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venerdì 18 Settembre 2026
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“Un ulivo per vederli crescere”, torna la campagna UNICEF Rieti in collaborazione con l’Arma Carabinieri

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Prosegue per il secondo anno consecutivo la collaborazione tra l’Arma dei Carabinieri e il Comitato Provinciale UNICEF di Rieti, nell’ambito della campagna nazionale “Un ulivo per vederli crescere”, promossa in occasione della Festa dei Nonni del 2 ottobre. Un’iniziativa finalizzata alla raccolta di fondi a favore dei milioni di bambini vulnerabili esposti a crisi umanitarie, che consentirà anche quest’anno ai cittadini della provincia di Rieti di ritirare la propria piantina di ulivo presso una delle 34 Stazioni Carabinieri, presenti capillarmente sul territorio, a seconda del Comune di residenza del donatore. Un esperimento virtuoso e unico in Italia, che consentirà di donare e acquistare la piantina anche per i cittadini dei paesi più distanti dal capoluogo, che potranno ritirare gli ulivi dal 26 settembre al 2 ottobre 2026 direttamente presso la Stazione dei Carabinieri più vicina, previa donazione effettuata online.

Voglio ringraziare fin da ora tutti i cittadini che sceglieranno di sostenere i bambini del mondo acquistando una piantina di ulivo. Grazie alla straordinaria collaborazione con i Carabinieri, le piantine saranno disponibili in tutte le stazioni della provincia. Con la nostra rete del dono ognuno potrà ritirare facilmente la sua piantina vicino a casa. Un gesto semplice che vale una vita” – dichiara il Presidente del Comitato Provinciale UNICEF di Rieti, Bruno Targusi.

Le piantine saranno distribuite anche negli stand allestiti in piazza Vittorio Emanuele II in occasione della Festa dei Nonni, dove militari dell’Arma dei Carabinieri offriranno ai cittadini diverse ed utili informazioni per la prevenzione di truffe agli anziani, furti e altri reati.
“Prosegue anche quest’anno la collaborazione tra il Comando Provinciale Carabinieri di Rieti e il Comitato Provinciale Unicef finalizzata alla raccolta fondi in favore di bambini vulnerabili e a rischio nel mondo per effetto di crisi umanitarie. Con l’auspicio di ripetere e, possibilmente, migliorare i lusinghieri risultati conseguiti lo scorso anno allorquando la popolazione della provincia dimostrò una grande sensibilità ed un profondo altruismo, anche grazie alla capillarità della nostra presenza sul territorio, valore aggiunto che ha permesso e consentirà quest’anno un agevole ritiro delle piantine prenotate online presso le nostre 34 caserme sparse in tutta la provincia” – dichiara il Colonnello Valerio Marra, Comandante Provinciale dei Carabinieri di Rieti. Le piante d’ulivo possono essere acquistate sin da ora sul sito, attraverso il link: https://www.retedeldono.it/progetto/un-ulivo-vederli-crescere-2026#rewards-box oppure inquadrando il QR code apposto sulle grafiche a supporto dell’iniziativa.

 

Denunciata una albanese per il reato di sottrazione o danneggiamento di cose sottoposte a sequestro

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Nell’ambito dei servizi straordinari di controllo del territorio e di contrasto all’abusivismo edilizio, i militari della Stazione Carabinieri di Casperia hanno deferito in stato di libertà all’Autorità Giudiziaria una cittadina di 38 anni, di origini albanesi ma da tempo residente nella provincia reatina, per il reato di sottrazione o danneggiamento di cose sottoposte a sequestro. La donna, già destinataria in precedenza di un provvedimento di sequestro preventivo emesso su un immobile di sua proprietà, per il quale era stata formalmente nominata custode giudiziario, è stata sorpresa a eseguire ulteriori interventi edili sull’area e sul manufatto. I lavori venivano condotti in totale assenza delle prescritte autorizzazioni e in palese violazione dei vincoli giudiziari imposti.

