Triangolare Rugby a Cittaducale. Giornata di sport e amicizia 

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Si svolgerà domenica 17 maggio, a partire dalle ore 10, presso il campo sportivo di Cittaducale, il triangolare di rugby categoria Under 14 che vedrà impegnate le squadre del Paganica Rugby, del Rugby Tivoli e della franchigia Reate Rugby Aquila.L’iniziativa rappresenta  momento di incontro sportivo e di crescita per i giovani atleti, che avranno l’opportunità di confrontarsi in un clima di sano agonismo, amicizia e rispetto reciproco, valori che contraddistinguono il mondo del rugby. La manifestazione sarà anche un’occasione per promuovere lo sport giovanile sul territorio e per avvicinare famiglie, appassionati e cittadini a una disciplina capace di trasmettere spirito di squadra, inclusione e partecipazione. E’ la prima volta che a Cittaducale il Rugby diventa protagonista Sarà una giornata all’insegna del divertimento, della condivisione e dell’entusiasmo, nella quale i giovani protagonisti porteranno in campo passione, impegno e fair play. Al termine della giornata si svolgerà il tradizionale “Terzo Tempo”, momento simbolico e distintivo della cultura rugbistica, durante il quale atleti, tecnici e famiglie potranno ritrovarsi insieme per condividere un momento di convivialità, amicizia e aggregazione, nel segno dei valori più autentici dello sport. Nel ringraziare la società Asd Cittaducale per il supporto offerto a questa manifestazione, gli organizzatori invitano tutta la cittadinanza a partecipare e a sostenere i ragazzi durante l’evento sportivo.

Le tre vetrine vincitrici dell’iniziativa promossa da “Noi per la Sebastiani”

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Le tre vetrine vincitrici dell’iniziativa “Noi per la Sebastiani”. Con le votazioni effettuate dai soci fondatori si è concluso il concorso “Negozio Amico della Sebastiani Rieti”. Di seguito i risultati: PREMIO “VETRINA D’ECCELLENZA” / Premio alla vetrina più bella: eleganza, armonia, impatto visivo e capacità di valorizzare al meglio il tema dell’iniziativa va all’attività AI’M the one sita in Rieti via Falcone 14/18. PREMIO “COLPO D’OCCHIO” / Premio per il maggior valore estetico: cura dei dettagli, equilibrio dei colori, stile e raffinatezza dell’allestimento. Premio vinto dall’attività LD Arreda, in via Roma, 35. PREMIO “MANI & FANTASIA” / Premio per la vetrina più creativa e artigianale: originalità, inventiva e utilizzo creativo di materiali, decorazioni e soluzioni fatte a mano. Premio vinto da La Bottega Fiorita di Nobili Vanessa, in via Giuseppe Ferrari 9, Rieti. Sabato alle ore 12 una rappresentanza della squadra si recherà presso il vincitore del premio “Vetrina d’Eccellenza”. I vincitori del premio Colpo d’Occhio e Mani & Fantasia saranno premiati da rappresentanti dell’Associazione nel corso della prossima settimana, in data e ora da concordarsi (premio casaccapiù pallone autografati). Nei prossimi giorni verranno resi noti tutti gli esercizi che in massa hanno aderito all’iniziativa. Così nella nota Noi per la Sebastiani.

Nuova area camper al Presepe della Pace per rafforzare l’accoglienza turistica di Rieti

