Due anni fa la morte assurda di una ragazza di 25 anni, Beatrice Belcuore. Una ferita non rimarginata, che si è andata ad aggiungere ad altre due ferite profonde della Comunità di Castelnuovo di Farfa, la morte per malattia di due giovani di soli 20 anni, Giacomo Ponziani e Federico Vaticano. Come possono le famiglie superare un lutto così illogico, assurdo, devastante. Nei piccoli paesi queste ferite così profonde riguardano anche l’intera Comunità. Ci sono quelli che condividono, quelli che partecipano e infine quelli che non hanno il coraggio di guardare negli
occhi le famiglie colpite, chiuse nel loro dolore senza consolazione e senza futuro. Sono tutti segni di ferite aperte che attraversano anche la comunità di un piccolo paese. Ma Castelnuovo di Farfa ha deciso di reagire e di stringersi, assieme al Sindaco e ai consiglieri comunali, in un evento in via di organizzazione, attorno alle famiglie e di abbracciare con
forza quei genitori senza speranza, che debbono tornare alla vita. L’evento sarà anche l’occasione per far conoscere, diffondere e promuovere tra la gente, nelle scuole e sui giornali, con il Consiglio Comunale, l’utilizzo sul territorio della nuova parola che gli Accademici della nostra lingua hanno di recente coniato per indicare il genitore che ha perso un figlio, si tratta del neologismo “atèfano”. Molti giornalisti, politici, persone comuni e lo stesso Papa Francesco avevano evidenziato questa carenza linguistica, dietro la quale c’è forse un tentativo di rimozione storica di un dolore troppo grande. Abbiamo le parole orfano e vedovo per indicare un lutto familiare. Mancava la parola che racchiudesse il lutto più difficile da comprendere ovvero la morte di un figlio. Come dicevamo “atèfano” è un neologismo (sostantivo e aggettivo) proposto dall’Accademia della Crusca per indicare il genitore che ha perso un figlio. Il termine deriva dal greco antico e mira a colmare una lacuna nella lingua italiana, che non aveva una parola specifica per questo lutto. La parola “atèfano” non può cancellare il dolore, ma serve a nominarlo, a renderlo visibile e a offrire un riconoscimento morale a chi affronta una perdita così terribile. La parola si sta già facendo strada
nella lingua parlata e scritta. Molti i consigli regionali, provinciali e
comunali che simbolicamente hanno deliberato l’utilizzo e la promozione di questa nuova parola sul loro territorio, come farà con coraggio il Consiglio Comunale di Castelnuovo di Farfa, in memoria dei suoi ultimi tre giovani volati in cielo troppo presto, Giacomo, Federico e Beatrice. La Comunità del borgo sabino aspetta di poter abbracciare le tre famiglie diventate più di recente “atèfane” per dire loro che la morte non esiste, che i nostri cari muoiono veramente solo quando vengono dimenticati.
Giuseppe Manzo