L’operazione rientra nella più ampia attività di monitoraggio e verifica della legalità condotta quotidianamente dall’Arma dei Carabinieri sul territorio, finalizzata al rispetto delle normative vigenti in materia urbanistica e alla tutela dei provvedimenti emessi dall’Autorità Giudiziaria. Si dà atto, come di consueto, che il procedimento penale è ancora nella fase delle indagini preliminari e che eventuali responsabilità penali saranno valutate dall’Autorità Giudiziaria.

Trasporto scolastico Fiamignano, entro l’8 settembre debbono pervenire le richieste delle famiglie che ne vogliono usufruire

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Al fine di consentire l’organizzazione del servizio di trasporto scolastico per l’a.s. 2026-2027 i genitori degli alunni che intendono usufruire del servizio sono invitati a far pervenire al Comune di Fiamignano, entro e non oltre l’8 settembre 2026, apposita richiesta utilizzando il modulo scaricabile al link seguente. Lo stesso, sottoscritto e compilato in ogni sua parte, dovrà essere consegnato all’Ufficio Protocollo oppure inviato via mail ad uno dei seguenti indirizzi:
comunedifiamignano@pec.it
info@comune.fiamignano.ri.it

Carburanti, Confeuro: “Meno accise per famiglie e più credito d’imposta per agricoltura” 

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“Il continuo aumento del costo dei carburanti rappresenta una doppia stangata per l’economia del nostro Paese. Da una parte ci sono le famiglie e i consumatori, per i quali i rincari della benzina incidono quotidianamente sui costi degli spostamenti e delle trasferte; dall’altra ci sono i piccoli e medi produttori agricoli, per i quali l’aumento del prezzo del gasolio rappresenta un fattore di forte criticità per l’equilibrio dell’intera filiera produttiva. Il gasolio agricolo è infatti un elemento indispensabile per il comparto primario, perché alimenta trattori, macchinari e attrezzature necessarie alle attività nei campi. Quando il suo costo aumenta, inevitabilmente crescono anche i costi di produzione e, a cascata, quelli dell’intera filiera, fino ad arrivare ai prezzi dei prodotti sugli scaffali dei supermercati. Si crea così un circolo vizioso che alimenta l’inflazione e trasferisce il peso dei rincari tanto sugli agricoltori quanto sui consumatori. Di fronte a questa situazione riteniamo necessario un intervento immediato e strutturale, da parte del Governo Meloni. Serve una riduzione stabile delle accise sui carburanti, capace di alleggerire il peso sui bilanci delle famiglie, insieme a un potenziamento del credito d’imposta destinato alle imprese agricole, per sostenere concretamente chi ogni giorno garantisce la produzione alimentare del nostro Paese. Si tratta di misure che possono contribuire a tutelare il potere d’acquisto dei cittadini e, allo stesso tempo, rafforzare la competitività e la sostenibilità economica del sistema agricolo. Non possiamo limitarci a interventi temporanei: occorrono politiche di medio e lungo periodo che garantiscano maggiore stabilità a famiglie, imprese e filiere produttive”. Lo afferma Andrea Tiso, presidente nazionale Confeuro – Confederazione Agricoltori Europei

RC auto: a Rieti premio medio di 628,29 euro (-6,8%)

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Il premio medio per assicurare un veicolo a quattro ruote nel Lazio ad agosto 2026 è stato pari a 683,32 euro, in calo – secondo l’Osservatorio RC auto Facile.it – Assicurazione.it* – del 3,2% su base annua. Nonostante la diminuzione, la regione risulta essere la seconda area di Italia in cui l’RC auto costa di più, posizionandosi dopo la Campania.

“Il trend annuale al ribasso è stato registrato in gran parte delle regioni italiane», spiega Andrea Ghizzoni, Managing Director assicurazioni di Facile.it. «Anche se guardiamo ad un arco temporale ridotto, vediamo che rispetto a 6 mesi fa, in Italia, le tariffe sono diminuite del 3,9%. È ancora presto, però, per dire quale sarà la tendenza dei prossimi mesi”.