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Il Comune di Rieti compie un nuovo passo avanti nel percorso di valorizzazione turistica del territorio e delle aree legate al progetto del Presepe della Pace. La Giunta comunale, su proposta del Vice Sindaco e Assessore al Turismo e Sport Chiara Mestichelli, ha infatti approvato la presa d’atto del Progetto di Fattibilità Tecnico Economica relativo alla realizzazione di una nuova area camper in via Fonte Cottorella, nell’area sottostante al Presepe della Pace. Il progetto prevede un investimento complessivo pari a 201.300 euro e consentirà la realizzazione di una nuova infrastruttura dedicata al turismo itinerante in una zona strategica della città, a ridosso di uno dei luoghi simbolici del territorio reatino. Contestualmente, l’Amministrazione comunale avvierà le procedure necessarie all’approvazione della variante urbanistica e all’acquisizione dei pareri previsti attraverso la Conferenza dei Servizi. Il Vice Sindaco e Assessore al Turismo e Sport Chiara Mestichelli: “Con questo atto prosegue il lavoro dell’Amministrazione comunale per potenziare l’offerta turistica della città e valorizzare luoghi di grande identità e attrattività. La nuova area camper rappresenta un servizio importante per intercettare un segmento turistico in costante crescita, offrendo spazi adeguati e migliorando l’accoglienza per i visitatori che scelgono Rieti e il territorio reatino. L’intervento consentirà inoltre di riqualificare e rendere ancora più fruibile l’area del Presepe della Pace, inserendola in un percorso di valorizzazione più ampio legato anche alle iniziative delle celebrazioni francescane e ai cammini spirituali e naturalistici che attraversano il nostro territorio”.

Un viaggio fotografico nel cuore di Stimigliano

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Stimigliano si racconta attraverso la fotografia: inaugurato un percorso visivo nel cuore del paese L’Amministrazione Comunale di Stimigliano annuncia il completamento di una nuova installazione fotografica urbana dedicata alla valorizzazione delle bellezze naturali, dei paesaggi, della cultura e della storia del territorio. Il progetto trasforma alcuni dei principali punti del paese in un percorso visivo aperto a cittadini e visitatori, con l’obiettivo di offrire uno sguardo autentico sull’identità della comunità e sulle tradizioni che caratterizzano Stimigliano. L’iniziativa è stata realizzata dall’Amministrazione Comunale con la partecipazione del Vice Sindaco, del Presidente del Consiglio Comunale Fabio Bischetti, del Presidente e del Vicepresidente della Pro Loco Stimigliano, Luigi Duranti e Marco Di Paolo, e con il prezioso contributo di Bargellini Digital Studio. Il percorso fotografico prende avvio dalla stazione ferroviaria del paese e si sviluppa lungo Via Primo Maggio, Piazza dei Ceramisti e Viale Garibaldi, accompagnando il visitatore in un viaggio tra immagini, colori e scorci che raccontano il territorio e la sua identità. L’installazione nasce dalla volontà di valorizzare Stimigliano e rafforzare il senso di appartenenza della comunità, attraverso la forza evocativa della fotografia e la capacità delle immagini di custodire e trasmettere memoria, cultura e tradizioni. L’Amministrazione Comunale invita cittadini e visitatori a scoprire il percorso e a vivere un’esperienza che unisce arte, territorio e comunità.

Marco Faraglia nominato presidente Collegio Revisori di ACI Rieti

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Il Collegio dei Revisori dell’Automobile Club Rieti ha nominato Marco Faraglia alla carica di Presidente del Collegio dei Revisori Legali. La nomina, espressione della fiducia riposta dai colleghi revisori, attribuisce allo stesso la responsabilità di garantire la correttezza e la trasparenza della gestione economico-finanziaria dell’Ente, il quale ha dichiarato: “Sono onorato di ricoprire l’incarico conferitomi dai colleghi revisori, che proseguirò con dedizione e passione.” “Faccio i miei più sinceri complimenti a Marco Faraglia per la nomina a Presidente del Collegio dei Revisori: una scelta che rispecchia la stima e la fiducia che tutti nutriamo nei suoi confronti. Auguro a lui e all’intero Collegio ricomposto un proficuo e sereno lavoro, nella certezza che sapranno svolgere il proprio mandato con rigore e dedizione nell’interesse dell’Ente.” Avv. Alessandro de Sanctis, Presidente dell’Automobile Club Rieti “Con la nomina di Marco Faraglia si perfeziona l’iter avviato a seguito delle dimissioni di Giovanni Grillo. Il Collegio dei Revisori torna così alla sua piena operatività, con una guida autorevole e riconosciuta. È un passaggio istituzionale importante per l’Automobile Club Rieti, che può ora proseguire con continuità e stabilità nella propria azione”. Dott. Fabio Mantellini, Direttore dell’Automobile Club Rieti. L’Automobile Club Rieti augura al Presidente un proficuo lavoro nel suo nuovo ruolo.

