“A dieci anni esatti dal terremoto del 2016, la rabbia e la disperazione superano il limite del sopportabile. Ciò che resta del tessuto produttivo di Amatrice, Accumoli e Arquata del Tronto leva un urlo d’accusa e senza appello contro un decennio di silenzi, passerelle ed elemosine di Stato. La ricostruzione fisica procede a passo di lumaca, ma è quella economica ad essere stata abbandonata al proprio destino. Siamo di fronte a comunità tradite dalla burocrazia: piccoli borghi spianati e polverizzati che non possono più essere nemmeno omologati a realtà geografiche colpite solo marginalmente.
Il cosiddetto cratere ristretto richiede interventi fiscali d’urgenza, chirurgici e sartoriali, calibrati al millimetro sull’immane devastazione patita. Ricostruire le case senza salvare le imprese significa erigere loculi di cemento in un deserto di anime.
Una ricostruzione monca, che cammina su una gamba sola, condanna a morte chi ha scelto eroicamente di restare a presidio della propria terra. Ma la ricostruzione non ha e non deve avere alcun colore politico: appartiene moralmente a tutti gli uomini e le donne di buona volontà che credono ancora nella dignità di questi luoghi. Mentre la politica si sfilaccia in sterili proclami e tavoli tecnici farsa, le serrande dei commercianti e dei produttori cadono una dopo l’altra come ghigliottine sul futuro dei territori.
Quel grido nel silenzio di chi ha resistito tra la polvere si è perso nel vuoto istituzionale. Molte attività hanno già tirato giù il sipario per sempre; tantissime altre le seguiranno a ruota entro pochi mesi. Non chiediamo elemosine, esigiamo il rispetto della nostra dignità e una defiscalizzazione totale e immediata.
Pretendiamo misure straordinarie per il cratere ristretto.
Se le istituzioni non risponderanno ora, si assumeranno la responsabilità storica di aver decretato l’eutanasia di Amatrice, Accumoli e Arquata del Tronto.
Se l’Italia non avrà cura degli ultimi, perderà per sempre l’occasione irripetibile di dimostrarsi una nazione più forte, giusta e inclusiva”. Così nella nota l’Associazione Commercianti di Amatrice









