“Non siamo qui oggi per una celebrazione rituale, ma per assumere la responsabilità di un bilancio reale. A un decennio dal terremoto il Cratere dell’Appennino centrale si trova a uno snodo cruciale, la ricostruzione edilizia non basta più. Servono una vera riparazione economico-sociale, tutele per il lavoro, difesa dei servizi di prossimità e risposte concrete allo spopolamento”. È quanto ha dichiarato la segretaria confederale della Cgil Stefania Filetti presentando, in un’iniziativa tenutasi oggi a Roma, presso la Cgil nazionale, la nuova Piattaforma per la Vertenza del Cratere e delle Aree Interne, intitolata «Dieci Anni dal Sisma 2016: ricostruire il futuro, dare dignità al lavoro, difendere le comunità».
Il documento si propone di delineare una prospettiva di sviluppo e rigenerazione per i 138 Comuni di Abruzzo, Lazio, Marche e Umbria, necessaria per il futuro di tutte le aree interne e montane d’Italia, e si fonda sui dati statistici e sulle inchieste sul campo della Ricerca SISMA10 (2026), curata dal Centro Studi “Ecologie del post-terremoto” con il sostegno di Cgil Nazionale, delle strutture regionali (Abruzzo, Lazio, Marche, Umbria), di ActionAid e dell’Università di Bologna. La piattaforma individua alcune linee prioritarie: fermare i tagli a scuole e ospedali contro la desertificazione demografica (-15,6% tra il 2015 e il 2024 nel “Cratere ristretto”); un piano di assunzioni stabili per superare i deficit degli uffici tecnici e una piattaforma informatica integrata per la trasparenza e il controllo civico dei dati. Parallelamente si propongono fondi di garanzia regionali per tutelare le famiglie meno abbienti di fronte a un accollo privato sui danni gravi stimato tra il 15% e il 30% dei costi, il blocco dei tagli al Contributo di Autonoma Sistemazione(CAS), il vincolo d’uso sociale delle SAE e delle case ricostruite, tetti agli affitti brevi e una tassazione sulle plusvalenze immobiliari.
Sul fronte del lavoro, anche alla luce delle recenti inchieste della DDA di Ancona su truffe e ombre della criminalità organizzata sugli appalti, la Cgil ribadisce la necessità della massima vigilanza nel cantiere più grande d’Europa tramite l’estensione del badge digitale a tutta la filiera, il blocco dei subappalti a cascata e l’applicazione dei contratti nazionali maggiormente rappresentativi, insieme a clausole di salvaguardia occupazionale locale per contrastare il lavoro povero, che vede un lavoratore su trenelle SAE guadagnare meno di 1.000 euro al mese. Per creare nuova occupazione di qualità, la Cgil sostiene la necessità di superare la logica degli incentivi a pioggia e del turismo estrattivo, rivendicando la destinazione prevista di almeno il 4% delle risorse della ricostruzione a programmi socio-economici condivisi con le parti sociali, la trasformazione del dissesto idrogeologico e della cura del suolo in una filiera industriale pubblica, il sostegno all’agricoltura montana contadina e la valorizzazione del patrimonio culturale e comunitario come leve di rigenerazione.
Infine, si chiede un rilancio immediato dei servizi di prossimità per dare risposta all’isolamento e al peggioramento del benessere che colpisce il 75,8% dei residenti.
“Il decennale del sisma – ha concluso Filetti – rappresenta un momento decisivo. Avanzare sul piano edilizio è indispensabile, ma non sufficiente se non si garantiscono la tenuta demografica, i servizi essenziali e il lavoro di qualità. Di fronte alla proroga della gestione commissariale al 31 dicembre 2029, chiediamo che questa finestra temporale non diventi l’alibi per un’emergenza permanente, ma il ‘tempo utile’ per restituire poteri, risorse e pianificazione ordinaria a Sindaci e comunità locali”.