Minoranza al Comune di Rieti: “Congratulazioni e buon lavoro al nuovo Presidente e al nuovo CdA della Fondazione Varrone”

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La Fondazione Varrone è patrimonio comune dell’intera cittadinanza e deve essere al servizio della comunità provinciale. Congratulazioni e buon lavoro al nuovo Presidente e al nuovo Consiglio di Amministrazione, nella consapevolezza che sapranno appianare le diatribe di questo ultimo periodo e aprire una stagione di riconciliazione e pacificazione all’interno dell’Ente. La Fondazione Varrone è di tutti, come Istituzione al servizio del territorio, e non può essere oggetto di appropriazioni partitiche e/o politiche, interessi personali o di gruppi. Confidiamo nel fatto che il nuovo corso sappia interpretare al meglio la necessità di una gestione collegiale e aperta al confronto con il territorio e i cittadini. Va difesa e preservata la natura neutra e istituzionale dell’Ente, che deve perseguire l’unico interesse di servire il territorio e la sua comunità. Per quanto ci riguarda intendiamo collaborare,  con lo spirito di servizio che deve guidare qualsiasi impegno civico. Così nella nota RietiCittàFutura, PD, PSI-Nome Officina politica, Per il bene comune – Progetto Civico, T’Immagini

Lega Rieti: “Il PD vede fantasmi. Truini non ha la tessera di partito: la sinistra attacca l’uomo per colpire noi”

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“Siamo al ridicolo: il Partito Democratico è talmente ossessionato dalla Lega da arrivare a contestare l’elezione di un professionista che non ha mai avuto la tessera di partito in tasca”. Il coordinatore provinciale Mariano Calisse e il coordinatore cittadino Emanuele Olivieri replicano duramente alle accuse di “occupazione politica” sollevate dal PD sulla presidenza della Fondazione Varrone. Secondo i coordinatori della Lega, il PD dimostra una preoccupante confusione sulle basi stesse del funzionamento dell’ente. Forse il Partito Democratico non sa, o finge di non sapere, che quella di oggi non è affatto – come da loro dichiarato – una “nomina tecnica e statutaria”, quasi fosse un atto burocratico calato dall’alto. Si è trattato invece di una elezione democratica interna eseguita dai membri della Fondazione stessa. Mettere in dubbio questo passaggio significa non rispettare la sovranità degli organi dell’ente e la libertà di scelta dei suoi componenti. Secondo Calisse e Olivieri, parlare di “occupazione” o di “bancomat” della politica non è solo un attacco alla Lega, ma un’offesa gratuita all’onorabilità dell’avvocato Costanzo Truini e all’autonomia dell’intero Organo della Fondazione. L’avvocato Truini è un professionista libero, stimato per la sua carriera e la sua integrità, e non è un iscritto alla Lega. Esprimere soddisfazione per la sua elezione non significa “mettere una bandierina politica”, ma riconoscere che finalmente ai vertici delle istituzioni cittadine siedono persone scelte per il curriculum e non per l’appartenenza politica. Il PD, invece, dimostra il suo volto peggiore: se un nome non è benedetto da loro, diventa automaticamente un nemico dell’autonomia dell’ente. L’attacco della sinistra coinvolge, secondo la Lega, l’intero tessuto civile e professionale della città. Dando il via a questo processo alle intenzioni, il PD offende non solo Truini, ma l’intero sistema delle professioni reatine. Sostenere che l’autonomia della Fondazione scompaia solo perché la Lega esprime stima verso un avvocato indipendente è un insulto all’intelligenza dei cittadini. Forse il PD è ancora abituato a considerare le istituzioni come proprie segreterie e non tollera che oggi si scelgano figure di garanzia, capaci di parlare con tutti ma schiave di nessuno. La Fondazione Varrone gestisce risorse collettive e siamo certi che il nuovo Presidente lo farà con la massima imparzialità, proprio perché la sua storia professionale parla per lui. In conclusione, la Lega accetta volentieri i consigli non richiesti del PD, ma nel leggere il loro comunicato sorge il dubbio spontaneo che la sinistra si stia agitando tanto per coprire le proprie manovre in vista delle prossime elezioni. Invece di preoccuparsi della Lega, il PD dovrebbe chiarire se stia lavorando per costruire un’alternativa seria o se stia semplicemente prestando il fianco a qualche altro interesse lontano dal bene dei cittadini. Noi guardiamo ai fatti, mentre la sinistra può continuare pure con i suoi giochi di palazzo.

