Comitato 3e36: “Le aree interne appenniniche inesorabilmente condannate all’abbandono”
Investita donna in via Sacchetti Sassetti
La Polizia Locale di Rieti è intervenuta intorno alle 14:50 di oggi, giovedì 3 luglio, in via Sacchetti Sassetti incrocio via Tancia per un incidente stradale con un’auto che per cause in via di accertamento ha investito un pedone. Nella foto di Rietinvetrina il punto dell’impatto con fioriere divelte e pezzi di automobile sull’asfalto. La donna è stata presa in carico dal 118. Questo sinistro segue di poche ore quello di piazza Cavour (LEGGI).
Espulso somalo che aveva commesso rapina aggravata con arma
Nei giorni scorsi, i poliziotti della Questura di Rieti hanno dato esecuzione all’espulsione emessa nei confronti di un cittadino somalo irregolarmente soggiornante sul territorio nazionale. L’uomo è stato rimesso in libertà dalla locale Casa Circondariale dove aveva terminato di scontare una condanna per il reato di rapina aggravata dall’uso di un’arma.
Al termine di tutte le verifiche poste in essere dal personale dell’ufficio immigrazione, il Prefetto di Rieti ha emesso un decreto di espulsione dal territorio nazionale ed il Questore di Rieti ha firmato il provvedimento con cui veniva disposto il trattenimento del cittadino straniero presso il C.P.R. di Bari al fine del successivo rimpatrio nel paese d’origine. L’attività si è conclusa in tarda serata quando gli Agenti incaricati dell’accompagnamento hanno raggiunto il C.P.R. affidando il somalo al personale di Polizia del Centro.
L’impegno della Polizia di Stato di Rieti prosegue senza sosta attraverso l’attività dell’ufficio Immigrazione e delle pattuglie impegnate sul territorio con la finalità di contrastare la irregolare permanenza di cittadini stranieri
Scontro tra due auto in piazza Cavour
Il primo pomeriggio del 3 luglio si è aperto con uno scontro tra due automobili in piazza Cavour a Rieti. Sul posto sono intervenute due pattuglie dell’Arma Carabinieri e una della Polizia di Stato. Le vetture coinvolte sono una Lancia Delta ed una FIAT 500, da ricostruire la dinamica del sinistro. L’impatto è avvenuto al centro della carreggiata, tra i giardinetti e lo svincolo per immettersi in via Salaria.
Raggiunto l’accordo tra la Sebastiani e il giocatore Davide Pascolo
La Sebastiani Rieti comunica di aver raggiunto un accordo con il giocatore Davide Pascolo fino al 30 giugno 2026. Indosserà la canotta n.7
Lungo udinese di 202 cm, classe 1990, Davide “Dada” Pascolo ha trascorso le ultime due stagioni in maglia Unieuro Forlì, vincendo anche una Coppa Italia. Nella stagione da poco conclusa ha viaggiato con 6.3 punti di media, raccogliendo anche 5.4 rimbalzi e distrubuendo un assist a gara, medie rimasti costanti anche nella post-season.
Il palmares di Davide Pascolo è ricco, e gran parte dei trofei arrivano nelle esperienze di Milano e Trento. Tra i tanti titoli ci sono uno scudetto, vinto proprio con Milano, una Coppa Italia di Serie A, due Supercoppe, una Coppa Italia di Serie A2 vinta con Trento e un’altra proprio con la maglia di Forlì. Esperienza a fiumi e personalità per la Sebastiani, che completa il reparto lunghi con un giocatore che conta anche esperienze europee maturate sia nelle squadre di club, sia in Nazionale, dove ha totalizzato 40 presenze.
Queste le sue prime parole da nuovo giocatore della Sebastiani: “Sono felice di aver firmato a Rieti, una società storica e ambiziosa che in questi anni ha fatto molto bene salendo dalla B e che si è affermata in alta classifica in A2. Mi ha fatto molto piacere essere stato voluto a Rieti sia dalla società che dall’allenatore e cercherò di inserirmi al meglio in un gruppo con molti giocatori nuovi e di valore portando le mie caratteristiche e le mie qualità. Manca ancora molto alla formazione definitiva dei roster delle squadre ma siamo carichi per poter disputare un bel campionato, per divertirci e far divertire i tifosi della Sebastiani Rieti!”.