I trend provinciali / Continuando ad analizzare i dati dell’Osservatorio di Facile.it – Assicurazione.it si vede che, in valori assoluti, la provincia laziale più cara è Latina, con un premio medio che, sia pure in calo dell’1,7%, è stato comunque pari a 728,03 euro. Al secondo posto si trova Roma che, sebbene abbia registrato una diminuzione delle tariffe RC auto del 3%, presenta un premio medio di 691,36 euro; segue Rieti con 628,29 euro, in calo del 6,8% rispetto ad un anno fa. Chiudono la classifica provinciale Frosinone (595,58 euro, -5,4%) e Viterbo, area laziale dove le tariffe sono diminuite del 7,5% su base annua e pari a 547,52 euro.

Incidente in via Tancia: coinvolti scooter, auto ed un furgone

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Sulla via Tancia nella mattinata di martedì 1 settembre, si è verificato un incidente stradale che ha visto coinvolti uno scooter, un’auto, ed un furgone. Per motivi al vaglio delle Forze dell’Ordine, intervenute sul posto, il sinistro ha visto protagonista, suo malgrado, anche l’assessore alla Manutenzione e Frazioni del Comune di Rieti, Fabio Nobili. Era lui a bordo dello scooter caduto a terra: per evitare un tamponamento tra auto e furgone Nobili ha perso il controllo del ciclomotore cadendo a terra e sbattendo la testa. “Il casco mi ha salvato la vita – ha raccontato a Rietinvetrina – un dispositivo fondamentale per evitare gravi danni in casi come questo”. Dopo l’impatto a terra sul corpo dell’assessore è finito lo scooter procurandogli la lussazione di una spalla e di un’anca. L’assessore è poi andato autonomamente all’ospedale de Lellis di Rieti per le cure del caso, con dimissione avvenuta in serata.

SEI TU IL REPORTER – “Incuria e sporcizia nelle aree verdi tra viale Maraini e viale Liberato di Benedetto”

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Nuova segnalazione per la rubrica di Rietinvetrina SEI TU IL REPORTER: “Vorrei segnalare le condizioni delle aiuole tra viale Maraini e viale Liberato di Benedetto, abbandonate a sé stesse. Sporcizia ed incuria ovunque (nella foto) e mancata sostituzione degli arredamenti stradali deteriorati o vandalizzati” – commenta il lettore di Rietinvetrina. LA REDAZIONE DI RIETINVETRINA È A DISPOSIZIONE PER EVENTUALI REPLICHE

Petrella Salto, Bianchini e Di Leginio: “Sindaco e Maggioranza spiegate ai cittadini cosa intendete fare di questi due mezzi comunali?”

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“Sono ormai oltre due anni che questi due mezzi, patrimonio del Comune e quindi dei cittadini, giacciono abbandonati e completamente fuori uso. Il Gruppo Misto di Minoranza rivolge alcune domande semplici al Sindaco e alla Maggioranza:

• Per quale motivo questi mezzi sono stati lasciati inutilizzati per così tanto tempo?

• Se non sono più utili ai servizi comunali, perché non si procede con la rottamazione, evitando ulteriore degrado e costi inutili?

• Se invece possono ancora avere un valore, perché non viene pubblicato un avviso di interesse o una gara pubblica per la loro vendita?

E soprattutto chiediamo trasparenza su un punto preciso, i cittadini stanno ancora pagando il bollo e l’assicurazione di questi mezzi, pur essendo fermi e inutilizzabili? Attendiamo una risposta chiara dal Sindaco e dalla maggioranza.  Amministrare significa anche gestire con responsabilità il patrimonio pubblico ed evitare sprechi di denaro dei cittadini”. Così nella nota Cav. Cosmo Bianchi i e Gabriele Di Leginio

 

 

 

 

 

Vincenzo Ricci (presidente Italcaccia Lazio): “Cinghiali, il paradosso della Regione: si chiedono più abbattimenti, ma si rischia di avere meno squadre”

