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giovedì 2 Aprile 2026
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Latte, Confagricoltura: “Il solo prezzo non basta. Serve subito piano straordinario di filiera laziale”

Il settore lattiero-caseario del Lazio è in una crisi strutturale che non può più essere affrontata con interventi limitati al solo prezzo del latte alla stalla. Nel 2025 le consegne regionali di latte convenzionale calano del 17,6% rispetto al 2024, con un crollo nel quarto trimestre fino a -32,6% a dicembre. Questo andamento riduce i volumi disponibili, aumenta l’incidenza dei costi fissi per litro, comprime i margini e mette a rischio la continuità di fornitura, accelerando l’uscita delle imprese dal settore. Il calo dei volumi si innesta su una contrazione di lungo periodo della base produttiva: la consistenza delle vacche da latte con più di due anni passa da circa 85 mila nel 2004 a circa 43 mila nel 2024 (circa -49%). Anche la struttura produttiva si assottiglia e la scala media non cresce abbastanza per compensare la riduzione. In queste condizioni il solo prezzo non ricostruisce la capacità produttiva, non stabilizza il reddito e non garantisce tenuta industriale della filiera.

Alla Regione Lazio si chiede l’avvio immediato di un piano straordinario di filiera basato su misure cantierabili: investimenti rapidi e modulari su qualità e resa del latte, mini-linee di trasformazione e confezionamento professionale, celle e logistica del freddo, tracciabilità digitale e documentazione standard per forniture continuative e capitolati. Serve inoltre una vera leva anticiclica: una quota crescente di produzione deve poter diventare stagionabile e gestibile tramite magazzino e programmazione vendite, per evitare svendite e distruzione di valore nei mesi critici. È necessario anche un impegno del mondo industriale su accordi di filiera, contratti programmati e regole trasparenti, soprattutto nella fase segnata da contenziosi e sentenze in corso, affinché l’esito porti stabilità e riorganizzazione e non ulteriore frammentazione. Sul tema prezzi va garantita tempestività: la rilevazione e pubblicazione dei riferimenti da parte degli enti preposti, in particolare ISMEA, deve essere allineata alle tempistiche degli accordi trimestrali tra produttori e trasformatori per ridurre asimmetrie informative. Infine, la strategia regionale deve includere la diversificazione verso nuove filiere, con particolare attenzione alla carne: i dati BDN mostrano una forte riduzione del numero di allevamenti carne tra 2016 e 2025 (da 8.262 a 4.992, -39,6%) a fronte di un calo molto più contenuto dei capi (da 99.811 a 93.787, -6,0%), segnale di concentrazione e necessità di percorsi guidati ed efficienti per le aziende non più competitive nel latte. Il messaggio è chiaro: senza una strategia di filiera su trasformazione, tracciabilità, strumenti anticiclici e nuove filiere, il settore continuerà a perdere aziende, mandria e valore aggiunto. Servono misure immediate, misurabili e strutturali.
Così nella nota Confagricoltura Lazio

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