Poggio Mirteto, “Mentre la Giunta Arcieri smonta la Città, la Giunta Micarelli le porta oltre mezzo milione di euro”
“Mentre l’attuale amministrazione si perde tra selfie, proclami e guerre intestine, a Poggio Mirteto arrivano 571.644 euro in più per la nuova Scuola dell’Infanzia Misericordia. Un risultato importante, ma non certo merito della giunta Arcieri: è frutto diretto del lavoro serio e silenzioso della precedente amministrazione Micarelli. Fu proprio la giunta uscente, infatti, a presentare per tempo la richiesta di rifinanziamento, necessaria per aggiornare il piano economico dopo l’aumento dei costi e le nuove normative strutturali. E non finisce qui: gli ‘incapaci del passato’ riuscirono anche a ottenere 200.000 euro dal GSE per l’efficientamento energetico dell’edificio.
Totale dell’opera: oltre 1.700.000 euro, tutti intercettati prima che chi governa oggi iniziasse a smontare, pezzo dopo pezzo, tutto ciò che ha trovato. Nulla di nuovo è stato prodotto, se non slogan, accuse e post autocelebrativi, mentre i fatti, concreti, documentabili, raccontano altro: una visione lasciata in eredità, insieme a progetti e risorse reali. Il paradosso è servito: mentre la Giunta Arcieri cancella, la giunta Micarelli costruisce. Si stava meglio quando si stava peggio. E i soldi, come i fatti, lo dimostrano. Questo finanziamento si aggiunge alla cospicua dote di fondi che Arcieri e i suoi hanno ereditato. Ci auguriamo che non si perda altro tempo e che, mentre Arcieri con scelte scellerate mette Poggio Mirteto fuori dagli asset di sviluppo del territorio, almeno abbia il buon senso di mettere a terra ciò che altri hanno faticosamente conquistato”. Così nella nota i gruppi consiliari Valori Democratico e Poggio al Centro
SEI TU IL REPORTER di Rietinvetrina – “Riasfaltate anche via Sandro Pertini. Si sta sbriciolando”
SEI TU IL REPORTER di Rietinvetrina riceve e pubblica la seguente segnalazione: “Ciao, volevo portare alla vostra attenzione il tratto di strada di via Sandro PPertiniche vedete in foto, dove l’asfalto si è pericolosamente sollevato. Chi deve intervenire lo faccia anche in maniera celere. Grazie e saluti da Fabio” – conclude il lettore di Rietinvetrina.
I “Camperisti in Quota” ristrutturano sul Terminillo la Chiesetta di San Giovanni Gualberto
Tra i boschi di faggio del Monte Terminillo, a 1670 metri d’altitudine in località Campoforogna, si trova una piccola chiesa dimenticata dal tempo: la Chiesetta di San Giovanni Gualberto, dedicata al patrono dei Forestali. Un luogo di spiritualità, immerso in uno dei paesaggi più affascinanti dell’Appennino centrale, oggi al centro di un importante intervento di recupero e valorizzazione.
A guidare il progetto è l’Associazione Camperisti in Quota – Turismo all’Aria Aperta APS, realtà impegnata nella promozione del turismo sostenibile e nella tutela del patrimonio naturale e culturale. Nel gennaio 2025 l’Associazione ha ottenuto la gestione in comodato d’uso gratuito della chiesetta dall’Amministrazione Separata dei Beni Civici di Vazia, con l’obiettivo di riportarla in vita e restituirla alla comunità.
“Il nostro intento – spiega il presidente dell’Associazione, Emanuele Oliverii – è quello di restituire la chiesa alla sua funzione originaria, come luogo di preghiera e raccoglimento, ma anche renderla accessibile e fruibile a escursionisti, turisti, famiglie e fedeli che amano il Terminillo”.
