“In un ecosistema fatto di disuguaglianza, precarietà e disincanto il monito per questo Primo Maggio assume valore solo se gridato a gran forza, nel proprio intimo e nelle piazze, nella promessa di non circoscrivere la sua portata a slogan di ricorrenza bensì di farne un reale patto sociale che ci porti a reagire ogni giorno contro la disumanizzazione”, con queste parole l’ANMIL (Associazione Nazionale fra Lavoratori Mutilati e Invalidi del Lavoro) accoglie l’esortazione titolo di questo Primo Maggio caricandola di un necessario stimolo individuale che trova ragione solo nel diventare funzionale alla lotta collettiva. “L’abuso del termine sicurezza è storicamente legato ai periodi più insicuri e instabili della civiltà e certamente l’oggi delinea in ogni ambito della vita umana il franare di ogni certezza, lo stagnare di quello che Hobsbawm definiva un presente permanente. Tale cornice favorisce largamente speculazioni di ogni tipo: il fare incetta di propaganda, di rassicurazioni aleatorie, di inconsistenti tentativi di consenso. Il nostro compito è quello di continuare a viaggiare sui binari dei valori che da sempre rivendichiamo, nonostante gli strumenti a nostra disposizione siano sempre e ingiustamente inferiori”.
“Com’è possibile, ci chiediamo, trovare confortanti dati che raccontano di 99 infortuni mortali in soli due mesi e, come è sempre fondamentale tenere a mente, che si riferiscono solamente all’universo della legalità in una Nazione che conta circa 3 milioni di lavoratori impiegati nel sommerso?” si chiede l’Associazione facendo riferimento alla diffusione degli Open Data INAIL di febbraio 2026 che mostrano un calo del 25,6% delle denunce di infortuni mortali (al netto degli studenti) rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente: 99 morti sul lavoro in due mesi contro i 133 del 2025. Invece le denunce di infortunio degli studenti di ogni ordine e grado presentate all’Istituto negli ultimi due mesi sono state 15.583, delle quali 151 hanno riguardato studenti in “formazione scuola-lavoro”.
“La frattura tra istituzioni e mondo reale si riflette prepotentemente ogni giorno nell’autocompiacimento per dati che, se letti nella realtà sociale complessiva, migliorano perché nascondono e omettono. L’occupazione sale in un sistema di contrattualizzazioni precarie e forza lavoro sempre più anziana; gli infortuni diminuiscono in un conteggio che esclude milioni di invisibili; il salario minimo continua a venire accantonato in nome di contrattazioni sindacali espanse che penalizzano spesso i lavoratori attraverso il disfacimento di altri istituti di tutela”, sostiene ANMIL.
“Se un altro mondo è possibile la base per costruirlo è liberarsi dalle catene dell’inerzia alla quale ci siamo abituati ad essere legati per ricominciare ad essere motore collettivo di cambiamento. Ripartiamo da questo Primo Maggio, ripartiamo dal confronto e dal rivendicare la riforma dello Stato Sociale. Ripartiamo, insieme, da una reale informazione”.




