Tanta musica e zero retorica, Rieti ha ricordato così il M° Nisio ad un anno dalla scomparsa

“Tanta musica, tanti artisti, tanta gente e neanche un filo di retorica: Rieti ha ricordato così, sabato scorso al Teatro Vespasiano, il maestro Alessandro Nisio ad un anno dalla sua scomparsa.

Il Memorial, organizzato dall’Associazione “Le Voci di Alessandro Nisio”, è stato un tributo prima di tutto alla musica, e quindi a chi della musica aveva fatto la sua ragione di vita. E così la bacchetta di Nisio, passata di mano in mano, di artista in artista, è stato l’ideale testimone tra la vita che è stata e la vita che è, con la musica che come l’acqua ritrova sempre la sua strada.

La musica degli allievi del liceo “Elena Principessa di Napoli”, che hanno rotto il ghiaccio, nel foyer del teatro, con “La cura” di Franco Battiato, affidata al giovanissimo tenore Federico Piermarini. Un’esecuzione carica di commozione, col pubblico ad accerchiare pacificamente i giovanissimi musicisti. Poi la scena è stata per il coro “Le Voci di Alessandro Nisio”, diretto dal maestro Mariano Toschi. Applausi e commozione anche per l’esibizione di Viola Sofia Nisio – che ha cantato da sola e duettato con il baritono Andrea Sari e con la soprano Paola Stafficci – e per quella di Fiammetta Nisio, col gruppo Oddrun.

Di grande impatto scenico oltre che musicale l’esibizione del Coro lirico dell’Umbria, che ha eseguito una serie di arie da “Elisir d’amore” di Donizetti, con la soprano Nisio, il basso Stefano Miliani e il tenore David Sotgiu, accompagnati al piano dal maestro Ettore Chiurulla. Al piano anche il maestro Nicola Iannielli, che ha accompagnato il “Salve Maria” di Verdi eseguito dagli Amici dell’Opera e la mezzosoprano Rosalba Petranizzi con “Stride la Vampa” del Trovatore di Verdi. Applausi a scena aperta per i ragazzi del Centro Sant’Eusanio – dove Nisio era di casa – che hanno presentato “La mia vita nel pozzo”. Emozione sincera quando Valentina Rossi ha cantato La canzone di Marinella di De André accompagnata al piano da Luca Tosoni.
In scena nessuno ha parlato di Nisio.

A lui, alla sua animula-vagula-blandula, ha dato voce e parole Paolo Fosso, un po’ attore, un po’ compagno di strada del maestro, in due monologhi commoventi: senza retorica, il modo migliore per ricordare un’artista che sembra non essersene mai andato.”

Roberta Simeoni

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