Fondazione Varrone, PD Rieti: “Se la LEGA esulta, l’autonomia dell’Ente scompare”

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“Le recenti note stampa con cui la LEGA ha accolto con entusiasmo il rinnovo delle cariche presso la Fondazione Varrone non possono passare inosservate. Se da un lato è legittimo l’interesse per i vertici di una delle Istituzioni più importanti del territorio, dall’altro il tono trionfalistico del partito trasforma quella che dovrebbe essere una nomina tecnica e statutaria in una vera e propria “bandierina” politica. Una Fondazione non è una segreteria di partito. È necessario ricordare che la Fondazione Varrone gestisce risorse che appartengono alla collettività e ha il compito statutario di operare in totale autonomia dalla politica attiva. Quando un partito come la Lega sente il bisogno di rivendicare pubblicamente il risultato delle elezioni interne alla Fondazione, ammette implicitamente che la scelta non è avvenuta nelle sedi Istituzionali dell’Ente, ma in quelle dei palazzi della politica. Questo “abbraccio” politico rischia di soffocare l’imparzialità della Fondazione. Come potranno i cittadini e le associazioni sentirsi garantiti da un ente i cui vertici vengono pubblicamente “benedetti” da una specifica forza di governo? Il ritorno alla “politica dei notabili” Assistere a questo spettacolo di esultanze partitiche ci riporta indietro ad una gestione della cosa pubblica basata sulla spartizione e sul controllo capillare dei centri di spesa. Rieti non ha bisogno di una Fondazione che funga da “bancomat” o da ufficio di rappresentanza dei partiti, ma di un Ente che sappia dire dei “no” quando necessario e che metta al centro lo sviluppo reale del territorio, non il consenso elettorale. Chiediamo chiarezza e, soprattutto, un sussulto di dignità da parte delle istituzioni coinvolte. La LEGA e le altre forze politiche si occupino delle amministrazioni comunali e provinciali. La Fondazione Varrone venga restituita al suo ruolo di Ente terzo, libero da logiche di coalizione e da comunicati stampa che sanno più di “occupazione” che di servizio. Il PD di Rieti augura un buon lavoro al nuovo presidente della Fondazione Varrone e ai nuovi membri del consiglio di amministrazione confidando nel fatto che sapranno distinguersi rispetto al clima attuale e lavorare per il bene del nostro territorio”. Così nella nota il Partito Democratico Rieti

Il vescovo Piccinonna e don Drazza hanno incontrato la stampa reatina nella 60ª Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali – LA LETTERA DI PAPA LEONE

