“A pochi giorni dall’assemblea pubblica del 18 luglio, promossa ad Amatrice dal Comitato Civico 3e36, resta il quadro urgente di un territorio che continua a interrogarsi sul proprio futuro e a chiedere risposte che, a dieci anni dal sisma, non possono più essere rinviate. La straordinaria partecipazione dei cittadini residenti, dei proprietari, dei presidenti di consorzio, dei tecnici e delle imprese ha dimostrato quanto sia ancora forte la volontà delle comunità di Amatrice, Accumoli e degli altri territori colpiti di riprendere in mano il filo di un percorso divenuto troppo lungo, complesso e incerto.
I contributi e le voci del territorio
Estremamente significativi e di alto profilo sono stati gli interventi dei relatori, che hanno affrontato i diversi aspetti della crisi e le possibili prospettive di rilancio. Gianni Anastasio, sindaco di Pizzoli, ha illustrato l’esperienza virtuosa di un’amministrazione capace di invertire il fenomeno dello spopolamento attraverso un lavoro lungo, paziente e metodico. Paolo Piacentini ha proposto una riflessione di ampio respiro sull’ambiente, la natura e la montagna quali elementi centrali per il futuro dell’Appennino. L’avvocato Antonfrancesco Venturini ha fornito un quadro puntuale delle ordinanze vigenti, evidenziandone con chiarezza le criticità applicative e le possibili conseguenze per proprietari, professionisti e imprese. Massimo Bufacchi ha approfondito le questioni cruciali relative all’ospedale di Amatrice e allo stato della ricostruzione pubblica e privata. Don Franco Angelucci, delegato dal vescovo mons. Vito Piccinonna, ha riferito sullo stato di avanzamento degli interventi riguardanti il patrimonio ecclesiastico del territorio, don Savino D’Amelio ha illustrato la situazione dei lavori di Casa Futuro. Il vicesindaco Roberto Serafini e il consigliere comunale Giorgio Nibbi sono intervenuti rispondendo alle domande e ai dubbi sollevati dai cittadini. Proprio gli interventi del pubblico hanno fatto emergere con particolare evidenza la distanza tra le necessità concrete del tessuto sociale ed economico e le risposte finora prodotte dal sistema istituzionale della ricostruzione.
I nodi irrisolti
Il lavoro presentato dal Comitato ha documentato una condizione di stasi che continua a pesare sulla vita delle persone e sulla sopravvivenza stessa dei territori:
– i ritardi amministrativi dell’Ufficio Speciale per la Ricostruzione del Lazio nel rilascio dei decreti e nell’erogazione degli stati di avanzamento impediscono la partenza di nuovi cantieri e ritardano i lavori nei cantieri dove piccole imprese locali segnalano carenze di liquidità e rischio di fallimento;
– la persistente incertezza sui tempi di ultimazione dell’ospedale di Amatrice, infrastruttura essenziale per l’intero comprensorio montano, criticità e ritardi nella partenza del piano delle opere di urbanizzazione delle frazioni e delle altre opere pubbliche;
– l’assenza dei provvedimenti annunciati sul cosiddetto scudo fiscale e sulla definizione del cratere ristretto, insieme alle preoccupazioni dei terremotati per il futuro dei molti cantieri che si trovano in ritardo sui tempi massimi di ultimazione;
– il nodo delle SAE. Soluzioni abitative di emergenza e la condizione delle famiglie destinatarie di ordinanze di sgombero, prive di un’alternativa abitativa adeguata;
– il progressivo spopolamento e la mancanza di una strategia organica capace di rendere nuovamente abitabili, accessibili e vitali questi territori.
A quasi dieci anni dal sisma, non è più sufficiente descrivere le difficoltà. Servono responsabilità riconoscibili, tempi verificabili e decisioni conseguenti.
Un’assenza che non può essere minimizzata
All’assemblea erano stati invitati con largo anticipo il Commissario straordinario alla ricostruzione Guido Castelli, l’assessore regionale competente Manuela Rinaldi e il parlamentare del territorio Paolo Trancassini.
Nessuno dei tre ha partecipato.
Non si è trattato dell’assenza di semplici ospiti, ma della contemporanea mancata partecipazione delle principali figure istituzionali chiamate, per ruolo e competenze, a rispondere delle questioni poste dall’assemblea. Il Comitato ritiene necessario dirlo con chiarezza: davanti a una comunità numerosa, informata e pronta al confronto, le istituzioni maggiormente coinvolte hanno scelto di non esserci. In questo modo è venuta meno un’occasione pubblica di interlocuzione su problemi documentati, urgenti e da troppo tempo irrisolti. Questa assenza non merita di essere minimizzata con formule di circostanza. Non perché il Comitato intenda interrompere il dialogo istituzionale, ma perché un dialogo autentico richiede presenza, ascolto e disponibilità a rispondere, anche quando le domande sono difficili e le risposte scomode. Il ruolo di un comitato civico non è sostituirsi alle istituzioni né attenuarne le responsabilità. È farsi portavoce delle istanze rappresentate dai cittadini, sensibilizzare le istituzioni rappresentative affinché queste istanze vengano accolte, vigilare sull’azione pubblica e indicare con trasparenza ciò che non ha funzionato e non sta funzionando. Il Comitato Civico 3 e36, è portavoce delle donne e degli uomini che hanno fatto famiglia, che non coraggio mandano avanti attività, crescono bambini in questo territorio, sospesi tra vivere e sopravvivere e dove tutto, ancora, è emergenza e non solo le SAE.
Le istituzioni siano presenti ad Amatrice subito dopo il decennale
Il Comitato Civico 3e36 chiederà pertanto un nuovo confronto pubblico con il Commissario straordinario, la Regione Lazio, l’USR e i rappresentanti parlamentari del territorio, da tenersi a settembre subito dopo il decennale del sisma: un incontro nel quale siano fornite risposte puntuali sui temi emersi dall’assemblea, sugli impegni assunti, sui tempi previsti e sulle responsabilità dei diversi soggetti coinvolti. Ci auguriamo che non ci saranno passerelle nel mese di agosto perché ad agosto il silenzio avrà la parola solo nel ricordo delle nostre vittime. Dopo dieci anni, la vicinanza ai territori non può essere soltanto dichiarata. Deve essere dimostrata con la presenza, con le decisioni e con risultati tangibili”
Così nella nota il Comitato Civico 3e36 di Amatrice e Accumoli









