“Sono 10,4 miliardi di euro in più quelli pagati negli ultimi dieci anni da lavoratrici, lavoratori, pensionate e pensionati del Lazio a causa di maggiorazioni, aumenti delle aliquote comunali e drenaggio fiscale. È quanto emerge dall’analisi dei dati del Ministero dell’Economia e delle Finanze, che restituisce la misura di un salasso prolungato che ha reso le cittadine e i cittadini del Lazio i più tartassati d’Italia – così la CGIL di Roma e Lazio nella nota – oggi il 94,5% dei contribuenti laziali risiede in un comune che applica l’aliquota massima consentita, contro l’86,5% del 2016. I comuni che applicano lo 0,8%, infatti, sono passati dai 182 del 2016 ai 262 del 2024, a cui si aggiunge Roma che applica lo 0,9%. A rendere ancora più pesante il quadro è l’inflazione degli ultimi anni. Tra il 2021 e il 2024 i prezzi al consumo sono aumentati del 15,4% a livello nazionale, erodendo un potere d’acquisto già fortemente sotto pressione. In questo contesto, il mancato adeguamento degli scaglioni e delle soglie di esenzione ha prodotto un ulteriore drenaggio fiscale che vale 125 milioni di euro solo sull’addizionale comunale.”
“Davanti al rischio concreto di una nuova spinta inflattiva e alle maggiori entrate fiscali, cui non è corrisposto un rafforzamento della qualità e della quantità dei servizi pubblici, siamo convinti che le istituzioni del territorio debbano dare un segnale chiaro di inversione di tendenza sulle politiche fiscali – commenta il Segretario Generale della CGIL di Roma e Lazio, Natale Di Cola – come abbiamo già detto in altre occasioni – aggiunge Di Cola – ci aspettiamo che il Comune di Roma, essendo terminata la gestione commissariale del debito, elimini la maggiorazione dello 0,4%. Allo stesso modo, la Regione Lazio deve procedere, in continuità con gli accordi già sottoscritti, all’eliminazione progressiva dello 0,5% e dell’aliquota dell’1,6% da tutti gli scaglioni di reddito. Inoltre, proponiamo che i Comuni introducano o innalzino l’esenzione dall’addizionale comunale Irpef fino alla soglia dei 25 mila euro e superino il meccanismo dell’aliquota unica, adottando aliquote per scaglioni, per garantire una maggiore progressività e tutelare i redditi da lavoro e da pensione. A queste misure riteniamo sia necessario affiancare l’adeguamento all’inflazione delle soglie ISEE per accedere alle tariffe agevolate e alle prestazioni locali. L’obiettivo – conclude Di Cola – è restituire almeno 250 euro a chi vive di salario e pensione, attraverso la compensazione del drenaggio fiscale e la riduzione della pressione fiscale.”