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Nella Sala degli Stemmi del Palazzo Papale di Rieti stamane, venerdì 15 maggio, il Vescovo, monsignor Vito Piccinonna, e don Tony Drazza, della Segreteria della CEI, hanno incontrato la stampa reatina. DI SEGUITO LA LETTERA DI PAPA LEONE XIV Cari fratelli e sorelle! Il volto e la voce sono tratti unici, distintivi, di ogni persona, manifestano la propria irripetibile identità e sono l’elemento costitutivo di ogni incontro. Gli antichi lo sapevano bene. Così, per definire la persona umana gli antichi greci hanno utilizzato la parola “volto” (prosopon) che etimologicamente indica ciò che sta di fronte allo sguardo, il luogo della presenza e della relazione. Il termine latino persona (da per-sonare) include invece il suono: qualsiasi, ma la voce inconfondibile non un suono di qualcuno. Volto e voce sono sacri. Ci sono stati donati da Dio che ci ha creati a sua immagine e somiglianza chiamandoci alla vita con la Parola che Egli stesso ci ha rivolto: Parola prima risuonata attraverso i secoli nelle voci dei profeti, quindi divenuta carne nella pienezza dei tempi. Questa Parola, questa comunicazione che Dio fa di sé stesso, l’abbiamo anche potuta ascoltare e vedere direttamente (cfr 1 GV I,1-3), perché si è fatta conoscere nella voce e nel Volto di Gesù, Figlio di Dio. Fin dal momento della sua creazione Dio ha voluto l’uomo quale proprio interlocutore e, come dice San Gregorio di Nissa, ha impresso sul suo volto il riflesso dell’amore divino. affinché possa vivere pienamente la propria umanità mediante l’amore. Custodire volti e voci umane significa perciò custodire questo sigillo, questo riflesso indelebile dell’amore di Dio. Non siamo una specie fatta di algoritmi biochimici, definiti in anticipo. Ciascuno di noi ha una vocazione insostituibile e inimitabile che emerge dalla vita e che si manifesta proprio nella comunicazione con gli altri. La tecnologia digitale, se veniamo meno a questa custodia, rischia invece di modificare radicalmente alcuni dei pilastri fondamentali della civiltà umana. che a volte diamo per scontati. Simulando voci e volti umani, sapienza e conoscenza, consapevolezza e responsabilità, empatia e amicizia, i sistemi conosciuti come intelligenza artificiale non solo interferiscono negli ecosistemi informativi, ma invadono anche il livello più profondo della comunicazione, quello del rapporto tra persone umane. La sfida pertanto non è tecnologica, ma antropologica. Custodire i volti e le voci significa in ultima istanza custodire noi stessi. Accogliere con coraggiogie, determinazione e discernimento le opportunità offerte dalla tecnologia digitale e dall’intelligenza artifciale non vuol dire nascondere a noi stessi i punti critici, le opacità, i rischi. Non rinunciare al proprio pensiero ci sono da tempo molteplici evidenze del fatto che algoritmi progettati per massimizzare il coinvolgimento sui social media, redditizio per le piattaforme, premiano emozioni rapide e penalizzano invece espressioni umane più bisognose di tempo come lo sforzo di comprendere e la riflessione. Chiudendo gruppi di persone in bolle di facile consenso e facile indignazione, questi algoritmi indeboliscono la capacità di ascolto e di pensiero critico e aumentano la polarizzazione sociale. A questo si è aggiunto poi un affidamento ingenuamente acritico all’intelligenza artificiale come “amica” onnisciente, dispensatrice di ogni informazione, archivio di ogni memoria, “oracolo” di ogni consiglio. Tutto ciò può logorare ulteriormente la nostra capacità di pensare in modo analitico e creativo, di comprendere i significati, di distinguere tra sintassi e semantica. Sebbene I’IA possa fornire supporto e assistenza nella gestione di compiti comunicativi, sottrarsi allo sforzo del proprio pensiero, accontentandoci di una compilazione statistica artificiale, rischia a lungo andare di erodere le nostre capacità cognitive, emotive e comunicative. Negli ultimi anni i sistemi di intelligenza artificiale stanno assumendo sempre di più anche il controllo della produzione di testi, musica e video. Gran parte dell’industria creativa umana rischia cosi da essere smantellata e sostituita con l’etichetta “Powered by Al”, trasformando le persone in meri consumatori passivi di pensieri non pensati, di i prodotti anonimi, senza paternità, senza amore. Mentre i capolavori del genio umano nel campo di musica, arte e letteratura vengono ridotti a un mero campo di addestramento delle macchine. La questione che ci sta a cuore, tuttavia, non è cosa riesce O riuscirà a fare la macchina, ma cosa possiamo e potremo fare noi, crescendo in umanità e conoscenza, con un uso sapiente di strumenti così potenti a nostro servizio. Da sempre l’uomo è tentato di appropriarsi del frutto della conoscenza senza la fatica del coinvolgimento, della ricerca e della responsabilità personale. Rinunciare al processo creativo e cedere alle macchine le proprie funzioni mentali e la propria immaginazione significa tuttavia