“Con Francesco nella Valle” si apre nel segno della Croce e della Regola – FOTO

Gli eventi del Festival Francescano sono partiti dalle prime ore del mattino. Ma il via ufficiale, alla intensa tre giorni “Con Francesco nella Valle”, lo dà il vescovo la sera, nel segno di due emblemi tipici del francescanesimo: la Croce e la Regola.

Il richiamo alla Croce, che Frate Francesco amava in modo particolare quale espressione piena dell’umanità di Gesù (al pari della mangiatoia: Cristo bambino e Cristo crocifisso erano per lui i due segni del grande Amore di Dio per l’uomo), lo dà l’immagine che giunge in piazza San Francesco accompagnata da una lunga fiaccolata: la copia del Crocifisso di San Damiano che su iniziativa dell’Ofs del Lazio da novembre 2016 ha avviato la sua peregrinatio tra le fraternità dei terziari francescani della regione.

Il richiamo alla Regola è ovviamente il riferimento a quella forma vitæ che il Poverello d’Assisi scrisse proprio nella valle reatina: laRegula bullata che venne redatta a Fonte Colombo. E proprio da qui, dal “Sinai francescano”, parte il silenzioso e meditante corteo di fiaccole che accompagna l’icona del Cristo in croce che, nella diroccata chiesetta di San Damiano, parlò al ricco rampollo che si era fatto povero e penitente indicandogli la via del “riparare la casa in rovina” del Signore.

Il Crocifisso di San Damiano, al santuario che custodisce la memoria della Regola, era giunto due giorni prima proveniente da Greccio, prima tappa della peregrinatio in terra reatina. E in coincidenza con l’avvio del Festival, esso giunge in città, nell’antica chiesa in riva al Velino che è il fulcro delle iniziative di questo speciale weekend segnato dal richiamo al francescanesimo.

Le fiaccole che scendono da Fonte Colombo, attraversando la Tancia e giungendo alle porte della città per poi attraversare il Ponte Romano e arrivare in piazza, accompagnano il cammino aperto dal Crocifisso e dalla Regola, in testa il vescovo Domenico, i frati, gli scout, i Cavalieri di Malta, le suore e i tanti intervenuti – reatini e altri venuti da fuori – che partecipano alla fiaccolata.

In piazza, la venerata immagine sale sul palco, sotto il quale hanno preso posto le autorità (il prefetto Reggiani, i vertici delle Forze armate e dell’ordine, il vice sindaco Sinibaldi), dove sono pronti i cantori chiamati a dare il tocco musicale a questa serata inaugurale: i giovani coristi del coro “La Fenice” dell’Istituto magistrale, diretto dal maestro Francesco Corrias, e le brave voci soliste, reatini già ai primi successi nel canto, quali Chiara Baselli, Jacopo Bertini, Ambra Imperatori e Davide Rossi.

È dalle loro voci che si dipana il bellissimo inno scritto per l’occasione su testo del reatino Carlo Giacobbe, con musica e arrangiamento di Massimo Di Vecchio: un espressivo Laudato sii che canta il senso stesso della fraternità con il creato e con gli uomini caro a Francesco, nella poetica rilettura che genera una moderna lauda «per un mondo migliore / perché pace sia sempre / sulla tua umanità / per questo mondo che ami di più / per il tuo eterno amore profondo / in tutto il mondo».

Esaltante il canto, e l’invito a far propri i sentimenti di riconoscenza e di gioia lo esprime padre Marino Porcelli, guardiano di Fonte Colombo, che assieme agli altri religiosi del convento si accinge a passare il Crocifisso ai confratelli della comunità interobbedenziale che custodisce la chiesa di San Francesco. Prima, però, tocca a monsignor Pompili sottolineare il significato dell’aver marciato dal luogo della Regola come punto di partenza del cammino: «Per Francesco è un punto di arrivo, per noi è un punto di partenza», dice il vescovo Domenico ricordando come la scrittura di quel testo approvato da Onorio III nel 1223 era stato per il santo «un punto di arrivo molto tormentato perché accadde che i dodici frati che si presentarono da Innocenzo III nel 1210, nel giro di dieci anni erano diventati circa diecimila. Francesco sentiva l’esigenza di dare alla fraternità una forma concreta di vita. Ma insieme sentiva questa come una forzatura, gli sembrava che l’unica regola che esiste per il cristiano è il Vangelo, che non è un libro, ma una persona. Non a caso, camminando da Fontecolombo a qui, chi scorgeva il crocefisso era come immobilizzato da questo volto e istintivamente mandava anche dei baci: a una persona. Francesco alla fine si decide e proprio a Fontecolombo redige questa Regola, che è in sostanza un Vangelo senza commento».

Ma per chi, oggi, vuol seguire l’ideale del Serafico padre la Regola è, appunto, un punto di partenza, «e abbiamo voluto collocarla all’inizio di questo festival, perché nel nostro tempo c’è bisogno di avere una regola che dia alla nostra vita una forma, per non lasciarla allo stato grezzo. La Regola di san Francesco è ciò a cui vogliamo ispirarci, per ritrovare la sua leggerezza».

E per ritrovare, aggiunge monsignore, anche la bellezza del nostro vivere, la bellezza del nostro territorio solcato dal santo frate: «La nostra vita spesso perde leggerezza e bellezza perché non sa accorgersi di quel che è. La regola è il modo di riappropriarci della bellezza e della leggerezza della nostra vita».

E proprio questa vuol essere la principale finalità del Festival francescano, conclude il vescovo, augurando «che questi tre giorni siano un modo per riscoprire Francesco, ma anche la terra in cui viviamo».

Padre Marino invita a cantare “Alleluia, lodate il Signore”, e si canta a ripetizione mentre i frati di Fonte Colombo consegnano a padre Antonio Tofanelli, padre Luigi Faraglia e padre Marcello Bonfante (il cappuccino, conventuale e minore che costituiscono la fraternità interobbedenziale creata a Rieti come esperimento unico al mondo) il Crocifisso di San Damiano che viene poi collocato all’interno accanto all’altare maggiore.

Un breve e intenso momento di preghiera ne saluta l’arrivo in quella che vanta essere la prima chiesa dedicata al santo dopo la basilica di Assisi.

FONTE: Frontierarieti

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