Il progetto non si ferma al restauro dell’edificio sacro: accanto alla chiesa sorgerà un piccolo parco naturale, semplice ma accogliente, con panchine in legno e aree ombreggiate, pensato come punto di sosta e contemplazione nella frescura del bosco. Oltre al valore paesaggistico e storico, l’iniziativa assume anche un significato spirituale più profondo. In dialogo con la Curia Vescovile di Rieti e i parroci del Terminillo, l’Associazione ha proposto di intitolare la chiesetta anche a San Giovanni Paolo II, molto legato a questi luoghi. Da cardinale, Karol Wojtyła era solito trascorrere momenti di preghiera e riposo proprio sul Terminillo, come ricordano diverse testimonianze e una targa commemorativa presente nei pressi del residence Ghiacciolo. “Vogliamo onorare una figura che ha lasciato un’impronta anche sulla nostra montagna – sottolinea Oliverii –. È giusto custodire questa memoria in un luogo che lui stesso ha frequentato e amato.”
I primi lavori sono già iniziati grazie al contributo volontario di soci e sostenitori, e al supporto di alcune aziende locali.
Ma per completare l’opera servono ancora risorse economiche: dalla manutenzione strutturale agli impianti, fino alla sistemazione dell’area esterna. Per questo, l’associazione lancia un appello a cittadini, imprenditori, fondazioni ed enti pubblici, affinché sostengano il progetto con donazioni, sponsorizzazioni o semplici gesti di solidarietà.
“Anche un piccolo contributo può fare la differenza – è il messaggio dei Camperisti in Quota – salvare questa chiesa significa ricostruire un pezzo di memoria collettiva, restituire dignità a un angolo del Terminillo e creare un punto di riferimento spirituale e culturale per tutti.”
Chi desidera contribuire, sostenere il progetto o ricevere maggiori informazioni può contattare l’associazione Camperisti in Quota – Turismo all’Aria Aperta APS ai seguenti riferimenti:
Email: camperistinquota@gmail.com
IBAN per donazioni: IT56S0832714600000000005575
Social: Camperisti in quota
Telefono: 350 1364858
Sanato il tombino rotto in via Cipriani. Disinfettata l’area interessata dall’uscita di acque nere
A seguito della segnalazione pubblicata su Rietinvetrina all’interno della nostra rubrica SEI TU IL REPORTER in data 2 luglio (LEGGI) inerente un tombino alzato in via Cipriani incrocio via via Palmegiani con acque nere che hanno invaso la strada, APS è immediatamente intervenuta sul posto. “In serata i tecnici hanno risolto rapidamente l’inconveniente: sistemato il tombino, pulito e disinfettato la parte interessata” – commenta APS.
A Rieti e a Greccio la mostra su Pier Giorgio Frassati, prossimo santo
Arriva nella diocesi reatina la mostra dell’AC nazionale dedicata al beato Pier Giorgio Frassati. La mostra – realizzata, con la revisione e l’arricchimento curato dalla Chiesa di Torino, in occasione del centenario della morte del beato lo scorso anno – propone, in una ventina di pannelli, un quadro della vita e dell’esperienza spirituale del giovane torinese, morto nel 1925 a soli 24 anni di età. Una figura, quella di di Frassati, segnata da una forte esperienza di fede e di carità, legata all’Azione Cattolica e alla Fuci, che l’associazione intende mettere in luce in vista della canonizzazione, inizialmente prevista durante il Giubileo dei giovani e che papa Leone XIV ha poi spostato a settembre, nella cerimonia che vedrà proclamarlo santo assieme a Carlo Acutis.
A Rieti la mostra sarà esposta sotto gli archi di Palazzo Papale, in via Cintia, con inaugurazione venerdì 4 luglio alle 19 e si potrà visitare nelle ore serali e in tutta la giornata di sabato. Domenica 6 sarà trasferita a Greccio, nella chiesa parrocchiale di San Michele Arcangelo, al centro storico del borgo, con il patrocinio della locale Amministrazione comunale e la collaborazione delle associazioni del luogo: l’appuntamento, domenica mattina, sarà alle ore 10 con la Messa domenicale, con la partecipazione dell’AC diocesana e parrocchiale, celebrata dal vescovo mons. Vito Piccinonna.