seppellire i talenti che abbiamo ricevuto al fine di crescere come persone in relazione a Dio e agli altri. Significa nascondere il nostro volto, e silenziare la nostra voce. Essere o fingere: simulazione delle relazioni e della realtà. Mentre scorriamo i nostri flussi(feed), diventa così sempre più difficile capire se stiamo interagendo con altri esseri umani o con dei “bot” o dei “virtual influencers”. Gli interventi non trasparenti di questi agenti automatizzati influenzano i dibattiti pubblici e le scelte delle persone. Soprattutto i chatbot basati su grandi modelli linguistici (LLM) si stanno rivelando sorprendentemente efficaci nella persuasione occulta, attraverso una continua ottimizzazione dell’interazione personalizzata. La struttura dialogica e adattiva, mimetica, di questi modelli linguistici è capace di imitare i sentimenti umani e simulare così una relazione. Questa antropomorfizzazione, che può risultare persino divertente, è allo stesso tempo ingannevole, soprattutto per le persone più vulnerabili. Perché i chatbot resi eccessivamente “affettuosi”, oltre che sempre presenti e disponibili, possono diventare architetti nascosti dei nostri stati emotivi e in questo modo invadere e occupare la sfera dell’intimità delle persone. La tecnologia che sfrutta il nostro bisogno di relazione può non solo avere conseguenze dolorose sul destino dei singoli, ma può anche ledere il tessuto sociale, culturale e politico delle società. Ciò avviene quando sostituiamo alle relazioni con gli altri quelle con IA addestrate a catalogare i nostri pensieri e quindi a costruirci intorno un mondo di specchi, dove ogni cosa è fatta “a nostra immagine e somiglianza”. In questo modo ci lasciamo derubare della possibilità di incontrare l’altro, che è sempre diverso da noi, e con il quale possiamo e dobbiamo imparare a confrontarci. Senza l’accoglienza dell’alterità non può esserci né relazione né amicizia. Un’altra grande sfida che questi sistemi emergenti pongono è quella della distorsione (in inglese bias), che porta ad acquisire e a trasmettere una percezione alterata della realtà. I modelli di IA sono plasmati dalla visione del mondo di chi li costruisce e possono a loro volta imporre modi di pensare replicando gli stereotipi e i pregiudizi presenti nei dati a cui attingono. La mancanza di trasparenza nella progettazione degli algoritmi, senza una adeguata rappresentanza sociale dei dati, tendono a farci rimanere intrappolati in reti che manipolano i nostri pensieri e perpetuano e approfondiscono le disuguaglianze e le ingiustizie sociali esistenti. ll rischio è grande. Il potere della simulazione è può anche illuderci con la fabbricazione di “realtà” parallele, appropriandosi dei nostri volti e delle nostre voci. Siamo immersi in una multidimensionalità, dove sta diventando sempre più difficile distinguere la realtà dalla finzione. A ciò si aggiunge il problema della mancata accuratezza. Sistemi che spacciano una probabilità statistica per conoscenza stanno in realtà offrendoci al massimo delle approssimazioni alla verità, che a volte sono vere e proprie “allucinazioni. Una mancata verifica delle fonti. insieme alla crisi del giornalismo sul campo che comporta un continuo lavoro di raccolta e verifica di informazioni svolte nei luoghi dove gli eventi accadono, può favorire un terreno ancora più fertile per la disinformazione, provocando un crescente senso di sfiducia, smarrimento e insicurezza. Una possibile alleanza. Dietro questa enorme forza invisibile che ci coinvolge tutti, c’è solo una manciata di aziende, quelle i cui fondatori sono stati recentemente presentati come creatori della “persona dell’anno 2025”, ovvero gli architetti dell’intelligenza artificiale. Ciò determina una Preoccupazione importante riguardo al controllo oligopolistico dei sistemi algoritmici e di intelligenza artificiale in grado di orientare sottilmente i comportamenti, e persino riscrivere la storia umana, compresa la storia della Chiesa, spesso senza che ce ne si possa rendere realmente conto. La sfida che ci aspetta, non sta nel fermare l’innovazione digitale, ma nel guidarla, nell’essere consapevoli del suo carattere ambivalente. Sta a ognuno di noi alzare la voce in difesa delle persone umane affinché questi strumenti possano veramente essere da noi integrati come alleati. Questa alleanza è possibile, ma ha bisogno di fondarsi su tre pilastri: responsabilità, cooperazione e educazione. Innanzitutto la responsabilità. Essa può essere declinata, a seconda dei ruoli, come onestà, trasparenza, coraggio, capacità di visione, dovere di con dividere la conoscenza, diritto a essere informati. Ma in generale nessuno può sottrarsi alla propria responsabilità di fronte al futuro che stiamo costruendo. Per chi è al vertice delle piattaforme online ciò significa assicurarsi che le proprie strategie aziendali non siano guidate dall’unico criterio della massimizzazione del profitto, ma anche da una visione lungimirante che tenga conto del bene comune