Non solo infortuni. I rischi psicosociali derivanti da situazioni di instabilità e difficoltà nell’ambito della propria professione, siano queste di lieve o grave entità minano decisivamente la salute e la sicurezza di lavoratori e luoghi di lavoro. Certamente di natura più sottile e meno immediatamente comprensibile, in particolar modo se a farla da protagonista sono gravissimi fenomeni ancora non percepiti come dannosi, soprattutto se perpetrati a bassa intensità, i rischi psicosociali generati da pratiche quali il mobbing, la molestia, la dequalificazione professionale, l’imposizione di tempi di lavoro non a norma, inaspriscono la potenzialità infortunistica e aggravano i già critici dati circa la pandemia silente della salute mentale nel nostro Paese. Ovviamente il benessere psicosociale nei luoghi di lavoro va letto attraverso una duplice lente: l’organizzazione del lavoro stesso ad opera di datori e dirigenti e le politiche che lo governano per mezzo di normativa e controllo dedicato, sottolinea l’ANMIL (Associazione Nazionale fra Lavoratori Mutilati e Invalidi del Lavoro).
Come Associazione Nazionale che da oltre 80 anni tutela e rappresenta la categoria degli invalidi del lavoro e dei superstiti non possiamo che analizzare la tematica affrontata attraverso una duplice attenzione: quella rivolta al sistema/lavoro nella sua complessità e quella incentrata sulla crisi della cultura e della coesione sociale. Come tristemente noto e largamente normalizzato dalla stampa mainstream, il dramma che si riversa ogni anno su oltre mille lavoratori e le loro famiglie, sottoponendole a lutti inaccettabili in ragione della mancanza di applicazione della normativa in materia di salute e sicurezza non può che, nella maggioranza dei casi, essere il risultato di un ricatto sociale e di classe perpetrato nei confronti dei comparti lavorativi più umili e più facilmente rimpiazzabili. Ad attraversare queste che sembrano estremizzazioni del mondo del lavoro ma che a fronte dei dati resi disponibili mensilmente da INAIL e dalle stime di Istat sull’economia non osservata, non lo sono affatto, i temi della campagna 2026/2028 dell’Agenzia europea per la salute e la sicurezza sul lavoro EU-OSHA dedicata alla Salute mentale sul lavoro investono invece l’universo delle aziende, della sanità e della pubblica amministrazione. Non possiamo in questa giornata esimerci dal chiederci come sia possibile, su larga scala, favorire il benessere psicosociale in un Paese nel quale il mobbing viene esasperato dal lavoro su piattaforma e dall’egemonia degli algoritmi; nel quale aumentano i drammatici dati relativi alla sindrome da burnout dei nostri sanitari” continua ANMIL sottolineando come inoltre, nel 2024, siano notevolmente aumentati i numeri circa le aggressioni sul posto di lavoro perpetrate da esterni all’impresa “che vengono classificate nelle statistiche INAIL con la dicitura deviazione – codice 83,e che interessano maggiormente le lavoratrici”. Per ANMIL “la carenza del benessere lavorativo non può che essere attribuita al complessivo disordine del Nuovo Mondo nel quale viviamo.
Il ritratto italiano è quello di un sistema che non guarda più alla collettività ma che invece isola gli interessi specifici di pochi ridisegnando in una cornice più ampia le dinamiche ricorrenti che determinano morti e incidenti sul lavoro: lo spregio della tutela dell’altro a beneficio del profitto. L’assenza della messa in campo da parte delle istituzioni di misure di controllo efficaci a ribaltare questo triste modus lavorandi, viaggia di pari passo con la mancanza di risorse destinate alla cura dei sempre più diffusi disturbi psicologici di media e grave entità. Puntando fattivamente su misure che rendano il lavoro regolare, continuativo, adeguatamente retribuito, qualificato e qualificante per tutte le professioni, il salto di qualità verso un benessere lavorativo condiviso sarebbe già pressoché interamente risolto. L’appello di ANMIL in questa Giornata è quello di raccogliere forze e coscienze di cittadini, Enti del Terzo Settore e mezzi d’informazione per scuotere il sonno ideologico che ci circonda nell’urgenza di riappropriarci di un’umanità condivisa che metta il lavoro, strumento di dignità e affermazione di tutti, sul podio dei diritti.
Così nella nota ANMIL Rieti