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“Tra obiettivi di contenimento, emergenza Peste Suina Africana e una burocrazia che non si semplifica: la gestione del cinghiale continua a scontare ritardi, vincoli e procedure che rischiano di ostacolare proprio chi dovrebbe contribuire a risolvere il problema. C’è un paradosso nella gestione del cinghiale nel Lazio che, stagione dopo stagione, diventa sempre più difficile da spiegare. La Regione chiede di aumentare gli abbattimenti. Chiede di contenere la popolazione della specie. Chiede di ridurre i danni all’agricoltura. Chiede maggiore collaborazione agli operatori e considera il contenimento del cinghiale uno degli strumenti della strategia di prevenzione e contrasto alla Peste Suina Africana. Ma, contemporaneamente, il sistema attraverso il quale queste attività devono essere organizzate continua a essere appesantito da procedure, requisiti, adempimenti e vincoli che rendono tutto più complicato di quanto dovrebbe essere. La domanda, allora, è inevitabile: se l’obiettivo è aumentare gli abbattimenti, perché non si mettono gli operatori nelle condizioni di farlo nel modo più semplice, rapido ed efficace possibile?

Il problema non sono le regole. Sono quelle che non servono. Sia chiaro: nessuno chiede una gestione senza regole. Sicurezza, tracciabilità degli animali abbattuti, controlli sanitari, rispetto della normativa nazionale ed europea e corretta gestione faunistica sono elementi imprescindibili. Ma una cosa è garantire i controlli necessari un’altra è costruire intorno a un’attività, già complessa, un sistema di procedure ridondanti, passaggi ripetitivi e adempimenti che, in alcuni casi, potrebbero essere eliminati o accorpati. La differenza non è marginale. Una pubblica amministrazione efficiente non è quella che produce più moduli, più autorizzazioni e più passaggi burocratici. È quella che riesce a garantire gli stessi controlli utilizzando procedure più semplici, più rapide e più comprensibili. E nel caso del cinghiale questa esigenza dovrebbe essere ancora più evidente perché qui non stiamo parlando di un problema teorico, stiamo parlando di danni alle colture, sicurezza, gestione faunistica, emergenze sanitarie e necessità di intervenire tempestivamente sul territorio.

Ogni stagione si ricomincia da capo / Il problema non riguarda soltanto le regole, ma anche i tempi. La stagione venatoria non è un evento imprevedibile. La Regione sa con largo anticipo quando inizierà e dovrebbe essere in grado di programmare per tempo disciplinari, procedure e adempimenti. Eppure, anche negli ultimi anni, le disposizioni relative alla caccia al cinghiale sono arrivate spesso a ridosso dell’inizio della stagione. Il risultato è facilmente intuibile: meno tempo per organizzare le squadre, meno tempo per gli ATC, meno tempo per gli uffici e, soprattutto, maggiore difficoltà per chi deve trasformare le norme in attività concreta sul territorio.

Non è una questione di principio / È una questione di efficienza. Se si sa da mesi che una stagione sta per iniziare, perché arrivare sempre all’ultimo momento? Perché gli uffici sono sotto organico costringendo i pochi (a cui va comunque riconosciuta grande disponibilità e professionalità) ad estenuanti tour de force? La richiesta di semplificazione non nasce oggi. Ed è qui che la vicenda assume un significato ancora più preciso. Sono anni che il sottoscritto chiede formalmente una semplificazione delle norme che regolano la caccia al cinghiale nel Lazio. Non è una protesta dell’ultima ora, non è una contestazione legata esclusivamente all’ultimo disciplinare. Da anni viene chiesto di ridurre gli adempimenti non indispensabili, rendere più snelle le procedure per le squadre, eliminare passaggi burocratici inutili e costruire un sistema più adeguato alle esigenze reali del territorio.