allo stesso modo in cui ognuno di essi ha a cuore il bene dei propri figli. Ai creatori e agli sviluppatori di modelli di lA chiesta trasparenza e responsabilità sociale riguardo ai principi di progettazione e ai sistemi di moderazione alla base dei loro algoritmi e dei modelli sviluppati, in modo da favorire un consenso informato da parte degli utenti. La stessa responsabilità è chiesta anche ai legislatori nazionali e ai regolatori sovranazionali, ai quali compete di vigilare sul rispetto della dignità umana. Una regolamentazione adeguata può tutelare le persone da un legame emotivo con i chatbot e contenere la diffusione di contenuti falsi, manipolativi o fuorvianti, preservando l’integrità dell’informazione rispetto a una sua simulazione ingannevole. Le imprese dei media e della comunicazione non possono a loro volta permettere che algoritmi orientati a vincere a ogni costo la battaglia per qualche secondo di attenzione in più prevalgano sulla fedeltà ai loro valori professionali, volti alla ricerca della verità. La fiducia del pubblico si conquista con l’accuratezza, con la trasparenza, non con la rincorsa a un coinvolgimento qualsiasi. I contenuti generati o manipolati dall’lA vanno segnalati e distinti in modo chiaro dai contenuti creati dalle persone. Va tutelata la paternità e la proprietà sovrana dell’operato dei giornalisti e degli altri creatori di contenuto. L’informazione è bene pubblico. Un servizio pubblico costruttivo e significativo non si basa sull’opacità, ma sulla trasparenza delle fonti sull’inclusione dei soggetti coinvolti e su uno standard elevato di qualità. Tutti siamo chiamati a cooperare. Nessun settore può affrontare da solo la sfida di guidare l’innovazione digitale e la governance dell’lA. È necessario perciò creare meccanismi di salvaguardia. Tutte le parti interessate, dall’industria tecnologica ai legislatori, dalle aziende creative al mondo accademico, dagli artisti ai giornalisti, agli educatori, devono essere coinvolte nel costruire e rendere effettiva una cittadinanza digitale consapevole e responsabile. A questo mira l’educazione: ad aumentare le nostre capacità personali di riflettere criticamente, a valutare l’attendibilità delle fonti e i possibili interessi che stanno dietro alla selezione delle informazioni che ci raggiungono, a comprendere i meccanismi psicologici che attivano, a permettere alle nostre famiglie, comunità e associazioni di elaborare criteri pratici per una più sana e responsabile cultura della comunicazione. Proprio per questo è sempre più urgente introdurre nei sistemi educativi di ogni livello anche l’alfabetizzazione ai media, all’informazione e all’ lA che alcune istituzioni civili stanno già promuovendo. Come cattolici possiamo e dobbiamo dare il nostro contributo. affinché le persone acquisiscano la capacità di pensiero critico e crescano nella libertà dello spirito. Questa alfabetizzazione dovrebbe inoltre essere integrata in iniziative più ampie di educazione permanente, raggiungendo anche gli anziani e i membri emarginati della società, che spesso si sentono esclusi e impotenti di fronte ai rapidi cambiamenti tecnologici. L’alfabetizzazione ai media, all’informazione e all’IA aiuterà tutti a non adeguarsi alla deriva antropomorfizzante di questi sistemi, ma a trattarli come strumenti, a utilizzare sempre una validazione esterna delle fonti, che potrebbero essere imprecise o errate, fornite dai sistemi di IA, a proteggere la propria privacy e i propri dati conoscendo i parametri di sicurezza e le opzioni di contestazione. È importante educare ed educarsi a usare l’IA in modo intenzionale, e in questo contesto proteggere la propria immagine (foto e audio), il proprio volto e la propria voce, per evitare che vengano utilizzati nella creazione di contenuti e comportamenti dannosi come frodi digitali, cyberbullismo, deepfake che violano la privacy e l’intimità delle persone senza il loro consenso. Come la rivoluzione industriale richiedeva l’alfabetizzazione di base per permettere alle persone di reagire alla novità, così anche la rivoluzione digitale richiede un’alfabetizzazione digitale (insieme a una formazione umanistica e culturale) per comprendere come gli algoritmi modellano la nostra percezione della realtà, come funzionano i pregiudizi dell’IA, quali sono i meccanismi che stabiliscono la comparsa di determinati contenuti nei nostri flussi di informazioni (feed), quali sono e come possono cambiare presupposti e modelli economici dell’economia della lA. Abbiamo bisogno che il volto e la voce tornino a dire la persona. Abbiamo bisogno di custodire il dono della comunicazione come la più profonda verità dell’uomo, alla quale orientare anche ogni innovazione tecnologica. Nel proporre queste riflessioni, ringrazio quanti stanno operando per le finalità qui prospettate e benedico di cuore tutti coloro che lavorano per il bene comune con i mezzi di comunicazione. Dal Vaticano, 24 gennaio 2026. Memoria di San Francesco di Sales LEONE PP. XIV  

