forestale  in servizio di controllo del territorio presso il territorio della Frazione “Villa Pulcini” del Comune di Leonessa, ha trovato due magnifici esemplari di Airone, che si sono lasciati catturare senza troppa difficoltà.

Stupiti dal fatto i Forestali procedevano ad una prima ricognizione sul corpo dei due volatili, scoprendo, tra le candite piume, le tracce inequivocabili lasciate dai pallini esplosi da un fucile.

I due Aironi, sono stati trasportati presso il Giardino Faunistico di “Piano dell’Abbatino” ed affidati alle sapienti mani del Prof. Antonio De Marco.

Parallelamente sono state avviate le indagini per risalire all’autore e/o agli autori dell’ignobile gesto. Desta sconcerto pensare che ci sia ancora qualcuno che possa cercare di abbattere volatili appartenenti a questa specie, così altamente protetta dalle normative vigenti, che deve fare i conti con la sempre crescente urbanizzazione e con tecniche agricole intensive che ne riducono ogni anno l’areale.
Una volta gli Aironi guardabuoi seguivano  gli aratri trainati da bovini per catturare le arvicole che venivano portate in superficie dal vomere.

L’Airone guardabuoi  ha dimensioni contenute avendo un’altezza compresa tra i 25 e i 30 centimetri, facilmente individuabile, in questo periodo, sfoggia una livrea bianca con il caratteristico becco giallo. Si nutre principalmente di arvicole, coma abbiamo già detto, ma anche di pesci, anfibi, piccoli invertebrati. Presente in Italia nell’area centro meridionali, ma con presenza sporadiche anche nel Settentrione.

Il Comando Provinciale del C.F.S. di Rieti, ricorda che  l’abbattimento di fauna protetta è sempre illegale e prevede  pertanto sanzioni di natura penale oltre al sequestro dei mezzi utilizzati per l’abbattimento o la cattura. Si  invitano tutti i cittadini a segnalare tempestivamente al numero verde di emergenze ambientali 1515 (gratuito) la presenza di animali in difficoltà  presenti sul territorio e  qualsiasi gesto in danno della fauna  selvatica.

CONVEGNO SULL'UNIVERSITA' A RIETI

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Giovedì 29 novembre, alle ore 17, presso la Sala dei Cordari, si terrà il convegno "Università a Rieti: realtà e prospettive". Il convegno è organizzato dal Rotary Club di Rieti in collaborazione con la Sabina Universitas, ed è l’occasione per fare il punto sul’Università a Rieti con i rappresentanti dei principali attori del territorio.

FC RIETI, MISTER DI NAPOLI SI DIMETTE

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Nella tarda serata di ieri si è svolto il consiglio di amministrazione dell’ Fc Rieti  con la presenza dell’Assessore allo Sport del Comune Alessandro Mezzetti.

Si è tracciato un bilancio delle prime dodici gare del campionato di eccellenza e si è presa in considerazione la richiesta dell’allenatore Arturo Di Napoli di risolvere il rapporto che lega la società al tecnico, infatti nelle ultime ore Di Napoli aveva richiesto esclusivamente per motivi personali e familiari di riavvicinarsi in terra lombarda.

Questa mattina il presidente Riccardo Curci ha incontrato nella sala riunioni dell’Hotel Miramonti il tecnico Arturo Di Napoli, con il quale ha risolto il rapporto nella stessa maniera in cui era iniziato, con una semplice stretta di mano, nonostante avesse cercato insieme alla società di convincere l’allenatore  a tornare sulle sue posizioni, ma la decisione presa è stata irrevocabile.

La società augura a Arturo Di Napoli una buona fortuna per la sua carriera sportiva ed ancor più per le sue questioni personali, ringraziandolo per l’impegno e la professionalità che sin da subito, Re Artù, ha dimostrato sul campo. La squadra, che  terrà oggi regolarmente gli allenamenti presso l’ex Scia alle ore 15,00, sarà guidata temporaneamente dal tecnico del settore giovanile Andrea Rogai.

CONSULENZE IN COMUNE, ANCORA AI DOMICILIARI PREITE E LATINI

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Ancora agli arresti domiciliari il dirigente comunale Antonio Preite e il revisore Carlo Latini, il giudice per le indagini preliminari ha infatti respinto i ricorsi presentati dagli avvocati.

I legali Magnanelli e Chiattelli per Latini, e Cari e Coppi in sostituzione dell’avv. Perelli per Preite, presenteranno entro il 27 novembre appello al tribunale di Roma per la  revoca dei domiciliari, sostenendo che non c’è più l’esigenza della custodia per evitare l’inquinamento delle prove. 

A breve sarà interrogato per  chiarire vari aspetti della vicenda anche  l’ex segretario generale del Comune di Rieti Giuseppe Morelli.

RIORGANIZZAZIONE DELLE PROVINCE. RIETI IN UMBRIA?

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Si anima il dibattito sulla riorganizzazione delle province e sul futuro della provincia di Rieti.

Ci troviamo senza dubbio di fronte alla più importante riforma istituzionale dall’unità d’Italia ad oggi e, nonostante sia assolutamente opportuno parlare di istituzioni meno costose e di Enti locali maggiormente efficienti ed autorevoli, sembra paradossale che il decreto sia incardinato esclusivamente su parametri che riguardano la revisione e il contenimento della spesa, mentre siano stati assolutamente sottovalutati nel dibattito gli aspetti relativi alle peculiarità dei cittadini e ai localismi dei territori. E’ attraverso la salvaguardia delle istituzioni più prossime ai cittadini che si possono tutelare con la giusta cognizione di causa le esigenze degli stessi. Solo una amministrazione pubblica radicata nel territorio ed espressione diretta della rappresentanza dei cittadini, è in grado di analizzare con il giusto discernimento ciò che è bene fare per il progresso del territorio stesso.