Ma il problema continua a ripresentarsi / Cambiano le disposizioni, cambiano alcuni adempimenti, cambiano le modalità operative. Quello che non cambia abbastanza è la complessità del sistema. E nel frattempo l’emergenza cresce. A rendere la situazione ancora più paradossale sono le informazioni che stanno emergendo in vista della stagione venatoria 2026/2027. Dalle informazioni raccolte presso gli ATC risulta che, in alcuni ambiti, una quota molto consistente delle squadre, in alcuni casi prossima alla metà,  rischierebbe di non riuscire a completare l’iscrizione a causa del mancato rispetto di determinati requisiti e vincoli previsti dalla disciplina. Naturalmente, saranno i dati definitivi delle iscrizioni a stabilire l’effettiva dimensione del fenomeno. Ma se queste informazioni fossero confermate, ci troveremmo davanti a una situazione che meriterebbe una riflessione immediata. Perché mentre da una parte si chiede di aumentare la capacità di contenimento del cinghiale, dall’altra si rischia di ridurre il numero delle squadre che possono concretamente operare. È questo il punto sul quale la Regione dovrebbe fermarsi a riflettere. Una regola deve produrre un risultato. Non tutte le regole hanno lo stesso peso. Un requisito che garantisce sicurezza, controllo sanitario o tracciabilità è evidentemente necessario. Ma cosa accade quando un vincolo produce principalmente l’effetto di escludere squadre dal sistema senza determinare un reale miglioramento dell’efficacia degli abbattimenti?  La domanda non dovrebbe essere considerata provocatoria. Dovrebbe essere considerata doverosa. Questo requisito serve davvero a gestire meglio il cinghiale oppure rischia semplicemente di ridurre il numero degli operatori disponibili?

Perché se la seconda ipotesi fosse confermata, allora sarebbe necessario intervenire. Non per eliminare le regole, ma per renderle coerenti con l’obiettivo che la Regione stessa si è data. C’è poi un altro aspetto che merita attenzione. momento? Perché gli uffici sono sotto organico costringendo i pochi (a cui va comunque riconosciuta grande disponibilità e professionalità) ad estenuanti tour de force? La richiesta di semplificazione non nasce oggi. Ed è qui che la vicenda assume un significato ancora più preciso. Sono anni che il sottoscritto chiede formalmente una semplificazione delle norme che regolano la caccia al cinghiale nel Lazio. Non è una protesta dell’ultima ora, non è una contestazione legata esclusivamente all’ultimo disciplinare. Da anni viene chiesto di ridurre gli adempimenti non indispensabili, rendere più snelle le procedure per le squadre, eliminare passaggi burocratici inutili e costruire un sistema più adeguato alle esigenze reali del territorio.

Ma il problema continua a ripresentarsi / Cambiano le disposizioni, cambiano alcuni adempimenti, cambiano le modalità operative. Quello che non cambia abbastanza è la complessità del sistema. E nel frattempo l’emergenza cresce. A rendere la situazione ancora più paradossale sono le informazioni che stanno emergendo in vista della stagione venatoria 2026/2027. Dalle informazioni raccolte presso gli ATC risulta che, in alcuni ambiti, una quota molto consistente delle squadre, in alcuni casi prossima alla metà, rischierebbe di non riuscire a completare l’iscrizione a causa del mancato rispetto di determinati requisiti e vincoli previsti dalla disciplina. Naturalmente, saranno i dati definitivi delle iscrizioni a stabilire l’effettiva dimensione del fenomeno. Ma se queste informazioni fossero confermate, ci troveremmo davanti a una situazione che meriterebbe una riflessione immediata. Perché mentre da una parte si chiede di aumentare la capacità di contenimento del cinghiale, dall’altra si rischia di ridurre il numero delle squadre che possono concretamente operare. È questo il punto sul quale la Regione dovrebbe fermarsi a riflettere. Una regola deve produrre un risultato. Non tutte le regole hanno lo stesso peso. Un requisito che garantisce sicurezza, controllo sanitario o tracciabilità è evidentemente necessario. Ma cosa accade quando un vincolo produce principalmente l’effetto di escludere squadre dal sistema senza determinare un reale miglioramento dell’efficacia degli abbattimenti? La domanda non dovrebbe essere considerata provocatoria. Dovrebbe essere considerata doverosa. Questo requisito serve davvero a gestire meglio il cinghiale oppure rischia semplicemente di ridurre il numero degli operatori disponibili? Perché se la seconda ipotesi fosse confermata, allora sarebbe necessario intervenire. Non per eliminare le regole, ma per renderle coerenti con l’obiettivo che la Regione stessa si è data. C’è poi un altro aspetto che merita attenzione. Il rispetto delle regole deve essere garantito, ma sarebbe opportuno distinguere tra inadempienze sostanziali e irregolarità formali. Una violazione che mette in discussione la sicurezza o la corretta gestione faunistica è una cosa, un adempimento amministrativo non perfezionato, ma facilmente regolarizzabile e privo di conseguenze sulla sicurezza o sull’attività di contenimento, è un’altra. Mettere tutto sullo stesso piano rischia di produrre un risultato contrario a quello che si vuole ottenere. E cioè meno squadre operative, meno capacità di intervento e maggiore difficoltà nel raggiungere gli obiettivi di abbattimento. Chi chiede meno burocrazia non sta chiedendo scorciatoie. Sta chiedendo che il sistema funzioni. Chi opera sul territorio conosce le difficoltà concrete della gestione del cinghiale, conosce i tempi, le procedure, i problemi organizzativi e le conseguenze che determinate scelte amministrative possono produrre. Ascoltare queste persone non dovrebbe essere considerato un favore, dovrebbe essere normale amministrazione. Perché la gestione del cinghiale non si fa soltanto negli uffici regionali, si fa nei boschi, nelle campagne, nelle aree agricole, nei territori dove la presenza della specie provoca danni e dove la necessità di intervenire non può aspettare i tempi della burocrazia.