Operazione antidroga nei boschi di Sant’Elia. Arrestato marocchino per spaccio e resistenza ai Carabinieri

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Continuano senza sosta le attività predisposte dal Comando Provinciale Carabinieri di Rieti per contrastare il fenomeno dello spaccio di stupefacenti all’interno di bivacchi di fortuna, allestiti prevalentemente nelle aree boschive limitrofe al capoluogo. In tale contesto, i Carabinieri della Sezione Operativa della Compagnia di Rieti, con il supporto dei militari dello Squadrone Eliportato Cacciatori “Puglia” e della Stazione di Rieti, hanno tratto in arresto, in flagranza di reato, un cittadino di nazionalità marocchina di 19 anni. Il giovane, irregolare sul territorio nazionale e già titolare di alcuni precedenti di polizia, è ritenuto responsabile dei reati di detenzione di sostanze stupefacenti ai fini di spaccio e resistenza a Pubblico Ufficiale. L’intervento è scattato nel primo pomeriggio nella frazione di Sant’Elia (località Fonte Colombo). A seguito di mirati accertamenti preliminari, i Carabinieri hanno cinturato l’area ed effettuato un’irruzione in un punto dove, accuratamente nascosto tra la vegetazione, era stato individuato un bivacco adibito a base per la vendita al dettaglio di diverse tipologie di droghe. Alla vista dei militari, il giovane ha tentato una precipitosa fuga tra la fitta vegetazione, opponendo un’attiva resistenza fisica nel vano tentativo di sottrarsi alla cattura, ma è stato prontamente bloccato dal dispositivo di sicurezza messo in atto dall’Arma. La successiva perquisizione ha permesso di rinvenire e porre sotto sequestro circa 27 grammi di cocaina, in parte già ripartita in cinque dosi pronte per lo smercio, e 13 grammi di hashish. Oltre allo stupefacente, i militari hanno sequestrato un bilancino di precisione, vario materiale per il confezionamento, un coltello e la somma contante di 130 euro, ritenuta provento dell’illecita attività di spaccio. Al termine delle formalità di rito, l’arrestato è stato tradotto presso la Casa Circondariale di Rieti a disposizione dell’Autorità Giudiziaria. Si dà atto, come di consueto, che il procedimento penale è ancora nella fase delle indagini preliminari e che eventuali responsabilità penali saranno valutate dall’Autorità Giudiziaria.