Frassati: in un mondo che corre lui si fermava per amare
In un mondo che corre, lui si fermava per amare, in un mondo dove si misura tutto in like, successo, potere, immagini, lui scelse il servire, perché aveva capito la formula per rendere piena la propria vita, la vera grandezza è servire, la felicità più autentica è nel donarsi, la fede diventa così un motore inesauribile per cambiare il mondo. Era un giovane che aveva tutto, appartenente ad una delle famiglie più ricche e affermate della Torino del primo Novecento: il padre, ambasciatore a Berlino e fondatore de “La Stampa”, la madre, donna con una raffinata cultura e pittrice apprezzata. Pier Giorgio cresce in un ambiente colto ma spiritualmente lontano da una fede convinta, eppure fin da adolescente sviluppa una fede profonda, vissuta con entusiasmo e concretezza, e uno stile di vita umile. Pier Giorgio poteva avere molto, ma scelse di dare tutto.
Era un ragazzo come tanti altri: studente di ingegneria mineraria, sognava di contribuire con i suoi studi a migliorare la vita dei minatori. Era un gran compagnone, tanto da fondare i cosiddetti “Tipi loschi”, un affiatato gruppo di amici. Amava la montagna, ma guardava ancora più in alto: il suo “Verso l’alto”, era chiaramente un invito a superare le vette delle montagne e raggiungere quelle della santità. Sapeva divertirsi, ma si interessava anche di politica, tanto da partecipare alle manifestazioni a difesa della libertà e della democrazia, scelse di vivere la vita coerentemente con la propria fede, senza ipocrisie, senza sconti. Fede e vita non furono mai per lui due binari diversi, ma sempre un’unica esperienza, una sintesi senza ripensamenti, vivendo come se ogni giorno fosse eterno, sperando di poter avere giorni più lunghi di ventiquattr’ore, per fare di più, per fare meglio, per arrivare a tutti. Aiutava senza clamore, donava il proprio cappotto, spingeva carretti con le cose per i poveri, dava tutto, rimanendo senza soldi per il tram, apriva la propria casa ai più deboli e sapeva farsi valere in modo deciso contro chi offendeva e aggrediva. Non era certo un timido.
Nato il 6 aprile 1901, muore a Torino il 4 luglio 1925, a ventiquattro anni, colpito da una poliomielite fulminante, probabilmente contratta durante una visita ai malati. Due giorni prima della morte, scrive l’ultimo biglietto per aiutare un povero. Un esempio fulgido che esprime come, anche se breve, la vita può diventare uno strumento umile ma efficace nelle mani di Dio. La sua carità era concreta, non parole, non passerelle, tanto che solo alla sua morte, vedendo le centinaia di persone presenti al suo funerale, tutti capirono chi era veramente quel giovanotto aitante e sempre allegro. Un vero amante di Dio, un servitore dei fratelli, un giovane che cercava di dare spazio a Dio e formarsi in modo da mettere in atto le beatitudini evangeliche («l’uomo delle otto beatitudini» lo ha definito san Giovanni Paolo II, che lo ha beatificato).
Ma di tutto più grande è stata la sua carità: Pier Giorgio ha vissuto in modo straordinario una vita che solo apparentemente sembrava ordinaria, era una vita piena d’amore, non ha quindi fondato congregazioni, scritto opere memorabili, non è morto martire, ma ha amato, senza rumori, nel silenzio operoso. Portava sempre il Rosario in tasca, partecipava ogni giorno alla Messa e diceva che “la carità non basta sentirla, bisogna viverla”.
Frequentare i Gesuiti, dopo una bocciatura in latino, lo apre alla comunione quotidiana e si avvicina alla spiritualità ignaziana; entra nel Terz’Ordine Domenicano nel 1922, assumendo il nome di fra Girolamo, in onore di Savonarola; farà parte dell’Azione Cattolica, della FUCI (il ramo universitario dell’AC) e della Società San Vincenzo de’ Paoli. Pier Giorgio Frassati è stato un laico, non un sacerdote; un giovane, non un adulto con esperienza e preparazione; è stato un “tipo” normale, ma aveva una fede gioiosa che sapeva trasmettere con entusiasmo e vivere la vera amicizia, cercava Dio nel quotidiano, nello studio, nel lavoro, nelle risate, nel servizio all’altro. Un giovane che insegna che la santità è possibile, con gli scarponi ai piedi per scalare le vette della santità laicale, e con il Vangelo in tasca, corda, moschettoni e piccozza.