Se servono più abbattimenti, servono più efficienza e meno ostacoli / Il cortocircuito, a questo punto, è evidente. La Regione chiede più abbattimenti. Chiede di contenere i danni all’agricoltura. Chiede maggiore collaborazione. Chiede agli ATC di essere più efficienti. Chiede agli operatori di contribuire maggiormente al controllo della specie. Ma se contemporaneamente le procedure diventano un ostacolo all’attività delle squadre, qualcosa non torna. Non si può chiedere agli operatori di fare di più e, allo stesso tempo, rendere più difficile il loro lavoro. È una contraddizione che va risolta. E va risolta prima dell’inizio della stagione, non dopo. Per il 2026 sembrava finalmente profilarsi una novità importante: la possibilità che il disciplinare potesse avere una validità fino a tre stagioni venatorie e che diventasse regolamento. Resta una speranza, sarebbe un passo nella direzione giusta. Perché la stabilità delle regole significa anche possibilità di programmare. Significa dare certezze alle squadre, agli ATC e agli uffici. Significa evitare di dover ridiscutere ogni anno gli stessi problemi a ridosso dell’apertura della stagione. Ma non può bastare. La stabilità normativa dovrebbe essere soltanto il primo tassello di un processo più ampio di semplificazione. La domanda, oggi, è una sola: Dopo anni di richieste, non è più sufficiente dire che “bisogna semplificare”.

La semplificazione deve diventare concreta. La Regione dovrebbe verificare quali adempimenti siano realmente indispensabili, quali possano essere eliminati e quali semplicemente accorpati. Dovrebbe verificare l’effetto concreto dei requisiti sulle squadre e chiedersi se ogni vincolo contribuisca realmente all’obiettivo del contenimento. E dovrebbe farlo ascoltando chi opera sul territorio. Perché la domanda, alla fine, è molto semplice: se nel Lazio c’è bisogno di aumentare gli abbattimenti, perché rischiare di averemeno squadre operative? Se servono più interventi, bisogna mettere gli operatori nelle condizioni di intervenire. Se bisogna ridurre i danni all’agricoltura, bisogna velocizzare le procedure. Se bisogna rafforzare la prevenzione della Peste Suina Africana, bisogna eliminare tutto ciò che rallenta inutilmente la capacità di risposta. E se l’obiettivo è una pubblica amministrazione più efficiente, la semplificazione non può essere sempre rinviata alla prossima stagione. Perché il cinghiale non aspetta la burocrazia. E nemmeno i problemi che la sua presenza sta creando sul territorio”. Così nella nota Vincenzo Ricci, presidente Regionale Italcaccia

Annullata l’amichevole GEMA Montecatini – Sebastiani Rieti

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La RSR Sebastiani Rieti rende noto che l’amichevole contro Gema Montecatini, inizialmente in programma mercoledì 16 settembre al PalaEstra, è stata annullata.

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