Questa dovrebbe essere l’ottica di una visione che si ispira ai principi federalisti, non solo in termini europei, ma anche in termini di riorganizzazione dello Stato centrale. Un federalismo fondamentalmente municipale, scevro ovviamente degli estremismi leghisti che nulla hanno a che vedere con l’idea di Italia federale e che hanno avuto effetti distorsivi nell’opinione pubblica rispetto al concetto stesso di federalismo.

La riforma che entrerà in vigore sta costringendo le amministrazioni a ridicoli balletti, ad estenuanti corteggiamenti, ad imbarazzanti tira e molla verso una o l’altra Provincia. Tatticismi che hanno l’unico scopo di giungere ad una ipotesi di riordino che limiti il più possibile i danni in termini di servizi ai cittadini ma che, inevitabilmente, costringerà le province destinate a scomparire, a rinunciare, in maniera inesorabile ed irreversibile, alla propria identità territoriale.

E’ necessario riflettere però, al di là degli entusiasmi suscitati dalla spending review, che forse non era l’istituzione provinciale a dover essere aggredit dal decreto 135/2012. Le Province, nell’organizzazione che delle stesse deriva dal Titolo V della Costituzione Italiana, oltre a svolgere la funzione di ente amministrativo intermedio, garantiscono la tutela dell’identità culturale, economica e sociale dei territori che rappresentano e delle popolazioni che le abitano. La revisione della spesa pubblica doveva secondo noi essere esercitata ai danni delle Regioni. Prima di tutto perché è sotto gli occhi di tutti l’enorme spesa che deriva dal funzionamento dei Consigli e delle Giunte regionali. Inoltre, perché molto spesso le Regioni esercitano funzioni, a volte perfino duplicandole, che potrebbero essere delegate senza problemi alle amministrazioni provinciali.

Ma la riforma, così come è stata pensata dal governo Monti, va purtroppo in un’altra direzione e porterà alla nascita di città metropolitane di una grandezza esagerata e all’istituzione di province che saranno la somma di una miscellanea di provenienze e orientamenti culturali, economici, programmatici assolutamente diversi tra loro la cui forzata convivenza rischia di rallentare il progresso stesso dei territori.

Comunque ormai ci siamo e visto che il processo sembra di fatto irreversibile non resta che tentare di limitare i danni.

Tra le ipotesi caldeggiate dai vari comitati e dalle varie scuole di pensiero, la più adeguata al nostro territorio sembra essere quella che sostiene la possibilità di una integrazione tra la provincia di Rieti e quella di Terni.

Ovviamente da questa ipotesi nascono problemi legislativi e tecnicismi vari che non sarà facile superare. C’è da sperare inoltre che la stessa provincia di Terni non scompaia. A tal proposito, la Regione Umbria presenterà una ipotesi di riordino interno delle sue due province tentando di trasferire da Perugia a Terni i Comuni di Spoleto, Foligno e parte della Valnerina (anche se stanno già sorgendo problemi di campanile che non sarà facile risolvere) per permettere alla Provincia di Terni di soddisfare i parametri dei 350mila abitanti e dei 3500 chilometri quadrati.

Inoltre c’è da capire che cosa è necessario affrontare in termini legislativi per permettere alla Provincia di Rieti di entrare a far parte della Regione Umbria. L’articolo 132 della Costituzione prevede la necessità di un referendum consultivo come primo elemento di un processo di aggregazione ad un’altra regione, ma non sarebbe l’unica iniziativa da intraprendere.

Ma a prescindere da ciò, anche se ci rendiamo conto che non si tratta di elementi da sottovalutare, la “soluzione Terni” è secondo il Psi quella migliore da percorrere. Tornare all’antico, a prima del 1927, quando la Sabina era parte della provincia di Perugia e del territorio dell’Umbria, ci sembra la soluzione migliore e forse l’unica in grado di trasformarsi in opportunità.

Migliore sicuramente di una aggregazione con Viterbo (97km – 1h e 45minuti di percorrenza), insignificante dal punto di vista logistico, operativo, socio economico e culturale. Migliore anche della ventilata Provincia della Sabina, che ci vedrebbe senza dubbio soccombere al peso specifico decisamente più significativo di Guidonia (87mila abitanti residenti) o Tivoli che legittimamente ambirebbero al ruolo di capoluogo.

Non sono da sottovalutare le importanti sinergie socio economiche che potrebbero nascere tra Rieti e Terni una volta reso percorribile l’ultimo tratto della superstrada, infrastruttura che avvicinerà moltissimo i due territori. Dal punto di vista operativo, l’eventualità di dover perdere il tribunale o la prefettura potrebbe essere sì doloroso per Rieti, ma la prossimità alla città umbra renderebbe forse meno amara l’inevitabile pillola. Si pensi inoltre alla valenza di tale unione in termini turistici, a come i due territori potrebbero completarsi in termini di offerta ed integrarsi, ad esempio, sui circuiti del francescanesimo e del turismo ambientale.

Per discutere di questa possibilità, si sono già incontrati alcuni rappresentanti dei territori e i comitati sorti in entrambi i territori sembrano convergere su molti dei punti all’ordine del giorno. Sono allo studio una serie di iniziative, istituzionali e non, per sensibilizzare la popolazione sul tema e portare la proposta all’attenzione dei cittadini. Chissà che no siano proprio gli “odiati” cugini ternani a dare una nuova identità al territorio sabino.