La Camera Penale di Rieti aderisce all’astensione dalle udienze penali, deliberata dalla Giunta dell’Unione delle Camere Penali Italiane, per i giorni dal 23 al 29 settembre 2026. Con tale iniziativa si intende stigmatizzare l’ennesimo grave episodio riguardante l’effettuazione di intercettazioni illegittime di colloqui tra difensore e assistito, protrattasi per circa sei mesi presso la Casa circondariale di Perugia “Capanne”, intercorsi tra detenuti e almeno quindici difensori diversi da quello indicato nel provvedimento autorizzativo. Il fatto ha determinato una delle più gravi violazioni del diritto di difesa e della libertà e segretezza delle comunicazioni che possano verificarsi in uno Stato di diritto, in contrasto con gli artt. 15 e 24 della Costituzione, con gli artt. 6 e 8 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo e con l’art. 103 del codice di procedura penale, che impone l’immediata interruzione delle operazioni di intercettazione quando risulta che la conversazione rientra tra quelle di cui è vietato l’ascolto. Nonostante l’impegno pubblico assunto dal Ministro della Giustizia il 4 giugno di disporre accertamenti tramite l’Ispettorato generale, a distanza di oltre due mesi non è stata fornita alcuna informazione. Anche il Procuratore generale di Perugia, interpellato con cinque comunicazioni, ha rifiutato di rendere noti gli esiti delle proprie verifiche. Le Camere penali inoltre denunciano da tempo un quadro di generale arretramento delle garanzie costituzionali, e in particolare l’emergenza carceraria irrisolta: 64.773 detenuti a fronte di 46.400 posti effettivi (sovraffollamento al 139,5%), 46 suicidi nel 2026. Problematica che purtroppo investe anche la Casa circondariale di Rieti, come constatato a seguito della visita in carcere effettuata l’11 luglio scorso dalla Camera penale di Rieti, che ha riscontrato un inaccettabile tasso di sovraffollamento del 173,9%, ben oltre la media nazionale. A ciò si aggiungano i recenti provvedimenti legislativi di estensione del fermo preventivo di polizia anche ai minorenni e di riforma dell’art. 98 c.p. che inverte la presunzione di capacità di intendere e volere per i minori, nonché la proposta volta ad ampliare l’uso delle intercettazioni “a strascico” in procedimenti diversi da quelli originari, con inevitabile lesione dei diritti costituzionali dei cittadini. Le Camere Penali Italiane intendono pertanto sollecitare il Governo e il Parlamento a riprendere le riforme garantiste, contenere l’uso delle intercettazioni, rispettare i limiti costituzionali sulle misure di polizia e affrontare il sovraffollamento carcerario, riservandosi ulteriori iniziative in mancanza di risposte concrete.









