Oggi ricorre il giorno della scomparsa di Mauro De Mauro, 16 settembre 1970. Ma oggi vogliamo parlarvi di chi De Mauro stava cercando di vendicare: Enrico Mattei. Molti ricordano Mattei come il capo dell’ENI – commenta Pino Strinati – il cane a sei zampe che sfidò le Sette Sorelle. Pochi sanno chi era prima. Mattei era un partigiano bianco, vomandante militare, uno dei 6 capi che il 5 maggio 1945 sfilano a Milano liberata in testa al corteo della vittoria. Nel 1947 capisce che i partigiani cattolici non hanno voce e dà origine all’Associazione Partigiani Cristiani, perché per lui la Resistenza non era guerra civile, era guerra di liberazione nazionale, voleva un’Italia libera da dittature e sovrana.
È la stessa idea che porterà all’ENI: l’Italia non deve liquidare l’AGIP, deve farne un gigante. Il 75% ai paesi produttori, accordi con l’URSS in piena Guerra Fredda, sostegno all’Algeria contro la Francia. Indipendenza energetica = indipendenza politica. Per questa idea muore il 27 ottobre 1962 a Bascapè. Il suo aereo esplode in volo in fase di atterraggio. Per 30 anni incidente. Poi nel 2004 il magistrato di Pavia, Vincenzo Calia, che sarà ospite di Santa Barbara nel Mondo a Rieti lunedì 30 novembre 2026, fu un attentato. E qui entra De Mauro. Nel settembre 1970 De Mauro indaga per Francesco Rosi proprio su Mattei. È convinto di aver trovato la prova del sabotaggio. Dice ai colleghi: ‘Ho uno scoop che farà tremare l’Italia’ Non farà in tempo. Lo fanno sparire sotto casa. Hanno ucciso il partigiano cristiano Mattei nel 1962. Hanno ucciso il giornalista che indagava su di lui nel 1970. Stessa mano. Stessi mandanti che non volevano un’Italia libera dal ricatto energetico e mafioso. Oggi, da sostenitore di Mattei, prosegue Pino Strinati – celebro il fondatore dei Partigiani Cristiani che ha continuato a fare la Resistenza con il petrolio”.









